Anna Falcone

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Anna Falcone (Cosenza, 30 ottobre 1971) è una giurista e attivista italiana.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

L'attività giuridica[modifica | modifica wikitesto]

Nata e cresciuta a Cosenza, si trasferisce a Roma per studiare Giurisprudenza alla Sapienza, dove si laurea nel 1997.

È avvocata cassazionista, specializzata in diritto amministrativo, diritto costituzionale e tutela internazionale dei diritti umani. È anche esperta in questioni di costituzionalità, contenzioso elettorale, tutela giurisdizionale di diritti politici ed associativi, enti pubblici, società partecipate, class action e diritto sanitario. È stata membro di autorevoli collegi difensivi che hanno patrocinato con successo davanti alla Corte Costituzionale e alle maggiori giurisdizioni italiane ed europee.

È stata audita più volte presso la Commissione Affari Costituzionali della Camera dei deputati quale esperta sulle proposte di legge in materia elettorale, sulla riforma costituzionale e sulla disciplina in materia di partiti politici.

Ha collaborato come consulente con istituzioni pubbliche e gruppi politici per la redazione di proposte di legge, statuti e regolamenti.

È anche Dottore di ricerca in Biodiritto ed è stata docente universitaria e assegnista di ricerca in Diritto dell’Assistenza sociale e materie giuspubblicistiche presso l'Università della Calabria[1].

Ha scritto tre libri (più uno come curatrice) e circa quaranta saggi su temi giuridici e sulla tutela dei diritti.

L'impegno politico[modifica | modifica wikitesto]

Alle elezioni politiche del 2013 è stata candidata alla Camera con Rivoluzione Civile, senza risultare eletta per il mancato raggiungimento dello sbarramento da parte della lista di Antonio Ingroia.

Nel 2016 è stata la vice di Gustavo Zagrebelsky alla presidenza nazionale del Comitato per il No al referendum costituzionale sulla riforma proposta dal governo Renzi[2].

Nel giugno 2017 con Tomaso Montanari è fra i promotori dell'Alleanza Popolare per la Democrazia e l'Uguaglianza, giornalisticamente ribattezzata come "percorso del Brancaccio" (dal nome dell'omonimo teatro romano dove si riunirono 1.500 persone in occasione dell'assemblea nazionale), per la creazione una lista civica nazionale unitaria della sinistra[3]; tale progetto si interrompe nel novembre successivo[4].

Alle elezioni politiche del 2018 è stata candidata alla Camera con Liberi e Uguali,[5] senza risultare eletta.

Bibliografia parziale[modifica | modifica wikitesto]

  • (con Alessandro Mazzitelli), Ambiente e biotecnologie. Il diritto allo sviluppo sostenibile per le generazioni future, Pellegrini, 2009.
  • (curatrice) Verso una democrazia paritaria modelli e percorsi per la piena partecipazione delle donne alla vita politica e istituzionale, Giuffrè, 2011.
  • Manipolazioni genetiche sull'embrione umano. Principi costituzionali e limiti di liceità, Pellegrini, 2012.
  • La tutela del patrimonio genetico umano fra Costituzione e diritti. Verso la formazione di un «corpus iuris» sul genoma umano, Rubbattino, 2012.

Premi[modifica | modifica wikitesto]

  • 18º Premio nazionale per la cultura ed. 2014 – Associazione “La Sponda”, Monterotondo (RM).
  • Premio “Vittorio Bachelet” per Tesi di laurea in materia di Bioetica e Biodiritto, ed. 2000 – Centro studi “V. Bachelet”– Cosenza.
  • Premio “San Bernardo” – Diploma di benemerenza per la ricerca, ed. 2002 – Centro studi “San Bernardo”, S. Giovanni in Fiore (CS)

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Anna Falcone, in Gruppo Abele. URL consultato l'11 febbraio 2018.
  2. ^ Anna Falcone, ritratto della pasionaria del No, in L'espresso, 28 novembre 2016. URL consultato il 9 febbraio 2018.
  3. ^ Sinistra, dall’assemblea al Brancaccio qualcosa di nuovo all’orizzonte, in Left, 19 giugno 2017. URL consultato il 9 febbraio 2018.
  4. ^ Sinistra, salta l'assemblea del Brancaccio di Falcone e Montanari, in La Repubblica, 13 novembre 2017. URL consultato il 9 febbraio 2018.
  5. ^ David Allegranti, Da rivoluzionaria a paracadutata nelle liste di Leu: le piroette di Anna Falcone, Il Foglio, 27 gennaio 2018. URL consultato il 21 marzo 2018.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]