Arcidiocesi dell'Aquila

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Arcidiocesi dell'Aquila
Archidioecesis Aquilana
Chiesa latina
Laquila piazza del duomo 017.jpg
Regione ecclesiastica Abruzzo-Molise
Stemma della diocesi Mappa della diocesi
Provincia ecclesiastica
Provincia ecclesiastica della diocesi
Diocesi suffraganee
Avezzano, Sulmona-Valva
Arcivescovo metropolita Giuseppe Petrocchi
Vicario generale Alfredo Cantalini
Arcivescovi emeriti Giuseppe Molinari
Sacerdoti 114 di cui 96 secolari e 18 regolari
978 battezzati per sacerdote
Religiosi 29 uomini, 151 donne
Diaconi 9 permanenti
Abitanti 112.900
Battezzati 111.500 (98,8% del totale)
Superficie 1.516 km² in Italia
Parrocchie 147
Erezione 22 dicembre 1256[1]
Rito Romano
Cattedrale Santi Giorgio e Massimo
Santi patroni Massimo d'Aveia
Indirizzo Zona Industriale Campo di Pile, 67100 L'Aquila, Italia
Sito web www.diocesilaquila.it
Dati dall'Annuario pontificio 2014 (ch · gc)
Chiesa cattolica in Italia
Ingresso dell'episcopio arcivescovile all'Aquila
L'abbazia di San Giovanni Battista a Lucoli.

L'arcidiocesi dell'Aquila (in latino: Archidioecesis Aquilana) è una sede metropolitana della Chiesa cattolica in Italia appartenente alla regione ecclesiastica Abruzzo-Molise. Nel 2013 contava 111.500 battezzati su 112.900 abitanti. È retta dall'arcivescovo Giuseppe Petrocchi.

Il patrono dell'arcidiocesi è san Massimo, levita e martire, già protettore della diocesi di Forcona, soppressa nel 1256, da cui quella dell'Aquila è derivata.

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

L'arcidiocesi comprende 28 comuni della provincia dell'Aquila: Acciano, Barete, Barisciano, Cagnano Amiterno, Campotosto, Capitignano, Caporciano, Collepietro, Fagnano Alto, Fontecchio, Fossa, L'Aquila, Lucoli, Montereale, Navelli, Ocre, Pizzoli, Poggio Picenze, Prata d'Ansidonia, Rocca di Cambio, Rocca di Mezzo (in parte)[2], San Demetrio ne' Vestini, San Pio delle Camere, Sant'Eusanio Forconese, Scoppito, Tione degli Abruzzi, Tornimparte e Villa Sant'Angelo.

Sede arcivescovile è la città dell'Aquila, dove si trova la cattedrale dei Santi Massimo e Giorgio. In città sorgono anche tre basiliche minori: la basilica di San Giuseppe Artigiano, la basilica di Santa Maria di Collemaggio e la basilica di San Bernardino. A Poggio di Roio si trova il santuario della Madonna di Roio, mentre ad Assergi, frazione dell'Aquila, quello di San Pietro della Ienca, dedicato il 18 maggio 2011 al santo papa Giovanni Paolo II.[3]

Il territorio si estende su 1.516 km² ed è suddiviso in 147 parrocchie.

La provincia ecclesiastica aquilana, istituita nel 1972, comprende due suffraganee:

Istituti religiosi[modifica | modifica wikitesto]

Istituti religiosi maschili
Istituti religiosi femminili

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il territorio, oggi è compreso nell'arcidiocesi dell'Aquila, fin dall'epoca tardo-romana era occupato da diverse antiche sedi vescovili. Sono infatti attestate le diocesi di Amiterno, oggi San Vittorino, con vescovi documentati nel V e nel VI secolo; di Pitinum, l'odierna frazione aquilana di Pettino, il cui unico vescovo noto prese parte al concilio romano del 499; e Aveia, nel territorio di Fossa, il cui vescovo Gaudenzio figura tra i padri del concilio romano del 465.

Dopo il VI secolo non si hanno più notizie di queste antiche diocesi. Pettino fu probabilmente assorbita da Amiterno, a sua volta scomparsa e integrata nel territorio della diocesi di Rieti. Secondo Lanzoni[4] alla sede di Aveia, distrutta e abbandonata, sarebbe succeduta la diocesi di Forconio (o Forcona), corrispondente alla frazione aquilana di Civita di Bagno, il cui primo vescovo conosciuto è Floro, che fu presente al sinodo romano indetto da papa Agatone nel 680 per condannare l'eresia monotelita. Bisogna poi salire al IX secolo per conoscere i nomi di altri vescovi di Forconio, la cui serie episcopale arriva fino a metà del XIII secolo. Tra questi vescovi si possono ricordare Giovanni I, che figura nei concili romani dell'853 e dell'861; Albino, vissuto in epoca incerta, il cui cenotafio si conserva nella cattedrale dell'Aquila; san Raniero, lodato da papa Alessandro II per aver difeso i diritti della Chiesa contro gli usurpatori; Pagano, che nel 1178 ricevette un breve da papa Alessandro III con il quale la Chiesa di Forconio era sottoposta alla protezione della Santa Sede.

