Antigruppo siciliano

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« un "Antigruppo" non può permettersi il lusso di essere inclusivo o esclusivo; non può perciò escludere gli scrittori meno qualificati e deve lottare contro i tabù di oggi che includono, in riviste e giornali, gli scrittori conosciuti e stabilizzati e ne estraniano quelli che sono ritenuti, da una certa cerchia scrittori di provincia, realizzando così livelli letterari isolati che pur correndo paralleli nella vita della nazione escludono ogni possibilità di incontro e di intese sulle stesse riviste e giornali ...” »

(Nat Scammacca[1])

« ...essere "anti" significa voler essere "sì", con piena ragione di poterlo essere agitando un'etica nuova e diversa da quella corrente, ma non necessariamente e sfrontatamente priva di sentimento comune, di comune realtà...” »

(Vincenzo De Maria[2])

L'Antigruppo[3] siciliano è un movimento letterario, artistico e culturale nato in Sicilia nel 1966.

Gli autori dell'Antigruppo si contrapposero nelle loro scelte artistiche, e anche nella scelta del nome, al movimento letterario dei "novissimi", l'avanguardia del Gruppo 63 (nato a Palermo con lo slogan “il romanzo è morto[4]), e alla poesia ermetica di Eugenio Montale e di Giuseppe Ungaretti. La stessa denominazione di "Antigruppo", esprimeva inoltre la natura anomala e conflittuale dello stesso consorzio letterario che, secondo l'Antigruppo, sarebbe lontano da un qualsiasi umanismo e poggerebbe al suo interno sull'idea di dissedenza, di contrasto[5]: non era necessario che un poeta Antigruppo fosse d'accordo con i principi di un altro, bastava che fosse contro i potenti, contro lo status quo. Era l'atteggiamento di critica che contava.[6]

Il fondamento della poetica dell'Antigruppo fu pubblicato da Nat Scammacca, tra i fondatori dell'Antigruppo e redattore della pagina letteraria del periodico Trapani nuova[7]. Tale manifesto, intitolato "i ventun punti", esponeva le tesi della poetica antigruppo, ampiamente commentate[8], tra cui l'indicazione di dare più importanza al contenuto che alla forma, più peso alla passione che all'intelletto, o ancora l'esortazione a scrivere non con lo scopo di fare arte ma perché si ha una ragione ben precisa; altrimenti meglio rimanere in silenzio". Secondo Scammacca l'avanguardia priva le masse della possibilità di partecipare alla vita letteraria e culturale del proprio paese.

Al suo sorgere il movimento artistico fece ricorso a recital, ciclostilati, manifestazioni di piazza, dibattiti nelle scuole e nei luoghi di lavoro, "poesia murale", mostre di disegni e dipinti.[9]

Le prime iniziative si svolsero nel Trapanese (Nat Scammacca, Rolando Certa, Gianni Diecidue, Antonino Contiliano e Franco Di Marco), a Palermo (Carmelo Pirrera, Crescenzio Cane, Ignazio Apolloni e Pietro Terminelli) e nel Catanese per opera di Santo Calì[10][11] Le attività si estesero quindi a tutta la Sicilia e vennero intrattenuti contatti con i centri underground italiani e di altre parti del mondo (Grecia[12], Europa orientale, Scozia e USA[13]).

Nel 1971 venne pubblicata la prima antologia dell'Antigruppo, Un tulipano rosso, edita a spese degli autori, che segnò il superamento del ciclostilato come strumento privilegiato di comunicazione scritta.

A questa prima fase di espansione culturale risale una gran messe di pubblicazioni, in ciclostile e a stampa, il cui catalogo, pressoché completo, appare nell'antologia Antigruppo 73. In questo volume comparvero interventi e testi poetici di personaggi della letteratura siciliana e di personaggi della cultura "alternativa" internazionale: tra questi Leonardo Sciascia, Ignazio Buttitta, Federico Hoefer, Melo Freni, Antonio Uccello, Danilo Dolci, Lawrence Ferlinghetti, Giuseppe Zagarrio, Roberto Roversi, Robert Bly.[14]

