Askatasuna (centro sociale)
| Askatasuna | |
|---|---|
| Localizzazione | |
| Stato | |
| Regione | Piemonte |
| Località | Torino |
| Indirizzo | Corso Regina Margherita, 47 |
| Informazioni generali | |
| Condizioni | sgomberato |
| Costruzione | 1880 |
| Inaugurazione | 1996 (centro sociale) |
| Uso | centro sociale autogestito |
| Piani | 4 |
| Realizzazione | |
| Proprietario | Comune di Torino |
| Committente | Opera Pia Reynero |
L'Askatasuna (in basco libertà) è un centro sociale autogestito di Torino, ascrivibile all'area dell'Autonomia Contropotere.[1][2][3][4]
Il centro, tra i principali punti di riferimento dell'antagonismo e della controcultura torinese e nazionale[5][6], ha operato per quasi trent'anni in un edificio occupato presso Borgo Vanchiglia. Lo sgombero dello stabile da parte della DIGOS, avvenuto il 18 dicembre 2025 per ordine del ministro dell'interno Matteo Piantedosi, ha avuto risonanza nazionale.[7]
Origine del nome
[modifica | modifica wikitesto]Askatasuna è il termine della lingua basca che significa "libertà". Il nome del centro sociale rappresenta un richiamo all'indipendentismo abertzale presente nei Paesi Baschi, la cui causa era nota negli ambienti autonomi di Torino fin dagli anni 1980.[8] Colloquialmente, è noto anche come Aska.[9]
Storia
[modifica | modifica wikitesto]L'occupazione e i primi anni
[modifica | modifica wikitesto]Inizialmente i militanti del centro occuparono il 5 gennaio 1996 l'ex asilo Principessa Isabela in via Verolengo, dal quale furono sgomberati dopo pochi giorni[10][11]. Quindi il 15 ottobre 1996 una sessantina di militanti dell'area autonoma occuparono la palazzina di corso Regina Margherita, anche se i giornali ne diedero notizia solamente un mese dopo[12][13]. Nel 1998 Askatasuna e il CSA Murazzi inviarono una dura lettera in risposta alla proposta di don Ciotti di aderire al dialogo tra realtà autogestite e autorità patrocinato dal Gruppo Abele, dicendo che "chi oggi, nei centri sociali, pensa che sia giunta l'ora del dialogo faccia un grosso errore"[14]. Il 25 marzo 2000 fu oggetto di una aggressione da parte di un gruppo di neofascisti.[15]
Il 1° maggio 1999 Askatasuna ed altri autonomi presero parte a dai tafferugli con il servizio d'ordine dei sindacati durante il corteo del 1° maggio, poi sfociati in scontri con la polizia[16][17]. In risposta ai disordini, quello stesso giorno lo stabile venne perquisito e temporaneamente sgomberato[16][17]. Il CSA fu oggetto di una ulteriore perquisizione il 16 luglio 2001[18].
Il patto di collaborazione e lo sgombero
[modifica | modifica wikitesto]Il 30 gennaio 2024 la giunta comunale di Torino, su proposta di un comitato cittadino composto da membri del CSOA e esponenti del mondo dello spettacolo ed accademico, approvò una deliberazione che riconosce l'edificio occupato come bene comune, avviando un percorso di cogestione[19][20][21]. Come primo passo del processo di co-progettazione, il 15 febbraio 2024 gli occupanti interruppero tutte le attività che avevano e avrebbero dovuto avere luogo nell'edificio, fino a data da destinarsi, per consentire lo svolgimento dei lavori contemplati dal processo[22][23]. Il 12 marzo 2024 la giunta approvò un primo patto di collaborazione stipulato tra Comune e cinque cittadini: l'accordo, di durata annuale, prevedeva l'interdizione di qualsiasi attività del fabbricato al fine di svolgersi verifiche tecniche e strutturali e la coprogettazione dell'area esterna[24].
