Ascoli Picchio F.C. 1898

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
(Reindirizzamento da Ascoli Calcio 1898)
Ascoli Picchio F.C. 1898
Calcio Football pictogram.svg
Stemma Ascoli Picchio F.C. 1898.png
Il Picchio, Bianconeri
Segni distintivi
Uniformi di gara
Manica sinistra
Manica sinistra
Maglietta
Maglietta
Manica destra
Manica destra
Pantaloncini
Pantaloncini
Calzettoni
Calzettoni
Casa
Manica sinistra
Maglietta
Maglietta
Manica destra
Pantaloncini
Pantaloncini
Calzettoni
Calzettoni
Trasferta
Manica sinistra
Maglietta
Maglietta
Manica destra
Pantaloncini
Pantaloncini
Calzettoni
Calzettoni
Terza uniforme
Colori sociali 600px vertical White Black Gold HEX-E5EB44 Red HEX-FF0000.svg bianco-nero
Simboli picchio, castello
Inno Ascoli sei grande
Well's Fargo
Dati societari
Città Ascoli Piceno
Nazione Italia Italia
Confederazione UEFA
Federazione Flag of Italy.svg FIGC
Campionato Serie B
Fondazione 1898
Rifondazione 2014
Presidente Italia Francesco Bellini
Allenatore Italia Devis Mangia
Stadio Cino e Lillo Del Duca
(20 550 posti)
Sito web www.ascolipicchio.com
Palmarès
Titoli nazionali 2 Campionati di Serie B
Trofei nazionali 1 Torneo di Capodanno
1 Supercoppa di Lega Pro
Trofei internazionali 1 Coppa Mitropa
Soccerball current event.svg Stagione in corso
Si invita a seguire il modello di voce

L'Ascoli Picchio F.C. 1898 S.p.A. è una società calcistica italiana con sede nella città di Ascoli Piceno.

Fondato nel 1898 o, più verosimilmente, nel 1901,[1] l'Ascoli è tra i club più antichi d'Italia. Vanta 16 stagioni in Serie A, conseguendo il suo miglior piazzamento con il quarto posto della stagione 1979-80, e 19 in Serie B, categoria dove nell'annata 1977-78 stabilì il record di punti (61) nei tornei italiani a 20 squadre e due punti a incontro. Il periodo più vittorioso dell'Ascoli è ascrivibile alla presidenza di Costantino Rozzi, che guidò la società dal 1968 al 1994. Il suo palmarès annovera, a livello nazionale, due campionati di seconda serie e due si terza serie, oltre a un Torneo di Capodanno e a una Supercoppa di Lega Pro; in ambito internazionale la formazione marchigiana vanta una Coppa Mitropa, assieme al raggiungimento di una finale di Coppa Anglo-Italiana.

I colori sociali del club sono il bianco e il nero. Milita per la stagione 2015-16 in Serie B.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Le origini[modifica | modifica wikitesto]

La data di nascita della società, nominata in principio Candido Augusto Vecchi, è tradizionalmente ritenuta il 1º novembre 1898[2] ma è probabile che essa sia, in realtà, il 2 giugno 1901.[1] I dodici giovani ascolani che la fondarono la intitolarono alla memoria dell'omonimo colonnello garibaldino, nato a Fermo, ma adottato dalla città di Ascoli Piceno tramite il matrimonio con una donna della nobile famiglia ascolana dei Luciani. Il sodalizio, nei primi tempi, si occupò di varie discipline sportive, tra le quali il calcio e, in prevalenza, il ciclismo. Nel 1905, soprattutto per motivi politici, la società cambiò nome in Ascoli Vigor, ma fino al 1907 il gioco del calcio era praticato solo in gare amichevoli contro squadre semisconosciute.

In seguito all'interruzione del primo conflitto mondiale la passione per il calcio si riaccese nel 1919 e, dopo lunga gestazione, nel 1921 si costituì l'Unione Sportiva Ascolana, presieduta dal giornalista Giuseppe Secondo Squarcia. Nel 1925 fu costruito lo stadio comunale dei Giardini (poi intitolato a Ferruccio Corradino Squarcia). Nel 1926 l'impianto fu inaugurato con un'amichevole contro la Lazio.

Il primo vero campionato federale ufficiale di Terza Divisione fu disputato nel 1927, e l'Ascoli si classificò al 1º posto. Fu la prima di tante promozioni che videro la squadra salire gradualmente in serie C, raggiungendo in quegli anni il miglior piazzamento del 2º posto in tale categoria. Nel 1936 si pensò di rinnovare il fondo dello Squarcia, di dotarlo di manto erboso e di migliorare le piste di atletica leggera. Anche in questo caso all'inaugurazione partecipò la Lazio, ma a causa della pioggia il campo tornò nelle condizioni precedenti.

Negli anni 1930 e 1940 l'Ascoli disputò stagioni di serie C e serie D, giocando i primi derby con le altre principali società marchigiane: l'Anconitana, la Fermana, la Maceratese e la Sambenedettese ed altre.

Il secondo dopoguerra[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la seconda guerra mondiale, nel 1944-45 vi fu un primo timido tentativo di ripresa delle competizioni calcistiche con le squadre rionali, poi unificate nell'Associazione Sportiva Ascoli. Questa squadra riprese a giocare ereditando il livello occupato, prima del conflitto, dall'Unione Sportiva Ascolana (Lega Sud della serie C). Nel 1947-48 la Lega deliberò la riforma dei campionati italiani di serie B e C (al quale ultimo risultavano iscritte ben 286 società). Fu disposto il blocco delle promozioni e l'Ascoli, 12º nel girone F della Lega Centro, fu iscritto al nuovo campionato di Promozione, come tutte le squadre classificate dal 3º posto in poi.

Nel 1952 la Lega decise di suddividere il campionato di Promozione in due serie: le migliori classificate avrebbero dato vita al campionato di IV Serie, le altre avrebbero formato il campionato di Promozione regionale. L'Ascoli, 3º nel girone L, conquistò l'accesso al livello superiore.

L'interessamento di Cino Del Duca[modifica | modifica wikitesto]

Cino Del Duca (al centro col bicchiere in mano).

Nella stagione 1954-55 l'Ascoli toccò il punto più basso della sua storia retrocedendo in Promozione regionale, con la società preda di gravissimi problemi finanziari. Si legge sulla stampa quotidiana locale di quel periodo: «Davanti ad un passivo di oltre dodici milioni la situazione era talmente critica che il presidente Giammiro fece contattare Mario Benvenga, nipote dell'editore Cino Del Duca, per lanciare un SOS ad un uomo che, nato in provincia, a Montedinove, era divenuto uno degli editori più importanti a livello francese».

L'appello fu accolto. Deliberata la fusione con la Del Duca di Montedinove, l'editore e produttore cinematografico Cino Del Duca presentò ad Ascoli in anteprima mondiale il film Grisbì e consegnò un assegno di un milione di lire. La nuova società prese il nome di Del Duca Ascoli. Il mecenate divenne presidente onorario, e Benvenga fu nominato commissario con l'incarico di riorganizzare il sodalizio e risollevare economicamente la società. Già nella stagione 1956-1957 l'Ascoli, classificandosi al 1º posto, tornò in IV Serie.

Nella stagione 1958-59 il nuovo club risalì in serie C, pur essendosi classificato al 4º posto nel campionato vinto dalla Maceratese. La Lega, infatti, cambiò le regole dopo l'inizio del campionato, deliberando un nuovo allargamento della serie C. Ma ciò non era ancora sufficiente, e la promozione fu determinata da ripescaggio in extremis in seguito all'esclusione del Viareggio, afflitto da problemi economici e finanziari. Decisivo fu l'invervento del Ministro del turismo e dello spettacolo Umberto Tupini.

Anni sessanta e settanta[modifica | modifica wikitesto]

Carlo Mazzone: nove stagioni da giocatore e sette totali da allenatore dell'Ascoli, compresa quella della prima promozione in A.

Negli anni 1960 si posero le basi per il futuro sviluppo della società. L'iniziativa fu presa da un gruppo di giovani imprenditori e operatori economici che ritennero importante favorire l'affermazione di una forte società sportiva con i colori bianconeri.

Nel 1962 fu inaugurato il nuovo stadio, che l'amministrazione comunale avrebbe in seguito intitolato ai fratelli Cino e Lillo Del Duca. Durante la sua presidenza, Del Duca acquistò un intero piano del palazzo costruito dai fratelli Santori in corso Vittorio Emanuele, destinandolo a sede della società e a residenza degli atleti. Alla sua morte (1967) la presidenza onoraria passò alla vedova, la signora Simone, che donando cento milioni alle casse della società espresse il desiderio di rinunciare all'incarico quando la squadra raggiunse la promozione.

Negli stessi anni l'Ascoli giocò in serie C numerosi derby con la Sambenedettese, tutti segnati dall'accesa rivalità delle due compagini. Quello giocato al Ballarin il 14 febbraio 1965 è ricordato però in modo particolare per il tragico episodio della morte del portiere bianconero Roberto Strulli. Strulli, in uscita bassa su Alfiero Caposciutti, venne colpito involontariamente al viso da una ginocchiata dell'attaccante, e riportò la frattura della mandibola. Morì all'ospedale di San Benedetto del Tronto dopo 14 ore di coma.

L'arrivo di Costantino Rozzi[modifica | modifica wikitesto]

L'Ascoli della prima promozione in Serie B, stagione 1971-1972

Alcuni giovani imprenditori ascolani, intanto, avevano cominciato ad interessarsi delle sorti dell'Ascoli Calcio. Il loro punto di ritrovo era il bar/ristorante "Trieste". Si trattava di Bruno Loreti, commerciante, Carlo Sabatini, imprenditore edile, Giuliano Moricone, assicuratore, Iachino Pallotta, medico dentista, Roberto Benigni, imprenditore, Gino Regoli, imprenditore nel settore trasporti, Walter Panichi, imprenditore edile. Il loro obiettivo a questo punto era rilevare la società e rilanciarla. Innanzitutto era necessario avere un capitale iniziale e da questo punto di vista si diede molto da fare Giuliano Moricone che girava costantemente con un blocchetto di ricevute pronto ad accogliere ogni nuovo contributo. Poi serviva un Presidente. Nel corso di un incontro avvenuto presso la sede di Corso Vittorio Emanuele questi imprenditori riconobbero in Costantino Rozzi, figura emergente nell'economia locale, la persona giusta cui proporre l'incarico data la sua esuberanza, il suo entusiasmo, la grande capacità comunicativa. Si decise quindi di contattarlo.

Nel 1968 Costantino Rozzi, fino a quel momento digiuno di calcio, divenne il nuovo presidente con l'intento di rimanervi solo sei mesi, giusto il tempo di risanare il bilancio. La sua comparsa fu, invece, la svolta decisiva poiché il costruttore si appassionò al calcio ed alla sua squadra al punto che non solo non rinunciò all'incarico, ma si spinse a dichiarare che l'avrebbe portata fino alla serie A. Gino Regoli e Walter Panichi erano i veri "esperti" di calcio, e operavano come un direttore generale ed un direttore sportivo.

