Armistizio di Rodi

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Gli accordi d'armistizio arabo-israeliano di Rodi del 1949 sono stati firmati da Israele e da ciascuno dei Paesi arabi confinanti: Egitto, Siria, Libano e Transgiordania. Questi Accordi misero fine alla guerra arabo-israeliana del 1948 e stabilirono le linee provvisorie d'armistizio che sono state rispettate fino alla guerra dei sei giorni del 1967.

Accordo fra Israele ed Egitto[modifica | modifica sorgente]

Tale accordo è firmato il 24 febbraio e fissa:

  • la frontiera israelo-egiziana, che segue la frontiera internazionalmente riconosciuta che data al 1906, con l'eccezione della zona in prossimità del mar Mediterraneo in cui l'Egitto mantiene il controllo d'una striscia di terra conosciuta da quel momento come Striscia di Gaza;
  • la liberazione delle truppe egiziane accerchiate e delle loro armi da parte degli Israeliani a Falluja;
  • una zone smilitarizzata, da una parte e dall'altra della frontiera.

Accordo fra Israele e il Libano[modifica | modifica sorgente]

L'accordo è firmato il 23 marzo e fissa:

  • la frontiera israelo-libanese ("linea blu"), che segue l'antica frontiera internazionalmente riconosciuta;
  • il ritiro dell'esercito israeliano da 13 villaggi sul territorio libanese, occupati nel corso del conflitto.

Accordo fra Israele e la Transgiordania[modifica | modifica sorgente]

L'accordo è firmato il 3 aprile e fissa:

Accordo fra Israele e la Siria[modifica | modifica sorgente]

L'accordo è firmato il 20 luglio e stabilisce il ritiro delle forze siriane dalla maggior parte dei territori conquistati a ovest della frontiera internazionale. Tali territori sono smilitarizzati.

Situazione fra Israele e l'Iraq[modifica | modifica sorgente]

Alcun accordo è mai stato firmato ma la situazione del fronte aperto dagli Iracheni è coperta dall'Accordo di armistizio israelo-giordano. Le forze irachene si ritirano nel marzo 1949 e lasciano le loro posizioni in Cisgiordania all'allora Emirato di Transgiordania.

Risultati dell'armistizio[modifica | modifica sorgente]

Carta d'Israele, indicante l'evoluzione territoriale dal 1947 al 1949

Gli accordi lasciano il 78% del territorio della Palestina mandataria agli israeliani. Il restante è occupato rispettivamente dall'Egitto nella Striscia di Gaza e dalla Transgiordania nella Cisgiordania e Gerusalemme Est.

Questi accordi armistiziali non dovevano rimanere provvisori fino ai negoziati di pace, che però non furono mai avviati negli anni a venire. Con l'eccezione degli accordi israelo-libanesi, gli altri accordi stabilivano chiaramente (su insistente richiesta degli Stati arabi) che le frontiere fissate non costituivano frontiere definitive e permanenti, o de jure. È in questo senso che alcune precauzioni furono menzionate negli accordi firmati, perché le linee stabilite non fossero considerate altrimenti che a fini militari.[1][2]

Moshé Sharett, ministro degli Affari Esteri e futuro Primo Ministro israeliano, considerò questi accordi di armistizio del 1949 come "provvisori" in occasione di un suo discorso davanti alla Knesset e precisò che queste linee, con l'eccezione della Linea Verde in Cisgiordania, s'appoggiavano su frontiere internazionali "naturali". Israele non rivendicherà modifiche maggiori di esse alla Conferenza di Losanna del 1949 e le proporrà (salvo il tracciato della Striscia di Gaza) come base delle frontiere politiche permanenti.

Il papa Pio XII scrive l'Enciclica Redemptoris Nostri Cruciatus per chiedere la protezione dei Luoghi Santi cristiani.

Dopo le conquiste della Guerra dei sei giorni, alcuni dirigenti israeliani si sono preoccupati che le linee d'armistizio del 1949 potessero essere considerate come frontiere permanenti:

  • Il Primo Ministro Golda Meir considerò che le frontiere anteriori al 1967 erano così pericolose che accettarle equivaleva a un "tradimento" da parte di un dirigente israeliano (The New York Times, 23 dicembre 1969).
  • Il Primo Ministro Menachem Begin descrisse come un "suicidio nazionale per Israele" il ritorno alle linee antecedenti il 1967.

Violazioni degli accordi[modifica | modifica sorgente]

Una commissione è prevista da ognuno degli accordi per ricostruire e indagare sui reclami che ogni parte presenta eventualmente all'ONU. Numerose condanne sono state così formulate per violazione degli accordi. Un caso è quello che riguarda l'Egitto che ha conservato illegittimamente sue forze armate nella zona smilitarizzata di 'Uja al-Hafir.

Israele ha rafforzato la sua presenza militare sul Monte Scopus che doveva rimanere smilitarizzato, con soldati vestiti fraudolentemente da poliziotti. Israele conduce altresì incursioni nei Territori Occupati dalla Transgiordania, in risposta a incursioni arabe armate contro Israele.

I siriani, per canto loro, lanciarono numerosi attacchi d'artiglieria contro le zone abitate dagli israeliani nella zona smilitarizzata esposte ad attacchi dalle alture del Golan.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ The Avalon Project : Documents in Law, History and Diplomacy
  2. ^ The Avalon Project : Documents in Law, History and Diplomacy