Il critico Giuseppe Zagarrio[15]pubblicò in nord Italia numerose antologie per le scuole medie superiori, dove vennero inserite opere dell'Antigruppo: "...questo avventuroso (forse un po' avventato, ma coraggioso, non emarginabile) movimento è impegnato in un'enorme quantità di iniziative ... ha meritato un attento consenso critico per aver puntato le carte su un rigoroso ideologismo che tende a rilevare-rivelare la vera identità dell'Isola, dove è emergente il fenomeno della netta differenza di classe tra una minoranza bene arroccata nei suoi vecchi e nuovi privilegi di casta e una maggioranza - plebe o popolo, masse contadine o operai dei cantieri navali, e i poeti, anche loro - chiusa nelle sue attese continuamente disattese e non certo da fattori ancestrali".[16]

I 21 punti di Nat Scammacca[modifica | modifica wikitesto]

1. Primo traguardo di un poeta non deve essere la forma o il linguaggio, ma il tono con il quale egli, poeta, si esprime.

2. Non è la forma che crea il capolavoro ma l'atteggiamento del poeta stesso.

3. Il poeta deve essere pronto a polemizzare e deve essere contrario ad accettare qualsiasi tipo di autorità espressa sia da un capogruppo, da una etica poetica, da una religione o dalle varie case editrici.

4. Il poeta deve sempre basarsi sulle proprie esperienze piuttosto che su nozioni impersonali o dialogi intellettuali.

5. Che ognuno accetti la realtà dell'altro; non imponendo perciò, la propria realtà, la propria esperienza, i propri principî, la propria poetica, il proprio linguaggio.

6. Dare più enfasi alle espressioni concrete che a quelle generiche.

7. Dare più importanza al contenuto che alla forma.

8. Più peso alla passione che all'intelletto perché la poesia guidata dal puro intelletto si allontana dal lettore di massa.

9. È necessaria l'assenza di qualsiasi "paura", la piena libertà e la lotta aperta contro coloro che sostengono lo status quo.

10. Un atteggiamento anarchico invece di una posizione letteraria stabilizzata e autoritaria che, con la complicità di qualche critico, strumentalizza i mezzi di comunicazione, arrecando grave danno al lettore.

11. Che la forma sia estensione del contenuto e perciò libera espressione del contenuto. Peso, dunque, sulla spontaneità che su una formalistica espressione creata a priori e che deforma l'espressione artistica.

12. Che la poesia sia una logica sequenza razionale oppure una giustapposizione concreta di immagini e, anche se mancante di sequenze razionali, essa poesia, si completi alla maniera di Gestalt, per cui anche se le parti sono meno o più dell'intero, è sempre comprensibile e completa.

13. Che il poeta esprima odio o amore e non rimanga mai nella via di mezzo, cioè non sia mai impersonale.

14. Che il poeta-critico non lodi gli altri poeti-scrittori soltanto per eccessivo rispetto ai loro sentimenti e alle loro convinzioni o perché desidera vivere in pace.

15. Il poeta deve sentire un naturale amore per il caos e per la confusione, specialmente in campo letterario e non desiderare che un ambiente qualsiasi si sistemi disciplinatamente per soddisfare un pigro senso di organizzazione e di ordine che alloca tutti in posizioni fisse bloccando una rapida interrelazione tra i punti estremi del mondo letterario.

16. Importante è che lo scrittore scriva non con lo scopo di fare arte ma perché ha una ragione ben precisa; se non ha niente di valido da dire che rimanga in silenzio.

17. Riconoscere in ogni individuo una capacità artistica che, incoraggiata, presto o tardi, dopo molte esperienze, porterà lo scrittore e il poeta a scrivere qualcosa di valido. A questo punto, è importante che l'individuo curi la sua capacità di respiro; se egli fisicamente è forte il suo dovrebbe essere un lungo verso, una lunga frase; se invece è delicato e femmineo, il suo verso sarà più semplice e meno cumulativo e non alla maniera di Allen Ginsberg (le donne perciò, anche se hanno lingue lunghe avranno sempre versi corti).

18. Prova di una poesia è la sua comunicabilità attraverso la recitazione; concetto tutto all'opposto del pensiero dell'avanguardia - Gruppo 63, Gruppo 70 ecc... -, che danno una assurda importanza al lato visivo.

