Arcidiocesi di Gangra

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Gangra
Sede arcivescovile titolare
Archidioecesis Gangrensis
Patriarcato di Costantinopoli
Sede titolare di Gangra
Mappa della diocesi civile del Ponto (V secolo)
Arcivescovo titolare sede vacante
Istituita XIX secolo
Stato Turchia
Arcidiocesi soppressa di Gangra
Diocesi suffraganee Gionopoli, Dadibra, Sora
Eretta circa IV secolo
Soppressa 1630
Dati dall'annuario pontificio
Sedi titolari cattoliche
Raffigurazione del martirio di sant'Ippazio di Gangra nel menologio di Basilio.

L'arcidiocesi di Gangra (in latino: Archidioecesis Gangrensis) è una sede soppressa del patriarcato di Costantinopoli e una sede titolare della Chiesa cattolica.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Gangra, in greco Γάγγρα, identificabile con Çankırı nell'omonima provincia in Turchia, è l'antica sede metropolitana della provincia romana della Paflagonia nella diocesi civile del Ponto e nel patriarcato di Costantinopoli.

Il Martirologio Romano ricorda due santi martiri di Gangra, il vescovo Ipazio il 14 novembre, lapidato dai Novaziani, e Callinico il 29 luglio. Secondo la tradizione, Ipazio è il primo vescovo noto di Gangra, che avrebbe partecipato al concilio di Nicea nel 325 e a quello celebrato a Gangra verso la metà del IV secolo.[1]

Secondo la Vita di Ipazio, la chiesa episcopale di Gangra venne costruita dal suo predecessore, Atanasio, che modificò un preesistente tempio pagano in chiesa cristiana; nella medesima chiesa, dedicata a san Demetrio di Alessandria[2], vennero sepolte le spoglie mortali del santo.[3]

La sede è documentata nelle Notitiae Episcopatuum patriarcali fino al XIV secolo; in queste occupa una posizione che varia tra il 15º e il 21º posto nell'ordine gerarchico delle metropolie del patriarcato, e le sono attribuite tre diocesi suffraganee, Gionopoli, Dadibra e Sora. Alla provincia ecclesiastica appartenevano anche due arcidiocesi autocefale, Amastri e Pompeopoli.[4]

A Gangra si tennero due sinodi provinciali. Il più conosciuto, oltre a quello del 375, è il sinodo che si celebrò tra il 340 e il 360, e di cui sono stati conservati i canoni. In esso furono condannate le tesi dell'asceta o del monaco Eustazio d'Armenia[5], il quale sosteneva che il matrimonio impediva di salvarsi ed era inferiore alla vita religiosa; il concilio ribadì la validità e la liceità del matrimonio.

Per un certo periodo, nella seconda metà del IV secolo, la sede di Gangra fu occupata da un vescovo ariano, Basilide. La città, tra V e VI secolo, fu scelta come luogo di esilio di prelati eterodossi: il patriarca monofisita Dioscoro di Alessandria, e il patriarca Macedonio di Costantinopoli, che morirono a Gangra; e Filosseno di Gerapoli.

I Bizantini persero definitivamente Gangra nel 1391, quando la città fu conquistata dagli Ottomani. Sono noti metropoliti di Gangra fino al XVII secolo, anche se dal XIV secolo risiedevano stabilmente a Costantinopoli.[6] La metropolia fu soppressa dal sinodo patriarcale il 19 gennaio 1630 e il suo territorio annesso a quello della metropolia di Neocesarea.[7]

Dal XIX secolo Gangra è annoverata tra le sedi arcivescovili titolari della Chiesa cattolica; la sede è vacante dal 28 febbraio 1989. Il suo ultimo titolare è stato Antônio Ferreira de Macedo, arcivescovo coadiutore di Aparecida in Brasile.

Cronotassi[modifica | modifica wikitesto]

Vescovi e Metropoliti greci[modifica | modifica wikitesto]

