Appio-Latino

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Q. IX Appio-Latino
Stemma ufficiale
Porta San Giovanni Roma 2.JPG
Porta san Giovanni
StatoItalia Italia
RegioneLazio Lazio
ProvinciaRoma Roma
CittàRoma-Stemma.png Roma Capitale
CircoscrizioneMunicipio Roma VII
Municipio Roma VIII
Data istituzione20 agosto 1921[1]
Codice209
Superficie5,8491 km²
Abitanti59 325 ab.[2] (2016)
Densità10 142,59 ab./km²
Mappa dei quartieri di

Coordinate: 41°52′24.24″N 12°30′58.68″E / 41.8734°N 12.5163°E41.8734; 12.5163

Appio-Latino è il nono quartiere di Roma, indicato con Q. IX.

Prende il nome dalle vie Appia Antica e Latina.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

Si trova nell'area sud-est della città, a ridosso delle Mura aureliane.

Il quartiere confina:

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Gli albori del territorio Appio-Latino, che da un punto di vista sia paesaggistico sia storico sia sociale sarebbe opportuno formasse un tutt'uno con quello tuscolano, sono da ricercare già prima dell'età romana. La via Latina, infatti, cui si lega il nome del quartiere, costituisce un asse di collegamento con il Latium Vetus e la Campania frequentato in età protostorica e per certo dagli etruschi. L'Appia Antica, invece, che il poeta Stazio per primo nelle Silvae definisce longarum Regina viarum (sul finire del I secolo d.C.), viene decretata "solo" nel 312 a.C. dal censore che ne commissionò la realizzazione: Appio Claudio Cieco. Provenienti, entrambe, dalla Porta Capena (lato sinistro del Circo Massimo) delle Mura "Serviane", conducevano l'una a Capua (Casilinum), attraversando le valli del Sacco e del Liri, l'altra in prima battuta a Capua, poi, a Brindisi. Segnano l'infrastrutturazione del territorio, in secondo luogo, cinque imponenti acquedotti lungo la dorsale rappresentata da via del Mandrione, costruiti tra il 144 a.C. e il 212 d.C.: l'Aqua Marcia, l'Aqua Tepula e l'Aqua Iulia - raggruppate in un'unica struttura - l'Aqua Claudia e l'Anio Novus - riunite in una seconda teoria d'arcate - nonché l'Aqua Antoniniana, diramazione verso S-O della Marcia.

Il fosso delle tre Madonne fuori porta San Giovanni nell'attuale via Sannio in una foto del 1868

Contraddistinguono l'età romana, per cenni, una rete di fastose ville patrizie, cisterne ipogee, canali per l'irrigazione delle aree coltivate, opifici e imponenti strutture difensive, quali le Mura Aureliane. Con le guerre Greco-Gotiche (535-553 d.C.) l'assetto del paesaggio si infrange e, al via vai di trasporti commerciali e militari, così come di contadini intenti a far fruttare le terre cui erano stati assegnati o di facoltosi retori e filosofi a passeggio per i luoghi ameni dei loro possedimenti, si sostituisce l'abbandono.

Benché non se ne conosca con precisione la data di realizzazione, si colloca a posteriori del VI secolo la via Tuscolana, che con ogni probabilità sostituisce la via Latina, in abbandono, nel collegamento con Tuscolo e i Castelli Romani. Grazie al Liber Pontificalis, invece, è noto l'anno di costruzione dell'Acqua Mariana: il 1122. La commissionò papa Callisto II per consentire l'irrigazione dell'Agro Lateranense, ma anche per garantire la vita di tutto quell'ecosistema che dalle sorgenti, Tepula e Iulia (Grottaferrata Squarciarelli), si estendeva fino a Roma.

