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Asphodelus

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Asfodelo
Asphodelus ramosus6.jpg
Pianta in fiore di Asphodelus ramosus
Classificazione Cronquist
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
Divisione Magnoliophyta
Classe Liliopsida
Ordine Liliales
Famiglia Liliaceae
Genere Asphodelus
L., 1753
Classificazione APG
Ordine Asparagales
Famiglia Xanthorrhoeaceae
Sottofamiglia Asphodeloideae
Specie

Asphodelus L., 1753 è un genere di piante della famiglia Liliaceae che comprende diverse specie erbacee, note genericamente con il nome volgare di asfodelo. Il nome deriva dal greco ἀσφόδελος (asphódelos).

Gli asfodeli amano i prati soleggiati e sono invadenti nei terreni montuosi con rocce affioranti e nei terreni soggetti a pascolo eccessivo, perché le loro foglie al contrario di altre piante erbacee si rigenerano in continuazione anche se vengono mangiate dagli erbivori; i caprini se ne cibano sia quando le foglie sono fresche che quando sono secche a fine ciclo vegetativo, inoltre le capre sono ghiotte dei frutti secchi della pianta che viene riespulso ancora attivo dalle deiezioni e questo costituisce il motivo principale di propagazione fitta delle piante nelle aree dove è praticato il pascolo. Lo stelo del fiore secco raccolto in estate è un buon combustibile di iniezione per accendere il camino o le stufe a legna; prima dell'arrivo del gas liquefatto in bombole, venivano in effetti raccolti sui monti (raccolta di sarcine di sciusciarielli) per essere impiegati per accendere la legna nel focolare.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Fiore di Asphodelus albus

Le foglie dell'asfodelo si presentano sotto forma di una rosetta di grosse foglie radicali, strette e lineari, con l'estremità appuntita.

Dal centro della rosetta emerge uno stelo nudo che porta una spiga di fiori più o meno ramificata secondo le specie. La spiga è generalmente alta un metro o più.

I fiori iniziano a sbocciare dal basso già all'inizio di marzo essendo la pianta molto rustica e resistente alle condizioni meteorologiche avverse, la fioritura dura tutto marzo e metà aprile e abbelliscono di molto il paesaggio intorno, molto spesso vengono visitati dalle api specie se c'è scarsezza di altri fiori a causa di condizioni meteorologiche che non seguono l'andamento stagionale. Hanno sei tepali (cioè non esiste distinzione visibile tra petali e sepali, che hanno la stessa forma e lo stesso colore). Nella maggior parte delle specie, i tepali sono bianchi con una striscia scura al centro.

I frutti sono capsule tondeggianti.

La radice è commestibile.

Distribuzione e habitat[modifica | modifica wikitesto]

La distribuzione naturale del genere Asphodelus ha un centro principale intorno al bacino del Mediterraneo (Europa meridionale e Africa settentrionale comprese le isole Canarie); si estende inoltre in Asia fino alla Cina.[senza fonte]

L'asfodelo è stato introdotto e si è naturalizzato anche in alcune parti del Nordamerica.

Tassonomia[modifica | modifica wikitesto]

Il genere Asphodelus comprende le seguenti specie:[1]

Usi[modifica | modifica wikitesto]

cucina[modifica | modifica wikitesto]

Il gambo dell'asfodelo giallo è un cibo antico che gli anziani pugliesi colgono ancora prima che sbocci il fiore e una volta scottato con acqua e aceto conservato sott'olio. Uno di quei sapori che va pian piano scomparendo.
Le Foglie vengono tuttora usate per confezionare un prodotto caseario tipico pugliese, la "burrata".
In Sardegna, l'asfodelo essendo bottinato dalle api, viene utilizzato per la produzione di un miele dal gusto delicato, da assaporare da solo per coglierne le caratteristiche uniche[2]. In alcune zone della Sicilia i gambi dell'asfodelo giallo vengono raccolti, privati delle foglie esterne, tagliati a metà e cucinati con un sugo o in frittate. Durante la seconda guerra mondiale la pianta nel meridione d'Italia costituì un buon supporto alimentare per chi aveva scarsezza di cibo.

Altri usi[modifica | modifica wikitesto]

In alcune località della Sardegna, lo stelo dell'asfodelo viene utilizzato per la creazione di pregiati cesti artigianali da tempo utilizzati anche per la panificazione. Questi cesti anticamente erano parte indispensabile del corredo della sposa prima del matrimonio. La lavorazione tradizionale dell'asfodelo è particolarmente importante nei comuni di Ollolai (dove è presente anche un museo dedicato alla lavorazione di questa pianta), Tinnura e Flussio.

Storia e letteratura[modifica | modifica wikitesto]

Antichità[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Prati di asfodelo.

