Ankòn (colonia greca)

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Ankòn
Ancona Æ SNGANS 109.jpg
moneta greca di Ancona, con il gomito piegato e il profilo di Afrodite
Nome originale Ἀγκών
Cronologia
Fondazione 387 a.C.
Territorio e popolazione
Lingua Greco-siceliota (dorico)
Localizzazione
Stato attuale Italia Italia
Cartografia
Colonie greche in Adriatico.png
Colonie greche in Adriatico

« Ancon dorica civitas fidei »

(Motto della città di Ancona)

Ankòn (traslitterazione del greco antico Ἀγκών) è il nome di Ancona durante la sua fase di città greca. Il toponimo è anche più antico della fondazione della città nel 387 a.C. da parte dei greci siracusani, di stirpe dorica. La storia di Ancona greca si svolse tra il IV e il II secolo a.C.

Contatti con la civiltà micenea[modifica | modifica wikitesto]

(EL)

« Μετὰ δὲ Σαυνίτας ἔθνος ἐστὶν Ὀμβρικοὶ, καὶ πόλις ἐν αὐτῆ Ἀγκών ἐστι. Τοῦτο δὲ τὸ ἔθνος τιμᾷ Διομήδην, εὐεργετηὲν ὐπ'αὐτοῦ καὶ ἱερόν ἐστιv αὐτοῦ. »

(IT)

« Dopo i Dauni (o i Sanniti) c'è il popolo degli Umbri, presso i quali si trova la città di Ancona. Questa gente venera Diomede come benefattore, e c'è un tempio in suo onore. »

(Pseudo Scilace, Periplo, capitolo 16)

In base alla citazione dello Pseudo Scilace sopra riportata, si può dire che almeno fin dal V secolo a.C. i Greci indicavano con il nome di Ankòn (Ἀγκών, ossia "gomito") il sito su cui sorse poi la città[1]. Infatti la città di Ancona sorge su un promontorio a forma di gomito piegato, che dà origine ad un ampio porto naturale, il più grande del medio Adriatico; questa funzione protettiva nei confronti delle onde e dai venti era stata notata dai navigatori greci ed è alla base dell'antica frequentazione del luogo e della successiva fondazione della città.

La testimonianza scritta è suffragata dalla ricerca archeologica: sul colle del Montagnolo, infatti, sono stati ritrovati pochi, ma significativi reperti micenei[2] che dimostrano che le popolazioni greche conoscevano e frequentavano il porto naturale di Ancona ben prima della fondazione della città[3].

In base ai ritrovamenti archeologici del Montagnolo, l'introduzione del culto dell'eroe greco Diomede nella zona di Ancona, testimoniata dal testo dell'antico navigatore e geografo Scilace, potrebbe risalire al XIII secolo a.C., all'epoca della diaspora micenea (tardo elladico), ed essere stato rivitalizzato in occasione dell'arrivo dei siracusani che fondarono la città nel IV secolo a.C.[4]

La fondazione siracusana[modifica | modifica wikitesto]

(EL)

« Πόλεις δὲ Ἀγκών μὲν Ἑλληνίς, Συρακουσίων κτισμα τῶν φυγόντων τὴν Διονυσίου τυραννίδα; κεῖται δ'ἐπ'ἄκρας μέν λιμένα ἐμπεριλαμβανούσης τῇ πρὸς τὰς ἄρκτους ἐπιστροφῇ, σφόδρα δ'εὔοινός ἐστι καὶ εὐπυροφόρος. »

(IT)

« Ancona è città greca, fondazione dei siracusani che fuggivano la tirannide di Dionisio; sta su un'altura che circonda il porto da Nord, ha un buon vino e un suolo fertile. »

(Strabone, Geografia, capitolo V, 4, 2.)

La definitiva grecizzazione del luogo risale al IV secolo a.C.. Fu nel 387 a.C.[5], infatti, che un gruppo di greci provenienti da Siracusa, esuli dalla tirannide di Dionisio I, sbarcarono ad Ancona[6] e fondarono la città.