Il quartiere Appio-Latino è fra i primi 15 tracciati nel 1911, ufficialmente istituiti nel 1921 con delibera di Giunta n. 20 del 20 agosto 1921. Nasce con il Piano Regolatore del 1909, redatto dall’ing. Edmondo Sanjust di Teulada, con confini ben precisi: le Mura, la Ferrovia e la zona archeologica dell’Appia Antica. Il quartiere Appio Latino nasce come entità territoriale con delibera del governatore di Roma Filippo Cremonesi n.3454 del 24 maggio 1926 insieme ad altri 14 quartieri. Venne contraddistinto dalla sigla Q.IX [8]

Appio Latino fu inizialmente un quartiere di periferia, fuori porta, che vide una caotica urbanizzazione fra la I e la II guerra mondiale. Nel 1931 viene votato un nuovo Piano Regolatore che consente un massiccio aumento di volumi edilizi rispetto al Piano del 1909 ed infatti intorno alla metà degli anni Trenta la zona compresa tra Porta Metronia e la Ferrovia è quasi del tutto edificata. Negli anni successivi la storia urbanistica del quartiere è una continua cronaca di costruzioni che si allargano a dismisura soprattutto lungo l'asse viario della via Tuscolana.[9]

Il quartiere Appio Latino oggi fa parte del Centro della città di Roma ed è un territorio suddiviso in due parti: a nord quella abitata dai cittadini del Municipio VII e a sud quella, quasi completamente disabitata, parte del Parco della Caffarella, nel Municipio VIII.

Stemma[modifica | modifica wikitesto]

D'argento alla porta turrita di rosso, al capo di azzurro caricato di un bucranio d'argento coronato d'oro.[10]

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Architetture civili[modifica | modifica wikitesto]

Casale Tarani risalente al 1600 sulla collina prospiciente la Valle della Caffarella, circondato dal quartiere Appio Latino
Il Poligrafico dello Stato di via G. Capponi in una foto del 1985
Complesso in stile barocchetto dell'architetto Camillo Palmerini. Presenta una corte interna sistemata a giardino con campi da gioco per bambini e una fontana.
  • Case popolari di viale Metronio. Si estendono lungo l'asse di via di Porta Latina, Largo Mesia, via Lusitania, via Vulci, la prima parte di via Vetulonia, via Cameria, piazza Epiro, via Mauritania e via Aquitania. Sono tutte state edificate a partire dal 1895 fino al 1934, per un totale di circa 28 palazzine. Sono in stile barocchetto.
  • Edifici dell'Istituto Autonomo Case Popolari Appio III, su via Magna Grecia, via Faleria e via Ardea. Edifici del XX secolo (1925-30).[12]
Complesso in stile barocchetto degli architetti Martini e Angelo Vicario.
Edificio in stile barocchetto dell'architetto Vittorio Ballio Morpurgo.
Il deposito STEFER di via Appia Nuova 450 nel 1992 durante la demolizione delle vetture conservate
Edificio in stile razionalista dell'architetto Pietro Lombardo.
Progetto dell'architetto Raffaele De Vico.
Palazzine a via Soana
Edificio in stile modernista dell'architetto Angelo Di Castro.
Edificio in stile modernista dell'architetto Mario Ridolfi.
Edificio in stile modernista progettato dall'architetto Florestano Di Fausto e realizzato dall'ingegnere Riccardo Morandi.
Destinato a deposito, rimessaggio ed officina dei tram, fu trasformato in centro polifunzionale a partire dagli anni '90. Si sono conservati l'edificio portineria e sovrastante sala comando traffico e quello del personale trasformati con varie destinazioni commerciali.

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

Sant'Urbano alla Caffarella
Parrocchia eretta il 2 giugno 1971 con il decreto del cardinale vicario Angelo Dell'Acqua "Quotidianis curis".

Architetture scolastiche[modifica | modifica wikitesto]

Edificio in stile barocchetto del 1925, progetto dell'architetto Vincenzo Fasolo.
Edificio in stile razionalista del 1932, progetto dell'architetto Ignazio Guidi.
Edificio in stile razionalista del 1939.
Edificio in stile razionalista del XX secolo.

Architetture militari[modifica | modifica wikitesto]

Siti archeologici[modifica | modifica wikitesto]

Ninfeo di Egeria.
Accanto al bivio con l'Appia Antica, a destra l'edicola del cardinal Reginald Pole a sinistra l'ingresso di via della Caffarella
Scoperta nel periodo novembre-dicembre 2015 durante gli scavi per la costruzione della stazione Amba Aradam della Linea C della metropolitana di Roma.[14][15][16]
Costruito a ridosso del Mausoleo di Cecilia Metella.

