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Antonio Inoki

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Antonio Inoki
Antonio Inoki IMG 0398-2 20121224.JPG

Membro della Camera dei Consiglieri
Durata mandato1989 –
1995

Durata mandato2013 –
2019

Dati generali
Partito politicoSport e Pace (1989-1995)
Partito della Restaurazione del Giappone (2013-2014)
Generazioni Future (2014-2015)
Energia al Giappone (2015-2016)
Club Indipendente (2016-2019)
Antonio Inoki
NomeKanji Inoki
NazionalitàGiappone Giappone
Luogo nascitaYokohama
20 febbraio 1943
MorteTokyo
1º ottobre 2022
Ring nameAntonio Inoki
Residenza dichiarataTokyo
Altezza dichiarata191 cm
Peso dichiarato102 kg
AllenatoreRikidōzan
Karl Gotch
Debutto30 settembre 1960
Ritiro4 aprile 1998
Progetto Wrestling

Kanji Inoki, meglio conosciuto con il ring name Antonio Inoki (アントニオ猪木?) (Yokohama, 20 febbraio 1943Tokyo, 1º ottobre 2022[1]), è stato un wrestler e politico giapponese, considerato tra le più importanti personalità nella storia del wrestling.

Biografia

Origini e formazioni

Proveniente da una famiglia benestante di Yokohama, ridotta sul lastrico dopo la seconda guerra mondiale, era il sesto figlio, e il secondo più giovane dei sette ragazzi e quattro ragazze, di Sajirō Inoki, uomo d'affari e politico, e di sua moglie Fumiko, nata Sagara. Il padre morì improvvisamente d'infarto miocardico durante le elezioni del 1948, quando il figlio aveva cinque anni.[2] Nel 1957, a 14 anni, si trasferì in Brasile con il nonno, la madre e i fratelli, dove si dedicò a diverse attività sportive, soprattutto al karate.

L'interesse per la lotta libera

Il giovane Inoki si era già appassionato alla lotta grazie agli incontri del grande Rikidōzan visti in televisione fin dall'inizio degli anni cinquanta, quando la popolarità di quello che viene considerato il fondatore del pro-wrestling giapponese era al suo apice.

Nel 1960, all'età di 17 anni, dopo l'incontro proprio in Brasile con la leggenda vivente Rikidōzan che lo prese come allievo, il giovane Inoki cominciò ad interessarsi al wrestling professionistico. Evidentemente, il grande lottatore vide in questo ragazzo nippo-brasiliano (191 cm di altezza per un peso di 110 kg) un'ottima promessa per la sua Japan Pro-Wrestling Association, e decise quindi di riportarlo con sé in Giappone per farne un suo allievo e discepolo.

Inoki prese ispirazione per il suo nome d'arte dal wrestler italo-argentino Antonino Rocca, di cui Rikidōzan era ammiratore. Fece il suo debutto nella Japan Pro-Wrestling Association nel 1960, dopo essersi sottoposto ad un intenso allenamento sotto la guida dello stesso Rikidōzan. Il suo primo incontro, fu una sconfitta, e questo esordio segnò in modo indelebile la sua carriera, che da allora lo vide sconfitto pochissime volte, quasi a voler riparare a quel disonorevole esordio. Per tutta la vita, infatti, Inoki si dedicò in prima persona all'organizzazione di federazioni ed eventi in cui rivestiva un ruolo di primo piano.

I primi incontri e l'affermazione

La prima occasione per una vera e propria mania di protagonismo arrivò dopo la fine violenta del maestro Rikidōzan, ucciso da Katsushi Murata, un membro della yakuza che lo pugnalò, intingendo il coltello nella propria urina. Movente dell'omicidio fu, per lungo tempo, sospettata essere una vendetta per l'esito dell'incontro di wrestling tra Rikidozan e Masahiko Kimura, che doveva essere predeterminato, ma fu vinto da Rikidozan.

Inoki abbandonò il Giappone e compì un lungo tour negli Stati Uniti, dove conquistò titoli di coppia in diverse federazioni. Quando tornò in patria, nel 1966, fondò la Tokyo Pro-Wrestling, federazione che si pose in diretta concorrenza con la Japan Pro-Wrestling Association del defunto Rikidōzan.