Prima della fondazione dorica siracusana, il promontorio di Ancona era comunque abitato, da secoli, e frequentato da popolazioni greche: nell'Età del Bronzo antico esisteva un villaggio nell'area dell'attuale Campo della Mostra (o Piazza Malatesta) ed un altro villaggio dell'Età del Bronzo si trovava sul colle del Montagnolo: si tratta del sito citato nel capitolo precedente, che ha restituito i frammenti di ceramica micenea; infine, un terzo centro abitato dell'Età del Bronzo si trovava sul Colle dei Cappuccini; quest'ultimo, poi, continuò a svilupparsi sino all'Età del Ferro, diventando un centro piceno[7].

La localizzazione sul colle Guasco della colonia greca, con l'acropoli che occupava la cima del colle, è un dato della tradizione storiografica, che trova corrispondenza nel ritrovamento dei resti di un tempio classico sotto il Duomo[8]. Esiste un'ipotesi alternativa[9], che localizza invece l'abitato greco sul colle del Montagnolo, a causa di testimonianze greche là ritrovate. Forse le due ipotesi non sono in contraddizione.

I greci fondatori di Ancona erano della stirpe dei Dori, e da essi Ancona prese l'appellativo di "città dorica" che ancora oggi la contraddistingue.

La fondazione di Ancona rientrava nel piano di Dionisio I di espandere l'influenza siracusana nell'Adriatico, e fu accompagnata dalla nascita di altre colonie greche nella sponda orientale di questo mare[10]; insieme ad Ancona i Siracusani avevano fondato più o meno direttamente le città di Adria (Adrìa), Alessio (Lissos), Curzola (Kòrkyra melaina), Lissa (Issa), Lesina (Dimos) e Cittavecchia (Pharos).

La colonia di Ancona non faceva parte della Magna Grecia, in quanto con questo termine i Greci indicavano esclusivamente la zona grecizzata dell'Italia meridionale (esclusa la Sicilia) e i Romani anche le colonie greche siciliane.

Un'esposizione dei resti archeologici (non completa) della necropoli sono ammirabili nel museo di storia urbana, sito in Piazza del Plebiscito e nel Museo archeologico nazionale (sezione ellenistica). Le origini greche di Ancona sono ricordate nel cartiglio posto sotto lo stemma civico: Ancon Dorica Civitas Fidei.

Edifici[modifica | modifica wikitesto]

Il tempio di Afrodite[modifica | modifica wikitesto]

(LT)

« Ante domum Veneris, quam dorica sustinet Ancon... »

(IT)

« Davanti al tempio di Venere, che la dorica Ancona innalza... »

(Giovenale, satira 4, 40)
(LT)

« Nunc, o ceruleo creata ponto / Quæ sanctum Idalium, Sirosque apertos, / Quæque Ancona, Cnidumque harundinosam / Colis, quæque Amathunta, quæque Golgos, / Quæque Durachium Adriæ tabernam, / ... »

(IT)

« Ora, o divina creatura del ceruleo mare, che abiti il sacro Idalio e l’esposta Urio, che dimori ad Ancona o a Cnido ricca di canneti, o ancora ad Amatunte, a Golgi o a Durazzo, taverna dell’Adriatico ... »

(Catullo, carme 36, 11-14)

Secondo la tradizione storiografica, che è basata sulle citazioni riportate sopra, i dori siracusani eressero un tempio dorico dedicato ad Afrodite. Nel 1948, in occasione dei lavori di restauro del duomo, danneggiato dai bombardamenti della Seconda guerra mondiale, in effetti furono rinvenuti resti di un tempio classico, subito identificato con quello citato da Catullo e Giovenale[11][12] e rappresentato nella scena 58 della Colonna Traiana[13]. L'antico edificio aveva una pianta corrispondente a quella del transetto della chiesa attuale. Secondo alcuni studiosi esso sarebbe stato un tempio dorico e risalirebbe al IV secolo a.C., ossia all'epoca della fondazione greca della città[14]. Secondo altri, invece, il tempio risalirebbe al II secolo a.C. e dunque in un'epoca in cui la città già sentiva l'influsso romano[15]. Entrambe le ipotesi sono ancora dibattute. Secondo un'antica tradizione, non supportata da fonti classiche, Venere aveva nel tempio anconitano l'attributo di "Euplea", ossia di "protettrice dei naviganti".

