Architettura in Sardegna

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L'architettura in Sardegna ha avuto sviluppo sin dal 4000 a.C.[1], presentando in taluni periodi storici degli sviluppi caratteristici, in particolare in età nuragica[2].

Dalla preistoria all'epoca bizantina[modifica | modifica wikitesto]

Cupola della basilica di San Saturnino di Cagliari, il più antico complesso monumentale paleocristiano della Sardegna
Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Sardegna megalitica e Nuraghe.

Dell'architettura preistorica e protostorica in Sardegna sono presenti numerose testimonianze come le Domus de janas (tombe ipogeiche), i circoli megalitici, i menhir, i dolmen, le tombe dei giganti, i tempietti a "megaron" e i templi a pozzo; tuttavia, l'elemento che più di ogni altro caratterizza il paesaggio preistorico sardo sono i nuraghi, che si trovano numerosi (ne rimangono ancora in piedi circa 7000) e in varie tipologie (a corridoio, monotorre, a tancato, polilobati); si stima che vi siano all'incirca 500 villaggi nuragici, in genere fortificati, di cui gli esempi più importanti e significativi sono Su Nuraxi di Barumini, Santu Antine a Torralba e Losa nei pressi di Abbasanta.

Numerose sono anche le tracce lasciate dai Fenici che introdussero sulle coste nuove forme urbane. Nelle vicinanze degli abitati si ha inoltre la comparsa di vere e proprie necropoli, di cui la necropoli di Tuvixeddu costituisce l'esempio più eclatante, e di aree denominate tofet, dedicate alle sepolture dei bambini. Nel 500 a.C., i punici realizzarono il tempio di Antas (che verrà pesantemente modificato in epoca romana da Augusto e Caracalla) dedicato al culto di Sid Addir (noto in seguito come Sardus Pater).

I Romani diedero un assetto organizzativo all'intera isola con la realizzazione di una rete stradale, la ristrutturazione di diverse città e la realizzazione di numerose infrastrutture di cui sono rimasti i resti, come gli acquedotti, il Palazzo di Re Barbaro a Porto Torres, le terme di Fordongianus, il teatro di Nora e l'anfiteatro di Cagliari.

Anche dell'epoca protocristiana e bizantina rimangono diverse testimonianze in tutto il territorio sia sulle coste che all'interno, come le basiliche di San Saturnino di Cagliari, Sant'Antioco nell'isola omonima e San Giovanni di Sinis nei pressi di Cabras, risalenti al VI secolo; altrettanto interessanti sono alcuni ipogei, come quello di San Salvatore di Sinis a Cabras, la chiesa rupestre di Sant'Andrea Priu a Bonorva e alcune chiese di origine bizantina come Nostra Signora di Mesumundu nei pressi di Siligo. Quasi inesistenti le testimonianze di architettura vandalica, uno dei pochi esempi ancora osservabili è la necropoli di Samassi, risalente al V secolo.

Il periodo giudicale[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Architettura romanica in Sardegna e Castelli della Sardegna.

Una particolare attenzione merita il periodo giudicale durante il quale, grazie alla sicurezza del Mediterraneo garantita dalle flotte delle Repubbliche Marinare, a seguito del prosperare delle attività commerciali, si sviluppò il romanico. Il primo edificio romanico dell'isola fu la Basilica di San Simplicio di Olbia (recenti studi hanno datato la sua prima fase ad un periodo anteriore al 1050), quasi coeva rispetto alla basilica di San Gavino a Porto Torres nel Giudicato di Torres. La costruzione voluta dal giudice Gonnario Comita de Lacon-Gunale ebbe inizio prima del 1038 e nell'occasione furono impiegate maestranze provenienti da Pisa; la basilica fu completata durante il regno del figlio Torchitorio Barisone I de Lacon-Gunale intorno al 1065.

I sovrani dei regni giudicali, dal 1063 in poi, attraverso cospicue donazioni, favorirono l'arrivo nell'isola di monaci di diversi ordini da varie regioni della penisola italiana e della Francia; queste circostanze portarono in breve tempo ad operare nell'isola maestranze di diversa provenienza: pisani, lombardi e provenzali, ma anche di cultura araba, provenienti dalla penisola iberica, dando luogo al manifestarsi di espressioni artistiche inedite, caratterizzate dalla fusione di queste esperienze.

Dopo la metà del XII secolo, l'architettura romanica sarda è stata contrassegnata sempre più dallo stretto legame con Pisa, tendente a farsi più esclusivo a causa della maggiore ingerenza dei mercanti pisani nell'economia sarda e nelle politiche interne dei sovrani giudicali. La basilica di Saccargia a Codrongianos è forse la più nota espressione del romanico-pisano in Sardegna.

