Anna Wintour

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Anna Wintour

Anna Wintour (Londra, 3 novembre 1949) è una giornalista britannica. Dal 1988 è la direttrice di quella che è considerata la più autorevole rivista di moda statunitense e mondiale, Vogue.

Carriera[modifica | modifica wikitesto]

Figlia di Charles Wintour, direttore del quotidiano London Evening Standard, fin da giovanissima sviluppa una passione sfrenata per la moda. Negli anni sessanta della Swinging London è ispirata da figure femminili rivoluzionarie come la stilista Mary Quant. Negli anni settanta inizia la costruzione della sua carriera. Inizialmente viene assunta da Harper's and Queen a Londra, poi si trasferisce a New York e lavora come assistente editoriale e fashion editor per riviste come Harper's Bazaar e Viva. Wintour è molto ambiziosa, determinata verso il successo e con una visione ben precisa. Tuttavia le sue scelte editoriali non sempre vengono apprezzate dai suoi superiori e colleghi.

Nel 1985 ritorna a Londra dove le viene affidato il primo incarico da editor-in-chief per la rivista British Vogue. Viene ricordata per aver cambiato completamente la redazione editoriale e per il controllo assoluto esercitato come direttore.

Due anni più tardi torna a New York e dirige il magazine di interior design House & Garden. Wintour cambia completamente l'identità che la pubblicazione aveva fino ad allora. Fa un ampio utilizzo di celebrities nei servizi e questo crea disappunto tra alcuni estimatori della rivista che vedono un'impronta artistica alla Vanity Fair e meno attenzione verso l'interior design.

La svolta arriva nel 1988 quando prende il posto di Grace Mirabella alla direzione di Vogue America. In quel periodo la rivista soffre la competizione con il magazine Elle America e Wintour viene designata come figura chiave per rivoluzionare l'estetica (e le vendite) di Vogue. Il primo numero realizzato sotto la sua direzione è quello di Novembre 1988. Al posto dei consueti scatti di copertina con il solo volto di una modella in primo piano Wintour propone una ragazza bionda, sorridente, a figura intera e con poco trucco immortalata nelle strade di New York. La ragazza, Michaela Bercu, indossa dei semplici jeans accostati ad una preziosa maglia gioiello di Christian Lacriox Haute Couture. Una scelta vincente e moderna, che apre le porte ad un modo di intendere la moda e lo stile con approccio meno elitario. Nel corso degli anni Wintour porta Vogue America ad un grande successo commerciale, grazie anche al larghissimo impiego di celebrities in copertina. Tra i maggiori fotografi che si alternano nella realizzazione degli editoriali vi sono Mario Testino, Steven Meisel, Annie Leibovitz e Patrick Demarchelier solo per citarne alcuni.

Sebbene l'autrice lo neghi, le vicende del romanzo Il diavolo veste Prada del 2003, scritto da una sua ex-assistente, Lauren Weisberger e dell'omonimo film, sono ispirate a lei. Nel film l'attrice che interpreta la sua parte è Meryl Streep. A lei è anche chiaramente ispirato il look del personaggio di Fey Sommers nella serie Ugly Betty. Sembra che Johnny Depp si sia ispirato a lei e a Marilyn Manson per il look del suo personaggio Willy Wonka nel film-remake La fabbrica di cioccolato.

È nota la tendenza della Wintour a privilegiare gli stilisti britannici e americani (gli unici italiani inclusi nella sua lista dei "magnifici sette" del fashion system sono Miuccia Prada e Stefano Pilati), ma come ha dichiarato anche Franca Sozzani (direttrice di Vogue Italia), "ogni direttore di Vogue privilegia giustamente gli stilisti del proprio paese". La Wintour infatti ha numerosi protetti, anche tra gli stilisti, tra i quali John Galliano, che senza il suo aiuto non avrebbe lavorato da Christian Dior. Inoltre ha persuaso Donald Trump a lasciare una sala disponibile per una presentazione a Marc Jacobs, quando questi era a corto di fondi. Non si può parlare di protetti senza citare Plum Sykes, un'assistente di Vogue che è diventata una scrittrice di fama, contesa dall'élite modaiola di New York.