Ma la sua avventura solista durò ben poco. Ad un anno dalla sua fondazione, la Tokyo Pro-Wrestling chiuse i battenti e Inoki ritornò a combattere per la Japan Pro-Wrestling Association, dove formò l'imbattibile coppia B-I Cannon con Giant Baba, anch'egli allievo di Rikidōzan. Questo tag team raccolse consensi e titoli fino alla fine del 1971, quando, in seguito ad una sconfitta, si sciolse definitivamente.

E qui, le ambizioni di Inoki si rivelarono. Forte della fama guadagnata insieme a Giant Baba dal 1967 in poi, nel 1972 il popolare lottatore nippo-brasiliano si staccò dalla Japan Pro-Wrestling Association e fondò una seconda federazione di sua proprietà, la New Japan Pro-Wrestling. Questa volta, forse grazie alla maggiore esperienza accumulata nel corso degli anni e forse, come dicono in molti, grazie all'aiuto della stessa yakuza giapponese[senza fonte], la federazione funzionò e risulta attiva dopo trent'anni di intenso lavoro. Nel primo show della federazione lottò contro la leggenda del wrestling Karl Gotch.

La fondazione della New Japan Pro-Wrestling segnò la fine della Japan Pro-Wrestling Association, dato che anche Giant Baba fondò, quasi contemporaneamente la sua federazione, la All Japan Pro-Wrestling, attiva e diretta concorrente della creatura di Inoki. Da quel momento in poi, Inoki costruì la sua fama mondiale vincendo titoli di campione, questa volta in singolo, non solo in patria ma anche in Messico e negli Stati Uniti, arrivando a sconfiggere perfino l'imbattibile André the Giant (ben 223 cm e 250 kg), un'impresa riuscita solo a pochi altri.

Verso la metà degli anni settanta, Inoki intraprese una serie di sfide con campioni di diverse discipline di combattimento, nel tentativo di consolidarsi come assoluto detentore del World Martial Arts Championship. Ne uscì quasi sempre vincitore, ma, per ragioni decisamente diverse, almeno due incontri sono degni di nota. Infatti, uno degli incontri più famosi e discussi lo vide opposto all'allora campione dei pesi massimi WBA e WBC Muhammad Ali. L'incontro, tenutosi a Tokyo il 26 giugno 1976 sotto il vigile occhio della yakuza[senza fonte], fece ovviamente scorrere fiumi di denaro e le borse miliardarie per i due atleti crearono molti sospetti sul finale in parità del match. Inoki non affrontò il grande pugile attraverso i pugni ma cercando una tattica alternativa e temporeggiando rendendo l'incontro per gli spettatori poco avvincente. Ad arbitrare l'incontro, il lottatore e judoka americano Gene LeBell.

Il 12 dicembre dello stesso anno Inoki affrontò in Pakistan Akram Pehlwan, leggendario lottatore del luogo. L'8 dicembre 1977 al Ryogoku Sumo Hotel, fu protagonista di un famigerato match con The Great Antonio, un wrestler croato-canadese, durante il quale quest'ultimo inspiegabilmente cominciò a colpire veramente Inoki; il lottatore giapponese rispose in maniera "Shoot" colpendolo ripetutamente, e mandandolo KO con una serie di pugni e calci sulla testa. The Great Antonio finì l'incontro in una pozza di sangue.[3] L'episodio segnò la fine dell'attività di wrestler di Great Antonio, che non combatterà mai più in futuro. Nel 1979 Inoki sconfisse l'allora WWF Champion Bob Backlund, in Giappone, e vinse il titolo. In seguito Backlund vinse il re-match, ma per le interferenze di Tiger Jeet Singh il match fu dichiarato no-contest. Tuttavia Inoki rifiutò il titolo e questo fu reso vacante; la WWE comunque non ha mai reso ufficiale il regno di Inoki.