L'erezione della diocesi dell'Aquila coincise con la fondazione della nuova città e con la traslazione della sede vescovile da Forconio all'Aquila: accogliendo le istanze delle autorità civili aquilane, con la bolla Purae fidei del 22 dicembre 1256, papa Alessandro IV concesse al centro di recente fondazione lo status di città e la dignità episcopale e ordinò il trasferimento della sede di Forcona, con tutti i suoi onori e i suoi diritti, nella chiesa cattedrale intitolata ai Santi Massimo e Giorgio; alla nuova diocesi era unito anche il territorio dell'antica Amiterno, sottratto alla diocesi di Rieti. Per prevenire possibili rivendicazioni da parte dei vescovi reatini, e in accordo con gli arcipreti amiternini, il 20 febbraio 1257 il pontefice emanò una seconda bolla, anch'essa intitolata Purae fidei, con il medesimo contenuto della prima, ma con l'aggiunta di un frase che definì i confini della diocesi[5], che comprendeva anche l'antica Amiterno.

Il primo vescovo aquilano, l'ultimo di Forconio, è stato Berardo da Padula, il quale tuttavia dovette ben presto lasciare la sia sede e rifugiarsi a Forconio, quando la città dell'Aquila venne rasa al suolo nel 1259 da Manfredi. Tra gli eventi che segnarono in modo particolare la vita della diocesi, dopo la ricostruzione della città nel 1266, è la fondazione nel 1288 della basilica di Santa Maria di Collemaggio ad opera di Pietro da Morrone, che proprio nella sua basilica venne incoronato papa con il nome di Celestino V (1294). Tra i primi vescovi si ricordano Niccolò Sinizzo, che fece arrivare in città gli Agostiniani con la fondazione del convento e della chiesa di Sant'Agostino; Bartolomeo Conti, che prese parte al concilio di Vienne nel 1312, durante il quale fu accusato di simonia; e Filippo Delci, che dovette far fronte al violento terremoto del 1315.

Un ulteriore periodo di crisi fu vissuto durante lo scisma d'Occidente tra [XIV secolo|XIV]] e XV secolo; la sede aquilana fu stabilmente occupata da vescovi dell'obbedienza avignonese, mentre i vescovi nominati da Roma non riuscirono mai a prendere possesso della diocesi. Tra questi vescovi si può ricordare la tragica fine di Stefano Sidonio: nominato dal papa romano, passò ben presto all'obbedienza avignonese; fuggito dall'Aquila, si rifugiò a Perugia, ma venne raggiunto e ucciso da sicari inviati da papa Urbano VI. Stessa tragica sorte toccò al vescovo avignonese Bernardo da Teramo, ucciso durante alcuni tumulti nel 1391. Lo scisma ebbe fine con il vescovo Giacomo Donadei, che nel 1413 fece trasferire le reliquie del patrono san Massimo da Aveia nella cattedrale aquilana; abile uomo politico ed esperto militare, non disdegnò di mettersi alla testa di un esercito per difendere la propria città. Tra gli altri vescovi del XV secolo, sono da ricordare Amico Agnifili (1431-1472), primo vescovo aquilano a diventare cardinale; e Giovanbattista Gaglioffi (1486-1491), che prese parte alla congiura dei Baroni napoletani e per questo venne assassinato mentre si trovava a Roma.

Un altro casus belli coinvolse la diocesi di Valva e quella dell'Aquila, che pretendeva di avere giurisdizione su diversi castelli, che dipendevano dal punto di vista ecclesiastico dalla diocesi valvense, ma che dal punto di vista amministrativo civile erano sottomessi alla città aquilana. La controversia, che ebbe anche momenti drammatici, fu vinta dalla diocesi aquilana, che nel 1426 annetté al proprio territorio diciotto centri, tra cui Collepietro, Bominaco, Navelli e Civitaretenga.

La basilica di San Bernardino costruita, con l'adiacente convento, fra il 1454 ed il 1472 in onore di san Bernardino da Siena, le cui spoglie sono custodite all'interno del mausoleo del Santo.