Il 18 marzo 2025 la giunta comunale rinnovò il patto di collaborazione, ampliando il progetto di riqualificazione all'edificio di Corso Regina ed estendendo la durata dell'accordo al 2030[25]. Contro l'efficacia amministrativa dell'atto furono presentati, il 20 maggio, due ricorsi al TAR del Piemonte da parte della Regione (quest'ultima sfruttando una legge regionale sui beni comuni approvata su spinta dell'assessore di FdI Maurizio Marrone quello stesso 6 marzo[26]) e di esponenti della minoranza di centrodestra della Circoscrizione 7 insieme con alcuni cittadini[27]. Il 12 giugno il Tribunale bocciò il ricorso della Regione stabilendo che l'immobile non era una proprietà regionale e che non era oggetto di occupazione al momento dell'entrata in vigore del patto[26].
Il 28 novembre 2025, durante le manifestazioni inerenti lo sciopero nazionale, un gruppo di attivisti, non dichiarati e di incerta appartenenza, assaltò la sede del quotidiano torinese La Stampa[28][29]. In seguito il Collettivo Universitario Autonomo, "vicino" ad Askatasuna, rivendicò l'attacco al giornale ed alcune persone identificate e denunciate furono ricondotte al centro sociale[30][31][32].
All'alba del 18 dicembre 2025 la DIGOS, supportata da un ingente schieramento di forze dell'ordine, mette in atto lo sgombero e il conseguente sequestro dell'edificio di corso Regina[33], ponendo fine a quasi trent'anni di occupazione della palazzina[34]. La prefettura di Torino, in base a quanto rilevato durante lo sgombero, comunicò alla Città la presenza di sei attivisti nell'edificio[35]. il sindaco Lo Russo, lamentando il disordine sociale con conseguente mancato rispetto delle prescrizioni concordate, comunica ai promotori la cessazione del patto di collaborazione[35][5].
Dopo lo sgombero dell'edificio di Bordo Vanchiglia i suoi militanti continuano a contribuire all'occupazione del ex-ITIS Baldracco di corso Ciriè a Torino[36].
Fatti successivi allo sgombero
[modifica | modifica wikitesto]A seguito dello sgombero sono seguiti diversi giorni di manifestazione supportati dalle associazioni di quartiere e dai residenti dello stesso, con susseguente organizzazione di eventi, tra cui un "contro-capodanno".[37][38]
Manifestazione del 31 gennaio 2026
[modifica | modifica wikitesto]31 gennaio 2026, simpatizzanti e persone associate al centro hanno organizzato un corteo cittadino che secondo gli organizzatori contava tra le 50 e 60 mila persone, secondo la procura non più di 20 mila.[39] Il corteo era diviso in 3 distinti gruppi, partenti dalla stazione Torino Porta Susa, dalla stazione Torino Porta Nuova e dal polo universitario Palazzo Nuovo.
Il corteo di Porta Susa si è mosso congiungendosi a quello di Porta Nuova, accodandosi e proseguendo insieme fino ad incontrare il corteo partito da Palazzo nuovo circa all'incrocio tra C.so Cairoli e Lungo Po Antonelli, dove il corteo proveniente dall'università ha diretto il movimento standone in testa. I 3 gruppi hanno poi proseguito il loro percorso verso Nord, arrivando all'incrocio con C.so San Maurizio, che hanno seguito fino a raggiungere il Rondò Rivella. Da qui alcuni presenti (secondo alcune ricostruzioni non sarebbe chiaro se siano riconducibili ai gruppi partecipanti), per la maggioranza a volto coperto, si sono diretti verso il centro sociale percorrendo C.so Regina Margherita, raggiungendo il cordone della polizia che lo proteggeva. La deviazione dal corteo verso il centro sociale è stata in seguito rivendicata da Askatasuna.[40][41].
