Assedio della Mirandola (1742)

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Assedio della Mirandola del 1742
parte della Campagna italiana (1741-1748) della guerra di successione austriaca
MIRANDOLA - Relation der Belagerung von Mirandola, 1742 usw. Grundriß der befestigten Stadt, davor die Aufstellung der österreichisch-sardinischen und der spanischen Truppen, rechts oben Erklärungen a - y.jpg
Relazione sull'assedio della Mirandola
Data15-22 luglio 1742
LuogoMirandola, in Emilia-Romagna
EsitoResa della Mirandola ai piemontesi
Schieramenti
Comandanti
Effettivi
1500 soldati
Reggimento Mirandola
5000 soldati
11º fanteria della regina d'Ungheria
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L'assedio della Mirandola del 1742 fu uno scontro militare avvenuto nell'ambito della guerra di successione austriaca e che vide coinvolti l'esercito spagnolo (che aveva occupato la città fin dal 1735)[1] attaccato dall'esercito piemontese del Regno di Sardegna guidato da Carlo Emanuele III di Savoia insieme alle truppe austriache del conte Otto Ferdinand von Traun.

L'assedio è noto perché legato alla tradizione culinaria mirandolese: in quest'occasione infatti vennero inventati i tipici maccheroni al pettine.[2]

Contesto[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1741 Filippo V, volendo togliere agli austriaci i ducati di Mantova, Parma e Piacenza e il territorio milanese, propose ai Piemontesi di creare un'alleanza tra Carlo Emanuele III e don Filippo di Borbone. Contemporaneamente, il re di Sardegna tentò di allearsi anche con l'altro fronte austriaco.[3] Peraltro, la casa di Baviera aveva delle pretese sull'ex ducato della Mirandola[4] e sul marchesato di Concordia, in forza di un diploma siglato il 22 settembre 1637 dall'imperatore Massimiliano I.[5]

Nel mentre, giunse notizia che il duca di Montemar stava preparando un esercito spagnolo tra Modena (il cui duca Francesco III d'Este si era alleato di nascosto con la Spagna) e Bologna per andare alla conquista della Lombardia. Carlo Emanuele III decise allora di allearsi con gli austriaci (1 febbraio 1742):[6] le truppe di Maria Teresa d'Austria avrebbero bloccato gli spagnoli nel modenese, mentre i sardo-piemontesi avrebbero difeso Pavia, Piacenza e Parma, grazie anche ad un contributo di 200.000 sterline versato dall'Inghilterra.

In maniera inaspettata, Carlo Emanuele III occupò militarmente Reggio Emilia, per poi dirigersi verso il fiume Panaro contro gli spagnoli. Tuttavia, Montemar tornò a Castelfranco Emilia e a Bondeno, consentendo così ai piemontesi di conquistare Modena il 29 giugno 1742.

Antefatti[modifica | modifica wikitesto]

Già nel mese di maggio 1742, il duca di Modena Francesco III d'Este, poco prima di fuggire a Venezia, aveva inviato a Mirandola un presidio di 3.000 soldati (in gran parte provenienti dalla Garfagnana), presagendo il peggio per i suoi domini (altri 4.000 militari erano stati inviati al presidio della cittadella di Modena). Tuttavia, appena giunta la notizia dell'inizio dell'assedio savoiardo alla cittadella di Modena (12 giugno), circa 150 militari si diedero alla fuga.[7] La necessità di avere una forza di difesa della Mirandola al completo spinse il generale conte Martinoni ad emettere un proclama con cui prometteva il perdono ai disertori che avessero fatto ritorno entro 15 giorni. Peraltro, pochi giorni dopo, lo stesso conte Martinoni, che presagiva l'imminente attacco alla Mirandola, il 28 giugno ordinò l'uscita dalla città di chiunque non fosse in grado di procurarsi provviste per far fronte ad almeno quattro mesi di assedio: questo proclama scatenò il panico tra i mirandolesi ed il governatore Martinoni dovette far aprire le porte della città "a siffatta gente infedele e codarda". La guarnigione della Mirandola perse così altri 800 soldati.

Nel frattempo, domenica 8 luglio 1742 le truppe di Carlo Emanuele III partirono per Mirandola[8]

Appresa della diserzione di massa della guarnigione mirandolese, il generale piemontese Ferdinand Charles Gobert, conte d'Aspremont-Lynden (che si trovava a Finale Emilia) pensò che la piazzaforte di Mirandola fosse ormai deserta: cosicché decise di anticipare il proprio re e partì da Finale verso Mirandola insieme a 200 carabinieri; giunti a Cividale mandò avanti con una scorta il maggiore conte Scartoccia o Cartòs (fratello del marchese di San Marzano Oliveto) a chiedere ufficialmente a Giulio Martinoni la consegna della città di Mirandola al re di Sardegna prima di aprire il fuoco.[9] Dopo aver convocato il consiglio di guerra, il bergamasco Martinoni rispose che non poteva consegnare nelle mani dei nemici la città che gli era stata affidata e che avrebbe perciò difeso a costo della vita.