Per Omero (Odissea XI, 487-491; 539; 573) l'asfodelo è la pianta degli Inferi. Per gli antichi Greci il Regno dei Morti era suddiviso in tre parti: il Tartaro per gli empi, i Campi Elisi per i buoni, ed infine i prati di asfodeli per quelli che in vita non erano stati né buoni né cattivi. Per tutte queste credenze, ed altre ancora, i Greci usavano piantare asfodeli sulle tombe, considerando i prati di asfodeli il soggiorno dei morti. Un esempio forse non casuale lo abbiamo in Capo Miseno.
Epimenide, considerato da alcuni uno dei sette sapienti, usava l'asfodelo (e la malva) per le sue capacità di scacciare la fame e la sete. Ce ne parla Plutarco nel "Convito dei sette sapienti". La leggenda vuole che Epimenide grazie all'uso di radici e erbe non avesse bisogno di mangiare e che visse 157 anni, ce ne parla Diogene Laerzio.
Teofrasto, nella sua "Ricerca sulle piante", afferma che le radici d'asfodelo sono commestibili.
Gli asfodeli sono citati, fra l'altro, anche nell'Elogio della follia di Erasmo da Rotterdam quale pianta non presente là dove ella (la pazzia) sarebbe nata (par. 8. Luogo di nascita della follia).

Modernità[modifica | modifica wikitesto]

Sono detti bastone di San Giuseppe, in quanto la tradizione vuole che nello scegliere un marito per Maria il consiglio del Tempio cercò un segno divino: l'uomo il cui bastone sarebbe fiorito sarebbe stato lo sposo della ragazza. San Giuseppe portava con sé un bastone di asfodelo e questo fiorì, segno che il Signore scelse lui da porre al fianco di Maria.

Questa pianta viene citata nel 1º libro della saga di Harry Potter. L'asfodelo in polvere versato in un infuso d'artemisia nel romanzo origina una pozione soporifera talmente potente da andare sotto il nome di "distillato della morte vivente".

Il nome di questa pianta, al plurale (asfodeli, nella trad. italiana di Alessandra Scalero), viene citata nel primo capitolo di Orlando della scrittrice inglese Virginia Woolf.

Gli Asfodeli son citati nel componimento Le stirpi canore di D'Annunzio e, sotto l'aulico nome di asfodilli, nel suo romanzo Il piacere.

Gli asfodeli vengono citati nei film: Big Fish di Tim Burton e Vatel di Roland Joffé.

Gli asfodeli sono citati, in quanto fiori dei morti, nell'Etèra di Giovanni Pascoli (Poemi di Ate).

Asfolide è citato anche da Oscar Wilde ne "Il Ritratto di Dorian Gray".

Gli asfodeli sono citati più volte in "La via del male" di Grazia Deledda.

Gli asfodeli sono citati nella canzone "Daffodil Lament" del gruppo irlandese The Cranberries.

Gli asfodeli costituiscono il titolo di una lirica di Sergio Corazzini tratta dalla raccolta "Dolcezze".

Gli asfodeli sono citati, in quanto fiori dei morti, ne "Il mio nome è Nessuno - Il giuramento" romanzo di Valerio Massimo Manfredi.

Gli asfodeli davano il nome al pianoro dove è stata costruita la città di Grammichele in Sicilia dopo il terremoto del 1693

"L'asfodelo incerto" è il titolo di uno dei libri dell'immaginario scrittore Sebastian Knight nel romanzo di Vladimir Nabokov "La vera vita di Sebastian Knight".

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

A Gadoni l'asfodelo viene utilizzato per svolgere il rito di "is fraccheras", ovvero il rito dei morti (1, 2 novembre). Alcuni giorni prima di questa data gli abitanti del paese si recano in montagna per la raccolta dell'asfodelo (in sardo "s'iscraria"), con il quale formano dei lunghi fasci di circa 2-3 metri di lunghezza ed un diametro di circa 30-40 cm.

A mezzogiorno del 1º novembre si suonano ininterrottamente le campane a morto (I'agonia) per 24 ore e nel pomeriggio dello stesso giorno i bambini del paese fanno la questua, andando di casa in casa alla ricerca di una qualsiasi offerta da parte delle famiglie (generalmente cibo da consumare in piazza per la festa). La mattina del 2 novembre, per commemorare i defunti, viene celebrata la Santa Messa in cimitero mentre all'imbrunire si accende un piccolo fuoco nel piazzale davanti alla chiesa, si spengono le luci ed inizia la magia: i giovani prendono un fascio di asfodelo a testa, ne bruciano la parte posteriore e corrono con questo in spalla per le vie del centro storico del paese con un percorso ad anello, l''abilità consiste nel correre veloce in modo da riportare "la fracchera" ancora in fiamme al punto di partenza. Una volta giunti nuovamente al fuoco, i giovani si dispongono attorno ad esso e contemporaneamente lanciano i fasci di asfodelo all'interno del fuocherello, in modo che esso diventi grandissimo. A questo punto si dà inizio ai festeggiamenti in piazza tra balli, canti, castagne arrosto e buon vino rosso.

Si dice che il rito servisse a scacciare via le anime, in modo che esse seguendo i fasci di luce andassero via.

In passato la stessa notte del 2 novembre si era soliti fare ‘Sa conca e mortu‘, realizzata con una zucca, la quale veniva svuotata dalle parti molli e venivano scavati dei fori a forma di occhi, naso e bocca. A rendere macabro il rito era una candela sistemata all'interno della zucca. Veniva posata sui vecchi muri, in genere bui, o sui davanzali delle finestre. I passanti, vedendola erano soliti spaventarsi.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Asphodelus, in The Plant List. URL consultato il 5 marzo 2013.
  2. ^ Miele di asfodelo di Sardegna (PDF), sardegnaagricoltura.it.

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