Oltre alle numerose chiese, del periodo medievale sopravvivono diversi esempi di architettura militare tra cui i castelli, come il castello di Acquafredda, il Castello di San Michele, il castello di Sanluri o il Castello di Serravalle (per citarne alcuni), le mura di Sassari (Mura di Sassari) e Iglesias - in parte risparmiate dalle demolizioni ottocentesche - e le torri, come quelle di San Pancrazio e dell'Elefante a Cagliari, opera di Giovanni Capula, o la Torre di Mariano II ad Oristano.

Architettura gotica, rinascimentale e barocca[modifica | modifica wikitesto]

Successivamente gli Aragonesi hanno introdotto forme di architettura gotico-catalane, di cui il Santuario di Nostra Signora di Bonaria ne costituì il primo esempio. L'architettura rinascimentale, pur scarsamente rappresentata, annovera esempi notevoli come l'impianto della Cattedrale di San Nicola di Sassari (tardo gotica ma dal forte influsso rinascimentale), la chiesa di Sant'Agostino di Cagliari (progettata dai Palearo Fratino), la chiesa di Santa Caterina a Sassari (progettata dal Bernardoni, allievo di Vignola) ed il completamento della cattedrale di Santa Maria di Alghero, opera di Jacopo Palearo Fratino.

Al contrario, l'architettura barocca ha trovato ampio risalto:[3] esempi interessanti sono la Collegiata di Sant'Anna a Cagliari, la facciata della cattedrale di San Nicola a Sassari (opera di Romero e Corbellini), la chiesa di San Michele a Cagliari (a pianta centrale con pregevoli stucchi e affreschi), nonché le cattedrali di Cagliari, Ales e Oristano, ricostruite tra '600 e '700, rispettivamente, da Domenico Spotorno e Giovanni Battista Arieti.

Nella seconda metà del XVI secolo, in età spagnola, vennero potenziate e ammodernate le piazzeforti di Cagliari, Alghero e Castellaragonese (Castelsardo). A questo periodo risale anche l'edificazione, in funzione anti-barbaresca, delle torri costiere dislocate lungo tutta la costa sarda.

L'Ottocento[modifica | modifica wikitesto]

A partire dal XIX secolo, grazie alle nuove idee ed esperienze importate da alcuni architetti sardi formatisi a Torino, si diffondono nell'isola nuove forme architettoniche di ispirazione neoclassica.[4] Tra le figure più importanti di questa fase architettonica e urbanistica è da citare quella dell'architetto cagliaritano Gaetano Cima, le cui opere sono disseminate in tutto il territorio sardo[5] (tra le sue molte realizzazioni vi sono l'ospedale civile di Cagliari, il Santuario della Beata Vergine Assunta a Guasila e la cattedrale di Ozieri). Accanto alle opere del Cima, sono da citare quelle di Cominotti (Palazzo e Teatro Civico di Sassari) e Cano (Cupola di S. Maria di Betlem a Sassari e la Cattedrale di Santa Maria della Neve a Nuoro).

Nella seconda metà dell'Ottocento a Sassari fu realizzato il neogotico palazzo Giordano (1878) che rappresenta uno dei primi esempi di revivalismo nell'isola, mentre risale al 1933 la facciata neoromanica della cattedrale di Cagliari, opera di Giarrizzo.

Dal Novecento in poi[modifica | modifica wikitesto]

Un'interessante realizzazione di gusto eclettico, derivato dal connubio fra ispirazioni a modelli revivalisti e liberty, risulta essere il palazzo Civico di Cagliari, completato nei primi anni del XX secolo. Il liberty e l'Art déco hanno trovato spazio soprattutto nei nuovi palazzi delle famiglie alto-borghesi, oltre che negli edifici pubblici.

L'avvento del fascismo ha influenzato fortemente negli anni venti e trenta l'architettura italiana; anche in Sardegna, in particolar modo nelle città di nuova fondazione[6], sono stati realizzate diverse costruzioni di stile razionalista e monumentale: interessanti realizzazioni di quel periodo sono i centri di Fertilia, Arborea e la città di Carbonia, uno dei massimi esempi di architettura razionalista. Una delle figure di spicco dell'epoca è Ubaldo Badas, autore di numerosi edifici a Cagliari.

Lo sviluppo turistico iniziato negli anni sessanta ha fatto sì che in Costa Smeralda si procedesse alla costruzione di edifici di notevole pregio architettonico, come il Cala di Volpe, il Romazzino o il Pitrizza, unitamente al villaggio di Porto Cervo con la chiesa di Stella Maris, opere, rispettivamente, di Jacques Couelle, Luigi Vietti e Michele Busiri Vici.

Più recenti sono altri edifici decisamente moderni come la torre del T Hotel o la sede della Banca di Credito Sardo, entrambi a Cagliari ed il secondo opera di Renzo Piano.