Durante l'avanzata di questi componenti ci sono stati diversi scontri con le forze dell'ordine con lanci di lacrimogeni ed uso di idranti da parte degli agenti e lancio di sassi, uso di fuochi d'artificio, petardi e bombe carta, oltre all'uso di scudi fai da te, cassonetti ed altri elementi come armi e come ripari improvvisati.[42][43][44]
Durante gli scontri sono state ferite diverse persone, sia tra i manifestanti sia tra gli agenti. Secondo alcune fonti sembrerebbero essere un centinaio gli agenti feriti, mentre non è presente una stima per i manifestanti. Tra gli agenti feriti ve n'è uno che è stato accerchiato da alcuni manifestanti, preso a calci e colpito con un martello, in circostanze ancora da chiarire.[45][46]
Sede storica
[modifica | modifica wikitesto]Dopo lo sgombero da via Verolengo, i militanti occuparono una palazzina di corso Regina Margherita 47, rimasta sede del CSA, al netto di una serie di sgomberi temporanei, fino al dicembre 2025.
L'edificio, di quattro piani fuori terra, fu costruito nel 1880 ed era sede dell'Opera Pia Reynero, che raggruppava in una sola amministrazione sette istituti di beneficenza, tra cui un asilo lattanti, dove erano accolti bambini dall'età di pochi mesi fino a tre anni. Con regio decreto del 23 marzo 1924, n. 522, si stabilì la fusione dell'Asilo Reynero e dell'Associazione delle dame di carità di Santa Giulia in Vanchiglia in un unico ente denominato Opera Pia Reynero. L'edificio fu in seguito acquistato dal comune; questo portò all'abbandono progressivo della struttura, con cortile in condivisione con l'adiacente asilo nido comunale, negli anni 1980.[47][48] Nel settembre 1989 un gruppo di autonomi occupò momentanemaente l'edificio[8].
Ai primi due piani erano concentrate quasi tutte le attività pubbliche (concerti, cene sociali, seminari e laboratori). Il centro sociale si distinse per la volontà di stabilire un forte contatto con il quartiere che lo ospitava (Vanchiglia)[49] e per l'impegno profuso in particolare sui temi del diritto alla casa e al lavoro e sulle attività rivolte all'infanzia[50]. Ospitava uno sportello per persone in difficoltà abitativa, un laboratorio artistico, una biblioteca, una camera oscura fotografica e una sala di registrazione (quest'ultima sequestrata dalla questura nel gennaio 2023[senza fonte]).
Militanza politica
[modifica | modifica wikitesto]I componenti del centro sociale si sono caratterizzati fin dalla sua nascita per la capacità di organizzare manifestazioni di massa per le strade cittadine, in occasione di proteste particolari, sfociate diverse volte in tumulti e devastazioni, come ad esempio nel febbraio 2002 per protestare contro un raduno di Forza Nuova[51] o il 29 marzo 2003 a supporto della causa palestinese[52]. Altri momenti di scontro con le forze di polizia hanno riguardato iniziative contro i CPT[53][54], contro la nuova ferrovia Torino-Lione[55], a difesa delle persone sfrattate.
Il 24 febbraio 1999, a Torino, i militanti, assieme a dei membri del CSA Murazzi, occuparono per due ore la sede provinciale dei Democratici di Sinistra in segno di solidarietà coll PKK e al suo leader Abdullah Öcalan, il quale era stato arrestato dai servizi segreti turchi pochi giorni prima in Kenya dopo aver lasciato l'Italia a seugito del mancato asilo politico da parte del governo D'Alema[56].
Il 1° maggio 1999, nel contesto della campagna di bombardamenti NATO sulla Jugoslavia, Askatasuna partecipò al corteo della festa dei lavoratori in aperta polemica con gli organizzatori, in particolare la CGIL[17][16].
L'attività militante si manifestò anche con l'organizzazione di incontri con esponenti, nazionali[57] e internazionali, dei movimenti di protesta contro il capitalismo. Nel novembre 1998 ospitarono Miguel Rodriguez, esponente del Fronte di Azione Popolare cileno, per un ciclo di incontri nel Nord Italia[58]. Nel marzo 2007 invitarono il fondatore di Potere Operaio, Oreste Scalzone[59]. Nel marzo 2010 ospitarono inoltre l'ex membro della Rote Armee Fraktion Irmgard Moeller[60]. Nel novembre 2016, in occasione dei vent'anni del CSA, fu invitato l'ex brigatista Renato Curcio a presentare un proprio libro[9][61].