L'Ascoli della prima promozione in Serie A, stagione 1973-1974

Nel 1971 la società, affrancandosi dagli ultimi retaggi della Del Duca, prese il nome di Ascoli Calcio 1898. Nella stagione 1971-72 la squadra, affidata all'emergente Carlo Mazzone e trascinata dal marcatore Renato Campanini, vinse il campionato e approdò per la prima volta alla serie cadetta. Già l'anno seguente la matricola bianconera si classificò al 4º posto, mancando la promozione per un solo punto; ma il torneo successivo la vide totalizzare 51 punti e piazzarsi al 1º posto insieme al Varese. Era la prima squadra marchigiana a conquistare massima serie; per questo motivo e per le numerose partecipazioni al campionato di serie A i tifosi rivendicano all'Ascoli il titolo di Regina delle Marche.

L'estate della promozione lo stesso Rozzi si occupò dei lavori di ampliamento dello stadio, aumentandone in tempi strettissimi la capienza fino a 36.000 posti (anni dopo essi sarebbero stati ridotti a 20.550). Nel campionato del debutto in serie A (stagione 1974-75) i bianconeri di Mazzone conquistarono la salvezza. La stagione successiva vide però la prima retrocessione, arrivata solo all'ultima giornata a causa della peggior differenza reti rispetto alla Lazio.

L'Ascoli dei record[modifica | modifica wikitesto]

L'Ascoli della seconda promozione in A nel 1977-1978

La società bianconera si riscattò ampiamente due anni dopo, nella stagione 1977-78, celebre come il Campionato dei record. Benché partisse senza i favori del pronostico, la squadra macinò punti su punti, distanziando di 17 lunghezze la seconda in classifica e battendo tutti i record (di punteggio, vittorie conquistate e reti segnate) della serie cadetta a 20 squadre. Ottenne infine 61 punti, con 26 vittorie, 9 pareggi e 3 sconfitte, realizzando 73 gol e subendone 30. La formazione era guidata da Mimmo Renna. Capocannoniere dell'Ascoli 1977-78 fu il giovane Claudio Ambu (17 reti), seguito da Giovanni Quadri (14) e dal regista Adelio Moro (13, di cui 9 su rigore). La stagione è ricordata anche per i famosi cross alla Roccotelli (o rabona), già sperimentati dal centrocampista Giovanni Roccotelli nella sua precedente stagione a Cagliari.

Anni ottanta[modifica | modifica wikitesto]

Gli anni 1980 furono per l'Ascoli un vero e proprio periodo d'oro fin dall'inizio. E fu in questo periodo che il Presidente Costantino Rozzi prese con più decisione in mano le redini e la gestione della squadra. Nel 1979-80 i bianconeri guidati da Giovan Battista Fabbri raggiunsero il miglior risultato di sempre piazzandosi al 4º posto, che valse ai marchigiani il primato fra tutte le squadre del Centro-Sud, e sfiorando la qualificazione in Coppa UEFA. Quell'anno il Milan, che si era classificato terzo, fu retrocesso per illecito sportivo, ma la classifica finale restò invariata.

L'Ascoli della terza promozione in A nel 1985-1986

A fine campionato l'Ascoli fu invitato in Canada per rappresentare il calcio italiano nel torneo The Red Leaf Cup (la Coppa della Foglia Rossa), organizzato dalla federazione canadese per promuovere questo sport nel Nordamerica. I giocatori erano riluttanti a partecipare, e dopo una stagione piena di soddisfazioni avrebbero preferito andare in vacanza, ma Costantino Rozzi li motivò rimarcando il significato di un torneo del genere per gli emigrati italiani e per il nome dell'Ascoli nel mondo. Il torneo, cui parteciparono anche squadre del calibro di Botafogo, Nancy e Rangers, fu vinto proprio dalla formazione marchigiana.

La stagione seguente (1980-81) vide il ritorno di Mazzone, che sarebbe restato al timone dell'Ascoli per tutta la prima metà degli anni 1980. Fu un campionato difficile e la squadra, pur essendo sostanzialmente immutata, si ritrovò di nuovo a lottare per la salvezza. Ma anche questa stagione riservò un successo: l'Ascoli si aggiudicò infatti il Torneo di Capodanno, organizzato dalla Lega a causa di un lungo stop del campionato in gennaio. Qualificatasi per la finale, in programma vari mesi dopo a fine campionato, la squadra si aggiudicò il trofeo battendo la blasonata Juventus.

Nel campionato 1981-82, dopo un inizio stentato, l'Ascoli disputò una grande stagione chiudendo al 6º posto e sfiorando di nuovo la qualificazione alla Coppa UEFA. In questo torneo si ricorda la contestazione del direttore di gara Barbaresco per aver arbitrato in modo discutibile l'incontro Ascoli-Roma alla fine vinto per 1-0 dai giallorossi.

La stagione 1981-82 fu l'ultimo campionato di vertice per l'Ascoli Calcio, che da quel momento avrebbe sempre rincorso l'obiettivo minimo della salvezza, fallendolo nelle stagioni 1984-85 e 1989-90 ma centrando ambo le volte una nuova promozione al primo tentativo. Un episodio singolare caratterizzò la stagione 1985-86. L'Ascoli ottenne la promozione matematica in serie A accontentandosi di un pareggio (0-0) in un incontro giocato piuttosto male. Si trattava però proprio del derby contro la Sambenedettese, e il particolare significato della partita scatenò i tifosi, che si spinsero fino ad assediare la squadra nello stadio proprio nel giorno del trionfo. Lo stesso tecnico Vujadin Boskov, presentatosi a fornire spiegazioni, rischiò l'aggressione e dovette ripararsi dentro l'impianto.

Nel decennio d'oro l'Ascoli si accreditò come “provinciale terribile”, battendo più volte in casa (e talora anche in trasferta) le formazioni più blasonate del calcio italiano e meritando al Del Duca una fama di campo difficile. Dalla seconda metà degli anni 1980 crebbe anche il prestigio del vivaio ascolano, che sfornava calciatori di buon livello. I vari Agostini, Carillo, Iachini, Scarafoni furono i componenti di maggior rilievo di una prima squadra costruita in buona parte anche su atleti ascolani.

Nel 1987 l'Ascoli si aggiudicò anche una coppa europea, la Mitropa, sebbene la competizione fosse ormai decaduta e riservata alle vincitrici dei tornei di seconda divisione.

Anni novanta[modifica | modifica wikitesto]

L'Ascoli della quarta promozione in A nel 1990-1991

Gli anni 1990 sembrarono iniziare nel segno del decennio trascorso, con una nuova promozione in serie A conquistata in extremis (all'ultimo minuto dell'ultima giornata). La squadra era guidata da Nedo Sonetti (subentrato a Ciccio Graziani prima ancora dell'inizio del campionato) e si valeva dell'apporto di uomini di spicco come l'attaccante brasiliano Walter Casagrande e il portiere Fabrizio Lorieri; qualcosa stava però cambiando e divenne evidente già nel campionato 1991-92, quando la formazione bianconera retrocesse per la prima volta alla fine della stagione successiva alla promozione posizionandosi all'ultimo posto in classifica. Il 1992 segnò anche le dimissioni da Consiglieri di Walter Panichi e Roberto Benigni che rimasero tuttavia azionisti della Società. Le due stagioni che seguirono videro l'Ascoli in corsa per il ritorno in A, anche grazie alle marcature di Oliver Bierhoff, che pure aveva deluso in massima serie. L'obiettivo però sfuggì entrambe le volte. Nel 1992-93, in particolare, i bianconeri si giocarono la promozione all'ultima giornata, in uno scontro diretto con il Padova che passò negli 11' finali ribaltando il risultato da 1-2 a 3-2.

Per stagione 1994-1995 la dirigenza si affidò al tecnico Mario Colautti che ottenne risultati non positivi e il presidente Rozzi decise due esoneri in successione. Rimosso Colautti, sulla panchina ascolana arrivò Angelo Orazi, che tuttavia condivise la sorte del predecessore. La formazione fu infine assegnata ad Alberto Bigon. Il 18 dicembre 1994, poco dopo la vittoria per 3-0 contro il Pescara, muore Costantino Rozzi. I funerali si svolsero alla presenza di allenatori, calciatori e dirigenti convenuti da tutta Italia, del presidente federale Antonio Matarrese, dei lavoratori dipendenti dell'impresa Rozzi e di migliaia di tifosi che resero necessario il blocco del centro storico di Ascoli Piceno. In tutto si stimò una partecipazione di circa 20.000 persone.[3] La squadra, già povera di risultati, entrò definitivamente in crisi. Bigon si dimise e al suo posto fu richiamato Colautti, ma la classifica finale condannò l'Ascoli dopo 23 anni alla retrocessione in serie C1. I bianconeri conquistarono comunque un secondo posto nel Coppa Anglo-Italiana, battendo 2-1 in semifinale l'Ancona e uscendo sconfitti dalla finale di Wembley contro la formazione inglese del Notts County sempre per 2-1.

Gli anni della Serie C1 (1995-2002)[modifica | modifica wikitesto]

Nicolini, tecnico dell'Ascoli in C e suo ex giocatore.

La morte di Rozzi e la retrocessione segnarono la conclusione di un'era, e le circostanze concomitanti lasciavano presagire la fine dello stesso Ascoli, sommerso dai debiti e con una società allo sbando, sull'orlo del fallimento. Alla prima riunione del dopo-Rozzi parteciparono una trentina di persone e fu fatto il punto sulla situazione economica. Alla riunione successiva il numero di partecipanti si ridusse di due terzi, una decina in tutto.

Fu così che alcuni imprenditori locali, guidati dall'industriale ascolano Roberto Benigni che elesse Presidente il notaio Nazzareno Cappelli, presero l'iniziativa di ripianare i debiti, iscrivendo la squadra al campionato di serie C1 1995-1996. Nonostante gli sfavori del pronostico (la formazione era stata allestita in fretta e furia), l'Ascoli guidato da Enrico Nicolini giocò un campionato di vertice, anche grazie alle marcature di Walter Mirabelli. Disputato un girone di andata quasi sempre al comando della classifica, giunse infine la qualificazione ai play-off. In una nervosa semifinale i bianconeri superarono 1-0 la Nocerina, scesa al Del Duca con una moltitudine di tifosi, e ottennero poi un pareggio nella gara di ritorno. In finale trovarono il sorprendente Castel di Sangro che sbarrò loro la strada ai calci di rigore, con errore decisivo proprio di Mirabelli.

Il 3 agosto 1996 la nuova dirigenza rese omaggio al presidente scomparso nel 1° Memorial Costantino Rozzi, cui furono invitati il Milan e il Perugia. Il torneo, trasmesso in diretta da Italia 1, fu vinto proprio dall'Ascoli, e l'attaccante bianconero Stefano Pompini fu premiato come miglior giocatore. Nella stagione 1996/97 torna dopo 40 anni il derby con la Fermana, sia all'andata che al ritorno termina 2-2. L'Ascoli si piazza a 43 punti al 7º posto, sei punti fuori dai play off. L'anno dopo piazzamento peggiore, a 41 punti (pari merito con la Fermana), con la salveza conquistata a due giornate dalla fine.

