Arte alchemica

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Botticelli Venus
Rosarium Philosophorum: integrazione anima/animus
Rosarium Philosophorum: integrazione degli istinti femminili nella coscienza ermafrodita
Rosarium Philosophorum: integrazione dei sentimenti femminili nella coscienza androgina
Rosarium Philosophorum: Il Rebis Ermafrodita - la coscienza dell'Anima
Rosarium Philosophorum: Il Rebis Androgino - la coscienza del Sé
Rosarium Philosophorum: Il Cristo alchimista rientra nel Sepolcro simbolo della triplice "putrefazione"
Rosarium Philosophorum: Incoronazione della Vergine
Caravaggio: prima delle tre iniziazioni simboliche di decollazione dell'ego della mente intuitiva
Peter Brueghel: Iniziazione alla visione ominicomprensiva, previa "impiccagione" della stupidità umana

L'Arte Alchemica costituisce da millenni una esperienza mentale di illuminazione artistica dei simboli che costellano il "percorso di individuazione" definito da C.G. Jung come un processo di trasformazione della coscienza razionale dell'Io nella coscienza del Sé. A differenza dell'Alchimia che implicava per gli adepti una conoscenza metafisica, filosofica ed esoterica dei simboli, configurandosi come scienza della trasmutazione dei poteri mentali che sfociava nella disciplina della Magia, oppure della Chimica, l'Arte Alchemica era caratterizzata, e lo è ancora adesso, da una ciclica preparazione della materia psichica (istinti, pulsioni, libido) da cui estrarre la Malinconia, l'istinto di individuazione che si manifesta in tre gradi di introversione: psichica (funzione nigrescente), sensoriale (funzione rubescente) e intuitiva (funzione albescente). Per dirla oggi con le parole di C. G. Jung, l'Arte Alchemica è la via dell'individuazione. "Individuarsi significa diventare un essere singolo e, intendendo noi per individualità la nostra più intima, ultima, incomparabile e singolare particolarità, diventare se stessi, attuare il proprio Sé."[1]

Le vicende eroiche o tragiche narrate dalla mitologia greca, le allegorie dell'arte rinascimentale e le metafore utilizzate dai filosofi/alchimisti per comporre i trattati esoterici del XVI e XVII secolo, descrivono la difficile e pericolosa transizione dalla coscienza razionale dell'Io alla coscienza simbolica della realtà e della verità. Durante il tragitto può infatti subentrare uno stato di spaesamento, di crisi, di alienazione del Sé, di rinuncia al proprio potenziale spirituale a favore di una parte sociale da sostenere, oppure a favore di un significato immaginario trasmesso dalla coscienza collettiva che mette in evidenza l'individualismo egocentrico a discapito dell'individuazione allocentrica. Ancora oggi le trame del cinema, emanazione contemporanea dell'Arte Alchemica, mettono in scena, in primo piano oppure come sfondo storico-sociale, l'eterno contrasto provocato dagli obblighi collettivi con la necessità spirituale di affermare se stessi in quanto individui che rivendicano la libertà di agire, pensare e creare autonomamente.

Nel Medioevo l'Arte Alchemica prende avvio dai Tarocchi, concepite come estrema sintesi del percorso simbolico da compiere per giungere alla liberazione dai falsi involucri della Persona e dal potere suggestivo delle immagini inconsce. Le immagini archetipiche conducono alla figura del "Folle", archetipo del mistico che rinuncia al mondo materiale per perseguire la via artistica del confronto tra l'Io conscio e il Sé inconscio (l'Ombra) in cui albergano istinti latenti, pulsioni negate e desideri inespressi, spesso censurati o inibite da sistemi religiosi, filosofici e dogmi che limitano l'autoespressione creativa e la manifestazione di Dio.

Nel Rinascimento l'Arte Alchemica si manifesta spontaneamente negli artisti attraverso l'archetipo di Afrodite che funge da mediatrice tra Anima ed Eros, tra Psiche e Amor, tra Ragione e Istinto. A Firenze nasce, sulla spinta di Ficino una forma nuova di "psicologia sperimentale" che si dispiega per immagini. Sandro Botticelli ne celebra l'avvento nel mondo in un dipinto famosissimo: "La nascita di Venere". L'artista dipinge la Dea dell'amore, dell'arte e della conoscenza empirica, nella sua dimensione estetica e simbolica: generata dall'istinto di individuazione, Venere Urania emerge dalle acque profonde dell'inconscio collettivo per indurre l'alchimia della percezione che sfocia nella consapevolezza simbolica della realtà psichica.

