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Animula vagula blandula

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Animula vagula blandula è il primo verso e il nome con cui è nota una poesia attribuita, nell'Historia Augusta, all'imperatore Adriano morente.

(latino)
«Animula vagula blandula
Hospes comesque corporis
Quae nunc abibis in loca
Pallidula rigida nudula
Nec ut soles dabis iocos»
(italiano)
«Piccola anima smarrita e soave,
compagna e ospite del corpo,
ora t'appresti a scendere in luoghi
incolori, ardui e spogli,
ove non avrai più gli svaghi consueti.»

Numerosi letterati e poeti si sono cimentati a tradurla nelle lingue moderne; fra questi Samuel Johnson, Alexander Pope, Lord Byron. Tutti attribuiscono gli aggettivi "pallidula" e "nudula" ai loca (luoghi), certamente "rigida" (rigidi), ma i due diminutivi si potrebbero attribuire all'animula iniziale, ormai priva del corpo. Perciò potremmo tradurre: Piccola anima smarrita e debole, // ospite e compagna del corpo, // che ora andrai pallida e nuda in luoghi freddi // e non più, come prima, darai giochi. L'ultima espressione, relativa ai giochi, si potrebbe inquadrare nell'uso imperiale di offrire giochi e svaghi (circenses) alla plebe.

In italiano sono reminiscenze di questa poesia le parole animula[1] e vagulo[2].

La poesia compare nelle Memorie di Adriano di Marguerite Yourcenar.

  1. Animula, in Treccani.it – Vocabolario Treccani on line, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. URL consultato il 30 aprile 2025.
  2. Vagulo, in Treccani.it – Vocabolario Treccani on line, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. URL consultato il 30 aprile 2025.

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