Antonio Caregaro Negrin

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Antonio Caregaro Negrin (Vicenza, 13 giugno 1821Vicenza, 28 dicembre 1898) è stato un architetto e architetto del paesaggio italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa di Sant'Antonio Abate di Schio, opera del 1879
Tavola IV del progetto di ristrutturazione per Villa Manin Cantarella di Noventa Vicentina, 1883

Nato da Domenico Caregaro e da Maddalena Negrin (il padre assunse il doppio cognome essendo divenuto proprietario della fortunata impresa edile della moglie)[1], fu introdotto all'architettura grazie ad un corso di disegno tecnico e ad alcuni suoi insegnanti che, intuendo le sue potenzialità, gli impartirono lezioni private[1].

Lasciata la famiglia a soli vent'anni, riuscì a mettere in piedi un'impresa edile di discrete dimensioni[1], tuttavia il Negrin si dimostrò sempre più interessato all'arte e all'architettura che non al lavoro da capomastro; dopo aver eseguito svariate commissioni come progettista nel vicentino, trevisano e padovano, con il restauro del Teatro Olimpico del 1846 e la successiva nomina a membro dell'Accademia Olimpica sancì la sua ascesa professionale[1].

Convinto patriota, durante i moti del 1848 - interrotta temporaneamente l'attività di architetto - si adoperò per la difesa di Vicenza, progettando alcune costruzioni difensive. Alla caduta della città, riparò a Venezia e fu aggregato al corpo di ingegneri militari addetti alle opere di fortificazione, contribuendo particolarmente al potenziamento di Forte Marghera e delle Batterie Campalto e Tessera[1]. All'annessione al Regno d'Italia venne nominato per questo Commendatore della Corona.

Nel 1853 l'accademia di belle arti di Venezia gli conferì la nomina di architetto civile[2]. Dopo la caduta della Repubblica di San Marco viaggiò in Italia e all'estero[1] e riprese la sua carriera, distinguendosi in particolare come progettista di giardini, e diventando l'architetto di fiducia di Alessandro Rossi che lo impegnò con molteplici commesse a Schio e nell'Alto vicentino[3]: il primo incarico riguardò l'ampliamento dello stabilimento laniero di Schio nel 1859, seguirono poi, tra gli altri, la progettazione del nuovo quartiere operaio dal 1872, villa Rossi a Santorso e il podere modello (1865-1884), parte del villaggio operaio di Piovene Rocchette (1869-1882)[2].

Tra il 1866 e il 1889 divenne membro della commissione d'ornato di Vicenza, impegnandosi nel restauro di numerosi monumenti cittadini (loggia del Capitanio, basilica Palladiana)[2].

Morì a Vicenza il 26 dicembre 1898[1].

Una raccolta di suoi manoscritti del 1848-1849 è conservata presso il museo del Risorgimento di Vicenza.

Dal punto di vista stilistico Caregaro Negrin, soprattutto nella fase iniziale della sua carriera, aderisce ai modelli del neoclassicismo vicentino, abbracciando poi anche l'eclettismo, ma esprimendosi anche con spunti precursori del liberty[3]. Nella progettazione di giardini romantici si leggono gli insegnamenti di Giuseppe Jappelli[3]. Caregaro Negrin si afferma come uno dei protagonisti dell'architettura dell'Ottocento veneto e italiano[3].

Opere[modifica | modifica wikitesto]

(elenco parziale)

A Vicenza e provincia
Nel Veneto

Opere a stampa[modifica | modifica wikitesto]

  • Dell'arte dei giardini - Parte storica, Conferenza tenuta il 31 ottobre 1890 nel salone del palazzo della Prima Esposizione italiana di Architettura di Torino, e prima il 27 giugno 1867 all'Ateneo Veneto di Venezia e il 21 gennaio 1890 all'Accademia Olimpica di Vicenza e riportata in Scritti sui giardini, raccolta a cura di Bernardetta Ricatti Tavone, assieme ad un breve sunto della conferenza dal medesimo Cav. A. C. Negrin, Architetto dell'Accademia Olimpica di Vicenza, il 13 febbraio 1891, con il titolo Dell'arte dei giardini - Come si fa un giardino pubblico, nonché del sunto della conferenza del medesimo arch. A. C. Negrin, in Vicenza il 3 maggio 1891, con il titolo Dell'arte dei giardini - Come si costruisce un giardino privato e assieme ad una raccolta di mappe e progetti, una biografia sull'attività del medesimo, volume pubblicato con patrocinio dell'Istituto Regionale Ville Venete nella collana diretta da Lionello Puppi denominata Fonti e testi inediti e rari per la civiltà delle ville venete con il titolo Scritti sui giardini da Umberto Allemandi & C., 2005, ISBN 88-422-1320-9
  • Raccolta di disegni autografati per edifizi pubblici e privati di città e campagna (ville, chiese, teatri, giardini, stabilimenti, ecc.), raccolta di progetti e disegni pubblicata tra il 1882 e il 1886

Note[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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