Annabella Rossi

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Annabella Rossi (Roma, 14 settembre 1933Roma, 4 marzo 1984) è stata un'antropologa, fotografa, accademica e documentarista italiana.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nata da padre chimico e madre violinista nel 1933, si laureò nel 1957. Già nel periodo precedente la laurea, però, si occupa di ricerche in ambito preistorico e protostorico. Ordina infatti collezioni silicee conservate nel Museo Preistorico ed Etnografico “Luigi Pigorini” e partecipa anche a ricerche nell’Italia centromeridionale. Nel 1958 partecipa ad una ricerca in Val Camonica sulle incisioni preistoriche e protostoriche dei camuni. In quegli anni si manifesta il suo interesse per l’influenza dell’arte preistorica nei confronti dell’arte del Novecento.

Nel 1959, in occasione dell’uscita di un numero monografico della rivista “Nuovi Argomenti”, ha modo di incontrare e conoscere Ernesto De Martino. Grazie a questo incontro la Rossi approfondisce la tematica del rapporto tra mondo primitivo e mondo contemporaneo, interpretandola come problematica dei rapporti tra classi al potere e classi subalterne. Nel 1959 partecipa a due ricerche dirette da Ernesto De Martino: una in Puglia relativamente al fenomeno del tarantismo e un'altra in Basilicata relativamente al tema del “senso del peccato in una comunità meridionale”.

Nel 1960 viene assunta nel Museo Nazionale delle Arti e Tradizioni Popolari di Roma. Negli anni Sessanta, soprattutto nel Meridione, vengono effettuate dalla Rossi una serie di ricerche corredate di documentazione fotografica e sonora. Le ricerche hanno per oggetto la religiosità popolare e la cultura materiale. Seguiranno da queste ricerche i volumi Le feste dei poveri (1969) e Lettere da una tarantata (1970).

Nel 1964 viene pubblicato, in collaborazione con Simonetta Piccone Stella, il volume La fatica di leggere, avente per oggetto una ricerca sulla diffusione della lettura tra le classi popolari.

In questi stessi anni, partecipa all’attività del Centro Italiano di Antropologia Culturale, Italia Nostra, e collabora con le cattedre di Antropologia Culturale, e poi di Sociologia, dell’università di Roma ed entra in contatto con un gruppo di psichiatri guidato da Franco Basaglia; si avvicina così sempre più alla tematica dell’“esclusione” delle classi subalterne e delle patologie psichiatriche diffuse in ambito popolare.

Nei primi anni Sessanta incontra il regista Michele Gandin con cui instaurerà un rapporto affettivo che durerà per tutta la via. Nello stesso periodo inizia una collaborazione tra il Museo Nazionale delle Arti e Tradizioni Popolari e la cattedra di antropologia Culturale dell’Università di Salerno dove la Rossi insegnerà questa disciplina fino all’insorgere della sua malattia. Durante gli anni di insegnamento Annabella Rossi ha effettuato, insieme a studenti e docenti dell’Università di Salerno, ed al personale del Museo delle Arti e Tradizioni Popolari, numerose ricerche in Campania, particolarmente sui rituali del carnevale, con documentazione sonora, fotografica e filmica. I risultati di questo complesso lavoro sono stati pubblicati in numerosi saggi, e nel volume di R. De Simone-A.Rossi, Carnevale si chiamava Vincenzo (1977) Tra i suo i lavori è da annoverare la realizzazione, insieme a Gianfranco Mingozzi e Claudio Barbati, di un documentario di quattro ore per RAI Due, un viaggio nei luoghi e nelle tematiche demartiniane, dal titolo Sud e Magia.

Nel 1980 Annabella Rossi è colpita da una grave malattia e morirà il 4 marzo del 1984, lasciando in eredità ai posteri non solo studi e di scritti ma anche un vasto documentario fotografico, sonoro e filmico, relativo alle culture agropastorali dell’Italia centromeridionale conservato, attualmente, presso il Museo Nazionale delle Arti e Tradizioni Popolari.[1]

Fu tra le prime utilizzatrici della fotografia e della ripresa video nella ricerca antropologica.[2] Nel corso della sua carriera scrisse numerosi saggi, tra i quali: Le feste dei poveri (edizioni Laterza e Sellerio) e Lettere da una tarantata (con nota linguistica di Tullio De Mauro).