A distanza di cinque secoli, James Hillman, allievo di C. G. Jung, riconosce nell'archetipo di Afrodite, e implicitamente nell'Arte Alchemica, "in quale misura abbia colorato il nostro modo di vedere gli eventi psichici. Noi li vediamo attraverso il mondo della crescita, della natura, della vita e dell'amore, sicché individuazione tende a significare una crescente bellezza e armonia d'anima. Non fa meraviglia allora che la pratica psicoterapeutica odierna (gruppi di "encounter", di sensibilizzazione, terapia gestltica, reichiana) si sfociata in scoperte dimostrazioni di Afrodite: comportamenti non verbali, nudità, contatto pelle pelle, coscienza corporea, orgasmo."[2]

Il percorso artistico[modifica | modifica wikitesto]

Gli alchimisti/artisti del Rinascimento si proponevano di realizzare il processo di individuazione attraverso quattro operazioni di integrazione della sigizia Anima/Animus*. Le finalità dell'Arte alchemica sono quelle di rafforzare l'Io attraverso l'integrazione degli istinti e dei sentimenti femminili (Anima) e degli istinti e sentimenti maschili (Animus). Da queste prime due fusioni avviene una "rinascita" dell'Io nella coscienza del Sé, descritta simbolicamente nelle figure dell'Ermafrodito e dell'Androgino.

  • "Annerimento" (Arte della Nigredo) della percezione femminile (psichica, sensoriale, intuitiva) attraverso le strutture della mente pre-logica al fine di risvegliare l'istinto di individuazione, la Melancholia generata dall'introversione delle sensazioni, delle emozioni e dei sentimenti (la funzione cosciente) che caratterizza la Coscienza Ermafrodita
  • "Arrossamento" (Arte della Rubedo) della percezione ermafrodita (critica, razionale e intellettiva) attraverso le strutture della mente logica al fine di risvegliare il sentimento di individuazione (procastinazione, sublimazione, sacrificio) e il "trasferimento" del conflitto psichico sul piano della fantasia, dell'immaginazione e dell'ispirazione (la funzione trascendente) che caratterizza la Coscienza Androgina
  • "Ingiallimento" (Arte dello Iosis) della percezione androgina (proiezione, immaginazione, intuizione) attraverso le strutture della mente translogica al fine di risvegliare il principio di individuazione (consapevolezza, comprensione e conoscenza) e la dinamica della coincidenza, contrapposizione e integrazione degli opposti (funzione alchemica) peculiare della "Coscienza del Rebis Ermafrodito
  • "Imbiancamento" (Arte dell'Albedo) della percezione translogica (psicologica, simbolica e archetipale) attraverso le strutture della mente transpersonale al fine di accedere alle intuizioni provenienti dallo Spirito di individuazione (percezione, coscienza e conoscenza spirituale), sintesi di tutti i possibili processi di elaborazione delle esperienze cognitive (funzione supercosciente) peculiare della coscienza del Rebis androgino in grado di discriminare tra realtà e illusione, verità e menzogna, relativo e assoluto.

In realtà, però, nessun artista o filosofo, dal Rinascimento fino ad oggi, ha mai dichiarato a parole quali fossero le finalità dell'Arte Alchemica e nemmeno ha mai descritto con chiarezza le quattro tappe dell'individuazione. Si sa, più per deduzione che altro, che Leonardo fosse impegnato a trasmettere agli allievi della sua scuola i segreti della Via Umida che origina dai sentimenti inconsci dell'Animus androgino (i moti dell'animo), mentre Michelangelo era certamente fautore della Via Secca che prende avvio dalla discriminazione, facoltà dell'intelletto razionale-intuitivo in grado di separare il Sé dal non-Sé, l'esperienza conscia da quella inconscia, tenendo ben distinte le passioni dell'ego dalle passioni dell'anima, al punto da concepire l'Arte sia come veicolo di trascendenza e arricchimento spirituale che come mezzo per conquistare il successo e l'arricchimento materiale.

