Armando Diaz (incrociatore)

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Armando Diaz
Incrociatore Armando Diaz alla fonda.jpg
L'Armando Diaz alla fonda
Descrizione generale
Flag of Italy (1861-1946) crowned.svg
Tipoincrociatore leggero
ClasseCondottieri tipo Luigi Cadorna
ProprietàFlag of Italy (1861-1946) crowned.svg Regia Marina
CostruttoriOTO
CantiereCantiere navale del Muggiano, La Spezia
Impostazione1930
Varo1932
Entrata in servizio29 aprile 1933
Destino finaleaffondata il 25 febbraio 1941 dal sommergibile HMS Upright
Caratteristiche generali
Dislocamentostandard: 6.710 t
a pieno carico: 7.194 t
Lunghezza169,3 m
Larghezza15,5 m
Pescaggio5,5 m
Propulsione6 caldaie, 2 gruppi turboriduttori, 2 eliche
95.000 CV
Velocità36,5 nodi (67,6 km/h)
Autonomia3.088 mn a 16 nodi (5.719 km a 29,6 km/h)
1.230 t di nafta
Equipaggio507
Armamento
Artiglieria
Siluri4 tubi lanciasiluri da 533 mm in due complessi binati brandeggiabili
Corazzatura20 mm (orizzontale)
24 mm (verticale)
23 mm (artiglierie)
40 mm (torrione)
Mezzi aerei2 × IMAM Ro.43
catapulte situate a centro nave
Note
MottoCon fede incrollabile e tenace valore

dati tratti da [1]

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L'Armando Diaz fu un incrociatore leggero della Regia Marina italiana, appartenente alla Classe Condottieri tipo Luigi Cadorna.

Venne così battezzata in onore del generale della prima guerra mondiale Armando Diaz. Il motto della nave era estratto dal testo del Bollettino della Vittoria del 4 novembre 1918: Con fede incrollabile e tenace valore.[2]

Inquadrato nella IV Divisione incrociatori, non disponendo di una protezione sufficiente ad operare in azioni di squadra, durante la seconda guerra mondiale venne impiegato perlopiù in ruoli di scorta e di protezione ai convogli italiani e tedeschi ed era dotato degli idrovolanti IMAM Ro.43.

L'unica battaglia a cui prese parte fu quella di Punta Stilo del 9 luglio 1940, scontro cui tuttavia non poté partecipare attivamente perché costretto a rientrare da problemi alle macchine[3].

Alle 3:43 del 25 febbraio 1941[4], mentre scortava un convoglio per la Libia assieme al gemello Giovanni delle Bande Nere e ai caccia Ascari e Corazziere, fu silurato dal sommergibile della Royal Navy HMS Upright e affondò di prua in soli sei minuti[4], trascinando con sé 464 uomini su un totale di 611 che componevano l'equipaggio[5] (secondo altre fonti[6] i morti furono 500 su 633 uomini a bordo).

La perdita del Diaz è esemplare di come le prime due classi della serie Condottieri (Di Giussano e Cadorna) avessero una protezione troppo scarsa: andarono infatti perdute (tutte per siluramento, anche se questo non ebbe un ruolo primario nella perdita del Da Barbiano e del Colleoni) cinque delle sei unità che le componevano, mentre solo una delle sei unità delle tre serie successive ("Montecuccoli", "Duca d'Aosta" e "Duca degli Abruzzi") fu affondata, e molte di queste unità sopravvissero a siluramenti (ad esempio il Garibaldi, il Duca degli Abruzzi o l'Attendolo).

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Armando Diaz - Incrociatore leggero, su marina.difesa.it. URL consultato il 27 giugno 2014.
  2. ^ I motti delle navi italiane, Roma, Ufficio Storico della Marina Militare, 1962, pp.36.
  3. ^ Giorgio Giorgerini, La guerra italiana sul mare. La Marina fra vittoria e sconfitta 1940-1943, p. 172-180
  4. ^ a b Gianni Rocca, Fucilate gli ammiragli. La tragedia della Marina italiana nella seconda guerra mondiale, p.98
  5. ^ Luca Valente - Ritrovato Il Relitto Dell'Incrociatore Diaz Archiviato il 5 gennaio 2014 in Internet Archive.
  6. ^ Giorgio Giorgerini, La guerra italiana sul mare. La Marina fra vittoria e sconfitta 1940-1943, e Gianni Rocca, Fucilate gli ammiragli. La tragedia della Marina italiana nella seconda guerra mondiale

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