Ascolto attivo

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L'ascolto attivo è una tecnica di comunicazione utilizzata nel counselling, nella formazione e nella risoluzione dei conflitti. Prevede che l'ascoltatore riporti, ripetendolo o attraverso una perifrasi, quanto ascoltato all'interlocutore allo scopo di confermarne la comprensione.

Premesse teoriche[modifica | modifica wikitesto]

Thomas Gordon condivide con Rogers il principio che la finalità prioritaria di un sistema educativo sia quello di aiutare un individuo ad educare se stesso, cioè “far venire fuori”. In tal senso ritiene che l'educazione sia fondamentalmente un processo autogestito: all'educatore o al genitore spetta il compito di promuovere la realizzazione di un “setting educativo” che faciliti nell'individuo e nei gruppi questa impresa di progressiva autogestione del progetto di comprendere ed essere se stesso. È più importante che l'educatore e/o il genitore apprenda a non disturbare e non ostacolare il processo di maturazione autogestito da ogni soggetto in formazione, che non ad intervenire attivamente su di esso: il training di formazione personale e professionale messo a punto da Thomas Gordon di un insegnante e/o di un genitore, è semplicemente “apprendere a non fare”. Ad un insegnante e/o un genitore direttivo, autoritario, centrato sul compito e sul controllo dell'efficienza produttiva, Gordon sostituisce una “persona” che promuove l'espressione dei bisogni, delle idee e delle emozioni e si libera della paura di perdere il controllo della classe e/o dei figli.

L'approccio centrato sulla persona[modifica | modifica wikitesto]

L'approccio Centrato sulla Persona dell'Opera di Gordon e Rogers, si rifà alla Psicologia Umanistica, la cosiddetta “terza forza” che si è affermata in America dopo il Comportamentismo e la Psicoanalisi; si prefigge di cambiare la società attraverso la valorizzazione e il rispetto delle persone e la forza dei fatti e dei risultati. Affermando la priorità della persona, Rogers e Gordon riconoscono i bisogni che caratterizzano gran parte della società contemporanea e pongono la soddisfazione di essi come fine primario di tutta l'attività educativa. La visione Rogersiana dell'uomo è espressa da parole come: positivo, sviluppo, progressivo, costruttivo, realistico, degno di fiducia. Se si è in grado di arrivare al nucleo centrale della persona si troverà un nucleo positivo e non una “bestia selvaggia” da domare o un essere concepito “nel peccato”. Questa Psicologia Umanistica trova conferma nell'esperienza, ripetutamente verificata che, quando si crea un clima di autentica fiducia e libertà, la persona può seguire qualsiasi direzione ma di fatto sceglie strade positive e costruttive e soprattutto di concreto auto-miglioramento. Questo dato empirico può essere spiegato solo ipotizzando l'esistenza di una tendenza attualizzante, inerente all'organismo umano, che porta la persona a crescere, svilupparsi e realizzare il proprio potenziale. Rogers ritrova questa tendenza formativa in tutti gli organismi viventi e in tutti gli aspetti del nostro universo. Non è l'insegnante e/o il genitore che guida l'alunno e/o il figlio, è il processo interno il “daimon socratico” con cui entrano in contatto sia il soggetto dell'educazione, ma soprattutto coloro che sono al suo fianco per facilitarne lo sviluppo, individuarlo ed incoraggiarlo. Per Rogers, l'empatia è di per se un agente educativo: rilassa, dà conferma e riporta in una dimensione umana anche la persona più spaventata, bloccata e confusa. La comprensione empatica, inoltre, incrementa il senso di appartenenza e l'apertura al sociale, sviluppando una forma molto efficace di connessione interpersonale. L'educazione centrata sulla persona richiede che qualsiasi proposta e attività sociale sia “accettabile” per il soggetto e qualsiasi metodo di lavoro e di valutazione sia esente da “minacciosità” e rinunci all'uso coercitivo del potere, senza per questo sfociare nel permissivismo. Libertà e disciplina sono coniugabili sul paradigma del rispetto della persona . Il clima è sempre quello Rogersiano: si promuove l'autofiducia, la creatività, l'autocontrollo e l'autodisciplina, si sviluppa il senso di autonomia e quello di responsabilità.