La scena 58 della Colonna Traiana, in cui è raffigurata Ancona e i suoi templi di Afrodite (sulla collina) e di Diomede (sulla riva del mare).

Il tempio di Diomede[modifica | modifica wikitesto]

Secondo un'antica tradizione, che ha origine dal passo sopra citato dello Pseudo Scilace, ad Ancona sorgeva un tempio in onore di Diomede, identificato dagli storici moderni dell'edificio raffigurato nella scena 58 della Colonna Traiana[13]. L'edificio sacro sarebbe sorto sulla riva del mare, nell'estrema propaggine settentrionale del promontorio su cui si trova la città, in corrispondenza dello scoglio di San Clemente, ora parzialmente inglobato nell'interramento dei Cantieri navali[16].

La necropoli[modifica | modifica wikitesto]

I ritrovamenti del Montagnolo[modifica | modifica wikitesto]

Altre testimonianze[modifica | modifica wikitesto]

Una lekythos greca ritrovata ad Ancona ed ora al Metropolitan Museum di New York

La moneta[modifica | modifica wikitesto]

Le monete greche di Ancona[17] recano su un lato il profilo di Afrodite e sull'altro un braccio piegato con la mano che stringe un ramoscello, forse di mirto, sacro a Venere; sotto il braccio la scritta ΑΓΚΩΝ (Ankon) e sopra due stelle rappresentanti i Dioscuri, protettori dei naviganti[18]. Questa moneta è servita di modello per lo stemma della provincia di Ancona, nel quale il mirto e le due stelle sono sostituiti da un ramo di corbezzolo con due frutti, rappresentante il monte Conero.

Dalla civiltà greca a quella romana[modifica | modifica wikitesto]

Il passaggio tra la civiltà greca e quella romana avvenne in maniera graduale, senza eventi traumatici, con una serie di tappe che, nel corso di un secolo, portarono dapprima ad una situazione di bilinguismo e di cultura mista ellenistica-romana, e poi ad una completa romanizzazione. In generale si può dire che, a causa della presenza greca, la romanizzazione di Ancona fu molto più lenta rispetto a quella del resto della regione, ossia del popolo piceno. Le tappe ricordate dagli antichi autori sono le seguenti.