Nella prima metà del XVI secolo fu nominato vescovo dell'Aquila Giovanni Franchi, appartenente ad una nobile famiglia cittadina. Caso inusuale, ma non raro a quell'epoca, è che questo vescovo, quando venne eletto, non aveva ricevuto nessun ordine sacro, e non si preoccupò di riceverli nemmeno durante gli otto anni in cui governò la sede aquilana; di fatto dal 1515 al 1523 la diocesi fu retta da un episcopus electus, che vescovo non lo fu mai, ma solo un laico. Quando si dimise nel 1523, Giovanni Franchi intraprese la carriera militare. Dopo di lui la diocesi fu affidata a cardinali romani in qualità di amministratori apostolici, fino al 1537.

Nella seconda metà del XVI secolo i vescovi aquilani si distinsero per l'applicazione dei decreti di riforma del concilio di Trento. Tra questi lo spagnolo Giovanni D'Acugna (1561-1578), che fondò il seminario vescovile, ingrandì ed arricchì la cattedrale ed istituì l'Accademia dei Fortunati; Mariano De Racciaccaris (1579-1592), originario di Tivoli, che indisse nel 1581 il primo sinodo diocesano; e Basilio Pignatelli (1593-1599), che fece venire in città i Gesuiti.

L'inizio del Seicento vedi l'arrivo in diocesi di numerosi ordini e congregazioni religiose, tra cui i Fatebenefratelli, i Barnabiti, i Cistercensi, i Cappuccini e i Minimi. Il secolo si chiuse con l'episcopato di Ignazio Della Zerda (1683-1702), che entrò in contrasto con il viceré di Napoli, suo cugino, e per questo subì gravi ritorsioni, che lo costrinsero a lasciare l'Aquila e rifugiarsi a Rieti dove morì. Nel 1703 la città aquilana fu ancora una volta distrutta da un terremoto; la sede vescovile rimase vacante per sedici anni.

Nel 1818 papa Pio VII e il re delle Due Sicilie Ferdinando I conclusero il concordato in seguito al quale, con la bolla De utiliori, il papa decretò la soppressione della diocesi di Cittaducale per la deficienza delle rendite e l'annessione del suo territorio alla sede dell'Aquila. Nel 1836 furono annessi alla diocesi aquilana, con un breve di papa Gregorio XVI, alcuni centri su cui gli abati di Farfa esercitavano la giurisdizione spirituale, tra cui San Pio di Fontecchio, San Lorenzo di Beffi, il monastero di Santa Maria a Graiano.

Per premiare la devozione alla persona del pontefice della sua popolazione e le benemerenze del vescovo Luigi Filippi, con lettera apostolica del 19 gennaio 1876 papa Pio IX insignì la sede aquilana della dignità arcivescovile, pur mantenendola nell'immediata soggezione alla Santa Sede.

In ossequio alle nuove disposizioni del Concilio Vaticano II, papa Paolo VI con la lettera apostolica Cum cognitum del 15 agosto 1972 elevò la sede arcivescovile dell'Aquila a sede metropolitana e insignì l'allora arcivescovo Costantino Stella del titolo di metropolita della nuova provincia ecclesiastica comprendente, oltre alla diocesi dell'Aquila, quelle suffraganee dei Marsi (con sede ad Avezzano) e di Valva e Sulmona.

Con il decreto Quo aptius del 21 giugno 1976 emanato dalla Congregazione per i Vescovi, per conformare i confini diocesani con quelli delle province civili, l'arcidiocesi dell'Aquila ha subito un ultimo e definitivo riassetto territoriale: le 25 parrocchie che formavano l'antica diocesi di Cittaducale sono state accorpate alla diocesi di Rieti, mentre 21 parrocchie già reatine sono state assegnate alla diocesi dell'Aquila.[6]

Nel 2006 l'arcidiocesi dell'Aquila ha celebrato la ricorrenza del 750º anniversario della sua fondazione.

La cattedrale, il palazzo arcivescovile e molte chiese dell'Aquila e dintorni hanno subito gravi danni a causa del terremoto dell'Aquila del 2009. Papa Benedetto XVI ha visitato l'arcidiocesi il 28 aprile 2009, recandosi, tra l'altro, a pregare sulle spoglie di Celestino V nella basilica di Santa Maria di Collemaggio, danneggiata dal sisma.

Cronotassi dei vescovi[modifica | modifica wikitesto]

Vescovi di Forcona[modifica | modifica wikitesto]

Vescovi e arcivescovi dell'Aquila[modifica | modifica wikitesto]

Attuale arcivescovo metropolita[modifica | modifica wikitesto]

Giuseppe Petrocchi, nato ad Ascoli Piceno (AP) il 19 agosto 1948, già vescovo di Latina-Terracina-Sezze-Priverno dal 1998, è stato nominato arcivescovo metropolita dell'Aquila da papa Francesco l'8 giugno 2013.