I “meccanismi di difesa” messi in atto dall'autoritarismo[modifica | modifica wikitesto]

Molti studi hanno dimostrato come l'ascolto attivo faciliti l'apprendimento sia a casa che a scuola. Tecniche sperimentate, non vaghe astrazioni, valida alternativa al metodo del rinforzo. Tutti i ragazzi infatti, sviluppano dei “meccanismi di difesa” da contrapporre all'uso di potere da parte degli adulti.. Tutti i ragazzi hanno la tendenza a voler essere dipendenti anche se contemporaneamente lottano disperatamente per l'autonomia. Tutti i ragazzi si arrabbiano e diventano vendicativi; tutti i ragazzi provano orgoglio se riescono ad ottenere dei risultati e lo perdono invece quando gli viene detto che non riescono a fare abbastanza. Tutti i ragazzi danno un grosso valore alle proprie necessità e proteggono i propri diritti civili. L'essere umano, secondo Gordon è intrappolato in questo corpo. Il parlare è comunicare all'esterno quello che succede dentro di sé. I messaggi devono essere quindi “codificati”, se presi alla lettera possono essere fraintesi. Per esempio uno studente e/o un figlio chiede che ora è, ma perché in realtà ha fame, non solo per sapere l'ora. Oppure un alunno e/o un figlio dice “perché dobbiamo imparare queste cose inutili” perché è in ansia per l'esame. Oppure, “questa roba è troppo difficile” per la preoccupazione dei troppi compiti, etc. L'ascolto attivo permette di capire ciò che gli studenti e/o i figli comunicano. Es. uno studente ha un problema e vorrebbe risolverlo. Ovviamente non mostra all'insegnante l'ansia che ha dentro, per cui seleziona un codice e dice: faremo presto una verifica?. La mente dell’insegnante dovrà allora avviare un procedimenti di “decodifica” del messaggio per essere in grado di capire il significato del messaggio inviato dallo studente costituito da una supposizione o da una deduzione, perché chi riceve il messaggio non sa che cosa prova lo studente. Se la supposizione è giusta il processo di decodifica produrrà dentro di noi: “ è preoccupato”. Un processo di decodifica errato, invece, potrebbe produrre “vuole fare subito la verifica” o “ha dimenticato che la verifica è stata programmata per la prossima settimana”, etc. Non si può mai essere certi che la decodifica sia giusta o sbagliata, per cui è fondamentale, secondo Gordon, utilizzare sempre un feedback verbale. Dare cioè un “rispecchiamento”, una risposta sotto forma di domanda aperta per allargare la richiesta dell'alunno, non giudicante. Questo è l'ascolto attivo, tanto semplice per quanto efficace.

Requisiti indispensabili dell'ascolto attivo[modifica | modifica wikitesto]

  1. L'insegnante e/o il genitore deve avere veramente fiducia nelle capacità degli studenti e/o dei figli di risolvere alla fine i loro problemi.
  2. Se parlano in maniera sconnessa e/o non riescono in un compito, favorirlo a trovare da soli la soluzione
  3. Accettare sinceramente i sentimenti espressi dagli studenti e/o dai figli. Gli studenti e/o i figli si liberano delle loro preoccupazioni quando i loro sentimenti sono espressi apertamente, analizzati ed esplorati.
  4. Capire che i sentimenti sono spesso abbastanza transitori. L'ascolto attivo aiuta gli studenti e/o i figli a passare da uno stato emotivo temporaneo all'alto; i sentimenti si affievoliscono e si dimenticano nel tempo.
  5. L'insegnante e/o il genitore deve essere disposto ad aiutare gli studenti /o i figli, e a trovare il tempo per farlo.
  6. Sentirsi partecipi con ogni studente e/o figlio che sta attraversando dei problemi, ma non al punto da immedesimarsi completamente.
  7. Capire che raramente riescono a confidarsi e ad andare direttamente al nocciolo del problema. L'ascolto attivo aiuta a capire la vera natura del problema.
  8. Rispettare la privacy e la natura confidenziale di qualsiasi cosa che lo studente riveli di sé e della sua vita.

Evitare i conflitti[modifica | modifica wikitesto]

Indipendentemente dalla gravità del conflitto la causa è sempre la stessa: una delle due parti è convinta che : “ ciò che l'altro sta facendo (o non sta facendo) gli rende la vita difficile, non rispetta le proprie esigenze. Purtroppo quasi sempre gli insegnanti e/o i genitori pensano di risolvere i conflitti in termini di vincita e perdita. Questo atteggiamento è dimostrato ad esempio dal modo stesso con cui si riferiscono ai ragazzi e/o ai figli. Essi considerano il rapporto insegnante-studente, figlio-genitore come un rapporto di potere. Quando sorgono dei conflitti, quasi tutti gli insegnanti e/o genitori e dunque gli “adulti” cercano di risolverli in modo da risultare vincitori, o per lo meno, da non risultare perdenti. Se la soluzione è accettabile solo per l'adulto, si avrà un flusso di risentimento da parte del giovane, se invece è accettabile solo per il giovane, si avrà un flusso di risentimento da parte “dell'adulto”.