Nell'anno del presunto centenario (1998/99) la dirigenza ritenne di compiere uno sforzo economico per riportare l'Ascoli in serie B. Affidati a Massimo Cacciatori, i bianconeri puntavano soprattutto sulle prestazioni del cannoniere Sossio Aruta, prelevato dalla Fermana. La presentazione della squadra si accompagnò a una grande festa in Piazza del Popolo e per l'occasione furono confezionate divise speciali, con gagliardetto ricamato a mano e la scritta "cento" sulla manica. L'Ascoli del "centenario" fu però ampiamente sopravvalutato, al punto che uno degli attaccanti in forza alla squadra preferì risolvere il contratto dopo aver ricevuto una proposta di lavoro a tempo indeterminato come operaio. Cacciatori fu esonerato e sostituito da Enzo Ferrari, che chiuse la stagione all'8º posto mancando i play-off all'ultima giornata. In questa stagione tra l'altro l'Ascoli dopo 42 anni perde (1-0) il derby con la Fermana che sale in serie B al suo posto.

Scaduto il mandato quadriennale di Cappelli, la società si diede un nuovo assetto e con il restante Benigni, la squadra fu rinforzata da nuovi acquisti, tra cui spiccava l'attaccante Eddy Baggio. Nel 1999-2000 l'Ascoli riprese a navigare nelle parti alte della classifica, concludendo il torneo al 3º posto. Ai play-off superò la Viterbese e approdò in finale, trovandovi la rivale Ancona. A differenza di quanto previsto nel 1995-96, un pareggio in finale avrebbe promosso la squadra con il miglior piazzamento in campionato, cioè la formazione dorica. Prevalse infatti l'Ancona con un pareggio ai tempi supplementari: dopo il momentaneo vantaggio siglato da Baggio, il giovane anconetano Mirko Ventura segnò la rete decisiva a 2' dalla fine.

Anni duemila[modifica | modifica wikitesto]

L'era Benigni e il ritorno in Serie A[modifica | modifica wikitesto]

Nedo Sonetti, per tre volte alla guida dell'Ascoli e mister della quarta promozione in A.

La stagione 2000-2001 vide una nuova rivoluzione societaria e Roberto Benigni, azionista di maggioranza rimasto per sua scelta fino a quel momento in secondo piano, assunse la carica di presidente. La sua presidenza fu caratterizzata da un'oculata gestione del bilancio che permise di estinguere in pochi anni i debiti che l'Ascoli si trascinava dal 1995. Il primo anno l'Ascoli di Benigni centrò di nuovo i play-off, ma stavolta si arrese in semifinale al Messina. L'anno seguente pervenne invece alla promozione diretta. La squadra di Giuseppe Pillon si presentò ai nastri di partenza quasi ignorata dalle testate sportive nazionali, ma fin dalla prima giornata prese il comando della classifica senza più abbandonarla. Si laureò virtualmente campione nello scontro diretto con il Catania, vinto in casa per 1-0, e conquistò la promozione matematica al Del Duca contro la Lodigiani di fronte a circa 20.000 sostenitori. Nell'anno dei diabolici, come fu detto, la rosa dell'Ascoli includeva anche il giovanissimo Andrea Barzagli, futuro campione del mondo.

Nelle due stagioni che seguirono l'Ascoli ottenne altrettante salvezze, prima con Giuseppe Pillon e poi con Aldo Ammazzalorso subentrato a Loris Dominissini. Nel 2004-2005 Benigni si affidò alla coppia Silva-Giampaolo nella speranza di centrare i play-off della serie B. Dopo un avvio stentato, il binomio d'attacco Bucchi-Colacone cominciò a rendere e trascinò la squadra a ridosso dell'obiettivo. L'Ascoli, pur concludendo il campionato con una differenza reti negativa (51 reti all'attivo, 52 al passivo) si guadagnò l'accesso alle eliminatorie nello scontro diretto con il Modena all'ultima giornata. Ciò nonostante, deboli erano le aspettative di vittoria dei bianconeri, che subirono infatti una doppia sconfitta in semifinale dal Torino. Ma nell'estate una serie di circostanze favorì la società marchigiana: il Genoa, primo classificato, fu retrocesso all'ultimo posto, mentre Torino e Perugia fallirono; così, insieme all'Empoli (2°) si ritrovarono in serie A il Treviso (5°) e appunto l'Ascoli (6°).

Il nuovo biennio in massima serie[modifica | modifica wikitesto]

Gianluca Pagliuca, portiere dell'Ascoli nella stagione 2006-2007.

Nel 2005-06 l'Ascoli disputò un campionato al di sopra delle aspettative, a cominciare dal clamoroso pareggio alla 1ª giornata contro il Milan, ottenuto al Del Duca sotto un violento acquazzone (1-1 con reti di Cudini e Shevchenko). L'organico costruito in pochi giorni non lasciava ben sperare i tifosi, che tuttavia si risentirono quando commentatori sportivi come Ruggiero Palombo, Boban[4] e Zazzaroni pronosticarono una rapida retrocessione.[5] La squadra, ancora guidata da Silva e Giampaolo (il quale ultimo però incorse in una squalifica, essendo privo del tesserino per allenare in A), si salvò invece con due giornate d'anticipo, stabilendo il proprio record di reti segnate in massima divisione (43), totalizzando 43 punti (9 vittorie, 16 pareggi e 13 sconfitte) e chiudendo il torneo al 10º posto insieme all'Udinese.

Fu però la stagione seguente, nonostante l'ingaggio di rinforzi di prestigio come il portiere Pagliuca e l'attaccante Delvecchio, a sancire il ritorno in B. L'Ascoli, allenato inizialmente da Attilio Tesser, proseguì il campionato con l'esperto Nedo Sonetti, che non riuscì tuttavia a ripetere l'impresa di Silva e Giampaolo. La squadra si classificò al 19º posto, risparmiandosi l'ultima posizione solo all'ultima giornata, quando si lasciò indietro il Messina.

Gli anni successivi alla nuova retrocessione[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2007-08 la squadra chiuse il campionato a metà classifica, sotto la guida di Ivo Iaconi. Il rapporto del tecnico con la società si sciolse il 25 giugno 2008, quando fu ingaggiato con contratto biennale Nello Di Costanzo.

La stagione seguente si aprì all'insegna dei risultati sfavorevoli, e il 20 ottobre lo stesso Di Costanzo fu sostituito dall'esordiente Vincenzo Chiarenza. Il cambio d'allenatore non recò benefici: l'Ascoli raggranellò due soli punti in cinque giornate, al Del Duca contro Rimini e Pisa, sprofondando all'ultimo posto. Anche Chiarenza fu esonerato (7 dicembre) e al suo posto arrivò Franco Colomba. La scelta si rivelò azzeccata: la squadra ottenne subito tre vittorie consecutive, e nel girone di ritorno proseguì altrettanto bene, inanellando sei risultati utili. A sei giornate dal termine, battuto 2-1 il Frosinone, l'Ascoli aveva quasi raggiunto la salvezza e si era avvicinato alla zona play-off, ma un inatteso crollo con quattro sconfitte di seguito riportò la squadra a ridosso dei play-out. Con un vantaggio di soli 3 punti, per la permanenza aritmetica in serie B occorreva una vittoria in trasferta contro il già retrocesso Treviso. Fu invece un pareggio (1-1), mentre all'ultima giornata i bianconeri furono sconfitti al Del Duca per 3-2 dal Livorno. La concomitanza di altri risultati fruttò ugualmente la salvezza, ottenuta con un 16º posto a 51 punti insieme a Modena e Salernitana.

Franco Colomba guidò l'Ascoli in Serie B alla salvezza nel 2008-2009

All'inizio della stagione 2009-10 Colomba fu svincolato e la presidenza si mise in cerca di un nuovo tecnico, con l'obiettivo di riconquistare la massima serie. Il 17 giugno 2009 fu ingaggiato Alessandro Pane, che aveva appena condotto la Reggiana ai play-off di Prima Divisione. La campagna acquisti estiva portò rinforzi come Mirco Antenucci e Marco Bernacci, tornato all'Ascoli dopo un anno di serie A con il Bologna. L'inizio di campionato fu favorevole ai bianconeri, imbattuti fino alla 7ª giornata, con 13 punti conquistati ed una posizione d'alta classifica. La netta sconfitta interna (1-5) contro il Sassuolo interruppe bruscamente la serie positiva, innescando una crisi che si prolungò per altre 7 giornate, che produssero solo due punti. La sconfitta interna per 1-3 nel derby contro l'Ancona (22 novembre) convinse Benigni a sostituire Pane richiamando Pillon. Dopo due sconfitte nelle prime partite, alla vigilia di Natale arrivò il primo punto da uno 0-0 al Via del Mare in casa del Lecce capolista, e subito dopo la vittoria con il Padova. Il 2010 si aprì all'insegna di una forte ripresa, con cinque vittorie consecutive, che riportò la squadra a metà classifica. Verso la fine del campionato, la squadra iniziò anche a nutrire qualche piccola speranza di poter agguantare un posizionamento play-off, ma non ci riuscì, chiudendo la stagione al nono posto, a quota 57 punti.

La stagione 2009-10 si caratterizzò anche per un episodio di fair play che ebbe per protagonista la compagine bianconera. Il 5 dicembre 2009, al Del Duca, su indicazione di Pillon la squadra lasciò pareggiare la Reggina dopo essere passata in vantaggio mentre un giocatore ospite era a terra. L'episodio contribuì alla sconfitta per 3-1 dei padroni di casa, ma destò scalpore e sfociò nella proposta, rivolta alla FIFA dallo Herald Tribune e dal The New York Times, di insignire la società marchigiana del premio Fair play 2009 al termine della stagione.[6]

Anni duemiladieci[modifica | modifica wikitesto]

La retrocessione in Lega Pro[modifica | modifica wikitesto]

Il 31 maggio 2010, all'indomani dell'ultima partita di campionato e congedando Pillon, la società ufficializzò l'ingaggio di Elio Gustinetti per la stagione successiva (contratto di un anno)[7]. Dopo 12 giornate, a causa degli scarsi risultati ottenuti (l'Ascoli si trovò ultimo con 10 punti, senza contare una penalizzazione di 3), il tecnico bergamasco venne sollevato dal proprio incarico e sostituito da Fabrizio Castori. Nel corso della stagione la società ricevette complessivamente 6 punti di penalizzazione, per irregolarità nella gestione amministrativa, e la situazione di classifica divenne sempre più difficile. Ma a pochi mesi dal termine del campionato la squadra iniziò ad infilare una notevole serie di risultati positivi, che la portò, il 29 maggio 2011, all'ultima giornata di campionato alla salvezza diretta. La squadra chiuse a 50 punti la stagione (56 effettivi escludendo la penalizzazione).

