Asclepia Gandolfo

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Asclepia Gandolfo
22 luglio 1864 – 31 agosto 1925
Nato aImperia
Morto aRoma
Cause della mortePostumi di lesioni di guerra
Dati militari
Paese servitoItalia Italia
Forza armataRegio Esercito
ArmaArma di fanteria
GradoSottotenente (1885)
Tenente (1888)
Capitano (1898)
Maggiore (1911)
Tenente Colonnello (1915)
Colonnello (1916)
Maggior generale (1916)
Tenente generale (1918)
Generale di Corpo d'Armata (1923)
GuerrePrima guerra mondiale
Comandante diMilizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale
Studi militariAccademia militare di Modena
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Asclepiade Gandolfo (Imperia, 22 luglio 1864Roma, 31 agosto 1925) è stato un generale italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Militare di carriera. Sposato con Maria Martini nel 1894, era rimasto vedovo l'anno seguente, e nel 1905 si risposò con Teresa Manfredi.

Massone, fece parte della loggia "Giuseppe Mazzini" di San Remo, "ma se ne era dimesso perché essa era così repubblicana da rendere impossibile la presenza di militari"[1]. Uscì dall'Accademia militare di Modena nel 1885 come sottotenente. Capitano dei bersaglieri nel 1898, e nel 1907 fu, come comandante del 1º battaglione bersaglieri ciclisti, tra i promotori della specialità. Allo scoppio della prima guerra mondiale, da tenente colonnello fu posto al comando del 10º reggimento fanteria. Nel 1916 ottenne la medaglia d'argento al valor militare e la promozione a maggiore generale con il comando della Brigata Pisa. Nel 1917 comandò la 31ª divisione. Nel giugno 1918 fu promosso tenente generale e comandante dell'VIII corpo d'armata.

A Fiume nel settembre 1919 si rifiutò di far sparare dalle sue truppe i legionari di D'Annunzio durante la marcia di Ronchi. Per questo dal governo Nitti nel 1920 fu posto in ausiliaria. Nel 1921 aderì al partito nazionale fascista. Presso la sua residenza, a Oneglia, fu redatto, insieme a Italo Balbo, Dino Perrone Compagni ed a Ulisse Igliori, il primo regolamento delle camicie nere.

Membro del Gran consiglio del fascismo, fu nominato da Mussolini nel gennaio 1923 prefetto di Cagliari e nel maggio 1924, rientrato nei ranghi dell'esercito, fu nominato generale di corpo d'armata.[2].

Fu Comandante Generale della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale dal 1º dicembre 1924 fino alla morte avvenuta il 31 agosto 1925.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Grand'Ufficiale dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro - nastrino per uniforme ordinaria Grand'Ufficiale dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
— 1925
Cavaliere dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
— 1919
Ufficiale dell'Ordine militare di Savoia - nastrino per uniforme ordinaria Ufficiale dell'Ordine militare di Savoia
— 1919[3]
Medaglia d'Argento al Valor Militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'Argento al Valor Militare
— 1916
Medaglia d'Argento al Valor Militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'Argento al Valor Militare
— 1916

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Attilio Mola, "I militari massoni in Italia dal Risorgimento al Fascismo", in: La Massoneria nella Grande Guerra, a cura di Aldo A. Mola, Bastogi, Roma 2016, p. 118.
  2. ^ http://www.treccani.it/enciclopedia/asclepia-gandolfo_(Dizionario-Biografico)/
  3. ^ http://www.quirinale.it/elementi/DettaglioOnorificenze.aspx?decorato=3094