Per un po' di tempo, Inoki lasciò perdere gli incontri shoot, che in gergo significano veri, cioè non concordati come nel wrestling puro, e creò per la sua NJPW l'International Wrestling Grand Prix, un titolo prestigioso e aperto ai lottatori di tutto il mondo. Questo titolo, del quale il nippo-brasiliano si fregiò più volte nella sua carriera, gli dette anche qualche dispiacere inatteso. Nel corso di un incontro con il celeberrimo Hulk Hogan, infatti, Inoki subì un imprevisto infortunio che obbligò i due ad anticipare la fine del match. Hogan ne uscì vincitore e fu tra i pochi occidentali ad aver indossato la cintura di massimo campione IWGP. Quello che pochi sanno e ammettono è che Hogan non doveva vincere quel titolo, ma che effettuò, a quanto pare, una mossa shoot che lo portò alla vittoria[senza fonte]. Inoki riconquistò poi la sua cintura e affrontò per l'ultima volta Hogan nel 1985 sconfiggendolo per count out in un Title vs Title Match tra Inoki detentore del IWGP e Hulk Hogan WWF Heavyweight Champion.

Il declino e il ritiro

Da quel momento in poi, Inoki peggiorò. Avviato verso la fase calante della sua carriera, si trovò a fronteggiare la popolarità delle nuove stelle lanciate proprio dalla sua federazione. Dalla metà degli anni ottanta in poi, Inoki lottò sempre meno, impegnandosi più come organizzatore e impresario.

Nel 1995 stabilì il record assoluto di presenze per un evento di wrestling open-air, e non solo, quando richiamò 190.000 spettatori a Pyongyang, in Corea del Nord, per l'International Sports and Culture Festival for Peace che nel main event della serata lo vide vittorioso in meno di venti minuti su Ric Flair, grande campione americano rimasto in attività fino al 30 marzo 2008. Ufficialmente Inoki si ritirò nel corso del grande evento chiamato The Inoki Final, 4 gennaio 1998, evento che vide sfilare i tanti campioni che hanno segnato la carriera del nippo-brasiliano, tra i quali lo stesso Muhammad Ali, davanti ad un pubblico di 70.000 persone. Pochi mesi dopo annunciò la fondazione di una nuova organizzazione, la Universal Fighting-arts Organization e nel 2007, creò la Inoki Genome Federation.

La carriera politica

Dopo il suo ritiro Inoki creò nel 1989 il "Partito dello sport e della pace" (スポーツ平和党 Supōtsu heiwa tō?). Fu addirittura eletto nella Camera dei consiglieri della Dieta Nazionale del Giappone. Inoki fu il primo wrestler al mondo ad essere eletto parlamentare di una nazione. Nel corso della sua legislatura, pur se molto impegnato in politica, continuò a lottare e ad organizzare diversi show. Nel 1995 non venne rieletto ed abbandonò la scena politica.

Durante la crisi del Kuwait, Inoki incontrò Saddam Hussein per il rilascio di alcuni prigionieri in Iraq prima dello scoppio della Guerra del Golfo. Come regalo tradizionale per i capi di Stato, Saddam donò ad Inoki una coppia di spade dorate.

Tra il 2011 e il 2012 si impegnò mediante incontri con importanti esponenti politici nel tentativo di migliorare i rapporti diplomatici tra il Giappone e le due Coree.

Nel luglio 2013 rientrò in Parlamento, alla Camera dei consiglieri, eletto come Senatore per il Restoration Party.[4][5]

Ultimi anni e morte

Nel luglio 2020, dichiarò di soffrire di amiloidosi, una rara malattia cardiaca. La sua ultima apparizione pubblica fu ad agosto in uno show televisivo, su una sedia a rotelle.

Morì a Tokyo il 1º ottobre 2022, all'età di 79 anni.[6] È stato sepolto nel cimitero Tsuta Onsen di Aomori.

Arti marziali miste

Inoki ha sempre difeso il lato sportivo del wrestling. Ha combattuto contro pugili, judoka, karateka, esperti di kung fu, lottatori di sumo e catcher, facendo di lui uno dei precursori delle moderne MMA. In questi match Inoki ne uscì quasi sempre vincitore. Ad ogni modo ad Inoki va il merito di aver fatto diventare il puroresu famoso in tutto il mondo, grazie ai suoi incontri con Muhammad Ali, Billy Robinson, Ric Flair, Hulk Hogan, André the Giant e Tiger Mask, essendo riconosciuto così come una delle più grandi leggende del wrestling giapponese.