Il complesso massenziano[modifica | modifica wikitesto]

Il complesso massenziano[17], costruito nel IV secolo dall'imperatore Massenzio su preesistente villa del I secolo a.C., si estende al III miglio della via Appia Antica.

Catacombe e sepolcri[modifica | modifica wikitesto]

Mausoleo di Cecilia Metella.
Sull'antica via Appia, II miglio
Sull'antica via Appia, III miglio
Sull'antica via Latina

Porte nelle Mura aureliane[modifica | modifica wikitesto]

Nel lungo tratto delle mura aureliane che delimitano il quartiere, si trovano ben 5 porte: porta San Giovanni, porta Asinaria, porta Metronia, porta Latina e porta San Sebastiano.

Aree naturali[modifica | modifica wikitesto]

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Scuole[modifica | modifica wikitesto]

L'istituto comprende quattro plessi distribuiti nel territorio dell'Appio-Latino su tre edifici (il quarto si trova nel quartiere Tuscolano):
  • Istituto Comprensivo "via Latina 303", su via Latina.
L'istituto comprende quattro plessi su tre edifici.

Media[modifica | modifica wikitesto]

Progetto degli architetti Adalberto Libera, Francesco Canali e Eugenio Montuori. Il soffitto della scala di accesso è stato dipinto da Giuseppe Capogrossi.[19]
Nel 1990 fu trasformato nella discoteca "Stellarium", rimasta attiva fin quando il locale rimase abbandonato a seguito della revoca della licenza, avvenuta nel 1997.
Progetto dell'ingegnere Riccardo Morandi.[20]

Teatro[modifica | modifica wikitesto]

Geografia antropica[modifica | modifica wikitesto]

Il nuovo alberone viene piantato al posto della vecchia quercia 13 settembre 1986

Urbanistica[modifica | modifica wikitesto]

Nel territorio di Appio-Latino si estendono le zone urbanistiche 9D Appio, 9E Latino e parte della zona 11X Appia Antica Nord.

Suddivisioni storiche[modifica | modifica wikitesto]

Il quartiere include il toponimo dell'Alberone, che identifica l'area che si sviluppa sul lato destro (sud-ovest) di via Appia Nuova, fra il vallo della ferrovia (ponte Lungo), la villa Lazzaroni e la via Latina.
La via Latina a fianco della Valle della Caffarella ospitava fino a pochi decenni fa la baraccopoli chiamata "Borghetto Latino".

Alberone

Il toponimo deriva dalla presenza di un secolare leccio cresciuto lungo via Appia Nuova, e dal quale prende il nome anche la piazza nella quale è posto[21].

La presenza della quercia secolare e, successivamente, del leccio centenario che ne prese il posto nel 1986[22], ha dato negli anni un carattere peculiare e una dimensione comunitaria che argina i confini della stessa, differenziandola dalla più ampia area del quartiere Appio-Latino.

Il leccio che ha sostituito il secolare Alberone è stato abbattuto a seguito del suo grave danneggiamento, dovuto ad un forte temporale avvenuto il 7 novembre 2014. Un altro leccio è stato impiantato al suo posto il 21 novembre successivo, in occasione della Giornata Nazionale degli Alberi 2014[23]. Ma anche questo non ha avuto migliore fortuna poiché la pianta non ha attecchito al terreno. Un nuovo albero, il quarto della storia, viene piantato all'inizio del novembre 2015.

Odonimia[modifica | modifica wikitesto]

Via dei Cessati Spiriti nel 1983 con l'Osteria e le successive ex fonderie Bruni

L'odonomastica è a tema storico. Con la piazza dedicata ai Re di Roma, si trovano nomi di città e regioni dell'impero romano e della Grecia e di storici italiani.

Città e regioni dell'impero romano e della Grecia
Città italiane

Strade dedicate a città italiane moderne di media grandezza (la tipologia è più comune nel vicino quartiere Tuscolano):

Via Britannia set di una delle scene finali del film I soliti ignoti
Storici
Via Magna Grecia a fronte studi cinematografici CINES nel 1931 distrutti da un incendio nel 1935

Altri personaggi

Toponimi locali

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Metropolitana di Roma A.svg È raggiungibile dalle stazioni San Giovanni, Re di Roma, Ponte Lungo, Furio Camillo e Colli Albani.
Metropolitana di Roma C.svg È raggiungibile dalla stazione San Giovanni.