Arcivescovi titolari[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Tuttavia le incertezze cronologiche e gli anacronismi presenti nelle diverse Vitae di Ipazio e le difficoltà, tuttora esistenti, nella datazione esatta del sinodo di Gangra, mettono in crisi il dato tradizionale. Per esempio, il Martirologio romano, prima della riforma del Concilio Vaticano II, riportava la seguente nota: Gangris, in Paphlagonia, sancti Hypatii Episcopi, qui, a magna Nicaena Synodo rediens, a Novatianis haereticis in via lapidibus impetitus, Martyr occubuit. L'odierno martirologio ha eliminato l'accenno al concilio di Nicea, perché secondo le Vitae Ipazio sarebbe vissuto o all'epoca di Costantino I (306-337) o a quella di Costanzo II (337-361); nel secondo caso, è da escludere una sua partecipazione al concilio niceno, per altro già ventilata da Heinrich Gelzer nel suo Index patrum Nicaenorum restitutus («Patrum nicaenorum nomina Latine, Graece, Coptice, Syriace, Arabice, Armeniace», Lipsia 1898, pp. LX-LIV). Inoltre studi recenti ritengono che il metropolita presente al sinodo di Gangra non sia Ipazio, ma Eusebio, ignoto alle cronotassi tradizionali. Avshalom Laniado, Note sur la datation conservée en syriaque du Concile de Gangres, Orientalia Christiana Periodica, vol. 61, nº 1, 1995, p. 199. Darrouzès, Notes de littérature et de géographie ecclésiastiques, pp. 98-99.
  2. ^ Catholic Encyclopedia.
  3. ^ Darrouzès, Notes de littérature et de géographie ecclésiastiques, p. 99.
  4. ^ Jean Darrouzès, Notitiae episcopatuum Ecclesiae Constantinopolitanae. Texte critique, introduction et notes, Parigi 1981, indice p. 491, Gangra, métropole de Paphlagonia.
  5. ^ Identificato con Eustazio di Sebaste (Giftopoulou).
  6. ^ Giftopoulou, Metropolis of Gangra, Enciclopedia del mondo ellenico - Asia minore.
  7. ^ Demetrius Kiminas, The ecumenical patriarchate. A history of its metropolitanates with annotated hierarch catalogs, 2009, pp. 102-103.
  8. ^ Menzionato in una delle vite di Ipazio.
  9. ^ Predecessore di Pietro, morto, secondo quanto riportano gli atti del concilio di Calcedonia, pochi giorni dopo essere stato consacrato vescovo da Eusebio di Ancira.
  10. ^ Collectio Sabbaitica contra acephalos et origeniastas destinata, edidit Eduardus Schwartz, «Acta Conciliorum Oecumenicorum» III, Berlino 1940, p. 65, nº 6.
  11. ^ Collectio Sabbaitica…, «Acta Conciliorum Oecumenicorum», III, p. 183, nº 24; p. 115, nº 26.
  12. ^ Concilium universale Constantinopolitanum sub Iustiniano habitum, edidit Johannes Straub, volumen primum, «Acta Conciliorum Oecumenicorum» IV/1, Berlino 1971, p. 225, nº 23.
  13. ^ Alypios, PmbZ nº 202.
  14. ^ Sergios, PmbZ nº 6541.
  15. ^ Ioannes, PmbZ nº 3002.
  16. ^ Markellinos, PmbZ nº 4821.
  17. ^ Jean Darrouzès, Listes épiscopales du concile de Nicée (787), in Revue des études byzantines, 33 (1975), p. 13.
  18. ^ Anonymus, PmbZ nº 11138.
  19. ^ Konstantinos, PmbZ nº 3942.
  20. ^ Methodios, PmbZ nº 4981.
  21. ^ Basileios, PmbZ nº 20849.
  22. ^ Nikolaos, PmbZ nº 25895.
  23. ^ Christophoros, PmbZ nº 21266.
  24. ^ Nikolaos, PmbZ nº 25951.
  25. ^ Petros, PmbZ nº 26505.
  26. ^ Niketas, metropolitan of Gangra, PBW 20156.
  27. ^ Ioannes, metropolitan of Gangra, PBW 275. Potrebbe appartenere a questo metropolita un sigillo episcopale datato all'XI secolo (PBW 20247).
  28. ^ Jean Darrouzès, Le traité des transferts. Édition critique et commentaire, in «Revue des études byzantines», 42 (1984), pp. 182 (nº 50) e 208. Nikephoros, metropolitan of Gangra, PBW 112. Anonimi metropoliti, da identificare con Niceforo, sono documentati anche nel 1086 e nel 1089 (PBW 948 e /921/ PBW 921[collegamento interrotto]).
  29. ^ Anonymus, metropolitan of Gangra, PBW 20369.
  30. ^ Ioannes, metropolitan of Gangra, PBW 20470.
  31. ^ La cronotassi da Teodoro II a Partenio è riportata da Giftopoulou, Metropolis of Gangra, Enciclopedia del mondo ellenico - Asia minore.
  32. ^ Vicario apostolico di Sofia e Filippopoli in Bulgaria.
  33. ^ Vescovo dimissionario di San Carlos de Ancud in Cile.
  34. ^ Delegato apostolico in Persia.
  35. ^ Arcivescovo dimissionario di Guangzhou in Cina.
  36. ^ Arcivescovo dimissionario di Brindisi.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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