Antonio Rinaldi (pittore)

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Antonio Rinaldi (Tremona, 1816Tremona, 27 settembre 1875) è stato un pittore e restauratore svizzero-italiano, esponente del Romanticismo, buon frescante e valido ritrattista, operante nel Canton Ticino e nella vicina Lombardia[1].

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Opere[modifica | modifica wikitesto]

Il Rinaldi ha dipinto anche nel 1869 nella chiesa dei Santi Ambrogio e Antonio Abate a Casnate (Como) Padre Eterno con Angeli nella cupola o tazza centrale; nel 1872 nella chiesa dei Santi Vittore e Defendente a Ronago (Como): Padre Eterno nella tazza sopra il presbiterio e la Madonna della Cintura con S. Agostino e S. Monica nella tazza centrale.

Ha affrescato intorno al 1858 la volta della chiesa di San Bartolomeo a Como (Ascensione) nel 1866 la volta del presbiterio nella chiesa di San Michele a Rovenna (Evangelisti e Virtù). Gli ornati di Casnate e di Rovenna sono stati eseguiti in collaborazione con Vincenzo De Bernardi da Claino con Osteno (Como). Gli ornati a Ronago con Francesco Verda da Lugano.[2]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Antonio Rinaldi, in Dizionario storico della Svizzera. URL consultato il 21 febbraio 2011.
  2. ^ Mario Mascetti, Ronago, pieve d'Uggiate, terra di frontiera, Comune di Ronago 1989.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Giuseppe Martinola, Inventario d'arte del Mendrisiotto, v. I, Edizioni dello Stato, Bellinzona 1975, 23, 58, 60, 71, 75, 77, 102, 103, 108, 109, 165, 177, 197, 207, 233, 250, 254, 255, 286, 303, 326, 332, 335, 341, 366, 426, 441, 442, 448, 451, 486, 489, 498, 529, 537, 540, 542, 545, 546.
  • Piero Bianconi, Ex voto del Ticino, Armando Dadò Editore, Locarno 1977, 128, 129, 138, 139.
  • Bernhard Anderes, Guida d'Arte della Svizzera Italiana, Edizioni Trelingue, Lugano-Porza 1980, 190, 335, 342-346, 348, 350, 368.
  • Jean Soldini, La Pinacoteca Züst, Casagrande, Bellinzona 1988,72-277.
  • AA.VV., Guida d'arte della Svizzera italiana, Edizioni Casagrande, Bellinzona 2007, 241, 259, 260, 261, 284, 369, 417, 418, 425, 426, 427, 428, 429, 430, 431, 436, 438, 447, 452, 456, 461, 464, 466, 477, 479, 482.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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