Svolse il suo lavoro di antropologa culturale presso il Museo nazionale delle arti e tradizioni popolari di Roma. Al suo interno, contribuì in maniera decisiva alla raccolta del materiale fotografico e video sul folklore storico italiano.[3] Per il museo, curò mostre internazionali con il Ministero dei beni culturali e il Ministero degli esteri italiani.

Si occupò, inoltre, come consulente o autrice dei testi, della realizzazione di documentari con Luigi Di Gianni, con il compagno Michele Gandin, e con Gianfranco Mingozzi.[4]

Insegnò storia delle tradizioni popolari presso la facoltà di lettere e filosofia dell'Università degli Studi di Salerno.

Diede voce alle donne e alla cultura minoritaria del meridione.

Postumo uscì il suo lavoro di ricerca sul tarantismo nel CIlento, in Campania[5].

Dopo la sua morte, per iniziativa del suo allievo Paolo Apolito, le è stato dedicato il laboratorio di antropologia dell'università di Salerno di cui è stato responsabile Stefano De Matteis. Vincenzo Esposito ne è stato nominato responsabile scientifico, per parere unanime del Consiglio del Dipartimento di Scienze del Patrimonio culturale-Unisa, il 18 marzo 2018. [6]

Opere[modifica | modifica wikitesto]

  • Annabella Rossi et al., Oreficeria popolare italiana, Roma, De Luca, 1963
  • Annabella Rossi et al., Osservazioni sui canti d'argomento religioso non liturgici, Milano, Edizioni del Gallo, 1965
  • Annabella Rossi, Le feste dei poveri, Bari, Laterza, 1969
  • Annabella Rossi, Lettere da una tarantata, Bari, De Donato, 1970
  • Annabella Rossi et al., Miseria e follia: il morso della tarantola, Milano, Editphoto, 1971
  • con Ferdinando Scianna, Il glorioso Alberto, Milano, Editphoto, 1971
  • Annabella Rossi et al., Calabria 1908-10: la ricerca etnografica, Roma, De Luca, 1973
  • con Roberto De Simone, Carnevale si chiamava Vincenzo, Roma, De Luca, 1977
  • con Gianfranco Mingozzi e Claudio Barbati, Profondo Sud : viaggio nei luoghi di Ernesto De Martino a vent'anni da Sud e magia, Milano, Feltrinelli, 1978
  • Annabella Rossi et al., Tempi dell'Italia antica, Milano, Touring club italiano, 1980
  • Annabella Rossi, Pani e dolci devozionali - siciliani e calabresi, Roma, Quasar, 1984
  • Annabella Rossi et al., E il mondo si fece giallo: il tarantismo in Campania, Vibo Valentia, Qualecultura, 1991

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Vincenzo Esposito, Vent'anni di ricerca visiva nel Salento e in Campania.
  2. ^ Emilia De Simoni, I cineocchi dell'antropologia, La ricerca folklorica, 57, Brescia, Grafo, 2008, pp. 17-24 [1] Archiviato il 28 giugno 2011 in Internet Archive.
  3. ^ Ministero dei beni culturali, Museo nazionale delle arti e tradizioni popolari Archiviato il 30 dicembre 2013 in Internet Archive.
  4. ^ Vincenzo Esposito, Annabella Rossi e la fotografia. Vent'anni di ricerca visiva nel Salento e in Campania, Napoli, Liguori, 2003
  5. ^ Tullia Conte, L'altra taranta - Annabella Rossi e il tarantismo nel Cilento, Wroclav, Indipendent Press, 26 novembre 2019, p. 71, ISBN 9781710201772.
  6. ^ Università degli studi di Salerno, Laboratorio Annabella Rossi

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Vincenzo Esposito, Annabella Rossi e la fotografia. Vent'anni di ricerca visiva nel Salento e in Campania, Napoli, Liguori, 2003
  • Francesco Faeta, "Vivere la realtà è già scienza". Per una critica dell'etnografia visiva di Annabella Rossi, in Fotografi e fotografie. Uno sguardo antropologico, con immagini di Paolo Agosti, Francesco Faeta, Annabella Rossi, Ernesto Treccani, Arturo Zavattini, Milano, Franco Angeli, 2006, pp.140-162
  • Tullia Conte, L'altra taranta - Annabella Rossi e il tarantismo nel Cilento, Wroclaw, Indipendent Press, 2019
  • Tullia Conte, La vita e le opere dell’antropologa Annabella Rossi, in Revue Internationale d’Ethnographie - La revue de la Société Internationale d’Ethnographie, Numéro 7, 2 avril 2020, (italiano e française)

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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