Al suo interno si sviluppò il collettivo femminista Rosso Fuoco, capace anche di singolari azioni dimostrative in altri centri sociali[62] e all'ASL di Rivoli[63].
I componenti del centro sociale parteciparono in massa agli eventi del G8 di Genova nel luglio 2001[64] e alcuni di loro furono fermati all'interno di un furgone contenente armi improprie[65], processati con l'accusa di associazione sovversiva[66] e successivamente assolti.[senza fonte]
Nell'aprile 2010 il centro sociale ospitò la camera ardente per i funerali del sociologo torinese Romano Alquati.
Nel 2015 il collettivo di lotta per la casa del centro sociale, chiamato PrendoCasa, occupò insieme a decine di famiglie un'ex conceria abbandonata in corso Ciriè 7 a Torino, e la chiamò Spazio Popolare Neruda. Da allora è la casa di oltre 100 persone, ospita una palestra, un ambulatorio medico, una scuola di italiano e un doposcuola per bambini.[senza fonte]
Tra il 2016 e il 2018 alcuni suoi esponenti, tra cui Davide Grasso ed Eddi Marcucci, raggiunsero il Kurdistan siriano per combattere a fianco dei ribelli che in quella regione, dal 2011, tentano di opporsi all'espansione dell'ISIS. La loro presenza fu testimoniata da alcuni video postati in rete[67]. La motivazione che li spinse derivava dalla condivisione degli ideali con il popolo curdo, impegnato a costruire in quei territori un nuovo modello di convivenza basato su ideali socialisti, ambientalisti e anticapitalisti[68]. Tornati in Italia, venne richiesta per loro la sorveglianza speciale perché la procura di Torino li ritenne "socialmente pericolosi"[69].
Eventi culturali
[modifica | modifica wikitesto]Il Centro sociale utilizzò alcuni locali dei Murazzi per organizzare i concerti che più raccoglievano pubblico, ma a volte ne ospitarono anche presso la loro sede. Il 16 febbraio 1997 esordirono ospitando un concerto reggae di Mad Professor e Nolan Irie[70]. Di rilievo furono i concerti tenuti dai Militia[71], dai Gang[72], dai Neo Ex[73], da 'O Zulù[74], dagli Assalti Frontali[75] e dai Derozer[76].
La prima proiezione cinematografica avvenne invece il 6 giugno 1997 con Four Rooms[77]. In seguito furono ospitati numerosi cineforum[78] e le prime di alcuni film d'autore[79][80].
Numerose furono anche le attività che coinvolsero gli abitanti del quartiere, anche rivolte ai bambini, iniziate nel 1998[81].
Vennero ospitati anche eventi teatrali, con compagnie e attori appartenenti anche ai circuiti tradizionali come Beppe Rosso, che tenne al suo interno diverse performance,[82] e Marco Gobetti.
Nell'aprile 2001 un'azione messa in campo dal collettivo di artisti Volkswriter di Milano portò alla decorazione del muro dell'area pedonale di via Balbo e del giardino dell'asilo del quartiere e del centro sociale con un murale raffigurante Dante Di Nanni e Vittorio Arrigoni, scelti come elementi di vicinanza tra la Resistenza italiana e la lotta di liberazione del popolo palestinese[83].
Nel marzo 2023, all'interno del centro sociale si svolse la prima edizione del festival culturale Altri Mondi, con dibattiti, concerti e mostre di oltre 50 artisti. Tra gli ospiti, parteciparono anche Zerocalcare, Alessandro Barbero e Willie Peyote.[84][85]
Procedimenti giudiziari
[modifica | modifica wikitesto]Molti procedimenti, per diverse tipologie di reato, hanno visto coinvolti i frequentatori del centro sociale. Il primo di questi fu relativo agli scontri di piazza avvenuti nel corteo del 1º maggio 1999 a Torino, per i quali furono processati per resistenza e lesioni 110 dimostranti, assistiti tra gli altri dall'avvocato e deputato Giuliano Pisapia[86].