  • 299 a.C.: fu siglato un patto tra Piceni e Romani, premessa per l'alleanza piceno-romana durante la Terza guerra sannitica. Anche se sembra che Ancona non partecipò a questa alleanza, dato che non è citata dagli antichi autori, il fatto segna l'inizio della pesante influenza romana nel Piceno[19].
  • 295 a.C.: i Romani ottengono la vittoria della Battaglia del Sentino. Come diretta conseguenza della vittoria, l'Ager Gallicus Picenus, ossia il nord delle attuali Marche, viene sottratto ai Galli Senoni dove, attorno al 284 a.C.[20], viene fondata la colonia romana di Sena Gallica (Senigallia): è l'inizio dell'occupazione romana del territorio piceno. Anche in questo caso, come nel precedente, gli antichi autori tacciono su Ancona, che quindi, molto probabilmente, non partecipò alla battaglia, alla fine della quale si trovò, comunque, in mezzo ad una regione in cui l'influenza romana era sempre più determinante. Secondo alcuni autori moderni, da questo momento la greca Ancona avrebbe assunto lo status di civitas foederata dei Romani.
  • 269 -268 a.C.: i Piceni hanno ormai compreso che la potenza romana rischiava di schiacciare la loro libertà: Romani e Piceni si scontrano durante la Guerra Picentina, che vede la vittoria romana e la conseguente affermazione di Roma sul Piceno anche a livello territoriale; nel 247 a.C. viene fondata la colonia di Aesis (Jesi). Ancona è sempre più circondata da territori dominati dai Romani.
  • 232 a.C.: la lex Flaminia de agro gallico et piceno viritim dividundo ("Legge Flaminia sul territorio gallico e piceno da dividersi"), voluta da Gaio Flaminio Nepote, con la quale venivano assegnati lotti di terra da coltivare a coloni romani nel territorio gallico e piceno, per favorire una capillare e concreta presa di possesso di tale area da parte dei Romani. Il territorio di Ancona non è coinvolto, ma è ormai come un'isola di cultura greca circondata da centri romani.
  • 218 - 202 a.C.: durante la Seconda guerra punica, le città del Piceno sostengono i Romani contro i Cartaginesi, inviando numerosi soldati. Anche Ancona, in qualità di città alleata dei Romani, invia truppe, durante la Battaglia di Canne[21]. Ciò mostra che le sorti di Roma e quelle delle città del Piceno, compresa Ancona, sono ormai legte indissolubilmente.
  • 178: nel corso delle Guerre illiriche, i Romani ottengono da Ancona la possibilità di usare il porto come base per il controllo del mare Adriatico, allo scopo di reprimere la pirateria illirica. Si installano così nella città i duumviri Caio Furio, che controllava le coste da Ancona ad Aquileia e Cornelio Dolabella, che controllava il tratto da Ancona a Taranto[22]. Con la presenza dei duumviri e delle navi romane nel porto, la città greca di Ancona, pur mantenendo formalmente la sua indipendenza, entra definitivamente nell'orbita romana, restando però ancora per lunghi decenni di cultura ellenistica, venata in modo sempre più massiccio di elementi romanizzanti.