Si conosce di Dürer la sua passione per l'alchimia della bile gialla, per l'archetipo del Folle e della Malinconia che tentò di elaborare in tre diverse versioni al fine di estrarre l'istinto di individuazione, l'introversione psichica da cui ha inizio un rapido sviluppo della funzione trascendente (fantasia, immaginazione, ispirazione) che permise anche a Raffaello di realizzare i più significativi capolavori dell'Arte Alchemica. Entrambi riuscirono ad assimilare l'ermetismo alchemico attraverso lo studio delle opere realizzate dai maestri dell'Arte e riuscirono in brevissimo tempo a comprendere lo Spirito di individuazione (opera al Bianco)

Solo in alcuni trattati pubblicati nel corso del XVI secolo i filosofi avevano fornito per immagini spiegazioni dettagliate dell'intero processo di realizzazione del Sé. I trattati erano composti generalmente da una serie di tavole numerate accompagnate da testi, simboli, emblemi ermetici e in alcuni casi, come nel trattato Atalanta Fugiens di Michael Maier, da partiture musicale allo scopo di divulgare solo agli iniziati i segreti dell'Arte. Il trattato che più di altri rende esplicito il processo di individuazione è il Rosarium Philosophorum, uno dei testi di riferimento per C. G. Jung che lo utilizza come filo conduttore nella sua Psicologia del transfert e fonte di ispirazione per definire il "percorso terapeutico di individuazione".

Il percorso terapeutico[modifica | modifica wikitesto]

Ci sono molti aspetti teorici in comune tra l'individuazione artistica e l'individuazione junghiana, ma anche sostanziali differenze che tuttavia giungono ad integrarsi all'interno di una identica struttura di significati che danno forma, sostanza e contenuto alla trasformazione spirituale. Per entrambe le concezioni l'individuazione è sinonimo di quel processo psichico unico e irripetibile di ogni individuo che consiste nell'avvicinamento dell'Io con il Sé, da compiere attraverso una crescente integrazione degli istinti e dei sentimenti psichici femminili (la Regina/Anima) e degli istinti e dei sentimenti razionali maschili (Il Re/Animus).

L'avvicinamento avviene tramite l'attribuzione di significato ai simboli e la loro interpretazione che l'individuo incontra durante la sua vita, per cui si configura come una operazione artistica che si dispiega lungo il "filo rosso" della percezione, dell'immaginazione e dell'intuizione. Il simbolo lo si può trovare nel mondo interno e nel mondo esterno, nei sogni come nelle vicende quotidiane in cui si sperimenta la sincronicità degli eventi e la serendipità dei fenomeni.

Questo percorso designa quindi una sorta di "viaggio spirituale" verso una maggiore consapevolezza di sé (funzione Anima) e consapevolezza di relazione (funzione Animus). Queste due funzioni, accoppiate insieme formano la "coppia divina", la sigizia, o sizigia, da cui ha origine, per gli artisti alchemici, la coscienza dell'ermafrodito, dell'androgino, del rebis ermafrodito e del rebis androgino, ovvero stadi progressivi di riconoscimento del tipo di incoscienza presente in qualunque costellazione data, riconoscimento del suo lato archetipico, la cui dinamica trova nei miti la sua descrizione più adeguata.

Jung distingue, come gli artisti rinascimentali, quattro tappe ben distinte:

  • La prima tappa è caratterizzata dall'archetipo dell'Ombra, ossia tutti quegli aspetti che l'individuo non conosce di se stesso. L'Ombra rappresenta tutto ciò che è stato rimosso per l'educazione e le influenze dell'ambiente sottoposte all'individuo. Questi elementi sono rappresentati nei sogni e nei simboli generalmente con figure demoniache, discariche, viaggi nell'oscurità, mostri e inseguimenti.
  • La seconda tappa è caratterizzata dall'incontro con l'archetipo dell'Anima per il maschio e l'Animus per la donna. L'Anima rappresenta tutti quegli aspetti prettamente psichici e mentali, ossia il primo contatto iniziatico dell'individuo con la propria psicologia. Viene rappresentata come una donna, una figura femminile. Questo archetipo è quello più comunicativo di tutti gli altri perché sommerge l'individuo di immagini provenienti dall'inconscio, crea illusioni e complicazioni, nonché anche crisi. L'Animus rappresenta tutti quegli aspetti prettamente maschili, pratici e concreti, razionali, e reali, ossia il contatto con la sfera del diretto e del tangibile, il "ora e qui". Questo archetipo è il più battagliero e pragmatico ed è pericoloso per le sue capacità strumentali e armamentarie di sommergere l'individuo. Viene rappresentato nei sogni con la guerra, il fabbro e simboli simili. La non comprensione di tale archetipi può costare un blocco, una stasi, una nevrosi. Entrambi hanno potenzialità di creatività e distruzione.
  • La terza tappa è caratterizzata dall'incontro con il Vecchio Saggio. Tale archetipo è da intendere come il corrispondente speculare della figura maschile, ossia paterna, della Grande Madre. È quell'archetipo in cui sono rinchiuse tutte le potenzialità dell'individuo, ossia la sua previsione, la sua capacità di ragionamento e la sua esperienza. La Grande Madre rappresenta la meta finale della psicologia femminile. Il Vecchio Saggio rappresenta tutto ciò che l'individuo sta per diventare dopo aver attraversato le fasi precedenti, un uomo, un saggio che sa, che ha conosciuto il passato, il presente e il futuro. Il Vecchio Saggio è capace di districarsi dalla tela appiccicosa dell'Anima e dalle battaglie furenti dell'Animus e come tale viene rappresentato come un consigliere, un filosofo, un esperto in materia. La sua non comprensione può tenere saldo l'individuo nella sua situazione bloccandone l'evoluzione che rappresenta.
  • La quarta tappa è caratterizzata dall'incontro con l'archetipo del Sé. Tale archetipo è la summa del percorso di individuazione, il fine dell'individuo che si dispiega avanti a lui, come un fiore che sboccia. Viene rappresentato come luce, come mandala, come quaterna, come centro e come Dio. Tale archetipo rappresenta l'individuo stesso, tutto ciò che durante la strada ha visto e ha accumulato. Se l'individuo ha incontrato il Sé significa che l'Io è allineato con esso. Non andarci incontro significa semplicemente che il percorso non è ancora terminato.

Salute e salvezza[modifica | modifica wikitesto]

La struttura del percorso è fondamentalmente la stessa, ma le modalità di percorrenza si svolgino su due piani diversi, tra loro contigui, paralleli fino a un punto delimitato dall'inconscio personale, oltre il quale l'individuo non si spinge se non possiede ciò un alchimista del XVI secolo definiva "imaginatio" e che Jung ribattezza con il concetto di "funzione trascendente". Lo scopo della terapia analitica è di fornire al paziente la funzione trascendente (fantasia, immaginazione, ispirazione) che permette all'individuo di sublimare la pulsione in fantasie e di trasferire il conflitto psichico, il disagio emotivo e l'oscillazione umorale, causa frequente delle malattie psicosomatiche, sul piano dell'immaginazione. Lo scopo dell'Arte Alchemica è invece di esercitare l'immaginazione per varcare i limiti imposti dalla logica razionalizzatrice che impedisce di vedere la realtà, di intuire le verità nascoste e di recepire le prove, le crisi, i conflitti e i fallimenti come esperienze indispensabili per conquistare la "salvezza dell'anima" dal vuoto esistenziale e la "redenzione dell'Io" dalla libido (salus). In molti casi, lungo il percorso di individuazione, esistenziale, terapeutico ed artistico, si verificano esperienze caratterizzate dalla sincronicità degli eventi e dalla serendipità dei fenomeni cognitivi.

La psicoterapia junghiana mira a fare di ogni individuo un potenziale artista della sua vita. Le fantasie sono infatti considerate il materiale più idoneo per iniziare la purificazione dell'Ombra prevista dall'opus. Molto più dei sogni, per loro natura difficili da interpretare, "il segreto, la chiave, del lavoro psicologico esige l'ariosa immaginazione dell'anima, cioè la capacità di immaginare eventi al di fuori della prospettiva naturale, corporea, del letteralismo empirico e materialista, e relativi invece a un corpo sottile, ovvero fantastico, di realtà psichica" James Hillman. L'immaginazione alchemica degli artisti rinascimentali si proietta già all'interno del corpo sottile e penetra nell'inconscio collettivo per trarre da esso i simboli, gli emblemi e gli archetipi della conoscenza che possono trasformare, come per magia, la coscienza razionale dell'Io nella coscienza del Sé cognitivo (il Lapis philosophorum) in grado di indagare e comunicare con l'Anima Mundi e recepire e interpretare lo Spirito del Tempo.