Nel 2000 un membro storico del centro venne condannato a sei anni e dieci mesi con l'accusa di aver preso parte ad alcuni attentati contro l'alta velocità in Valsusa e questo scatenò un corteo per le vie del centro torinese[87]. Fu la prima di una lunga serie di manifestazioni, a Torino e in valle, dedicate al contrasto alla TAV. Il 23 gennaio 2001 alcuni esponenti occuparono simbolicamente il Consiglio regionale del Piemonte insieme a membri del Partito della Rifondazione Comunista in vista del primo vertice tra Italia e Francia che darà poi il via libera alla costruzione del tragitto[88]. Due giorni dopo una manifestazione organizzata dal centro sociale paralizzò il capoluogo torinese[89].
Dal 2009 Askatasuna fu oggetto di indagini da parte della magistratura torinese, tramite l'utilizzo anche di migliaia di pagine di intercettazioni. Il risultato fu la trasformazione, nel 2022, da associazione sovversiva ad associazione per delinquere dell'accusa per 16 militanti coinvolti. La presidenza del consiglio dei ministri e i ministeri della difesa e dell'interno si costituirono parte civile. I testimoni, chiamati dalle parti, furono circa duecento.
Il 26 novembre 2015 l'ex parlamentare Stefano Esposito venne condannato per aver diffamato dei manifestanti del movimento No TAV e del centro sociale Askatasuna attraverso il suo blog[90], condanna confermata dalla corte d'appello nel settembre del 2018.[91]
Il 22 giugno 2017 una militante del CSA è stata denunciata a seguito degli scontri a Borgo Vanchiglia tra autonomi, tra cui membri dell'Askatasuna, e forze dell'ordine impegnate nei controlli relativi all'ordinanza contro la vendita di alcool in vetro dalle 20.00 alle 6.00[92][93][94].
Nell'ottobre 2020 sette militanti furono iscritti nel registro degli indagati per episodi di violenza privata aggravata avvenuti durante "ronde" contro spacciatori nei pressi dell'edificio di Corso Regina[95]. Nell'aprile 2023 quattro degli accusati furono condannati a dieci mesi di reclusione e due a otto mesi[96].
Il 12 maggio 2022, il centro sociale venne accusato dalla procura di associazione sovversiva insieme al movimento No TAV, accusa in seguito ridimensionata in associazione per delinquere. Il processo di primo grado è terminato con l'assoluzione di tutti gli imputati.[senza fonte]
Filmografia
[modifica | modifica wikitesto]Sulla giornata del 1° maggio 1999 e lo sgombero del centro sociale venne girato un documentario dal regista Armando Ceste, dal titolo Rosso Askatasuna, che venne presentato alla 17ª edizione del Torino Film Festival[97].
Note
[modifica | modifica wikitesto]- ↑ Rubina e gli altri il nuovo identikit dei centri sociali - la Repubblica.it, su Archivio - la Repubblica.it, 9 ottobre 2010. URL consultato l'8 febbraio 2026.
- ↑ Torino, duri scontri tra manifestanti e polizia alla manifestazione per Askatasuna, in Rai News, 20 dicembre 2025. URL consultato il 23 dicembre 2025.
- ↑ Mattia Aimola e Alberto Giulini, Torino, benvenuti a Check Point Vanchiglia: il quartiere militarizzato dopo gli scontri per Askatasuna. E gli abitanti si dividono sullo sgombero, in Corriere Torino, RCS Mediagroup S.p.a., 23 dicembre 2025. URL consultato il 23 dicembre 2025. Ospitato su Corriere della Sera.
- ↑ Marco Imarisio, Scontri in piazza, Askatasuna e l'eccezione Torino, in Corriere della Sera. URL consultato il 7 febbraio 2026.
- 1 2 Andrea Gatta, Askatasuna, dalla Tav alla Palestina: i 30 anni “contro” del centro sociale tra lotte e illegalità, su la Repubblica, 18 dicembre 2025. URL consultato il 7 febbraio 2026.
- ↑ Alberto Berlini, Che cos’è Askatasuna, dall'inizio, su Today. URL consultato il 17 febbraio 2026.