Il direttore editoriale di Vogue America è la protagonista del documentario presentato e premiato al Sundance film festival. Uscito negli Stati Uniti l'11 settembre 2009, il documento si chiama, non a caso, The September Issue, cioè "Il numero di settembre", considerato il numero più importante dell'anno, che impiega circa 8 mesi di lavoro alla rivista. Il documentario è girato dal regista R. J. Cutler, che ha avuto accesso alla sede centrale della rivista in Times Square, New York, e che ha rivelato che quello che si vede ne "Il diavolo veste Prada" è reale. Anche Frida Giannini, quando era alla guida della maison Gucci, nel corso di un'intervista rilasciata a Serena Dandini nel talk-show Parla con me ha confermato quanto sia glaciale, impenetrabile e potente la figura della Wintour, ribadendo inoltre che tutto quello che si vede nel film Il diavolo veste Prada è reale.

La Wintour, per contratto dalla Condé Nast (la casa editrice che gestisce Vogue e molte altre importanti riviste), ha uno stipendio annuo che supera i 2 000 000 di dollari, un autista personale e un budget annuale di 200 000 dollari riservato alle spese per l'abbigliamento.

Nel 2013, oltre a mantenere la leadership del magazine Vogue, viene promossa direttore artistico dell'intero gruppo Condé Nast su volontà di Chuck Townsend (amministratore delegato del gruppo editoriale).

Dal 1995 è a capo dell'organizzazione del Met Ball, un gala che si tiene ogni anno a New York presso il Metropolitan Museum of Art. Nel 2014 è stato inaugurato l'Anna Wintour Costume Center, un'ala del Metropolitan Museum of Art riservata alle esposizioni del Costume Institute (Museo della moda). Alla cerimonia di inaugurazione Michelle Obama ha tenuto un discorso di elogio e stima sui meriti artistici, culturali e filantropici che Anna Wintour ha dimostrato nel corso della sua carriera.

Attualmente la crew di Vogue e delle altre testate del gruppo Coné Nast si sono trasferite dalla storica sede di Times Square al nuovo One World Trade Center, costruito nel luogo in cui si è verificato l'attentato dell'11 Settembre 2001 alle Torri Gemelle di New York.

Il diavolo veste Prada[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Il diavolo veste Prada (romanzo).

Lauren Weisberger, un'ex assistente della Wintour[1] che lasciò la rivista Vogue America per la rivista Departures, scrisse Il diavolo veste Prada dopo che un consulente, consigliato da Richard Story, che lasciò la rivista insieme a lei, le suggerì di scrivere delle proprie esperienze lavorative.[2]. La Wintour stessa disse al quotidiano New York Times «Ho sempre amato la fiction. Non ho comunque deciso se lo leggerò o meno»[3]. Quando alla Weisberger fu chiesto se l'ambientazione e il personaggio di Miranda Priestly erano basati su Vogue e sulla Wintour, l'autrice rispose: «Non ho basato il romanzo solo sulle mie esperienze, ma anche su quelle di amici e conoscenti»[4]

Il film[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Il diavolo veste Prada (film).

Durante la produzione del film la Wintour fu accusata di aver intimato ai maggiori stilisti americani ed internazionali di non prendere parte al film, altrimenti lei si sarebbe rifiutata di promuoverli in copertina o con servizi dedicati.[5] La Wintour negò, in seguito, attraverso un portavoce che affermò: «Anna (Wintour) presta attenzione a tutto ciò che promuove e si concentra sulla moda, di qualsiasi natura sia tale promozione». Comunque, benché nel film ne siano citati parecchi, tra gli stilisti solo Valentino Garavani vi ha preso parte, interpretando se stesso.[5]

Controversie[modifica | modifica wikitesto]