Per la stagione successiva, 2011-2012, la società confermò in panchina Fabrizio Castori. La stagione si aprì nuovamente all'insegna delle difficoltà: furono infatti assegnati ai marchigiani 7 (in origine erano 10, poi ridotti tramite vari ricorsi) punti di penalizzazione (1 per inadempienze di carattere amministrativo in relazione al versamento dei contributi Enpals e delle ritenute Irpef a beneficio di propri tesserati, 3 per violazione dell'articolo 4 del Codice di Giustizia Sportiva, per responsabilità oggettiva nelle accuse mosse ai calciatori Vincenzo Sommese e Vittorio Micolucci nello scandalo scommesse e 3 per non aver provveduto nei termini previsti al deposito di una serie di attestazioni finanziarie). Dopo le prime 13 giornate di campionato sotto la guida Castori la squadra aveva ottenuto 2 vittorie e 3 pareggi, e all'indomani di una sconfitta con l'AlbinoLeffe, la società decise di cambiare tecnico, scegliendo di puntare su Massimo Silva, il quale 5 anni prima sedeva già sulla panchina dei bianconeri nell'avventura in serie A assieme a Marco Giampaolo. Piano piano, seppur nei primi tempi della nuova gestione il rendimento non fosse ancora così diverso dal precedente, la squadra trovò nuovamente la forza per conquistare quei punti necessari ad evitare non solo la retrocessione diretta, ma anche lo spareggio playout. Come avvenuto negli anni precedenti, infatti, la squadra racimolò molti punti nell'ultima fase della stagione, vincendo partite importantissime contro dirette concorrenti per la salvezza. La salvezza matematica fu ufficialmente sancita all'ultima giornata, quando i bianconeri si imposero 2-0 in casa del Padova, con reti di Lorenzo Pasqualini ed Andrea Soncin. I bianconeri chiusero pertanto il loro campionato al quindicesimo posto, avendo conquistato 49 punti (56 effettivi escludendo la penalizzazione).

La stagione 2012-2013 inizia tra alti e bassi, anche se verso la fine del girone d'andata l'Ascoli ottiene 13 punti in cinque partite avvicinandosi alla zona play-off ma dopo la sconfitta per 4-3 contro lo Spezia incomincia una serie di risultati negativi che porta i bianconeri a giocarsi il tutto per tutto all'ultima giornata (Cittadella-Ascoli) per disputare almeno i play-out. Invece, dopo aver sprecato diverse occasioni, al '50 del s.t. il Cittadella segna il gol dell'1-0 decisivo con Baselli a pochi secondi dalla fine condannando di fatto l'Ascoli a retrocedere in Lega Pro, dopo 12 anni tra Serie A e Serie B.

La Lega Pro e il fallimento[modifica | modifica wikitesto]

La nuova stagione dell'Ascoli inizia nel peggiore dei modi. Prima dell'inizio del campionato, i tifosi marchigiani si ritrovano con il sito web della società sospeso e con una società in silenzio per varie settimane, con il mercato ormai aperto. Dopo una serie di avvertimenti degli ultras ascolani verso la dirigenza per impegni dichiarati e non mantenuti (presentazione del nuovo allenatore e direttore sportivo, e un mercato soddisfacente), viene presentato il nuovo tecnico dell'Ascoli, Rosario Pergolizzi; il 20 luglio viene poi ufficializzato Angelo Fabiani come nuovo direttore sportivo. Il 22 luglio viene organizzata dagli Ultras 1898 e tutti i tifosi una manifestazione al C.S. Città di Ascoli contro la dirigenza bianconera in occasione del raduno della squadra, con presenti circa 1000 persone.

Il 30 settembre 2013 tramite assemblea viene decretato il nuovo consiglio di amministrazione e il nuovo presidente Guido Manocchio[8] con l'ex presidente Benigni che lascia la carica dopo 18 anni.

Tuttavia dopo due mesi, Manocchio lascia la presidenza a Costantino Nicoletti nel mese di novembre tentando di risanare i conti della società che il 17 dicembre 2013 fallisce per bancarotta.

La nascita dell'Ascoli Picchio F.C. 1898[modifica | modifica wikitesto]

L'imprenditore italo-canadese Francesco Bellini, rifondatore e presidente del club dal 2014.

Dopo il fallimento, la società viene affidata ad una curatela fallimentare formata dai commissari Walter Gibelleri, Franco Zazzetta ed Emidio Verdecchia. Il 13 gennaio 2014 viene firmato il bando d'asta con i dettagli sul procedimento per l'acquisto della società, che fissa al 6 febbraio il termine per il pagamento della somma per rilevare il sodalizio.

Nel tardo pomeriggio del 6 febbraio viene aperta l'unica busta pervenuta, contenente l'offerta d'acquisto dell'imprenditore italo-canadese Francesco Bellini[9], che viene accettata, sancendo così la nascita dell'Ascoli Picchio F.C. 1898[10]. Il 13 maggio 2014 la F.I.G.C. ha trasferito il titolo sportivo del fallito Ascoli Calcio 1898 S.p.A. al nuovo soggetto societario[11].

Nella stagione 2014-2015 il club ha militato nel girone B della Lega Pro, classificandosi secondo alla conclusione del campionato e venendo successivamente eliminato al primo turno dei playoff dalla Reggiana. Alla vigilia della stagione calcistica 2015-2016 l'Ascoli ottiene il diritto di richiedere l'ammissione al campionato di Serie B nella stagione sportiva 2015/2016[12], in seguito alla condanna del Teramo, vincitore del campionato, alla retrocessione in Lega Pro per illecito sportivo, in seguito alla combine della penultima partita di campionato organizzata dalla squadra abruzzese a Savona, ove la vittoria esterna per 0-2 aveva permesso proprio al Teramo di centrare la promozione in Serie B con una giornata di anticipo, rendendo inutile lo scontro diretto con l'Ascoli in programma allo Stadio Gaetano Bonolis all'ultima giornata della stagione regolare.

Cronistoria[modifica | modifica wikitesto]

Cronistoria dell'Ascoli Picchio F.C. 1898
  • 1898 o 1901: Fondazione della società sportiva Candido Augusto Vecchi.[1]
  • 1905: Cambio denominazione in Ascoli Vigor.
  • 1921: Cambio denominazione in Unione Sportiva Ascolana.
  • 1926-27: 1° nella Divisione Marchigiana del campionato di Terza Divisione. Promosso nel campionato di Seconda Divisione.
  • 1927-28: 3º nel girone Sud A del campionato di Seconda Divisione. Ammesso al nuovo Campionato Meridionale per allargamento dei quadri.
  • 1928-29: 8º nel girone B del Campionato Meridionale. Retrocesso nel campionato di Seconda Divisione.
  • 1929-30: 1º nel girone B del Direttorio Meridionale del campionato di Seconda Divisione. Promosso nel campionato di Prima Divisione.
  • 1930-31: 8º nel girone F Sud del campionato di Prima Divisione.
  • 1931-32: 10º nel girone E del campionato di Prima Divisione.
  • 1932-33: 6º nel girone G del campionato di Prima Divisione. A fine campionato rinuncia alla categoria e riparte dal campionato di Seconda Divisione.
  • 1933-34: 6° nel girone unico del Direttorio IX Zona (Marche) del campionato di Seconda Divisione.
  • 1934-35: Partecipa al girone unico del Direttorio IX Zona (Marche) del campionato di Seconda Divisione. Ammesso al nuovo campionato di Prima Divisione.
  • 1935-36: 7° nel girone unico del Direttorio IX Zona (Marche e Abruzzi) del campionato di Prima Divisione.
  • 1936-37: 4° nel girone unico del Direttorio IX Zona (Marche) del campionato di Prima Divisione.
  • 1937-38: 3° nel girone unico del Direttorio IX Zona (Marche - Abruzzi - Dalmazia) del campionato di Prima Divisione. Promosso in Serie C a seguito dell'allargamento del numero di squadre iscritte.
  • 1938-39: 9º nella Prima fase del girone F della Serie C.
Qualificazioni di Coppa Italia.
  • 1939-40: 13º nella Prima fase del girone F della Serie C.
Qualificazioni di Coppa Italia.
  • 1940-41: 13º nella Prima fase del girone F della Serie C.
Qualificazioni di Coppa Italia.
  • 1941-42: 12º nella Prima fase del girone F della Serie C.
  • 1942-43: 2º nella Prima fase del girone H della Serie C.
  • 1943-1945: Attività sospesa per cause belliche.
  • 1945: Alla ripresa delle attività agonistiche vengono riunite tutte le squadre rionali della città nell'Associazione Sportiva Ascoli.
  • 1945-46: 9º nel girone B della Lega Centro-Sud di Serie C.
  • 1946-47: 12º nel girone F della Lega Interreg. Centro di Serie C. Retrocesso in Prima Divisione dopo aver vinto lo spareggio con la Sangiorgese e aver perso la semifinale salvezza contro il Poligrafico e successivamente ripescato.
  • 1947-48: 12º nel girone F della Lega Interreg. Centro di Serie C. Retrocesso in Promozione.
  • 1948-49: 11º nel girone L della Lega Interreg. Centro di Promozione.
  • 1949-50: 12º nel girone L della Lega Interreg. Centro di Promozione.
  • 1950-51: 10º nel girone L della Lega Interreg. Centro di Promozione.
  • 1951-52: 3º nel girone L della Lega Interreg. Centro di Promozione. Ammesso nella nuova IV Serie in quanto fondatore della nuova divisione.
  • 1952-53: 2º nel girone E della IV Serie.
  • 1953-54: 4º nel girone F della IV Serie.
  • 1954-55: 15º nel girone G della IV Serie. Retrocesso in Promozione Regionale. A fine stagione si fonde con la Del Duca e cambia denominazione in Del Duca Ascoli.
  • 1955-56: 2° nel girone unico della Promozione Marchigiana.
  • 1956-57: 1° nel girone unico della Promozione Marchigiana. Promosso nel Campionato Interregionale - Seconda Categoria.
  • 1957-58: 5º nel girone G del Campionato Interregionale - Seconda Categoria.
  • 1958-59: 4º nel girone G del Campionato Interregionale. Ripescato in Serie C a tavolino dalla FIGC.
  • 1959-60: 7º nel girone B della Serie C.
  • 1960-61: 6º nel girone B della Serie C.
  • 1961-62: 14º nel girone B della Serie C.
  • 1962-63: 13º nel girone C della Serie C.
  • 1963-64: 4º nel girone C della Serie C.
  • 1964-65: 4º nel girone C della Serie C.
  • 1965-66: 8º nel girone C della Serie C.
  • 1966-67: 10º nel girone C della Serie C.
  • 1967-68: 8º nel girone B della Serie C.
  • 1968-69: 3º nel girone B della Serie C.
  • 1969-70: 4º nel girone B della Serie C.
  • 1970-71: 4º nel girone B della Serie C.
  • 1971: Assume la denominazione di Ascoli Calcio 1898 rilevando, per continuità, la fondazione dello storico sodalizio Candido Augusto Vecchi.
  • 1971-72: 1º nel girone B della Serie C. Promosso in Serie B.
  • 1972-73: 4º in Serie B.
Primo turno di Coppa Italia.
  • 1973-74: 2º in Serie B. Promosso in Serie A.
Primo turno di Coppa Italia.
Primo turno di Coppa Italia.
  • 1975-76: 14º in Serie A. Retrocesso in Serie B.
Primo turno di Coppa Italia.
Primo turno di Coppa Italia.
  • 1977-78: 1º in Serie B. Promosso in Serie A.
Primo turno di Coppa Italia.
Primo turno di Coppa Italia.
Vince la The Red Leaf Cup contro il Rangers Glasgow.
Primo turno di Coppa Italia.
Vince il Torneo di Capodanno contro la Juventus.
Primo turno di Coppa Italia.
Primo turno di Coppa Italia.
Ottavi di finale di Coppa Italia.
Ottavi di finale di Coppa Italia.
  • 1984-85: 14º in Serie A. Retrocesso in Serie B.
Primo turno di Coppa Italia.
  • 1985-86: 1º in Serie B. Promosso in Serie A.
Primo turno di Coppa Italia.
Primo turno di Coppa Italia.
Coppaeuropa.jpg Vince la Mitropa Cup (1º titolo).
Quarti di finale di Coppa Italia.
Quarti di finale di Coppa Italia.
  • 1989-90: 18º in Serie A. Retrocesso in Serie B.
Gironi di qualificazione di Coppa Italia.
  • 1990-91: 4º in Serie B. Promosso in Serie A.
Primo turno di Coppa Italia.
  • 1991-92: 18º in Serie A. Retrocesso in Serie B.
Secondo turno di Coppa Italia.
Secondo turno di Coppa Italia.
Secondo turno di Coppa Italia.
Primo turno di Coppa Italia.
Secondo turno di Coppa Italia.
Terzo turno di Coppa Italia Serie C.
  • 1996-97: 8º nel girone B della Serie C1.
Primo turno di Coppa Italia.
Ottavi di finale di Coppa Italia Serie C.
  • 1997-98: 10º nel girone B della Serie C1.
Fase eliminatoria a gironi di Coppa Italia Serie C.
  • 1998-99: 8º nel girone B della Serie C1.
Fase eliminatoria a gironi di Coppa Italia Serie C.
  • 1999-00: 3º nel girone B della Serie C1. Perde la finale play-off contro l'Ancona.
Fase eliminatoria a gironi di Coppa Italia Serie C.
  • 2000-01: 5º nel girone B della Serie C1. Perde la semifinale play-off contro il Messina.
Primo turno di Coppa Italia.
Quarti di finale di Coppa Italia Serie C.
  • 2001-02: 1º nel girone B della Serie C1. Promosso in Serie B.
Fase a gironi di Coppa Italia.
Sedicesimi di finale di Coppa Italia Serie C.
Vince la Supercoppa di Lega di Serie C (1º titolo).
Primo turno di Coppa Italia.
Primo turno di Coppa Italia.
  • 2004-05: 6° sul campo in Serie B. Perde la semifinale play-off contro il Torino ma, per effetto della condanna sportiva del Genoa e per le mancate iscrizioni del Perugia e dello stesso Torino, diviene il club col 3° miglior titolo sportivo e viene promosso in Serie A.
Fase a gironi di Coppa Italia.
Secondo turno di Coppa Italia.
  • 2006-07: 19º in Serie A. Retrocesso in Serie B.
Secondo turno di Coppa Italia.
Ottavi di finale di Coppa Italia.
Quarto turno di Coppa Italia.
Terzo turno di Coppa Italia.
Terzo turno di Coppa Italia.
Terzo turno di Coppa Italia.
  • 2012-13: 20° in Serie B. Retrocesso in Lega Pro Prima Divisione.
Terzo turno di Coppa Italia.
Primo turno di Coppa Italia.
Secondo turno di Coppa Italia Lega Pro.
  • 2014 - 13 maggio: L'Ascoli Picchio F.C. 1898 rileva il titolo sportivo dell'Ascoli Calcio 1898 fallito per bancarotta mantenendo la categoria.
  • 2014-15: 2° nel girone B della Lega Pro. Perde il preliminare play-off contro la Reggiana ma viene promosso in Serie B dopo la revoca della promozione in Serie B del Teramo per illecito sportivo.
Ottavi di finale di Coppa Italia Lega Pro.
Primo turno di Coppa Italia.

