Antonio Anastasio Rossi

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Antonio Anastasio Rossi
patriarca della Chiesa cattolica
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Incarichi ricoperti Arcivescovo di Udine
Patriarca titolare di Costantinopoli
Prelato di Pompei
Nato 18 luglio 1864, Milano
Ordinato presbitero 25 marzo 1887
Nominato arcivescovo 8 gennaio 1910
Consacrato arcivescovo 3 aprile 1910 dal vescovo Francesco Ciceri
Elevato patriarca 19 dicembre 1927
Deceduto 29 marzo 1948, Pompei

Antonio Anastasio Rossi (Milano, 18 luglio 1864Pompei, 29 marzo 1948) è stato un patriarca cattolico italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Ordinato sacerdote il 25 marzo 1887, fu nominato arcivescovo di Udine l'8 gennaio 1910.

Durante il suo episcopato iniziò lo sviluppo del giornalismo e del movimento sociale cattolico in Friuli.

Fu anche uno dei maggiori fautori del riavvicinamento tra Stato e Chiesa, tanto da dichiarare pubblicamente durante la settima Settimana Sociale, tenutasi a Milano dal 30 novembre al 6 dicembre 1913, che per risolvere la Questione romana era sufficiente la internalizzazione della legge delle guarentigie, come già proposto dal liberale Stefano Jacini[1].

Dopo la rotta di Caporetto decise di lasciare la città di Udine e di trovare rifugio nelle retrovie italiane; questa decisione fu aspramente criticata, dal momento che il vescovo di Concordia Francesco Isola era rimasto al suo posto per dare supporto alla popolazione e che persino i parroci della sua stessa diocesi avevano fatto lo stesso, rimanendo nei paesi invasi dagli austriaci.[2]

Il 19 dicembre 1927 venne promosso patriarca latino di Costantinopoli e prelato nullius di Pompei, ufficio che mantenne per il resto della vita.

A Pompei mise tutta la sua energia per continuare l'opera di Bartolo Longo. Ampliò ed ammodernò buona parte delle strutture preesistenti aggiungendone di nuove ed affrontò anche il problema dell'ampliamento della basilica di dimensioni ormai insufficienti per l'afflusso dei fedeli. Fece costruire due nuove navate e, tra le fondamenta, ricavò la cripta per le salme di Bartolo Longo, della contessa de Fusco e di padre Alberto Radente. Costituì il Tribunale Ecclesiastico Ordinario per la causa di canonizzazione di Bartolo Longo e contemporaneamente affidò al Padre Barnabita Eufrasio M. Spreafico l'incarico di scrivere la vita del Fondatore e di riordinarne l'archivio.

È sepolto nella cripta della basilica del Rosario in Pompei.

Fu l'ultimo patriarca latino titolare di Costantinopoli, perché alla sua morte la sede restò vacante e nel 1964 fu definitivamente soppressa da Paolo VI.

Genealogia episcopale[modifica | modifica wikitesto]

Successione apostolica[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Storia del Cristianesimo 1878-2005 - vol. I - I Cattolici e la questione sociale, pag. 286, Milano, Ed. San Paolo, SBN IT\ICCU\PAR\0885238.
  2. ^ Monica Zornetta, L'altra Caporetto: quei 630mila civili in fuga dal fronte orientale, in Avvenire, 18 ottobre 2017. URL consultato il 22 ottobre 2017.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Antonio Ferrara, Angelandrea Casale, I Prelati del Pontificio Santuario di Pompei dal 1890 al 2012. La storia, la cronotassi, i ritratti, i cenni biografici e gli emblemi araldici, edizioni Santuario di Pompei, Sarno, 2012. ISBN 978-88-85291-92-8

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Arcivescovo di Udine Successore ArchbishopPalliumudine.png
Pietro Zamburlini 8 gennaio 1910 - 19 dicembre 1927 Giuseppe Nogara
Predecessore Patriarca titolare di Costantinopoli Successore PatriarchNonCardinal PioM.svg
Michele Zezza di Zapponeta 19 dicembre 1927 - 29 marzo 1948 -
Predecessore Prelato di Pompei
(titolo personale di arcivescovo)
Successore BishopCoA PioM.svg
Carlo Cremonesi 19 dicembre 1927 - 29 marzo 1948 Roberto Ronca
Controllo di autorità VIAF: (EN65536920 · LCCN: (ENn87898397 · SBN: IT\ICCU\CUBV\169943 · ISNI: (EN0000 0000 6143 7805 · BAV: ADV11210244