Meccanismi di difesa attuati dagli studenti e/o dai figli all'autoritarismo[modifica | modifica wikitesto]

Ribellarsi, resistere, sfidare: questo tipo di reazione all'autorità è universale. Quando la libertà degli individui è minacciata, essi oppongono resistenza e sfida, o fanno l'esatto opposto di ciò che è stato imposto. Ritorsioni, vendette: vendicarsi di coloro da cui si dipende per la soddisfazione delle necessità fondamentali è una classica reazionaria umana, sorprende che le persone continuino a stupirsi di questo comportamento. Gli insegnanti che dominano i propri studenti tramite autorità, corrono un altissimo rischio di provocare ostilità, ritorsione e vendetta. Mentire, fare la spia, fare l'ipocrita: Il ricorso alla menzogna è un sistema molto comune tra gli studenti e/o i giovani per fronteggiare il potere degli insegnanti e/o degli adulti. Essi apprendono che non è il caso di essere sinceri con coloro che detengono il potere. Oppure evitare di essere scoperti, quindi il compito dello studente, diviene spesso quello di violare il maggior numero di regole possibili, ma senza farsi scoprire .Se viene scoperto, ricorre alla menzogna. Incolpare altri, spettegolare: un modo naturale per combattere l'insegnante e/o l'adulto che si serve della punizione è quello di far ricadere la colpa sugli altri. Desiderio di vincere, odio per la sconfitta: se nella scuola vige il sistema della ricompensa e della punizione i giovani ben preso imparano l'importanza di essere vincenti e di essere visti di buon occhio, imparando anche gli atteggiamenti di rifiuto nei confronti della sconfitta e della cattiva considerazione. Organizzarsi, allearsi: a volte gli studenti sviluppano un altro meccanismo di difesa nei confronti dell'autorità e del potere: essi si organizzano, per lo più in maniera informale, ma negli ultimi tempi in maniera ufficiale. Imparano cioè che organizzandosi riescono a fronteggiare meglio il potere degli insegnanti e/o degli adulti. Sottomettersi, mostrarsi compiacenti e servili: piuttosto che subire, gli studenti ed i giovani, diventano dei “passivi-aggressivi”: cioè esteriormente si dimostrano remissivi, ma interiormente si ribellano. Fra questi ci sono i meccanismi messi in atto dagli studenti per guadagnarsi i favori degli insegnanti o degli adulti molto potenti. Ad esempio fare lo stupido, sorridere, annuire, mostrarsi d'accordo, fare dei complimenti, dimostrare ammirazione, sono tutti meccanismi di difesa che imparano ad usare, nella speranza di ottenere dei favori e dei privilegi dagli insegnanti. Gli studenti diventano molto abili nell'utilizzazione di questo tipo di comportamenti anche nell'utilizzazione di questo tipo di comportamenti anche se chiaramente capiscono l'ipocrisia che vi è sotto. Adulare, lusingare: un meccanismo di difesa abbastanza ovvio contro il potere è quello di cercare di prendere per il verso giusto quelle persone che hanno il potere di gratificare o punire. Gli studenti imparano subito che gli insegnanti e/o gli adulti non elargiscono ricompense o punizioni in modo equo e coerente. Possono però essere “conquistati”; possono avere dei preferiti; sono sensibili alle lusinghe e le lusinghe possono far guadagnare molti favori. Adeguarsi, non correre rischi inutili: il potere e l'autorità dell'insegnante favoriscono l'appiattimento piuttosto che la creatività. Gli studenti dotati, capiscono subito come comportarsi, come adeguarsi, come evitare guai, come accontentare l'insegnante. Fuggire, chiudersi, fantasticare, regredire: se diventa troppo difficile riuscire a sopportare l'autorità e il potere degli insegnanti e/o degli adulti, i giovani possono decidere di fuggire sia psicologicamente che fisicamente, quindi: sognare ad occhi aperti, fantasticare, disinteresse, apatia, passività, regredire ad un comportamento infantile, abitudini solitarie, fobie nei confronti della scuola, malattie psicosomatiche, marinare la scuola, droghe, depressione etc.

La via democratica alla risoluzione dei conflitti[modifica | modifica wikitesto]

Partendo da un sentimento di rispetto, si avvia una comunicazione nei due sensi, e si giunge ad una soluzione accettabile ad entrambi con l'utilizzo dell'ascolto attivo, del feedback ed eventualmente l'utilizzo del “metodo democratico in 6 fasi”:

  1. Individuare il problema (se dell'alunno o dell'insegnante)
  2. Proporre le possibili soluzioni
  3. Valutare le varie soluzioni (attraverso le espressioni facilitanti)
  4. Individuare la soluzione migliore
  5. Stabilire in che modo attuare la soluzione prescelta
  6. Accertarsi che la soluzione prescelta abbia effettivamente risolto il problema.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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