Aquila nera (film 1946)

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Aquila nera
Aquila nera (film 1946).jpg
Una scena del film con Rossano Brazzi ed Irasema Dilian
Titolo originaleAquila nera
Paese di produzioneItalia
Anno1946
Durata97 min
Dati tecniciB/N
Genereavventura
RegiaRiccardo Freda
SoggettoAlexander Puškin
SceneggiaturaRiccardo Freda, Mario Monicelli, Steno, Federico Fellini e Baccio Agnoletti (non accreditato)
ProduttoreDino De Laurentiis
Casa di produzioneLux Film
Distribuzione in italianoLux Film
FotografiaGuglielmo Lombardi
Rodolfo Lombardi
MontaggioOtello Colangeli
MusicheFranco Casavola
ScenografiaArrigo Equini
Interpreti e personaggi
Doppiatori originali

Aquila nera è un film del 1946 diretto da Riccardo Freda, tratto dal romanzo Dubrovskij di Aleksandr Puškin.

Lo stesso regista dirigerà nel 1951 un seguito, La vendetta di Aquila nera, sempre con lo stesso protagonista maschile.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Gino Cervi e Rossano Brazzi in una scena del film

Il potente principe Kirila Petrovic riesce ad impadronirsi di tutti i beni e gli averi del conte Dubrovskij il quale è costretto a diventare un bandito mascherato per vendicarsi dei soprusi subiti ma anche della morte del padre. Questo non gli impedisce di innamorarsi proprio della figlia del suo avversario.

Critica[modifica | modifica wikitesto]

Il lungometraggio che fu, nel 1946, campione d'incassi sul mercato italiano, è considerato da Morandini «un agile e scattante esempio di film popolare». Nel suo Dizionario gli assegna due stelle e mezzo come valutazione critica e quattro pallini per l'affluenza di pubblico nelle sale.[1]

Restauro[modifica | modifica wikitesto]

Il restauro è stato effettuato nei laboratori di Cinecittà Studios nel 1999, con l'eliminazione di sbalzi di volume e fruscii presenti nell'audio originale[2].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ il Morandini 2002 (a cura di Laura, Luisa e Morando Morandini), Bologna, Zanichelli, 2001, p. 99.
  2. ^ Dario Minutolo: Cinema italiano 1945-1985: restauri e preservazioni, Effata Editrice IT, 2005. Pag. 21, su books.google.it.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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