Ricevendo risposta negativa da parte del governatore modenese, il conte Cartòs tornò a Cividale per informare il proprio superiore conte d'Aspremont, il quale gli ordinò di riferire la notizia direttamente al re Carlo Emanuele III, che ormai era giunto sulla strada che conduce a Concordia sulla Secchia. Il re, appresa dell'iniziativa di Aspremont, non perse tempo e già il 12 luglio fece iniziare la trincea.[9]

Forze in campo[modifica | modifica wikitesto]

Quinto Cenni, Il 3º Reggimento di Fanteria Nationale "della Mirandola" del 1740

Schieramento austro-piemontese[modifica | modifica wikitesto]

Quartier generale: Bomporto

  • Truppe piemontesi, comandante dal tenente generale conte di Schoulembourg.[10]
    • Truppe del conte di Montbercel, maresciallo di campo
    • Truppe del M° de Nesse, brigadiere
  • 1.500 austriaci
  • 500 croati
  • 2.000 fucilieri
  • 3 compagnie di granatieri

Schieramento modenese[modifica | modifica wikitesto]

Svolgimento[modifica | modifica wikitesto]

La nascita dei maccheroni al pettine
Maccheroni al pettine.jpg
La tradizione culinaria racconta che, al termine dell'assedio del 1742, Carlo Emanuele III di Savoia e il conte Otto Ferdinand von Traun si accomodarono in un'osteria di Mirandola per mangiare: la gestrice del locale, avendo esaurito le provviste durante l'assedio, preparò qualcosa con quello che rimaneva: pasta sfoglia fatta con farina e uova, condita con carne di galletto. Per presentare al meglio la scarsa pietanza, pensò di arrotolare i quadretti di pasta su un bastoncino passandolo poi su un telaio per ottenere la rigatura: così nacquero i maccheroni al pettine.[2]

L'assedio venne diretto dal fedelmaresciallo conte Giovanni Luca Pallavicini[11]

Il 15 luglio giunse a San Possidonio l'esercito guidato dal fedelmaresciallo Johann Matthias von der Schulenburg e composto da sei battaglioni piemontesi, 1.300 soldati tedeschi e 500 croati, che in seguito si accamparono a San Martino Carano[12]

Il 16 luglio gli spagnoli iniziarono a cannoneggiare per disperdere gli assedianti.[12]

Il 17 luglio vennero posizionate le batteria d'artiglieria in direzione del castello dei Pico.

Il 19 luglio giunsero otto battaglioni piemontesi e 2.500 soldati ungheresi.

Il 22 luglio la città venne bombardata con 15 mortai.

L'assedio venne così descritto da Ludovico Antonio Muratori:

«S’aprì la trincea sotto la Mirandola. Per una settimana gran fuoco col cannone, con bombe e mortari da sassi fece la guarnigione; né mancò di far qualche sortita. Molti degli assediati vi furono morti o feriti. Ma dacché due batterie di cannoni, e due altre di mortari e bombe cominciarono a lavorar contro la piazza con incessante fuoco, e cominciò esso fuoco ad attaccarsi a più case, tale fu lo strepito e scompiglio di que’ cittadini che minacciarono sollevazione. Si mise dunque fuori bandiera bianca, e nella scorsa domenica si capitolò, rimasti gli ufficiali prigioni di guerra.»

(Ludovico Antonio Muratori, (Lettera) Ad Alessandro Giuseppe Chiappini in Roma (Modena, 27 luglio 1742)[13])

Il 22 luglio 1742 venne sottoscritta, all'interno della chiesa di San Francesco, la capitolazione per la resa della Mirandola fra il Governatore Conte Giulio Martinoni ed il Comandante Austrosardo Conte Giovanni Luca Pallavicini.[14] In seguito, Carlo Emanuele III fece il suo ingresso trionfale a Mirandola, mentre il conte di Traum (che si trovava con le sue truppe a Montalbano di Medolla) vi entrò il giorno seguente.

Il comando della piazza della Mirandola fu affidato al colonnello Jacopo Bernardi del Reggimento Piccolomini.

Conseguenze[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la resa della Mirandola, re Carlo Emanuele III inviò il conte d'Aspremont insieme a 3.000 cavalieri verso Bondeno per osservare i movimenti degli spagnoli.[15] Peraltro il generale duca di Montemar fece battere la ritirata generale, lasciando anche il campo e le fortificazioni di Bondeno e facendo dirigere l'esercito napoletano-spagnolo nella Romagna con l'intenzione di concentrarsi e far massa a Rimini.[16]

L'anno successivo, il giorno 8 febbraio 1743, si combatté la grande battaglia di Camposanto tra l'esercito spagnolo-napoletano quello austro-piemontese. L'esito dello scontro fu indeciso, poiché entrambi i fronti rivendicarono la vittoria.