- ↑ Sgomberato Askatasuna, tensione con la polizia al corteo di protesta - Notizie - Ansa.it, su Agenzia ANSA, 18 dicembre 2025. URL consultato il 15 febbraio 2026.
- 1 2 Come ebbe inizio…, su Infoaut, 7 gennaio 1983. URL consultato il 4 febbraio 2026.
- 1 2 Il fondatore delle Br da “Aska” per il compleanno del centro, su La Stampa, 20 novembre 2016. URL consultato il 5 febbraio 2026.
- ↑ Centri sociali – 200 in corteo, in La Stampa, 21 gennaio 1996.
- ↑ Molotov nei covi degli autonomi «sgomberati», in La Stampa, 15 gennaio 1996.
- ↑ La Stampa 20 novembre 1996.
- ↑ Quasi trent'anni di Askatasuna a Torino, fortino degli autonomi - Notizie - Ansa.it, su Agenzia ANSA, 18 dicembre 2025. URL consultato il 15 febbraio 2026.
- ↑ Paolo Griseri, Torino, attacco a don Ciotti, su il manifesto, 3 dicembre 1998. URL consultato il 4 febbraio 2026.
- ↑ Bianca & Nera – la denuncia in La Stampa, 25 marzo 2000, p. 25
- 1 2 3 Angelo Conti, 1° maggio di guerriglia a Torino, in La Stampa, 3 maggio 1999.
- 1 2 3 Loris Campetti, La guerra al lavoro, su il manifesto, 3 maggio 1999. URL consultato il 4 febbraio 2026.
- ↑ La Stampa 17 luglio 2001, La Stampa - Consultazione Archivio.
- ↑ Palazzo Askatasuna Torino diventa bene comune in coprogettazione. Sindaco, garantire democrazia rispettando legalità e non violenza, su ANSA, 30 gennaio 2024. URL consultato il 3 febbraio 2024.
- ↑ Torino: delibera di giunta riconosce Askatasuna come “bene comune” e avvia un progetto di coprogettazione, su Radio Onda d'Urto, 31 gennaio 2024. URL consultato il 3 febbraio 2024.
- ↑ Il sindaco di Torino vuole legalizzare uno storico centro sociale, su Il Post, 31 gennaio 2024. URL consultato il 15 febbraio 2026.
- ↑ Askatasuna, i militanti consegnano l’immobile: parte il piano di co-progettazione, su La Stampa, 15 febbraio 2024. URL consultato il 15 febbraio 2024.
- ↑ Askatasuna: siamo ancora qua… eh già!, su InfoAut, 17 febbraio 2024. URL consultato il 20 febbraio 2024.
- ↑ Askatasuna, il Comune approva il patto di collaborazione per la rigenerazione dell'ex centro sociale, su TorinoToday. URL consultato il 16 febbraio 2026.
- ↑ Askatasuna, c'è il nuovo patto di collaborazione con il Comune: durerà 5 anni e coinvolge il piano terra dell'edificio, in TorinoToday.
- 1 2 Andrea Joly, Askatasuna, il Tar boccia il ricorso di Fratelli d’Italia contro il Comune, su La Stampa, 12 giugno 2025. URL consultato il 15 febbraio 2026.
- ↑ Askatasuna, doppio ricorso al Tar da Regione e FdI: è guerra con il Comune, su La Stampa, 20 maggio 2025. URL consultato il 15 febbraio 2026.
- ↑ Assalto a La Stampa: attacco organizzato tra fumogeni, violenze e falle nella sicurezza, su La Stampa, 29 novembre 2025. URL consultato il 29 novembre 2025.
- ↑ Assalto a La Stampa, identificate già 34 persone, su La Stampa, 29 novembre 2025. URL consultato il 29 novembre 2025.
- ↑ Torino: riflessioni attorno “all’assalto squadrista alla sede della Stampa” e alla libertà di informazione, su Infoaut, 3 dicembre 2025. URL consultato il 4 febbraio 2026.