Ma per giungere a illuminare la "perla blu" (il Lapis) l'alchimista deve compiere le necessarie iniziazioni all'autoconoscenza. James Hillman tocca con mano i limiti dell'individuazione terapeutica: "L'autoconoscenza offerta dalla psicologia del profondo non basta se vengono trascurate le profondità dell'anima del mondo. Un'autoconoscenza che proclama impersonale e inanimato il mondo minerale, vegetale e animale al di là della persona umana non è soltanto insufficiente: è delirante. Avremo anche una accurata conoscenza di noi stessi, ma saremo sempre dei fantasmi ambulanti e parlanti, cosmologicamente isolati dagli altri esseri del nostro ambiente. Da Platone fino agli alchimisti, a cui si appella Jung, e per Jung stesso, non conta solo l'anima personale, ma anche l'Anima Mundi."

L'autoconoscenza offerta dall'Arte Alchemica non si limita ai processi di purificazione dell'Ombra (la nigredo dell'anima), della parte oscura dell'Io in cui germinano i complessi, i rancori, le gelosie e i conflitti irrisolti con l'imago paterma e materna, ma si spinge ad affrontare, come viene documentato nel Rosarium Philosophorum, il grande problema della libido (la rubedo dell'anima). Ciò avviene, come descrive Dante nella Divina Commedia, nel "mezzo del cammin di nostra vita", nella fase di massima estroversione dell'energia sessuale che si manifesta, al termine degli scopi riproduttivi, come libido appetitiva (la lupa), appagativa (la lonza) e affermativa (il leone), le tre belve che Dante incontra in prossimità della selva oscura, metafora dell'inconscio collettivo.

A questo punto dell'opera artistica, invece di guardare verso l'alto in cerca di un maestro, di una guida, di uno psicoanalista o di un Vecchio Saggio, l'artista alchemico inizia a retrocedere, a tornare su suoi passi, a "precipitare" verso l'inconscio collettivo (lo iosis dell'anima) da cui emerge con una nuova comprensione della realtà umana e spirituale (albedo dell'anima), aspetto che rimane precluso al paziente che desidera guarire dalle cause scatenanti della malattia, della depressione o del fallimento esistenziale ma non è disposto a collaborare con l'Anima Mundi, arteficie di tutte le forme di compensazione indispensabili per riportare in equilibrio l'organismo biopsicosomatico individuale e collettivo.

Le quattro fasi codificate nella Rubedo dell'Arte Alchemica, contemplata religiosamente nella Passione di Gesù corrispondono alla fase di perdita, depersonalizzazione, svuotamento e morte simbolica dell'Anima individuale, percorso indispensabile per purificare la mente inconscia dalla libido che ispira la percezione utilitaristica, la coscienza razionale finalizzata agli scopi e l'intelletto razionalizzatore che procede per dogmi religiosi, assiomi filosofici, certezze ideologiche e proiezioni sapiente di immagini in grado di manipolare la coscienza collettiva.

L'artificio alchemico[modifica | modifica wikitesto]

La precipitazione dell'anima nell'inconscio collettivo è provocato dal fenomeno di introversione della libido, rappresentato simbolicamente dal serpente ourobos che si morde la coda, a cui segue un processo di interiorizzazione delle immagini peculiare dell'artista o del mistico che si immerge profondamente nella meditazione delle fantasie psichiche generate dalla compensazione inconscia.

Jung spiega il processo psichico sperimentato dall'artista alchemico e, soprattutto, da lui stesso: "La luce che a poco a poco si fa in lui consiste nel suo comprendere che la sua fantasia è un processo psichico reale, qualcosa che sta succedendo a lui personalmente...Ma se io riconosco che sono personalmente coinvolto, devo io stesso entrare in quel processo con le mie reazioni personali, proprio come se io fossi una di quelle figure fantastiche, o meglio, come se il dramma messo in scena davanti ai miei occhi fosse reale. È un dato di fatto psichico che questa fantasia stia accadendo e sia reale allo stesso modo in cui sono reale io, come entità psichica. Se non viene svolta questa operazione, tutti i cambiamenti sono demandati al flusso delle immagini, mentre io come persona rimango immutato"[3]