Celebrazione dei 2400 anni dalla fondazione[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2013 si sono celebrati i 2400 anni dalla fondazione greca di Ancona con una serie di iniziative, sotto l'alto patronato del Presidente della Repubblica: concerti, rievocazioni in costume, feste in piazza[23], conferenze[24], pubblicazioni[25].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Pseudo-Scilace, Periplo, paragrafo 16.
  2. ^ descrizione del sito archeologico del Montagnolo, con immagine di un frammeto miceneo
  3. ^ Per i ritrovamenti sul Montagnolo, colle oggi alla periferia della città:
    • Enciclopedia dell'arte antica, classica, e orientale, volume "A-Carr" (pagina 223)
    • Maurizio Landolfi, Dalle origini alla città del tardo impero, in Ankon l. Una civiltà fra Oriente ed Europa, Ancona 1992.
  4. ^ Lorenzo Braccesi, Grecità adriatica: un capitolo della colonizzazione greca in Occidente, Pàtron, 1977; Lorenzo Braccesi, Grecità adriatica, L'ERMA di BRETSCHNEIDER, 2001. ISBN 9788882651534
  5. ^ La data è dedotta in base ai dati sulla colonizzazione siracusana dell'Adriatico riportati da Diodoro Siculo; l'interpretazione non è univoca e pertanto la data di fondazione oscilla tra il 387 e il 385
  6. ^ La notizia della fondazione greca di Ancona è data da Strabone, Geografia, capitolo 5, paragrafo 4, comma 2
  7. ^ Maurizio Landolfi, Ancona, in Enciclopedia dell'arte antica, Treccani, 1994. Consultabile a questo indirizzo.
  8. ^ Sulla natura di questo tempio, greco oppure italico, esiste un dibattito, esposto nel capitolo seguente.
  9. ^ L'ipotesi è sostenuta da Delia Lollini e Maurizio Landolfi (della Soprintendenza archeologica delle Marche). Si veda: Maurizio Landolfi, Dalle origini alla città del tardo impero, in Ankon l. Una civiltà fra Oriente ed Europa, Ancona 1992.
  10. ^ Lorenzo Braccesi, 'Grecità adriatica (capitolo "Ancona")
  11. ^ Lidiano Bacchielli, Domus Veneris quam dorica sustinet Ancona, in AC. XXXVII, 1985 (pagine 106-137)
  12. ^ Nicola Bonacasa, Lorenzo Braccesi, E. De Miro, La Sicilia dei due Dionisî - atti della Settimana di studio, Agrigento, 24-28 febbraio 1999, L'ERMA di BRETSCHNEIDER, 2002 (pagina 120). Il testo è consultabile su Google libri a questa pagina
  13. ^ a b A. Coppola “I due templi greci di Ancona”, in “Esperia”, n° 3, pubblicato nell'anno 1993 (pagg. 189-192)
  14. ^ Cfr. l'articolo di Lidiano Bacchielli, in C. Centanni, L. Pieragostini, La cattedrale di San Ciriaco ad Ancona. Rilievo metrico a grande scala, interpretazione strutturale e cronologia della fabbrica, Ancona, 1996.
  15. ^ Cfr. Mario Luni, in San Ciriaco: la cattedrale di Ancona : genesi e sviluppo, Volume 1°, a cura di Maria Luisa Polichetti, F. Motta Editore, 2003 (pagine 49-93).
  16. ^ Stefania Sebastiani, Ancona: forma e urbanistica, L'ERMA di BRETSCHNEIDER, 1996. ISBN 9788870629507.
  17. ^ Per la moneta greca di Ancona si veda la fonte: Marco Dubbinelli, Giancarlo Mancinelli, Storia delle monete di Ancona, edito dal Lavoro editoriale nel 2009, ISBN 978-88-7663-451-2, che riporta accuratamente tutte le tesi formulate nel tempo
  18. ^ Stefania Sebastiani, Ancona, forma ed urbanistica, L'ERMA di BRETSCHNEIDER, 1996 (pagina 24). Testo consultabile alla seguente pagina
  19. ^ Tito Livio scrive: Romae terrorem praebuit fama Gallici tumultus ad bellum Etruscum adjecti: eo minus cunctanter foedus ictum cum Picenti populo est. (X, 10, 13-15)
  20. ^ Secondo Livio nel 290 a.C., secondo Polibio alla conclusione della guerra sannitica, nel 284-282 a.C.
  21. ^ Silio Italico, Punica (poema) VIII, 436-437: quos pascunt scopulosae rura Numanae,net quis litoreae fumant altaria Cuprae,nquique Truentinas seruant cum flumine turris, cernere erat: clipeata procul sub sole corusco agmina sanguinea uibrant in nubila luce. stat fucare colus nec Sidone uilior Ancon murice nec Libyco, statque umectata Vomano Hadria et inclemens hirsuti signifer Ascoli.
  22. ^ Tito Livio, Ab Urbe condita libri, XIL, 1 2.
  23. ^ Festeggiamenti per i 2400 anni di Ancona
  24. ^
    • 27 marzo 2013: Tavola rotonda con la Soprintendenza per i beni archeologici delle Marche, a cura dell'Accademia Marchigiana di Scienze, Lettere ed Arti (La fondazione di Ancona); vedi Al museo per i 2400 anni della fondazione greca di Ancona
    • 28 giugno 2013: Incontro con la grande Storia, con il prof. Luciano Canfora (La democrazia ateniese) - introduce il prof. Giorgio Petetti (La fondazione di Ancona); vedi Incontro con la grande Storia.
  25. ^ Accademia Marchigiana di Scienze, Lettere ed Arti, Ancona greca, romna e il suo porto, edizioni Italic, ISBN 978 88 6974 003 9.
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