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Nel quartiere è presente la sede e il campo della storica società di calcio Romulea, fondata nel 1921 e militante in Promozione Lazio, il campo della Fortitudo e il circolo sportivo della Nuova Polisportiva De Rossi.

La principale squadra di calcio rappresentante della zona è l'Almas Roma, fondata nel 1944.

Motto[modifica | modifica wikitesto]

Il motto del quartiere è la citazione latina Nec Recisus Recedit (nemmeno ferito retrocede). Questa frase venne adottata, nella forma Nec Recisa Recedit, dal poeta Gabriele D'Annunzio e dedicata alle Fiamme Gialle per il valore dimostrato durante l'impresa della città di Fiume. Successivamente, nel corso dei bombardamenti su Roma sul finire della Seconda Guerra Mondiale, la frase divenne il motto del quartiere Appio Latino che, nonostante ferito e sventrato dalle esplosioni fu un esempio di coraggio e resistenza per tutta la città di Roma.[senza fonte]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Delibera di Giunta n. 20 del 20 agosto 1921.
  2. ^ Roma Capitale - Roma Statistica. Popolazione iscritta in anagrafe al 31 dicembre 2016 per suddivisione toponomastica.
  3. ^ Separato dalle Mura Aureliane, da Porta Metronia a Porta San Giovanni (via Ipponio, via Farsalo, via Sannio, piazzale Appio).
  4. ^ Separato da via Appia Nuova, nel tratto da piazzale Appio a via dell'Almone.
  5. ^ Separato da via dell'Almone, da via Appia Nuova a via Appia Pignatelli, e da via Cecilia Metella, da via Appia Pignatelli a via Appia Antica.
  6. ^ Separato da via Appia Antica, nel tratto da via Cecilia Metella alle Mura Aureliane (Porta San Sebastiano).
  7. ^ Separato dalle Mura Aureliane, da Porta San Sebastiano a Porta Metronia (via delle Mura Latine, viale Metronio).
  8. ^ (IT) Appio Latino | Roma che non ti aspetti, su iltaoaroma.altervista.org. URL consultato il 23 giugno 2018.
  9. ^ (IT) Appio Latino | Roma che non ti aspetti, su iltaoaroma.altervista.org. URL consultato il 23 giugno 2018.
  10. ^ Carlo Pietrangeli, p. 192.
  11. ^ ATER, L'archivio storico iconografico IACP, pp. 52-53.
  12. ^ ATER, L'archivio storico iconografico IACP, pp. 56-59.
  13. ^ Sorta più di trenta anni fa, la parrocchia non ha mai avuto una chiesa propria giacché il terreno individuato allora per la costruzione si scoprì essere zona archeologica e quindi piena di vincoli all'edificazione. Tutte le attività pastorali infatti vengono svolte in un prefabbricato, mentre le celebrazioni sacramentali vengono fatte nella vicina chiesa dell'Istituto delle Suore della Misericordia (dal sito della parrocchia).
    Nel 2010 sono iniziati i lavori per la costruzione della chiesa parrocchiale (cfr. RomaSette), che si sono conclusi nel 2013; la chiesa è stata inaugurata con la cerimonia della dedicazione, presieduta dal cardinale Agostino Vallini, il 16 novembre 2013 (cfr. RomaSette).
  14. ^ RomaToday, 11/5/2016, Metro C, una caserma romana blocca la talpa.
  15. ^ RomaToday, 16/5/2016, Metro C e la caserma sotto Amba Aradam:
  16. ^ OmniRoma, Una caserma romana all’Amba Aradam:
  17. ^ Marina De Franceschini, cap. 69. Villa di Massenzio sulla via Appia, pp. 192-196.
  18. ^ Roma Capitale, Catacomba di Tertullino.
  19. ^ ArchiDiAP, Osmar, Cinema Airone.
  20. ^ ArchiDiAP, Anna, Cinema Maestoso.
  21. ^ Delibera del Consiglio Comunale n. 1074 del 21 novembre 1950.
  22. ^ Roma Sparita, Piazza dell'Alberone.
  23. ^ Ministero dell'Ambiente, Giornata Nazionale degli Alberi 2014.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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