Ansaldo Cebà

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Ritratto di Ansaldo Cebà, dal testo Le glorie degli Incogniti, 1647.

Ansaldo Cebà (Genova, 1565Genova, aprile 1623) è stato un poeta e scrittore italiano, esponente dello stile barocco di gusto classico.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nato a Genova nel 1565 studiò all'Università di Padova, sotto Sperone Speroni e Giason Denores, approfondendosi specialmente nella lingua greca, tanto da potere poi tradurre e commentare assai bene i Caratteri di Teofrasto. Tornato in patria nel 1591, fu accolto nell'Accademia degli Addormentati. Amò Aurelia Spinola e per lei dettò le rime uscite a Padova nel 1596, poi Geronima Di Negro; ma, essendosi costei fatta monaca, si pentì dei trascorsi giovanili e diede alle sue liriche (pubblicate nel 1611) tutt'altro indirizzo. Le poesie di questo secondo periodo hanno pertanto carattere gnomico, eroico, sacro, comprese le canzonette imitate dal Ronsard (che il Cebà imitò anche scrivendo in francese).

All'ambiente dell'Accademia degli Addormentati, orientata dal suo magistero all'impegno civile e politico, va ricondotta gran parte della sua produzione: il trattato politico Il cittadino di Repubblica (1617) rivolto all'educazione dell'élite della Repubblica di Genova; due tragedie[1] (La principessa Silandra, 1621; Alcippo spartano, 1623) e vari poemi epici, sia sacri (Lazzaro Mendico 1614, e La reina Esther del 1615, difesa dal Chiabrera dalla condanna dell'Inquisizione in due lettere[2]) sia civili (Furio Camillo, 1623). Le idee dell'autore sul poema epico sono illustrate nel dialogo Il Gonzaga (Genova, 1621) che si inserisce nel dibattito sorto dopo la pubblicazione della Gerusalemme liberata: il Cebà si dichiara difensore dei classici e di uno stile più sobrio e rifiuta il modello di poema epico proposto da Torquato Tasso.

Genova, Palazzo Giacomo Lomellini, Affreschi di Fiasella tratti da La reina Esther di Cebà

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Le due tragedie si leggono nel volume: Tragedie, a cura di M. Corradini, Milano, Vita e Pensiero, 2001.
  2. ^ Le due lettere si leggono in G. Chiabrera, Lettere (1585-1638), a cura di Simona Morando, Leo S. Olschki, Firenze, 2003.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Giovanni Mario Crescimbeni, Istoria della volgar poesia, II, 1, Venezia 1730, pp. 485 ss.;
  • Giovanni Battista Spotorno, in Elogio di liguri illustri, IV, Genova 1846, pp. 65 ss.;
  • Giovanni Battista Spotorno, Storia letteraria della Liguria, Genova 1850, ad Indicem;
  • A. Giuliani, Ansaldo Cebà, in Giornale ligustico, IX (1882), pp. 1 ss.;
  • Girolamo Bertolotto, Liguri ellenisti: Ansaldo Cebà, ibid., XVIII (1891), pp. 220 ss.;
  • Piero Restagno, Di un letterato genovese del secolo XVII e sue opere, Sampierdarena 1906;
  • Antonio Belloni, Il Seicento, Milano s.d., ad Indicem;
  • Emilio Zanette, Su Ansaldo Cebà, in Convivium, IV(1932), pp. 94 ss.;
  • Rodolfo De Mattei, L'idea democratica nel Seicento, in Rivista storica italiana, LX(1948), pp. 49 ss.;
  • Tommaso Bozza, Scrittori politici dal 1550 al 1650, Roma 1949;
  • (EN) Eden Sarot, Ansaldo Cebà and Sara Copia Sullam, in Italica, vol. 31, n. 3, 1954, pp. 138-150, JSTOR 476839.
  • Claudio Varese, Teatro, prosa, politica, in Storia della letteratura italiana Garzanti, V, Milano 1967, ad Indicem.
  • Marco Corradini, Genova e il barocco. Studi su Angelo Grillo, Ansaldo Cebà, Anton Giulio Brignole Sale, Milano, Vita e pensiero, 1994, ISBN 88-343-0452-7.
  • AA.VV., La letteratura ligure. La Repubblica aristocratica (1528-1797), 2 voll., Genova, Costa e Nolan, 1992. ISBN 88-7648-164-8.
  • Donata Ortolani, Cultura e politica nell'opera di Ansaldo Cebà, Studi di filologia e letteratura, I, 1970, pp. 117–178.
  • C. Reale, Un'amicizia di trent'anni. Il ricordo di Ansaldo Cebà e un inedito di Gabriello Chiabrera, in Esperienze letterarie, XII (1987), pp. 27–43.
  • Marina Caffiero, Amor platonico tra conversione e immortalità. Lettere d'Ansaldo Cebà a Sara Copio Sullam, in Scrivere d'amore. Lettere di uomini e donne tra Cinque e Novecento, a cura di Manola Ida Venzo, Roma, Viella, 2015. ISBN 978-88-6728-447-4.

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