Anna Wintour nel 2005 durante una sfilata
  • Il suo braccio destro André Leon Talley ha dichiarato che la Wintour non sopporta le persone sovrappeso e che ha concesso la copertina di Vogue alla celebre presentatrice americana Oprah Winfrey solo a condizione che perdesse almeno venti chili. La giornalista Grace Coddington durante uno speciale dedicato alla Wintour nella trasmissione americana 60 Minutes with... ha ammesso che i canoni estetici della sua direttrice nel selezionare modelle e celebrità da fotografare su Vogue sono a dir poco estremi. A chi la accusa di scegliere modelle eccessivamente magre e di promuovere l'anoressia nervosa la Wintour risponde che in America è l'obesità ad essere una piaga sociale e non l'anoressia e che invece di soffermarsi troppo su quest'ultima bisognerebbe promuovere interventi contro i disturbi da sovra-alimentazione e a favore dello sport.
  • La Wintour è una grande appassionata di pellicce, di cui si fa spesso rifornire dalle maison Chanel e Fendi. Per questo motivo spesso è stata presa di mira da gruppi di animalisti che all'uscita dalle sfilate le hanno lanciato addosso vernice, uova e altro. Nonostante questo ha continuato a ribadire il suo amore per la pellicceria e ha assunto un servizio di sicurezza che la scorti e la protegga da nuovi attacchi di protesta in futuro.
  • Nel 2002, durante un'intervista con Charlie Rose riguardo Yves Saint Laurent, Wintour racconta che i suoi rapporti con lo stilista francese sono stati complicati. Yves Saint Laurent negli anni Novanta gode meno del supporto della stampa specializzata rispetto al passato e si sente escluso dalla scena. Arriva a bandire Anna Wintour dalla prima fila durante le sfilate parigine per diverse stagioni (su ammissione della stessa Wintour). Questo fatto è in relazione alla poca considerazione della stampa americana (ovviamente in particolare Vogue) percepita dal designer negli anni Novanta, periodo in cui domina la cultura grunge anche nella moda.
  • In molti, compresi stilisti come Roberto Cavalli e Krizia, l'hanno accusata di privilegiare la moda americana danneggiando quella italiana. Infatti ad ogni settimana della moda in Italia la Wintour pretende, e talvolta ottiene, che i giorni di sfilate a Milano vengano ridotti da sette a cinque o tre per non dover rimanere troppo a lungo nel capoluogo lombardo.[6] In questo modo i grandi stilisti della moda italiana fanno a gara per contendersi la presenza della Wintour nei pochi giorni in cui soggiorna in Italia e per questo gli orari delle sfilate spesso si accavallano ed hanno ritmi serrati. Inoltre le piccole realtà emergenti della moda italiana protestano poiché snobbate dalle testate giornalistiche che contano. La stilista Krizia si è dichiarata profondamente indignata dal modo in cui la Wintour strumentalizza il suo potere e Roberto Cavalli si dichiara insofferente allo strapotere della giornalista e al modo in cui gli stilisti italiani la riveriscono senza battere ciglio. Cavalli inoltre spiega che a Parigi case di moda come Christian Dior o Louis Vuitton ignorano la richiesta della Wintour di abbreviare la settimana della moda nella loro città e questo atteggiamento, a suo parere, dovrebbero adottarlo anche i suoi colleghi italiani.
  • Anna Wintour per tutta la carriera mantiene un rapporto di amore-odio con lo stilista Giorgio Armani. I due si rispettano, ma in più di un'occasione non sono mancati gesti provocatori o polemiche. Celebre l'episodio a New York negli anni Novanta; Giorgio Armani organizza un evento senza l'approvazione della Wintour che non ne gradisce la collocazione in quel periodo. La direttrice per risposta si presenta al party di Giorgio Armani con un tailleur Chanel giallo. Da molti quel gesto viene considerato come uno "sgarbo" verso Armani, in quanto buona usanza vuole che ad un party organizzato da un designer ci si presenti vestiti con una sua creazione. In più il colore giallo acceso del tailleur fa pensare ad una voluta scelta cromatica della Wintour, provocazione allo stilista italiano famoso per prediligere il nero o colori tenui e delicati nelle sue collezioni. In anni più recenti Armani dichiara di non tollerare che alcuni giornalisti (il riferimento a Wintour è molto probabile) lascino la settimana della moda di Milano per volare a quella di Parigi in anticipo e snobbando quindi la sua sfilata in calendario tra le ultime.