La città di Mirandola rimase sotto il dominio delle forze austro-sarde per sei anni:[17][18] solo a seguito della firma del trattato di Aquisgrana del 1748, la città della Mirandola venne restituita al restaurato duca di Modena.[19] Peraltro, il 22 agosto 1750 l'Elettorato di Baviera, a seguito di sovvenzione, rinunciò in favore dell'Austria alle sue pretese[20] sul Ducato della Mirandola e sul Marchesato di Concordia.[21]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Mario Longhena, Mirandola, in Enciclopedia Italiana, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1938. URL consultato il 31 ottobre 2017.
    «Mirandola rimase quieta sotto i duchi di Modena, salvo per gli anni dal 1735 al 1742 in cui fu occupata dagli Spagnoli».
  2. ^ a b Simona Goldoni, Maccherone al pettine delle valli mirandolesi, in Modena Economica, Camera di Commercio di Modena, marzo 2015.
  3. ^ Guerra di successione austriaca e l'Italia: il coinvolgimento dell'Italia, su archive.fo. URL consultato il 31 ottobre 2017.
  4. ^ Louis Mayeul Chaudon, Nuovo dizionario istorico: ovvero, Istoria in compendio di tutti gli uomini, che si sono renduti celebri per talenti, virtù, sceleratezze, errori, &c. dal principio del mondo sino a nostri giorni, XI, Napoli, M. Morelli, 1791, p. 343.
  5. ^ Christophe Koch, Histoire abrégée des traités de paix entre les puissances de l'Europe depuis la paix de Westphalie, II, Bruxelles, Meline, Cans et compagnie, 1837, p. 318.
  6. ^ Eduard Duller, Maria Teresa ed i suoi tempi: Versione dal tedesco del tenente Felice Griffini, Milano, Tipografia di Carlo Rettig, 1845, p. 141.
  7. ^ Pompilio Pozzetti, Lettera XVII, in Girolamo Tiraboschi (a cura di), Lettere mirandolesi scritte al conte Ottavio Greco, Notizie biografiche in continuazione della Biblioteca Modonese, vol. 3, Reggio Emilia, Tipografia Torreggiani e compagno, 1835, p. 142.
  8. ^ Ludovico Antonio Muratori, (Lettera) Ad Alessandro Giuseppe Chiappini (Modena, 12 luglio 1742) (PDF), in Matteo Càmpori (a cura di), Epistolario (1742-1744), X, Modena, Società Tipografica Modenese, 1906, p. 4304.
  9. ^ a b Gaspare Galleani Conte d'Agliano, Memorie storiche sulla guerra del Piemonte dal 1741 al 1747 scritte dal conte Gaspare Galleani pubblicate per cura del cavaliere Luigi Cibrario, a cura di Luigi Cibrario, Torino, Stamperia Reale, 1840, p. 26-27.
  10. ^ (FR) Siege de la Mirandole, in Journal historique et littéraire, chez François Cavelier, et se trouve à, 1742, p. 197.
  11. ^ Erik A. Lund, War for the Every Day: Generals, Knowledge, and Warfare in Early Modern Europe, 1680-1740, Westport, Connecticut, Greenwood Publishing Group, 1999, p. 133, ISBN 0-313-31041-6.
  12. ^ a b Relation der Belagerung von Mirandola.
  13. ^ Ludovico Antonio Muratori, (Lettera) Ad Alessandro Giuseppe Chiappini in Roma (Modena, 27 luglio 1742) (PDF), in Matteo Càmpori (a cura di), Epistolario (1742-1744), X, Modena, Società Tipografica Modenese, 1906, p. 4307.
  14. ^ La rivista illustrata del popolo d'Italia, 1926, p. 41.
  15. ^ (FR) Claude Jordan, Louis-François-Joseph de La Barre, Charles-Philippe de Monthenault d'Egly, Pierre Nicolas Bonamy, Hubert-Pascal Ameilhon (a cura di), Contenant ce qui s'est passé de consideràble en Italie et en Espagne depuis le dernier journal, in Journal historique sur les matieres du tems, vol. 52, Parigi, chez Eustache Ganeau, luglio 1742, p. 199.
  16. ^ 9 agosto 1742 – Rimini rischia di diventare campo di battaglia fra Spagnoli e Piemontesi, su chiamamicitta.it, 9 agosto 2017.
  17. ^ Miràndola, in Enciclopedia Sapere, De Agostini Editore. URL consultato il 31 ottobre 2017.
  18. ^ Beltramo Cristiani fu amministratore imperiale degli stati di Modena e della Mirandola dal 1742 al 1748.
  19. ^ (FR) Didier Robert de Vaugondy, Mirandole, in Encyclopédie méthodique: Géographie moderne, Parigi, chez Panckoucke libraire, 1784, p. 365.
  20. ^ Cfr. Diploma del 22 settembre 1638 siglato dall'imperatore Massimiliano in cui donava all'elettorato di Baviera l'aspettativa della successione sul Ducato della Mirandola
  21. ^ (FR) Tétot, archiviste, 1810-1871, Répertoire des traités de paix, de commerce, d'alliance, etc.: conventions et autres actes conclus entre toutes les puissances du globe, principalement depuis la paix de Westphalie jusqu'à nos jours, Parigi, Amyot, 1866, p. 53.
    «22 août 1750. Autriche, Bavière. Déclarations. La Bavière, moyennant un subside, renonce, en faveur de l’Autriche, à ses prétentions sur le duché de Mirandole et le marquesat de Concordie.».

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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