Gli edifici più alti costruiti nell'isola sono il T Hotel di Cagliari con 62 metri (73 metri comprendendo il pennone) e 16 piani,il Grattacielo nuovo di Sassari con 60 metri e 19 piani, la torre ovest del cosiddetto Palazzaccio di Olbia con 50 metri e 16 piani e la cupola della Basilica di Bonaria a Cagliari con 50 metri. La struttura più alta mai realizzata è il camino di 250 metri circa della Centrale Sulcis (appartenente a Enel Produzione), situata all'interno del Polo industriale di Portovesme[7].

Architetture abitative tradizionali[modifica | modifica wikitesto]

Esistono, inoltre, diverse tipologie abitative tradizionali, come la casa alta delle zone collinari e montane, costruite in pietra e legno, e le case a corte in ladiri (mattone in terra cruda)[8] del Campidano e diverse tipologie insediative, come gli stazzi in Gallura, i furriadroxius e i medaus nel Sulcis-Iglesiente.[9]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Architettura, su Sardegnacultura.it, Regione Autonoma della Sardegna. URL consultato l'8 ottobre 2014.
  2. ^ Una civiltà architettonica di alto livello, su Sardegnacultura.it, Regione Autonoma della Sardegna. URL consultato l'8 ottobre 2014.
  3. ^ Regione Autonoma della Sardegna, Un viaggio nel Barocco in Sardegna, su www.sardegnaturismo.it, Regione Sardegna. URL consultato il 1º marzo 2011.
  4. ^ Regione Autonoma della Sardegna, Architettura neoclassica [collegamento interrotto], su www.sardegnacultura.it, Regione Sardegna. URL consultato il 1º marzo 2011.
  5. ^ Regione Autonoma della Sardegna, Gaetano Cima, su www.sardegnacultura.it, Regione Sardegna. URL consultato il 1º marzo 2011.
  6. ^ Regione Autonoma della Sardegna, Le città di fondazione fascista, su www.sardegnacultura.it, Regione Sardegna. URL consultato il 1º marzo 2011.
  7. ^ Il Polo industriale di Portovesme
  8. ^ Da later, matrice latina dalla quale deriva la parola italiana laterizio
  9. ^ Montessu (Villaperuccio), Furriadroxius e Medaus, su www.montessu.it, ConsulMedia2007. URL consultato il 1º marzo 2011 (archiviato dall'url originale il 21 agosto 2012).

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • AA.VV., Storia dei Sardi e della Sardegna, a cura di Massimo Guidetti, Milano, Jaca Book, 1989, ISBN 88-16-40234-2.
  • Luigi Berlinguer e Antonello Mattone(a cura di), La Sardegna in Storia d'Italia. Le regioni dall'Unità a oggi, Torino, Einaudi, 1998, ISBN 978-88-06-14334-3.
  • Ferruccio Barrecca, La Sardegna fenicia e punica, Chiarella, 1974. ISBN non esistente.
  • Alberto Boscolo, Luigi Bulferetti, Lorenzo Del Piano, Profilo storico-economico della Sardegna dal riformismo settecentesco ai piani di rinascita, Franco Angeli Editore, 1991, ISBN 88-204-6698-8.
  • Alberto Boscolo, Manlio Brigaglia, Lorenzo Del Piano, La Sardegna Contemporanea, Cagliari, Della Torre, 1995, ISBN 88-7343-282-4.
  • Manlio Brigaglia e Attilio Mastino, Storia della Sardegna. Dalle origini al Settecento (PDF), a cura di Gian Giacomo Ortu, I, Roma-Bari, Laterza, 2006, ISBN 978-88-420-7839-5.
  • Manlio Brigaglia e Attilio Mastino, Storia della Sardegna. Dal Settecento a oggi (PDF), a cura di Gian Giacomo Ortu, II, Roma-Bari, Laterza, 2002, ISBN 978-88-420-7838-8.
  • Raimondo Carta Raspi, Storia della Sardegna, Milano, Mursia, 1983. ISBN non esistente.
  • Francesco Cesare Casula, La storia di Sardegna, Sassari, Delfino, 1994, ISBN 88-7138-063-0.
  • Raffaello Delogu, L'architettura del Medioevo in Sardegna, a cura di Amalia Mezzetti, Sassari, Carlo Delfino, 1988., in formato PDF: [1].
  • Antonio Dessì, Raccolta di usi e consuetudini della provincia di Cagliari, Cagliari, 1957. ISBN non esistente.
  • Giovanni Lilliu, La civiltà dei Sardi: dal neolitico all'età dei nuraghi, Il Maestrale, 2004, ISBN 88-86109-73-3.
  • Franco Masala, Architettura in Sardegna dall'unità d'Italia alla fine del Novecento, Nuoro, Ilisso, 2001, ISBN 88-87825-35-1.
  • Ettore Pais, Storia della Sardegna e della Corsica durante il periodo romano, a cura di Attilio Mastino, Nuoro, Ilisso, 1999, ISBN 88-85098-92-4.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]