Vita privata e curiosità[modifica | modifica wikitesto]

  • Anna Wintour si è sposata nel 1984 con David Shaffer, uno psichiatra infantile, di tredici anni più vecchio di lei. La coppia ha divorziato nel 1999, dando luogo a numerosi pettegolezzi, che sono stati più volte smentiti da ambo le parti. Durante il loro matrimonio sono nati due figli, Charles e Katherine (detta Bee), che lavora per il Daily Telegraph. La mania della Wintour per la moda non si è fermata neppure durante la gravidanza, periodi nei quali ha fatto accomodare le gonne e i miniabiti di Chanel che ama indossare. La Wintour avrebbe voluto introdurre la figlia Bee a lavorare nel mondo della moda, ma quest'ultima ha rifiutato le spinte preferendo gli studi in legge.
  • Dal 1999, dopo la fine del suo matrimonio, Wintour è fidanzata con Shelby Bryan, un imprenditore texano.
  • È molto amica della direttrice di Vogue Italia, Franca Sozzani, con la quale da oltre vent'anni siede nei posti riservati, in prima fila, alle sfilate di moda più importanti di tutto il mondo. Nel 2016 Bee Shaffer, figlia di Anna Wintour, si è fidanzata con Francesco Carrozzini, figlio di Franca Sozzani.
  • Da molti anni ad ogni settimana della moda milanese Anna Wintour e Miuccia Prada pranzano insieme il giorno seguente al fashion show della stilista. Discutono di politica, arte, famiglia e ovviamente moda.
  • Dal 1994 indossa sempre lo stesso modello di scarpe che Manolo Blahnik produce esclusivamente per lei stagione dopo stagione. Inoltre indossa quasi sempre delle collane in cristallo colorato in stile Georgiano. Raramente porta borse e ha spiegato che l'utilizzo di occhiali da sole anche in ambienti interni è un modo per non far percepire quello che pensa coprendo lo sguardo dietro lenti scure.
  • Suo fratello, Patrick Wintour, è un giornalista politico del The Guardian, mentre sua sorella, Nora Wintour, si occupa di politica sociale nei paesi del Sud America.
  • Ha una fobia per i ragni e uno dei suoi attori preferiti è Hugh Jackman.
  • Durante la permanenza a Milano per la settimana della moda soggiorna sempre all'hotel Four Seasons.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Lauren Weisberger, Author Lauren Weisberger, laurenweisberger.com. URL consultato il 14 agosto 2009 (archiviato dall'url originale il 24 febbraio 2008).
    «Il lavoro di Lauren dopo il rientro negli USA e il trasferimento a Manhattan fu da Assistente del Caporedattore della rivista Vogue, Anna Wintour.».
  2. ^ Erica Kinetz, Devil's in the Follow-Up, in The New York Times, 6 novembre 2005. URL consultato il 19 giugno 2010.
  3. ^ Carr, David; February 17, 2003; Anna Wintour Steps Toward Fashion's New Democracy; The New York Times. 10 dicembre, 2006.
  4. ^ A Conversation With Lauren Weisberger, Random House, 2004. URL consultato il 14 agosto 2009.
    «Molte delle voci non sono distanti dall'idea che sia io che i miei amici abbiamo lavorato in varie industrie della moda, o come pierre o in riviste o negli annunci e nelle pubblicità, sin da quando eravamo al college. Ho provato a rendere il personaggio di Andrea, una persona in cui ogni assistente di qualsiasi reparto possa riconoscere un po' di sé.».
  5. ^ a b The Devil You Know, On Line One, RadarOnline, novembre 2005; republished January 30, 2008. URL consultato il 25 giugno 2010.
  6. ^ Moratti: giù le mani da moda e design Correiredellasera.it

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