Arcivescovo emerito[modifica | modifica wikitesto]

Giuseppe Molinari, nato a Scoppito (AQ) l'11 gennaio 1938, già vescovo di Rieti dal 1989, è stato nominato da papa Giovanni Paolo II coadiutore dell'arcidiocesi dell'Aquila il 16 marzo 1996 ed è succeduto a Mario Peressin il 6 giugno 1998. È sopravvissuto al terremoto del 2009, che ha distrutto la sua camera nel palazzo arcivescovile. L'8 giugno 2013 ha lasciato il governo pastorale dell'arcidiocesi dell'Aquila per raggiunti limiti di età.

Statistiche[modifica | modifica wikitesto]

L'arcidiocesi al termine dell'anno 2013 su una popolazione di 112.900 persone contava 111.500 battezzati, corrispondenti al 98,8% del totale.

anno popolazione sacerdoti diaconi religiosi parrocchie
battezzati totale % numero secolari regolari battezzati per sacerdote uomini donne
1950 115.000 115.000 100,0 225 153 72 511 139 335 145
1970 96.959 97.625 99,3 182 101 81 532 114 454 148
1980 96.600 98.700 97,9 145 75 70 666 83 311 147
1990 100.000 105.500 94,8 130 74 56 769 68 273 146
1999 100.000 105.500 94,8 124 90 34 806 48 287 147
2000 105.000 107.220 97,9 136 102 34 772 48 287 147
2001 105.000 107.220 97,9 142 108 34 739 48 287 147
2002 105.000 107.220 97,9 151 117 34 695 2 48 287 147
2003 106.000 108.300 97,9 151 117 34 701 2 48 287 147
2004 106.000 108.300 97,9 155 121 34 683 2 48 287 147
2013 111.500 112.900 98,8 114 96 18 978 9 20 151 147

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ L'Annuario Pontificio riporta come data di erezione quella del 20 febbraio 1257, che corrisponde alla seconda bolla emanata dal papa sulla traslazione della sede episcopale da Forconio all'Aquila.
  2. ^ Non fa parte dell'arcidiocesi la frazione di Rovere, che appartiene alla diocesi di Avezzano.
  3. ^ Sito ufficiale del santuario.
  4. ^ Le diocesi d'Italia dalle origini al principio del secolo VII (an. 604), vol. II, Faenza 1927, pp. 365-370.
  5. ^ La frase aggiunta è la seguente: videlicet ab Urno putrido et Beffi ac Rivo Gambario usque Cornu et Montem Rigalem.
  6. ^ Elenco dei centri abitati in: AAS 68 (1976), pp. 514-515.
  7. ^ Giovanni prese parte ai concili romani dell'853 e dell'861, ed è ancora documentato nell'869. Die Konzilien der karolingischen Teilreiche, a cura di Wilfried Hartmann, Hannover 1984-1998, vol. I, p. 336; vol. II, p. 64 e nota 42.
  8. ^ Questo vescovo appare tra le firme del diploma che l'imperatore Ottone I avrebbe rilasciato per la città di Forcona nel 956. Tuttavia questo diploma e il suo contenuto sono ritenuti spuri, falsissimum Ottonis I diploma est. Kehr, Italia pontificia, IV, pp. 234-235. Monumenta Germaniae Historica, Diplomata, Diplomatum Regum et Imperatorem Germaniae, vol. I, p. 623, nº 459. Schwartz, Die besetzung der bistümer Reichsitaliens…, p. 280.
  9. ^ a b Schwartz, Die besetzung der bistümer Reichsitaliens…, pp. 280-281.
  10. ^ Secondo Signorini (La diocesi di Aquila descritta ed illustrata, I, pp. 119-121), Berardo è documentato per la prima volta nel mese di novembre 1147 e muore nel 1171. Il suo nome appare in diverse iscrizioni del vescovo Dodone di Rieti a partire dal 1157; la sua ultima menzione è nell'iscrizione relativa alla dedicazione della chiesa di Santa Vittoria a Monteleone Sabino, avvenuta nel mese di ottobre del 1171. Carlo Tedeschi, Le iscrizioni di Dodone, vescovo di Rieti, in «Scrittura epigrafica e scrittura libraria: fra Oriente ed Occidente» a cura di Marilena Maniaci e Pasquale Orsini, Cassino 2015, pp. 103-131. Gams gli assegna come anni di episcopato il periodo tra il 1160 e il 1170.
  11. ^ a b c d e f Kamp, Kirche und Monarchie…, I, pp. 16-27.
  12. ^ Questo vescovo è escluso da Kamp, secondo il quale vi è un solo Berardo, quello che precede Pagano.
  13. ^ Francesco Sabatini, Berardo da Teramo, in Dizionario biografico degli italiani, volume 8 (1966).
  14. ^ Deceduto nel 1493 secondo Gams.
  15. ^ Secondo Eubel questo vescovo è chiamato Giovanni di Domenico (Dominici) ed è Agostiniano.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]