Artabane

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Artabane (... – ...) è stato un generale bizantino vissuto nel VI secolo.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Di origini armene e discendente degli Arsacidi, Artabane aderì alla rivolta degli Armeni contro Bisanzio (538/539), uccidendo con la sua stessa mano l'impopolare governatore bizantino dell'Armenia, Acacio.[1] Successivamente uccise in un combattimento l'abile generale bizantino Sitta, che aveva provato a sedare la rivolta degli Armeni.[1] La sua abilità nel combattimento attirò l'attenzione dello scià di Persia Cosroe I, che lo assunse come generale; Artabane condusse come generale persiano alcune campagne contro i Bizantini, prima di disertare e entrare nell'esercito bizantino.[2]

Nel 545 fu inviato da Giustiniano in Africa come comandante delle truppe armene inviate con lui; successivamente alla rivolta di Guntari, che uccise il magister militum per Africam Areobindo, impadronendosi illegittimamente del potere, Artabane divenne suo seguace, ma progettava di assassinarlo; decise di mettere in atto l'assassinio durante un banchetto in vista di una campagna militare contro i Mauri; l'attentato riuscì e Guntari fu ucciso dalla spada di Artabane, che assunse il controllo dell'Africa bizantina. Giustiniano lo riconobbe come comandante delle truppe bizantine in Africa, riconoscendogli il titolo di magister militum per Africam (anno 546). Artabane si era tuttavia innamorato della nipote di Giustiniano, Preiecta, e cercava ogni pretesto per convincere l'Imperatore a richiamarlo a Costantinopoli; alla fine Giustiniano acconsentì, e Artabane ritornò a Costantinopoli, sostituito come magister militum da Giovanni Troglita.[3]

Al suo ritorno a Costantinopoli ricevette i titoli di magister militum praesentalis, comes foederatum e di console onorario, ma il matrimonio con Proiecta non ebbe luogo poiché Artabane era già sposato: la sua precedente moglie armena, infatti, avendo udito le imprese in Africa del marito, tornò a Costantinopoli per rivendicare i suoi diritti di moglie e impedire il matrimonio con un'altra donna. L'imperatrice Teodora diede ragione alla moglie e Artabane, non potendo contraddirla, dovette rinunciare al matrimonio con Preiecta, la quale alla fine decise di sposare un altro, l'ex console Giovanni.[4]

Infastidito per il mancato matrimonio, Artabane aderì a una congiura contro Giustiniano; la congiura fu però scoperta e Giustiniano punì Artabane privandolo delle due cariche e condannandolo al confinamento sotto sorveglianza nel palazzo (549).[5]

In seguito però Giustiniano lo perdonò e lo inviò, con l'incarico di magister militum per Thracias, a recuperare la Sicilia al re dei Goti Totila (550); Artabane riuscì nel compito affidatogli recuperando tutta la Sicilia per l'Impero. Dal 552 al 554 servì Narsete combattendo contro Ostrogoti, Franchi e Alamanni e contribuendo alla totale riconquista dell'Italia.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Procopio, DBP, II,3.
  2. ^ Procopio, DBV, II,27.
  3. ^ Procopio, DBV, II,28.
  4. ^ Procopio, DBG III,31.
  5. ^ Procopio, DBG III,32.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Procopio, La Guerra Persiana
  • Procopio, La Guerra Vandalica
  • Procopio, La Guerra Gotica
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