Colori e simboli[modifica | modifica wikitesto]

Colori[modifica | modifica wikitesto]

Rozzi con i suoi celebri calzini rossi

I colori sociali dell'Ascoli sono il bianco e il nero. La divisa classica prevede una maglia a strisce verticali bianconere, abbinata a calzettoni e calzoncini bianchi. Una recente tradizione prevede che ogni anno, in occasione del turno casalingo più vicino al 18 dicembre – anniversario della morte dello storico presidente Costantino Rozzi –, l'Ascoli scenda in campo con dei calzettoni rossi, in ricordo dei celebri calzini indossati per scaramanzia dal Presidentissimo.[13]

Manica sinistra
Manica sinistra
Maglietta
Maglietta
Manica destra
Manica destra
Pantaloncini
Calzettoni
Divisa con i colori comunali
Manica sinistra
Maglietta
Maglietta
Manica destra
Pantaloncini
Calzettoni
Divisa adottata in epoca fascista
Manica sinistra
Manica sinistra
Maglietta
Maglietta
Manica destra
Manica destra
Pantaloncini
Calzettoni
Divisa classica
Manica sinistra
Maglietta
Maglietta
Manica destra
Pantaloncini
Calzettoni
Divisa Adidas 1986
Manica sinistra
Manica sinistra
Maglietta
Maglietta
Manica destra
Manica destra
Pantaloncini
Calzettoni
Divisa UHL 2002-03
Manica sinistra
Manica sinistra
Maglietta
Maglietta
Manica destra
Manica destra
Pantaloncini
Calzettoni
Divisa Lotto 2005-06
Manica sinistra
Manica sinistra
Maglietta
Maglietta
Manica destra
Manica destra
Pantaloncini
Calzettoni
Divisa Legea 2006-07
Manica sinistra
Manica sinistra
Maglietta
Maglietta
Manica destra
Manica destra
Pantaloncini
Calzettoni
Divisa Legea 2007-08

Simboli ufficiali[modifica | modifica wikitesto]

Stemma[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione dello stemma
Lo stemma utilizzato nelle divise da gioco degli anni ottanta
Lo stemma in uso fino al 2014
Lo stemma attuale

Lo stemma dell'Ascoli Picchio F.C. adottato nel 2014 (a seguito della decisione del nuovo sodalizio di non adottare nessuno degli emblemi di proprietà del disciolto Ascoli Calcio, acquistati all'asta fallimentare) è stato realizzato sotto la supervisione della moglie del presidente Francesco Bellini. Si presenta sotto forma di scudo svizzero palato bianco-nero (ricalcando in tal modo la forma dello stemma originale dell'A.S. Del Duca) con una fascia rossa centrale contenente il simbolo comunale di Ascoli Piceno. Una fascia trasversale bianca, posta a mezza altezza e incurvata verso il basso, contiene il nome del club, mentre la cuspide dello scudo contiene un picchio stilizzato, mutuato dal simbolo delle aziende del presidente Bellini; tale animale era già stato adottato nella simbologia del club (sebbene com una diversa veste grafica) negli anni ottanta, per rappresentare il territorio ascolano.[14]

Negli anni ottanta il gagliardetto dell'Ascoli recava sul lato destro un castello in campo rosso (simbolo del comune) e sul sinistro una serie di strisce verticali bianconere. Alla fine degli anni novanta il giallo venne sostituito dall'oro, frapposto alle bande bianconere, e lo stemma tornò circolare - come negli anni settanta - contornato dalla scritta Ascoli Calcio 1898, sempre di color oro su sfondo bianco.

Mascotte[modifica | modifica wikitesto]

La mascotte dell'Ascoli è il picchio stilizzato, riferito all'uccello totemico degli antichi Piceni. Questo simbolo è l'unico utilizzato nelle maglie indossate dall'Ascoli della gestione Rozzi, ma è stato anche in uso in alcune divise sociali adottate durante le gestioni Cappelli/Benigni ove spesso si urla il nome del Lanfranco. Secondo un'antichissima tradizione greco-romana, il popolo dei Sabini attraversò l'Appennino seguendo un totem, un animale guida identificato nel “picchio”, di cui venivano interpretati i movimenti e i comportamenti per trarne indicazioni sulla direzione del viaggio. Inoltre, si narra che il Picchio si posò sul loro vessillo guidandoli nel Piceno.

Inno[modifica | modifica wikitesto]

L'Ascoli Calcio ha avuto diversi inni, tutti composti da artisti ascolani. Il primo fu scritto in occasione dell'esordio della squadra in serie A da Enzo Titta, insegnante di scienze del liceo classico di Ascoli Piceno, musicista polistrumentista. I versi iniziali sono:

« Ascoli, Ascoli, Ascoli, del calcio l'università.
Ascoli, Ascoli, Ascoli, il vanto sei della città. »

Si sono poi succeduti altri due inni. Negli anni 1980 è stata la volta di Ascoli sei grande dei Well's Fargo, comunemente intonato dalla Curva Sud. Suggestivo nella sua semplicità, "Ascoli sei grande" è l'inno che accompagna i giocatori in campo all'inizio della partita.

Negli anni 2000 è apparso Cuore bianconero del gruppo ascolano dei Nerkias. In linea con la vocazione satirica della band, quest'inno non è scevro di elementi goliardici:

« Se il Picchio sta in vetta me ne freche de la ciuetta.[15] »

Anche questo inno è eseguito al Del Duca a inizio partita, ma il suo incedere umoristico ha maggior presa nelle piazze (ove viene cantato a squarciagola) piuttosto che nella curva. Rimane il fatto che l'inno storico del maestro Titta è ancora diffuso al termine dell'incontro in caso di vittoria.

Negli ultimi anni il cantante ascolano Claudio Zucchetti ha inciso alcune canzoni che hanno ottenuto un ottimo gradimento tra i tifosi bianconeri, fra le quali "Sono Ascolano", "Un sogno in bianco e nero", "L'ultimo grido di libertà" e "Ciao presidente" (dedicata al Presidentissimo Rozzi).

« Ascoli, favola unica, mi fai cantare e soffrire anche senza un perché.
Sarò matto ma questa canzone d'amore è per te.
(Un sogno in bianco e nero) »

L'ultima canzone di Zucchetti dedicata all'Ascoli è uscita nell'agosto 2012, dal titolo "La Regina delle Marche".

Strutture[modifica | modifica wikitesto]

Stadio[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Stadio Ferruccio Corradino Squarcia e Stadio Cino e Lillo Del Duca.

L'Ascoli Calcio disputa gli incontri casalinghi allo stadio Cino e Lillo Del Duca in via delle Zeppelle. Fino al 1962 l'Ascoli Calcio disputava gli incontri casalinghi allo Stadio Ferruccio Corradino Squarcia, ora adibito alla disputa del torneo cavalleresco della Quintana di Ascoli Piceno.

Centro di allenamento[modifica | modifica wikitesto]

Dalla stagione 2014-15 l'Ascoli Picchio ha abbandonato il centro sportivo "Città di Ascoli" (attualmente di proprietà di Banca Marche) ed è tornato ad allenarsi presso il centro "Ecoservices" di Campolungo di Ascoli. Le squadre giovanili invece si dividono tra il centro "F.lli Agostini", situato in zona basso Marino, e il campo "Tony Stipa" di Piattoni di Castel di Lama.

Il 19 agosto 2015 la società ha annunciato l'acquisto del centro "F.lli Agostini" con un piano di ristrutturazione che prevede per l'inizio della stagione 2016/2017 il completamento del nuovo "Punto Calcio Picchiarello" che potrà contare su ben 4 campi di calcio omologati per i campionati Primavera (di cui uno con tribune da 1.100 posti) più un campo da calciotto coperto, nonché una palestra.[16]

Società[modifica | modifica wikitesto]

Arrows-folder-categorize.svg Le voci sui singoli soggetti sono elencate nella Categoria:Dirigenti dell'Ascoli Picchio F.C. 1898

Dal 6 febbraio 2014 il nuovo presidente è Francesco Bellini, altri soci sono Battista Faraotti, Giuliano Tosti e Gianluca Ciccoianni, tutti imprenditori ascolani. Direttore generale è l'ex giornalista di Tuttosport, unico non ascolano, Gianni Lovato.

