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Artemidoro di Daldi

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Artemidoro di Daldi (in greco: ᾿Αρτεμίδωρος) (Efeso, dopo il 120 d.C.? – dopo il 192 d.C.?) è stato uno scrittore e fisico greco antico.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Artemidoro nacque ad Efeso nel II secolo. Vissee a Daldi in Lidia, donde il soprannome di Daldiano, a cui tenne molto per ricordare il luogo di origine della madre.

Operò, probabilmente, anche a Roma, sotto il regno di Antonino Pio e Marco Aurelio, secondo le indicazioni che si possono trarre dalla sua stessa opera, i primi tre libri della quale furono dedicati a Massimo di Tiro, operante appunto sotto gli ultimi Antonini. Il terminus post quem per la sua biografia è derivato dal fatto che menziona un sogno di Plutarco in punto di morte: essendo Plutarco morto intorno al 120 d.C., si può presumere che egli sia nato dopo questa data [1].

Fu sicuramente un interprete di sogni professionista, avviando un'attività che trasmise al figlio, come si nota dagli ultimi due libri dell'opera, che scrisse per fornire un prontuario all'erede per l'esercizio dell'onirocritica. Stando a quanto si legge in Suda [2], quest'attività sfociò anche in un trattato Sulla scienza augurale e uno Sulla chiromanzia.

Gli Ὀνειροκριτικά[modifica | modifica wikitesto]

Artemidoro è autore di uno dei pochi trattati del mondo greco a noi pervenutoci sull'interpretazione dei sogni, dal titolo Onirocritica (Ὀνειροκριτικά), in cinque libri. Le sue fonti dovevano essere molto ampie se, come egli stesso scrive, aveva letto sull'argomento tutto ciò che era disponibile al suo tempo, raccolto durante i suoi viaggi in Asia, Grecia e Italia.

I primi tre libri, come detto, sono dedicati al sofista Massimo di Tiro. Preminente è l'attenzione, nel libro I, dedicata all'anatomia e all'attività del corpo umano: 82 capitoli interpretano la comparsa nei sogni di soggetti come la dimensione della testa, mangiare e l'attività sessuale. Il secondo libro tratta di oggetti ed eventi nel mondo naturale, come il tempo, gli animali, gli dei e il volo. Il terzo libro è di argomento vario.

La seconda parte del trattato (libri IV-V), come detto, è dedicata al figlio dell'autore e comprende numerosi sogni con la loro spiegazione, ad uso pratico dell'interprete.

L'interpretazione dei sogni in Artemidoro[modifica | modifica wikitesto]

Scopo principale di Artemidoro è dimostrare che l'interpretazione dei sogni, come atto puramente conoscitivo, è possibile (tesi che trovava un suo fondamento nell'idea stoica della "simpatia" universale). Terminato l'atto conoscitivo, e data quindi un'interpretazione dei sogni, Artemidoro non si azzarda a consigliare comportamenti futuri sulla base di tale interpretazione, discostandosi quindi da quelle pratiche magiche tanto in voga al suo tempo.

Nell'opera Artemidoro, in uno stile semplice, ma al tempo stesso elegante, offre una panoramica completa della materia onirica, fornendo una sistemazione scientifica dei sogni, basata sugli episodi storici, e distinguendo in tal modo i sogni legati al passato ed al presente e quelli relativi al futuro, interpretati come profetici e simbolici. Del resto «Artemidoro, come molti dei suoi predecessori, è stoico, o almeno inverniciato di stoicismo: di più non abbiamo diritto di attenderci da un professionale della divinazione» [3].

La fortuna dell'opera fu ampia, come testimoniato anche da una versione araba dei primi tre libri, risalente all'877, ad opera di Hunayn ibn Ishaq, e pubblicata da Toufic Fahd con traduzione francese nel 1964 con il titolo Le livre des songes [par] Artémidore d'Éphèse.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ P. Cox Miller, Dreams in Late Antiquity: Studies in the Imagination of a Culture, Princeton 1997, p. 77.
  2. ^ α 4025.
  3. ^ G. Pasquali, voce Artemidoro di Daldi, in Enciclopedia Italiana, Roma 1929, vol. II

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Artemidori Daldiani Onirocriticon Libri V, a cura di R. Pack, Leipzig 1963.
  • P. Cox Miller, Dreams in Late Antiquity: Studies in the Imagination of a Culture, Princeton 1997.
  • Artemidoro, Il libro dei sogni, a cura di A. Giardino, Milano 2006.

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