Molti artisti rinascimentali svolgevano sia l'operazione di coinvolgimento psichico, al punto che le opere stesse descrivono le fasi cruciali del processo di individuazione e testimoniamo le fasi salienti della trasformazione della libido in amore per la bellezza e l'apertura dei sensi e del cuore alla vita dedita alla creatività e alla conoscenza, sia l'operazione di drammatizzazione dell'esperienza di sublimazione e sacrificio della libido corporea e "passione e morte" della libido mentale a cui l'anima si affida per trovare l'appagamento sensoriale e materiale indispensabile per ripristinare l'equilibrio psicosomatico. Questo doppia operazione di proiezione dell'energia psichica sulle immagini elaborate dalla mente inconscia rappresenta l'essenza dell'artificio alchemico in grado di generare una effettiva trasformazione interiore.

In particolare Raffaello, Dürer, Caravaggio e Brueghel riuscirono a compiere, tramite le loro opere, atti simbolici di iniziazione quali la "putrefazione, la decapitazione, l'impiccagione, la mortificazione, la passione e crocifissione" dell'Io della mente razionale e intuitiva che ostacola la visione del Sé. Ogni iniziazione simbolica individua un processo di disidentificazione che porta ad approssimare la coscienza dell'Io a quella del Sé. Una volta che l'Io abbia superato la barriera dell'identificazione con il ruolo sociale, con la maschera impostagli dal rapporto interpersonale inautentico, la Persona, inizia il lavoro di disidentificazione dagli elementi dell'inconscio. Ogni lavoro di disidentificazione è per altro sincrono al lavoro complementare dell'integrazione. La chiave di volta di questo lavoro di integrazione è l'attività simbolica che caratterizza la vita psichica dell'individuo, la produzione di immagini sintetizzatrici che continuamente lo psichismo inconscio propone alla coscienza. Il conseguente lavoro creativo di accoglimento, vaglio critico, penetrazione e assimilazione con cui la coscienza risponde all'incessante attività produttrice di simboli rappresenta il fondamento dell'Arte Alchemica.

Tiziano, Lorenzo Lotto, Bosch e Velazquez riuscirono invece a percorrere tutte le fasi dell'Arte Alchemica nella veste di testimoni attivi di ciò accadeva in se stessi e nella loro vita man mano che i simboli della trasformazione, sacri e profani, comparivano nelle loro opere, anche se queste venivano realizzate su commissione e crete sulla spinta di necessità contingenti (sincronicità), oppure ispirate dal caso, dagli incontri imprevisti, dai viaggi e dalle relazioni sociali (serendipità)

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ L'Io e L'inconscio: L'individuazione
  2. ^ [James Hillman: Anima],
  3. ^ The Collected Work of C.G.Jung.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Carl Gustav Jung, Libido: simboli della trasformazione, 1912
  • Carl Gustav Jung, Inconscio e Individuazione, 1935
  • Carl Gustav Jung, Richard Willhelm, Il segreto del fiore d'Oro, 1938
  • Carl Gustav Jung, Pratica della psicoterapia, 1944
  • Varela, Maturana, Autopoiesi e organizzazione - La realizzazione del vivente, 1985
  • Augusto Vitale, Solve Coagula, 2002, Moretti&Vitale
  • Marta Breuning, Quaderni dell'Arte Alchemica Q1, 2005
  • Marta Breuning, Quaderni dell'Arte Alchemica Q2, 2005
  • Marta Breuning, Quaderni dell'Arte Alchemica Q3, 2006
  • Marta Breuning, Albrecht Durer e l'Ottuplice sentiero dell'Anima, 2004
  • A.Roob, Alchimia e Mistica, 1997, Edizioni Taschen.
  • James Hillman, Anima, 1985, Adephi Edizioni
  • James Hillman, Il codice dell'Anima, Adelphi Edizioni
  • James Hillman, L'Anima del mondo e il pensiero del cuore, Adelphi Edizioni
  • James Hillman. R3-visione della Psicologia, 1983, Adelphi Edizioni
  • Marco Vannini: La morte dell'anima - dalla mistica alla psicologia - 2002, Casa editrice Le Lettere

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]