Organigramma societario[modifica | modifica wikitesto]

Dal sito internet ufficiale della società.[17]

Stemma Ascoli Picchio F.C. 1898.png
Staff dell'area amministrativa
  • Italia Francesco Bellini - Presidente
  • Italia Marisa Bellini - Consigliere
  • Italia Luca Ciccoianni - Consigliere
  • Italia Alfredo Fabiani - Consigliere
  • Italia Battista Faraotti - Consigliere
  • Italia Giuliano Tosti - Consigliere
  • Italia Maria Cristina Celani - Consigliere e ufficio legale
  • Italia Gianni Lovato - Direttore generale
  • Italia Francesco Marroccu - Direttore sportivo
  • carica vacante - Responsabile area scouting
  • Italia Cetteo Di Mascio - Responsabile settore giovanile
  • Italia Valeria Lolli - Ufficio stampa e comunicazione
  • Italia Marco Maria Marcolini - Segreteria generale e biglietteria
  • Italia Mirko Evangelista - Segreteria sportiva e team manager
  • Italia Grazia Maria Di Silvestre - Ufficio amministrazione
  • Italia Riccardo Capanna - Logistica
  • Italia Gianmarco Marucchi - Coordinatore settore giovanile
  • Italia Cristiano Fioravanti - Responsabile marketing

[modifica | modifica wikitesto]

Stemma Ascoli Picchio F.C. 1898.png
Cronologia degli sponsor tecnici
Stemma Ascoli Picchio F.C. 1898.png
Cronologia degli sponsor ufficiali
  • 1981-1984 POP84
  • 1984-1985 Olio San Giorgio
  • 1985-1987 Norditalia Assicurazioni
  • 1987-1989 Micromax
  • 1989-1991 Cocif
  • 1991-1992 Imesa
  • 1992-1994 Cocif
  • 1995-2005 Carisap
  • 2005-2006 Gaudì
  • 2006-2007 Pompea
  • 2007-2009 Cult
  • 2009-2013 Carisap
  • 2014-2016 Fainplast-Ciam-Brosway (quest'ultimo sul retro delle maglie)[18][19]

Allenatori e presidenti[modifica | modifica wikitesto]

Arrows-folder-categorize.svg Le voci sui singoli soggetti sono elencate nella Categoria:Allenatori dell'Ascoli Picchio F.C. 1898 e Categoria:Presidenti dell'Ascoli Picchio F.C. 1898
Stemma Ascoli Picchio F.C. 1898.png
Allenatori
Stemma Ascoli Picchio F.C. 1898.png
Presidenti
  • 1898-1901 - Italia Giuseppe Celani[1]
  • 1901-1905 - Italia L. Fortis
  • 1905-1915 - Italia Antonio Silvestri
  • 1919-1922 - Italia Giuseppe Secondo Squarcia
  • 1922-1923 - Italia Giovanni Tofani
  • 1923-1924 - Italia Piero Sacconi Natali
  • 1924-1925 - Italia Carlo Vecchiotti
  • 1925-1927 - Italia Giovanni Poli
  • 1927-1929 - Italia Vincenzo De Scrilli
  • 1929-1931 - Italia Vasco Bruno Sgariglia
  • 1931-1932 - Italia Domenico Sassaroli
  • 1932-1933 - Italia Enrico Priori
  • 1933-1934 - Italia Emidio Angelini
  • 1934-1935 - Italia Ugo Liberi
  • 1935-1936 - Italia Aldo Tarlazzi
  • 1936-1941 - Italia Giuseppe Mazzocchi
  • 1941-1942 - Italia Ezio Pallotta
  • 1942-1946 - Italia Carlo Bartoli
  • 1946-1947 - Italia Giuseppe Silva
  • 1947-1948 - Italia Ernestina Panichi Seghetti
  • 1948-1949 - Italia Serafino Barbieri
  • 1949-1951 - Italia Silvio del Duca Giugni
  • 1951-1952 - Italia Agostino Tabani
  • 1952-1954 - Italia Augusto Giammiro
  • 1954-1955 - Italia Mario Benvenga
  • 1955-1956 - Italia Cino Del Duca
  • 1956-1962 - Italia Pacifico Saldari
  • 1962-1968 - Italia Leone Cicchi
  • 1968-1994 - Italia Costantino Rozzi
  • 1994-1995 - Italia Elio Rozzi
  • 1995-1999 - Italia Nazzareno Cappelli
  • 1999-2013 - Italia Roberto Benigni
  • set. 2013-nov. 2013 - Italia Guido Manocchio
  • nov. 2013-dic. 2013 - Italia Costantino Nicoletti
  • dic. 2013-feb. 2014 - (curatela fallimentare)
  • feb. 2014-in carica - Italia Canada Francesco Bellini

Giocatori[modifica | modifica wikitesto]

Arrows-folder-categorize.svg Le voci sui singoli soggetti sono elencate nella Categoria:Calciatori dell'Ascoli Picchio F.C. 1898

Palmarès[modifica | modifica wikitesto]

Competizioni internazionali[modifica | modifica wikitesto]

1986-1987

Competizioni nazionali[modifica | modifica wikitesto]

Stemma Ascoli Picchio F.C. 1898.png
Torneo di Capodanno - Finale

Ascoli Piceno, 14 giugno 1981, Stadio Del Duca
Bianconero ascolano.png Ascoli - Juventus Nero e Bianco (Strisce).svg
2 - 1


  • Ascoli: F. Pulici, Anzivino, Boldini, Bellotto, Gasparini, Perico, C.Trevisanello, Moro, Anastasi (Gibellieri), Scanziani, Torrisi (Mancini).
  • Allenatore: Carlo Mazzone

  • Juventus: Zoff, Gentile, Cabrini, Furino, Brio, Scirea, Marocchino (Causio), Tardelli, Bettega, Brady, Fanna.
  • Allenatore: Giovanni Trapattoni

  • Arbitro: Tonolini.
  • Marcatori: Gol 50’ Trevisanello (A), Gol 70’ Tardelli (J), Gol 82’ (rig.) Moro (A).
1977-1978, 1985-1986
2002
1980-1981

Competizioni interregionali[modifica | modifica wikitesto]

2001-2002 (girone B)

Competizioni regionali[modifica | modifica wikitesto]

1926-1927, 1937-1938, 1956-1957

Statistiche e record[modifica | modifica wikitesto]

Partecipazione ai campionati[modifica | modifica wikitesto]

Livello Categoria Partecipazioni Debutto Ultima stagione Totale
Serie A 16 1974-1975 2006-2007 16
Serie B 19 1972-1973 2015-2016 19
Prima Divisione 5 1927-1928 1932-1933 34
Serie C 20 1938-1939 1971-1972
Serie C1 7 1995-1996 2001-2002
Lega Pro Prima Divisione 1 2013-2014
Lega Pro 1 2014-2015
Seconda Divisione 3 1929-1930 1934-1935 12
Promozione 4 1948-1949 1951-1952
IV Serie 3 1952-1953 1954-1955
Campionato Interregionale - Seconda Categoria 1 1957-1958
Campionato Interregionale 1 1958-1959

In 80 stagioni sportive disputate a livello nazionale, compresi 4 tornei di terzo livello (C) e 1 di quarto livello (D) organizzati dal Direttorio Meridionale. Sono esclusi il periodo fra il 1935 e il 1938, e quello fra il 1955 e il 1957, in cui l'Ascoli decadde a livello locale nelle competenze del Comitato Regionale Marchigiano.

Statistiche di squadra[modifica | modifica wikitesto]

L'Ascoli della stagione 1979-1980, quarto classificato in Serie A.
Stemma Ascoli Picchio F.C. 1898.png
Serie A
  • Numero di stagioni in serie A: 16
  • Numero di retrocessioni in serie B: 5
  • Maggior numero di stagioni consecutive in serie A: 7 (dal 1978-79 al 1984-85)
  • Miglior piazzamento: 5º posto (1979-80)
  • Peggior piazzamento:
14° su 16: 1975-76 e 1984-85
18° su 18: 1989-90 e 1991-92
19° su 20: 2006-07
  • Maggior numero di punti realizzati in una stagione:
34 (1979-80, 30 partite, 2 punti a vittoria)
29 (1988-89, 34 partite, 2 punti a vittoria)
43 (2005-06, 38 partite, 3 punti a vittoria)
  • Minor numero di punti realizzati in una stagione:
22 (1984-85, 30 partite, 2 punti a vittoria)
14 (1991-92, 34 partite, 2 punti a vittoria)
27 (2006-07, 38 partite, 3 punti a vittoria)
  • Maggior numero di reti realizzate in una stagione:
35 (1979-80, 30 partite)
30 (1988-89, 34 partite)
43 (2005-06, 38 partite)
  • Minor numero di reti realizzate in una stagione:
14 (1974-75, 30 partite)
20 (1989-90, 34 partite)
36 (2006-07, 38 partite)
  • Maggior numero di reti subite in una stagione:
40 (1984-85, 30 partite)
68 (1991-92, 34 partite)
67 (2006-07, 38 partite)
  • Minor numero di reti subite in una stagione:
21 (1981-82, 30 partite)
41 (1988-89, 34 partite)
53 (2005-06, 38 partite)
  • Maggior numero di vittorie in una stagione:
11 (1979-80, 30 partite)
9 (1988-89, 34 partite)
9 (2005-06, 38 partite)
  • Minor numero di vittorie in una stagione:
4 (1975-76 e 1984-85, 30 partite)
4 (1989-90 e 1991-92, 34 partite)
5 (2006-07, 38 partite)
  • Maggior numero di sconfitte in una stagione:
13 (1986-87, 30 partite)
24 (1991-92, 34 partite)
21 (2006-07, 38 partite)
  • Minor numero di sconfitte in una stagione:
7 (1979-80 e 1981-82, 30 partite)
14 (1988-89, 34 partite)
13 (2005-06, 38 partite)
  • Maggior numero di pareggi in una stagione:
15 (1975-76, 30 partite)
13 (1989-90, 34 partite)
16 (2005-06, 38 partite)
  • Minor numero di pareggi in una stagione:
9 (1982-83, 30 partite)
6 (1991-92, 34 partite)
12 (2006-07, 38 partite)
  • Maggior numero di vittorie consecutive: 3 (1980-81 e 1988-89)
  • Maggior numero di pareggi consecutivi: 5 (1974-75, 1975-76 e 1984-85)
  • Maggior numero di sconfitte consecutive: 5 (1991-92)
  • Maggior numero di risultati utili consecutivi: 12 (1981-82)
  • Maggior numero di partite consecutive senza vittoria: 18 (1989-90)
  • Vittoria più larga in casa:
Ascoli-Torino 3-0 (1978-79 e 1987-88)
Ascoli-Roma 3-0 (1979-80)
Ascoli-Udinese 3-0 (1979-80, 1981-82 e 1982-83)
Ascoli-Avellino 4-1 (1983-84)
Ascoli-Fiorentina 3-0 (1987-88)
Ascoli-Verona 3-0 (1988-89)
Ascoli-Chievo 3-0 (2006-07)
  • Vittoria più larga in trasferta:
Inter-Ascoli 2-4 (1979-80)
Udinese-Ascoli 0-2 (1981-82)
Torino-Ascoli 0-2 (1986-87)
  • Sconfitta più larga in casa:
Ascoli-Juventus 0-5 (1986-87)
Ascoli-Verona 0-5 (2012-13)
  • Sconfitta più larga in trasferta:
Juventus-Ascoli 7-0 (1983-84)
  • Partita con più reti in casa:
Ascoli-Milan 2-5 (2006-07)
  • Partita con più reti in trasferta:
Juventus-Ascoli 7-0 (1983-84)
Torino-Ascoli 5-2 (1991-92)