19. Che si accetti, una volta per sempre, il principio di ridurre la poesia nei suoi termini più semplici e che questo sia considerato un principio artistico.

20. Che non si tratti di una espressione schizofrenica, cioè di una involuzione della espressione che fa parlare il poeta con se stesso invece che con un interlocutore esterno.

21. Che la poesia sia una ricerca dell'esistenza e dell'uomo nella esistenza, con l'intento di scoprire una strada pragmatica cioè, le migliori possibilità, per la suvvivenza dell'uomo per la creazione di scopi valevoli per continuare l'esistenza. Che l'uomo trovi eventualmente la sua eternità nella stessa esistenza e non annulli se stesso nella incomunicabilità, nel nulla, nel silenzio.

Maggiori esponenti[modifica | modifica wikitesto]

Antologie[modifica | modifica wikitesto]

  • Antigruppo: una possibile poetica per un Antigruppo, Celebes editore, Trapani, Ottobre 1970
  • Un tulipano rosso, a cura di Santo Calì, Edigraf, Catania, Giugno 1971.
  • Anti, Rivista di Polemica Culturale,numero unico, 1971
  • Antigruppo 73, 2 volumi, Cooperativa operatori grafici, Giuseppe Di Maria Editore, Catania, Dicembre 1972.
  • Antigruppo 75, editrice Trapani Nuova 3ª pagina, Trapani, Luglio 1975
  • Antigruppo 81 - T(h)rinacria, ciclostilato in proprio, 1981

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Nat Scammacca, Perché anti..., Trapani Nuova, 14 Gennaio 1969
  2. ^ Vincenzo De Maria, Antigruppo 73, Cooperativa operatori grafici, Giuseppe Di Maria Editore, Catania, Dicembre 1972.
  3. ^ webcomputerservice di Scammacca Glenn, Nat Scammacca Network, su natscammacca.net.
  4. ^ Angelo Gugliemi, "L'errore del Gruppo 63? Elogiare solo i libri illegibili", La Repubblica 5 maggio, 2010
  5. ^ Franco Di Marco, Pensaci Terminelli, Trapani Nuova, 12 marzo 1974
  6. ^ Nat Scammacca, Analisi Antigruppo, no.1, Bologna, Maggio 1973
  7. ^ Il periodico Trapani nuova, creato da Nino Montanti divenne organo del movimento.
  8. ^ Nat Scammacca, Una possibile poetica per un Antigruppo, Celebes, Ottobre 1970
  9. ^ Salvatore Mugno, l'Antigruppo Siciliano attraverso i suoi principali esponenti del Trapanese, Novecento letterario trapanese: integrazioni e approfondimenti, ISSPE, Palermo, 2006
  10. ^ Antonino Contiliano, Antigruppo siciliano: frammenti di storia, avanguardia e impegno; Vico Acitillo, 2003
  11. ^ Rosa Maria Ancona, L'Antigruppo, saggio introduttivo all'Antigruppo siciliano; collana “Thalìa”, n.5, 2010
  12. ^ Rolando Certa, Incontri con i popoli del Mediterraneo, n.1, Mazara del Vallo - TP, 8 ottobre 1977
  13. ^ Franco Di Marco, The Sicilian Antigruppo, in Akros, Sicilian-Scottish Issue, edited by Duncan Glen, vol.9, no.27, Aprile 1975; e The Sicilian Antigruppo tradotto dall'italiano da Deryck Rhodes, editors S. Barkan e S.A. Scammacca, Menick (N.Y.), Cross-cultural Communications, 1976
  14. ^ Salvatore Mugno, l'Antigruppo Siciliano attraverso i suoi principali esponenti del Trapanese, Novecento letterario trapanese: integrazioni e approfondimenti, ISSPE, Palermo, 2006
  15. ^ Giuseppe Zagarrio, poeta e critico di chiara fama, nato a Ravanusa (AG) nel 21, fu ordinario di Italiano e Latino a Firenze, dove promosse cenacoli culturali e collaborò con molte case editrici.
  16. ^ Giuseppe Zagarrio, Febbre, furore e fiele; Mursia, Varese, 1983

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]