Vita privata

Tra il 2 novembre 1971 e il 1987 è stato sposato con l'attrice Mitsuko Baishō, dalla quale ha avuto una figlia, l'attrice Hiroko Inoki. Successivamente si è sposato altre due volte.

Durante il viaggio in Iraq nel 1990, Inoki fece un pellegrinaggio a Kerbela, dove si convertì all'Islam sciita.[7]

Personaggio

Mosse finali

Musiche d'entrata

  • Honō no Fighter
  • Pacific Zone

Titoli e riconoscimenti

All Japan Pro-Wrestling

National Wrestling Alliance

  • NWA International Championship (1)
  • NWA North American Tag Team Championship (2) – con Seiji Sakaguchi

New Japan Pro-Wrestling

World Championship Wrestling

World Wrestling Federation

World Class Championship Wrestling

  • WCCW Texas Heavyweight Championship (1)

Pro Wrestling Illustrated

  • 34º tra i 500 migliori wrestler singoli nella PWI 500 (1991)
  • tra i 500 migliori wrestler singoli nella PWI Years (2003)

1: questo regno non è ufficialmente riconosciuto dalla World Wrestling Federation

Onorificenze

Ordine dell'Amicizia di I Classe (Corea del Nord) - nastrino per uniforme ordinaria Ordine dell'Amicizia di I Classe (Corea del Nord)
— settembre 2010[9]

Nella cultura di massa

  • Inoki compare nella serie manga e anime L'Uomo Tigre, inizialmente con un ruolo secondario e poi come co-protagonista della seconda serie. Nella serie è l'unico a sconfiggere Tiger Mask, seppur per count-out, di cui in seguito diventerà il miglior amico. Le sue finisher sono la Manjigatame e l'Enzuigiri.
  • Viene spesso citato nel manga di Oh! Great Air Gear.
  • È citato da J-Ax alla fine della canzone Sempre noi di Max Pezzali, uscita nel 2012.
  • È stato anche citato dal rapper italiano Inoki nella canzone Pagine bianche, terza traccia dell'album Fabiano detto Inoki, uscito nel 2005.
  • È stato anche citato dalle Trombe di Falloppio nella canzone Il mio nome è Gabriele, quarta traccia del demo-tape Che fine ha fatto Jack la Cayenne.
  • Antonio Inoki appare anche in un episodio della serie del 2005 di Doraemon.
  • Viene spesso citato nel manga 20th Century Boys.
  • Nell'episodio 19 della serie anime Carletto il principe dei mostri i personaggi vanno ad assistere ad un incontro di Inoki.
  • Il personaggio Igari Kanji della serie Baki the Grappler è basato sulla sua persona.

Note

  1. ^ Antonio Inoki passes away at 79 years old, su f4wonline.com. URL consultato il 1º ottobre 2022.
  2. ^ (JA) 父・猪木佐次郎, su asahi-net.or.jp. URL consultato il 29 settembre 2017.
  3. ^ Sumo Hall 12/77, in Pro Wrestling History. URL consultato il 3 agosto 2016.
  4. ^ Inoki, l’ex stella del wrestling entra nel ring della politica, lastampa.it.
  5. ^ Antonio Inoki in Corea del Nord: la diplomazia si avvale del famoso ex wrestler, su animeclick.it, 8 settembre 2017. URL consultato l'8 settembre 2017.
  6. ^ Addio Antonio Inoki, il mito del wrestling che sfidò anche Ali, su gazzetta.it, 1º ottobre 2022. URL consultato il 7 dicembre 2022.
  7. ^ https://2047ways.blogspot.it/2015/02/il-wrestler-giapponese-che-ha-quasi.html
  8. ^ (EN) Finishing Moves List, su otherarena.com. URL consultato il 28 agosto 2009.
  9. ^ (EN) Andrew Joyce, Antonio Inoki: Wrestling North Korea to Diplomacy?, in The Wall Street Journal, 12 ottobre 2010. URL consultato il 16 febbraio 2022.

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