Statistiche individuali[modifica | modifica wikitesto]

Casagrande.jpg Giuseppe Greco calciatore 1958.jpg
Walter Casagrande e Giuseppe Greco, migliori marcatori in A del Picchio.
Francescoscorsa.jpg Hugomaradona.jpg
Francesco Scorsa, recordman di presenze in A dell'Ascoli. Hugo Maradona fratello di Diego, una stagione ad Ascoli senza lasciare il segno.
Migliori marcatori in serie A
Migliori marcatori in assoluto
Giocatori più presenti in A
Giocatori più presenti in assoluto

Tifoseria[modifica | modifica wikitesto]

Diffusione[modifica | modifica wikitesto]

La maggioranza dei tifosi bianconeri proviene da Ascoli Piceno e dai comuni limitrofi: nella provincia è sostanzioso il seguito dai comuni della Valle del Tronto e dell'entroterra; fuori dai confini provinciali il tifo bianconero è radicato nel fermano, nel maceratese e nella Val Vibrata (territorio settentrionale della provincia di Teramo ma storicamente e culturalmente legato ad Ascoli). Va ricordato che l'Ascoli, essendo la prima squadra marchigiana a raggiungere la serie A nel 1974 e capace di disputarvi 16 campionati, ha conquistato un numero ragguardevole di tifosi in varie altre zone della regione. Anche per questo motivo l'Ascoli negli anni d'oro riusciva a riempire uno stadio di 34.000 posti (oggi ridotto a 20.000), nonostante le modeste dimensioni della città[3]. Fuori dai confini regionali e del vicino Abruzzo sono presenti nuclei di tifosi a Roma, Bologna, Toscana, Umbria e in alcune regioni del nord Italia.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Rozzi (al centro) nella sala trofei della società

I primi gruppi della tifoseria organizzata ascolana emersero all'inizio degli anni 1970. Nel 1974, con la promozione in serie A e l'ampliamento dello stadio Del Duca, la curva sud divenne il settore dei sostenitori bianconeri mentre in precedenza i più caldi si concentravano piuttosto in curva nord e negli altri settori. Nello stesso anno si formò il Settembre Bianconero (SBN), nel quale confluirono i gruppi preesistenti. I primi anni di militanza del Settembre si contraddistinsero, soprattutto al Del Duca, per una serie di gravi scontri con le tifoserie avversarie, soprattutto quelle della Fiorentina, del Torino, della Roma, della Lazio e della Ternana. I viola in particolare furono al centro di violenti scontri in Curva Sud alla prima trasferta. Verso la fine degli anni settanta si formano in curva i Commandos che nel 1983 ampliarono la denominazione in Commandos Army.

Nei primi '80 nasce Club Rambo che affianca il Settembre Bianconero come asse portante della tifoseria organizzata.
Nel 1983 si formarono i Black Warriors, gruppo proveniente dal comune limitrofe di Castel di Lama, il Monticelli Bianconero che prese il nome del suo quartiere e la Gioventù Bianconera (nata da una scissione del Club Rambo). Nel 1985, si formano gli Strà Kaos Ascoli gruppo coreografico e originale del quartiere di Campo Parignano e nel 1987 e gli Swing Out Group.

Il 9 ottobre 1988 il Del Duca fu teatro di un evento luttuoso. Nel dopopartita di Ascoli-Inter il pullman di un gruppo di skinhead nerazzurri fu fatto transitare sotto la curva ascolana. Ne scaturì una grave colluttazione, e uno dei capi storici del Settembre, Nazzareno (Reno) Filippini, venne violentemente percosso. Morì dopo tre settimane. Il fatto destò scalpore e la Lega Calcio fu indotta, d'accordo con le forze dell'ordine, a predisporre una serie di accorgimenti per limitare il rischio di scontri tra le tifoserie, inasprendo i controlli all'ingresso ed eliminando i settori misti da tutti gli stadi; in ricordo di Filippini è stata apposta una targa sul ponte che collega la città allo stadio.[20]

La morte dello storico Presidente Costantino Rozzi avvenuta il 18 dicembre 1994 suscitò sconforto negli ambienti della tifoseria e degli sportivi ascolani. In seguito la Curva Sud venne intitolata al suo nome.[21]

Nel 1994 nasce il gruppo dei Boys e un anno dopo quello della Guardia di Ferro che si ispirava al movimento legionario rumeno degli anni trenta. Nel 1999 arriva quello degli Arditi, gruppo rappresentativo del nord della provincia (Comunanza) e quello Monte Urano che univa giovani ultras dell'omonimo comune. Nel 2002 fu il turno del gruppo Squadraccia, proveniente da Porto Sant'Elpidio.

Nel 2003 la cessione alla Fiorentina di Gaetano Fontana, ritenuto una bandiera dai tifosi, determinò in questi ultimi la convinzione che le motivazioni economiche prevalessero ormai costantemente sull'attaccamento ai colori sociali, e li risolse a non dedicare più cori ai singoli calciatori.

Il primo campionato dopo l'ultimo ritorno in serie A portò nuovamente il Del Duca alla ribalta per un episodio di violenza, che tuttavia non ebbe conseguenze fatali e fu isolato dalla tifoseria di casa. Al termine dell'incontro Ascoli-Sampdoria un sedicenne ascolano, approfittando della confusione, si introdusse in Curva Sud Rozzi con una pistola di segnalazione navale ed esplose un razzo verso il settore degli ospiti. Fu colpita Ambretta Piergiovanni, 57enne tifosa doriana di Fano.Il giudice sportivo sanzionò la società per responsabilità oggettiva, infliggendo due turni di squalifica al campo con l'obbligo di giocare a porte chiuse e una multa di 10.000 euro.

Nel 2005 parte del Settembre Bianconero uscì dal gruppo per costituire gli Ascoli Piceno Ultras, che si dimostrarono sufficientemente organizzati anche quanto alle capacità coreografiche; di qui la scelta del Settembre di cedere il comando della curva. Nonostante il ritorno in massima serie si verificò un disaffezionamento della tifoseria e si acuirono le divisioni tra gli ultrà e i tifosi non organizzati, specialmente in seguito allo sfociare della contestazione aperta verso la dirigenza. I mesi che seguirono videro anche un alto numero di diffidati tra i tifosi ascolani.

Nel marzo 2006 nacque, per iniziativa di giovani studenti e lavoratori emigrati nel capoluogo emiliano, il gruppo Esiliati Bologna, votato a seguire le trasferte dell'Ascoli specialmente in Italia settentrionale. Sul finire dell'anno si sciolsero i Black Warriors, con un comunicato ufficiale che criticava apertamente il calcio moderno, deprecava lo scandalo di Calciopoli (cui riconduceva il disamoramento dei tifosi) e lamentava disparità di trattamento fra gli ultrà e i condannati alla pena carceraria per effetto della Legge Pisanu e del concomitante indulto. Altri gruppi invece hanno preferito togliere le loro insegne senza un comunicato ufficiale.

Negli anni successivi il tifo bianconero verrà guidato dagli Ascoli Piceno Ultras affiancati dall'Estremo Sostegno, formazione giovanile nata nel 2006 e scioltasi nel 2010. Nel 2007 il gruppo Arditi si scioglie; tra le cause il mancato ricambio generazionale ed incomprensioni interne.

L'inizio del campionato 2010-2011 è contraddistinto da una spaccatura in seno alla tifoseria. Alcuni ragazzi degli Ascoli Piceno Ultras decidono di abbandonare il gruppo per diversità di vedute ed insieme ad altri giovanissimi danno vita alla formazione Curva Sud Rozzi. Il gruppo prenderà le redini della curva per tutta l'annata 2010-2011, dando alla tifoseria nuova carica e linfa vitale. All'inizio della stagione successiva, anche quest'ultimo, decide di ritirare la propria insegna. In seguito a questo evento, molti componenti dei gruppi ritirati negli ultimi anni, decidono di unirsi dando vita nel gennaio del 2012 ad una nuova formazione ultras: gli Ultras 1898.

Nel febbraio del 2014, l'imprenditore italo-canadese Bellini fonda l'Ascoli Picchio FC 1898 che si aggiudica all'asta fallimentare il marchio e la posizione sportiva della vecchia Ascoli Calcio 1898. Il nuovo Ascoli riaccese gli entusiasmi della tifoseria che aveva vissuto fino a quel momento anni deludenti, culminati dalla retrocessione in Lega pro nel campionato 2012-2013.

Attualmente, i principali gruppi in attività della tifoseria bianconera sono Ultras 1898 (gruppo più numeroso e rappresentativo che coordina il tifo bianconero), Veterani '74 e Armata Ultras. Meno numerosi ma sempre presenti sono Ultras 1999, Monte Urano, Zona Marino, A Modo Nostro e Boys. Seppur in maniera discontinua vengono esposti striscione e vessilli del gruppo Strà Kaos Ascoli, fondato nel 1985. Durante il campionato 2013-14 viene fondata l'associazione Solo x l'Ascoli, con sede nel quartiere di Porta Romana[22]. Nel settore dei Distinti, sono presenti vari club, tra cui il Vienna Bianconera[23] e i Piceni.

Gemellaggi e rivalità[modifica | modifica wikitesto]

L'unico gemellaggio ufficiale è quello con gli Ultras Monaco 1994 dell'AS Monaco; con gli ultras monegaschi vi è uno stretto rapporto che vede gli ultras delle due squadre presenti insieme sia nel Principato sia nel Piceno in occasione delle partite delle due squadre o in altre occasioni come nel 23 luglio 2013, per il torneo di calcio a 5 organizzato dagli Ultras 1898 in memoria dei tifosi bianconeri scomparsi, in cui hanno partecipato gli Ultras del Principato di Monaco.[24] Esiste una sentita amicizia con gli ultras della Reggina; quello con i reggini è un rapporto di vecchia data che vedeva le due tifoserie insieme già negli anni 80-90 (gemellaggio tra SBN e CUCN) ma di recente molto rafforzato e continuato con gli Ultras Reggina 1914.[24][25] Altra amicizia di vecchia data ma ripristinata di recente è quella con gli ultras della Lazio ed in particolare con il gruppo Lazio Hit Firm.[24] Con i tifosi biancoazzurri c'era inoltre un gemellaggio nato negli anni ottanta. Infine l'amicizia con i WBH Como.