- ↑ Il Collettivo autonomo universitario di Torino fra trap e proteste: viaggio tra gli studenti che hanno rivendicato l'attacco a «La Stampa», su Corriere della Sera, 4 dicembre 2025. URL consultato il 4 febbraio 2026.
- ↑ Dalla Tav all'assalto a La Stampa: tutte le indagini su Askatasuna tra condanne e assoluzioni, su Today. URL consultato il 4 febbraio 2026.
- ↑ Askatasuna, la storia del centro sociale sgomberato a Torino, su alanews.it.
- ↑ Sgomberato Askatasuna a Torino dopo l'assalto alla Stampa, sigilli al centro sociale. Piantedosi: "Segnale chiaro dallo Stato", su ansa.it.
- 1 2 Askatasuna, non rispettate le condizioni. Sindaco Lo Russo comunica cessato patto di collaborazione, su rainews.it, 18 dicembre 2025.
- ↑ Askatasuna liberato, ma la sua "succursale" è sempre okkupata. E spunta lo striscione per liberare l'imam di Torino, in Il Giornale, 12 Gennaio 2026. URL consultato il 13 gennaio 2026.
- ↑ Askatasuna, il quartiere contro lo sgombero del centro sociale di Torino: “Perdiamo una risorsa”. Scontri con la polizia alla manifestazione, su ilfattoquotidiano.it. URL consultato il 17 gennaio 2026.
- ↑ L’Askatasuna non si ferma e prepara «un nuovo anno all’insegna della lotta», su ilmanifesto.it. URL consultato il 17 gennaio 2026.
- ↑ Migliaia di persone al corteo per Askatasuna a Torino: c’è anche Zerocalcare. Gli organizzatori: “Siamo 50mila”, su Il Fatto Quotidiano, Il Fatto Quotidiano, 31 gennaio 2026. URL consultato il 1º febbraio 2026.
- ↑ Gabriele Farina, Askatasuna rivendica gli scontri con la polizia: non erano infiltrati, solidarietà agli arrestati, su Quotidiano Piemontese, 2 febbraio 2026. URL consultato il 3 febbraio 2026.
- ↑ Quando il popolo indica la luna, lo stolto guarda il dito, su Infoaut, 2 febbraio 2026. URL consultato il 3 febbraio 2026.
- ↑ Guerriglia urbana al corteo per Askatasuna. Meloni: “Colpito lo Stato”. La solidarietà di Mattarella, su La Repubblica, 31 gennaio 2026. URL consultato il 31 gennaio 2026.
- ↑ Torino, guerriglia al corteo pro Askatasuna. Incendi e feriti. Martellate, calci e pugni ad agente, su Rai News, Rai - Radiotelevisione Italiana S.p.a., 31 gennaio 2026. URL consultato il 31 gennaio 2026.
- ↑ A Torino guerriglia per Askatasuna, Meloni: 'Colpito lo Stato', su ANSA, 31 gennaio 2026. URL consultato il 31 gennaio 2026.
- ↑ Oltre cento agenti feriti, panchine sradicate e vetri infranti: i danni dopo il corteo per Askatasuna, su TorinoToday, TorinoToday, 1º febbraio 2026. URL consultato il 1º febbraio 2026.
- ↑ Claudio Carollo, Poliziotto pestato al corteo Askatasuna, la testimonianza della cronista su cosa è successo prima del video, su virgilio.it. URL consultato il 2 febbraio 2026 (archiviato dall'url originale il 2 febbraio 2026).
- ↑ Centro sociale Askatasuna, già Opera pia Reynero - MuseoTorino, su museotorino.it.
- ↑ REGIO DECRETO 23 marzo 1924, n. 522, su Normattiva. URL consultato il 23 dicembre 2025.«N. 522. R. decreto 23 marzo 1924, col quale, sulla proposta del Ministro per l'interno, presidente del Consiglio dei ministri, l'Asilo Reynero e l'Associazione delle dame di carità di Santa Giulia in Vanchiglia di Torino sono fusi in unico Ente denominato Opera pia Reynero ed è approvato la statuto del nuovo Ente.»
- ↑ La Stampa 1 luglio 2003, La Stampa - Consultazione Archivio.
- ↑ La Stampa 15 maggio 2002, La Stampa - Consultazione Archivio.
- ↑ La Stampa 23 febbraio 2002, La Stampa - Consultazione Archivio.
- ↑ La Stampa 30 marzo 2003, La Stampa - Consultazione Archivio.
- ↑ La Stampa, 16 febbraio 2000.
- ↑ La Stampa 19 giugno 2005, La Stampa - Consultazione Archivio.
- ↑ La Stampa, 12 maggio 2005, La Stampa - Consultazione Archivio.
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- ↑ Repubblica, 7 ottobre 2010, Lite in casa Cgil per un dibattito da Askatasuna - la Repubblica.
- ↑ La Stampa 5 novembre 1998
- ↑ Repubblica 10 marzo 2007, Scalzone attacca il sindaco applausi all'Askatasuna - la Repubblica.it.
- ↑ Milano: ex terrorista tedesca ospite alla Panetteria Occupata, su milanotoday.it.
- ↑ 1996 – 2016 // 20 Anni Di Askatasuna, su Infoaut, 19 ottobre 2016. URL consultato il 5 febbraio 2026.
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- ↑ La Stampa, 25 febbraio 2003, La Stampa - Consultazione Archivio.
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- ↑ La Stampa 28 settembre 1999, La Stampa - Consultazione Archivio.
- ↑ La Stampa 6 febbraio 2000.
- ↑ La Stampa 24 gennaio 2001.
- ↑ La Stampa 30 gennaio 2001.
- ↑ Stefano Esposito condannato per diffamazione dei No Tav, in NeXt Quotidiano, 26 novembre 2015. URL consultato il 16 maggio 2016.
- ↑ L'ex parlamentare Pd Esposito condannato: aveva diffamato 4 No Tav, su torino.repubblica.it.
- ↑ Torino, proteste e attacchi alla polizia durante i controlli anti-alcol: scontri e cariche nel cuore della movida, su Il Fatto Quotidiano, 21 giugno 2017. URL consultato il 5 febbraio 2026.
- ↑ Controlli 'malamovida' a Vanchiglia - Notizie - Ansa.it, su Agenzia ANSA, 20 giugno 2017. URL consultato il 5 febbraio 2026.
- ↑ Tensione a Torino nei luoghi della movida, agenti aggrediti - Notizie - Ansa.it, su Agenzia ANSA, 20 giugno 2017. URL consultato il 5 febbraio 2026.
- ↑ Torino: raid punitivi contro i pusher, indagati sette militanti del centro sociale Askatasuna, su la Repubblica, 19 aprile 2020. URL consultato il 5 febbraio 2026.
- ↑ T. G. R. Piemonte, Sei condanne a militanti di Askatasuna per aver picchiato degli spacciatori, su RaiNews, 6 marzo 2023. URL consultato il 5 febbraio 2026.
- ↑ ROSSO/ASKATASUNA (A PROPOSITO DI UN PRIMO MAGGIO IN GUERRA), su torinofilmfest.org.
- ↑ Giovanna Favro, Si replica l'assalto ad Askatasuna, in La Stampa, 27 novembre 1999.
- ↑
Paola Lai, NO TAV - Fermarlo è possibile, su YouTube, 15 gennaio 2015 [2006].
Bibliografia
[modifica | modifica wikitesto]- L. Berzano e R. Gallini, Genova, Carlo, Liberi tutti. Centri sociali e case occupate a Torino, Torino, Ananke, 2002, pp. 55-56.
- Claudio Calia, Piccolo atlante storico geografico dei centri sociali italiani, Padova, Beccogiallo, 2014, ISBN 8897555829.
- Centro sociale Askatasuna, Comitato di lotta popolare, No TAV, la valle che resiste, Velleità Alternative, 2006.
Voci correlate
[modifica | modifica wikitesto]Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- Sito web del CSO Askatasuna, su csoaskatasuna.org (archiviato dall'url originale il 16 ottobre 2011).
| Controllo di autorità | VIAF (EN) 62146573884338101460 · SBN TO0V662821 |
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