C'erano poi rapporti, ormai terminati a livello di gruppi e mantenuti solo a livello personale con i Granata Korps del Torino[25] (ora gruppo Stendardi) e tra alcuni esponenti dell'ex SBN con la tifoseria della Vis Pesaro (ex Ultras Vis Boys) e della Triestina (ex Ultras Trieste) con cui alla fine degli anni novanta ed inizio anni duemila c'erano due solidi gemellaggi.[25] Negli anni ottanta la curva ascolana ne strinse uno con i tifosi del Verona, ma esso si sciolse in capo a soli cinque anni: una frangia della tifoseria veronese non aveva accettato di buon grado l'amicizia, spingendosi a levare cori da stadio ostili verso gli ascolani, al grido di “terroni”.[26]

Le maggiori rivalità sono con l'Inter[25] (dopo l'omicidio Filippini avvenuto nel 1988), la Sambenedettese[25][26] e l'Ancona.[25] Il derby Ascoli-Samb è il più sentito per ovvie ragioni di continuità geografica, sebbene manchi nei campionati da quasi trent'anni. Lo storico attrito tra le due tifoserie è stato anche all'origine di un episodio tragico nel 1986, quando all'uscita di un noto locale due gruppi di tifosi vennero pesantemente a contatto; a farne le spese fu un giovane ultrà rossoblu che morì per i postumi di una coltellata all'addome.[26] Altre rivalità considerevoli sono con il Verona, Livorno, il Pescara, la Roma, la Fiorentina ed il Perugia[senza fonte]

Organico[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Ascoli Picchio F.C. 1898 2015-2016.

Rosa[modifica | modifica wikitesto]

Rosa tratta dal sito ufficiale dell'Ascoli[27]

Aggiornato al 1º febbraio 2016
N. Ruolo Giocatore
1 Italia P Ivan Lanni
2 Italia D Simone Pecorini
4 Slovenia C Žan Benedičič
5 Italia D Andrea Mengoni
6 Romania D Bogdan Mitrea
7 Italia A Doudou Mangni
8 Italia C Gianluca Carpani
9 Italia A Leonardo Perez
11 Italia D Federico Dimarco
12 Italia P Andrea D'Egidio
13 Italia D Davide Cinaglia
14 Rep. Ceca C Jakub Jankto
16 Italia C Riccardo Orsolini
17 Italia C Luigi Giorgi
18 Marocco C Ismail H'Maidat
N. Ruolo Giocatore
19 Ghana C Bright Christopher Addae
20 Gambia A Sulayman Jallow
21 Italia A Daniele Cacia
22 Lituania P Tomas Švedkauskas
23 Italia D Michele Canini
24 Italia A Lorenzo De Grazia
25 Italia C Daniele Altobelli
27 Italia D Alberto Almici
28 Serbia D Milan Milanović
29 Italia A Andrea Petagna
30 Italia C Tommaso Bianchi
31 Italia D Dario Del Fabro
32 Italia P Riccardo Ragni
33 Italia D Luca Iotti
34 Italia C Yonese Hanine

Staff tecnico[modifica | modifica wikitesto]

  • Italia Devis Mangia - Allenatore
  • Italia Paolo Cozzi - Allenatore in seconda
  • Italia Andrea Arpili[28] - Preparatore atletico
  • Italia Paolo Amadio - Preparatore atletico
  • Italia Gilberto Vallesi - Preparatore dei portieri
  • Italia Lorenzo Vagnini[29] - Videoanalista tattico
  • Italia Pasquale Allevi - Coordinatore area medica
  • Italia Serafino Salvi - Responsabile sanitario
  • Italia Giustino Zu - Terapista della riabilitazione e osteopata
  • Italia Emiliano Di Luigi - Fisioterapista
  • Italia Mirko Evangelista - Team Manager

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d Sebbene la maggioranza delle fonti consideri il 1º novembre 1898 quale giorno di nascita della polisportiva Candido Augusto Vecchi (così era denominato inizialmente il club marchigiano), la data corretta sarebbe, in base a quanto riportato dai giornali locali dell'epoca, il 2 giugno 1901. L'idea di anticipare la data d'istituzione della compagine pare essere stata concepita all'inizio degli anni settanta dal giornalista ascolano Peppe Vecchiotti, affinché il sodalizio calcistico piceno venisse riconosciuto come uno dei più antichi d'Italia, in occasione del settantacinquesimo anniversario di fondazione della FIGC (1973)[senza fonte]
  2. ^ Stagione calcistica e storia d'Italia - 1898 Genoa, calcioitaliastory.it. URL consultato il 31 maggio 2013.
  3. ^ a b Articoli di stampa sulla morte di Rozzi dal sito MondoPicchio.com
  4. ^ Tutto da fare. Un cantiere a cielo aperto, in La Gazzetta dello Sport, 21 agosto 2005. URL consultato il 13 maggio 2010.
  5. ^ Caro Zazzaroni, così non va!, in ilQuotidiano.it, 17 settembre 2005. URL consultato il 13 maggio 2010.
  6. ^ Premio Fair play all'Ascoli Calcio
  7. ^ Elio Gustinetti allenatore dell'Ascoli 2010-2011, AscoliCalcio.net, 31 maggio 2010.
  8. ^ Ascoli, nasce la nuova società. Manocchio: “Al servizio della città”, su Piceno Oggi. URL consultato il 3 ottobre 2013.
  9. ^ Nasce l'Ascoli Picchio F.C. 1898
  10. ^ Bellini in piazza: “Insieme riporteremo l'Ascoli Calcio dove merita”, in Piceno Time, 06 febbraio 2014. URL consultato il 6 febbraio 2014.
  11. ^ Comunicato Ufficiale della FIGC N. 147/A, 14 maggio 2014
  12. ^ CORTE FEDERALE D'APPELLO - F.I.G.C., COMUNICATO UFFICIALE N. 016/CFA (2015/2016) (PDF), figc.it, 30/07/2015.
  13. ^ I calzettoni rossi dell'Ascoli nel ricordo di Costantino Rozzi, in passionemaglie.it, 18 dicembre 2012.
  14. ^ Ascoli Picchio F.C. 1898, ecco il nuovo marchio ufficiale, Resto del Carlino. URL consultato il 1º giugno 2014.
  15. ^ Me ne frego del **** femminile. Il termine ciuetta si riferisce alla vagina.
  16. ^ Ascoli Picchio, tutti i dettagli di un Centro Sportivo avveniristico, picenotime.it. URL consultato il 03 settembre 2015.
  17. ^ Organigramma, http://www.ascolipicchio.com/. URL consultato il 17 novembre 2014.
  18. ^ a b Foto, http://www.ascolipicchio.com/. URL consultato il 17 novembre 2014.
  19. ^ Calcio: Ascoli. Applicati gli sponsor sulle maglia bianconere, 30 agosto 2014.
  20. ^ La tragedia di Nazzareno Filippini, storiedicalcio.altervista.org.
  21. ^ La Curva Sud dello stadio Del Duca è stata in seguito intitolata a Costantino Rozzi.
  22. ^ “Solo x l'Ascoli”, nasce l'associazione dei tifosi del Picchio, in Picenotime. URL consultato il 14 novembre 2013.
  23. ^ Vienna Bianconera, nasce il nuovo club di tifosi dell'Ascoli, in Ascoli News. URL consultato il 5 febbraio 2016.
  24. ^ a b c II TORNEO ‘NON VI DIMENTICHIAMO': VINCONO GLI ULTRAS! PRESENTE ANCHE IL PRESIDENTE BELLINI, http://www.sportpeople.net/, 2 giugno 2013. URL consultato il 25 novembre 2013.
  25. ^ a b c d e f Guerra&Pace, http://www.tifonet.it/. URL consultato il 25 novembre 2013.
  26. ^ a b c STORIA, http://www.ultrasascoli.altervista.org/. URL consultato il 25 novembre 2013.
  27. ^ Rosa stagione 2015/2016, ascolipicchio.com. URL consultato il 03 settembre 2015.
  28. ^ Ascoli, al fianco di Petrone e Arpili arriva mister Bergamo, in Piceno Time, 20 luglio 2015. URL consultato il 20 luglio 2015.
  29. ^ Ascoli Calcio, mister Mario Petrone si presenta a stampa e tifosi, in Piceno Time, 2 luglio 2014. URL consultato il 3 luglio 2014.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Massimo Arcidiacono; Maurizio Nicita. Io può – Storie di padri padroni e di un calcio che non c'è più. La Gazzetta dello Sport, luglio 2003. Copertina morbida, dimensioni 14,5 x 21 cm; capitolo 2° (Calzini rossi, cervello fino), pp. 26–41.
  • Angelo Camaiani. A come Ascoli. Olegna Editrice, 2006. Copertina cartonata con rilegatura brossura filo refe, 144 pp.
  • Maurizio Di Pietro. Ascoli Calcio, 23 anni nella storia. Edizione Dipiemme Network Srl, Ascoli Piceno; stampa Arti Grafiche Srl, Pomezia, dicembre 2000.
  • Armando Falcioni. Echi dalle rue – Emozioni dal Piceno: dalla Lodigiani alla Juventus e oltre... Ellemme Comunicazione Editore, 2006.
  • Armando Falcioni. Pagine in bianco e nero. Simbiosi Editore, maggio 2002.
  • Bruno Ferretti. L'Ascoli dei records – Cronistoria illustrata del campionato di serie B 77-78 presentata dallo Sporting Club. 1978. Copertina rigida, 60 pp., dimensioni 22 x 32 cm.
  • Carlo Fontanelli e Stefano Pellei. Ascoli 110 per cento. Geo Edizioni, dicembre 2008.
  • Stefano Pellei. Ascoltatori Carissimi – Tutti i nomi, le cifre, le gare leggendarie e le reti indimenticabili degli ultimi quarant'anni del vecchio Ascoli. Adriatica Editrice, dicembre 1991. Copertina morbida, 219 pp., dimensioni 17 x 24 cm.
  • Stefano Pellei. “I bianconeri” – L'Ascoli dalla A alla Z. SPS Edizioni, novembre 2009.
  • Stefano Pellei. Costantino Rozzi. Una panchina nel cielo. Bradipolibri Editore, collana Bandiere a mezz'asta, gennaio 2006. Copertina morbida, 144 pp., dimensioni 14 x 21 cm.
  • Stefano Pellei. I goal più belli dell'Ascoli di Costantino Rozzi, CD audio, gennaio 2010.
  • Stefano Pellei. Un tocco indrio (storie di calciatori e di uomini in casacca bianconera degli ultimi trentacinque anni). Adverso Edizioni, 2004. Copertina morbida, 288 pp., dimensioni 17 x 24 cm.
  • Stefano Pellei. "Romanzo bianconero", 501 gol che hanno fatto la storia del vecchio Ascoli - SPS Edizioni, dicembre 2010, Copertina morbida, 199 pp., dimensioni 15 x 21 cm.
  • Stefano Pellei. "Giovanni Roccotelli, la "rabona" che fiorì a Poggiofranco", SPS Edizioni, giugno 2011, Copertina morbida, 120 pp., dimensioni 14,5 x 21 cm.
  • Stefano Pellei. Ascoli, una leggenda (storia dei 1200 uomini in bianconero dal 1926 ad oggi), SPS Edizioni, dicembre 2012. Copertina morbida, 600 pp., dimensioni 14,5 x 20,5 cm.
  • Marcella Rossi Spadea. Costantino Rozzi – Tutto quello che ancora non ha detto. Società Stampa Sportiva, Roma, 1986. Copertina rigida e morbida, 136 pp., dimensioni 17,5 x 24,5 cm.
  • Giuseppe Vecchiotti; Sandro Riga; Silvio Speranza; Romeo Scaramucci. Ascoli calcio – Album storico fotografico. 1974. Copertina rigida, 70 pp., dimensioni 24 x 34 cm.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]