Animale da compagnia

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Cagnolino, ormai antropizzato, col suo padrone
Cocorite che si nutrono dalle mani delle proprietarie

Un animale da compagnia o animale d'affezione è un animale con il quale gli umani convivono per compagnia.

Per quanto qualunque specie del regno animale possa far compagnia agli esseri umani e quindi essere classificato come animale d'affezione, in pratica la maggior parte degli animali da compagnia appartengono a un preciso numero di specie, preferite per il loro aspetto o per il comportamento. Questi si contrappongono idealmente agli animali da reddito, raggruppamento che comprende tutti gli animali che, a partire dai primordiali utilizzi nella pastorizia, hanno rispetto all'uomo, un'utilità di tipo produttivo (carne, latte, lana, ecc.).

I cani e i gatti sono certamente gli animali da compagnia più diffusi, e in generale i mammiferi, insieme agli uccelli e ai pesci, questi ultimi presuppongono la convivenza con attrezzature specifiche. Fanno parte degli animali da compagnia anche numerose specie di rettili (dalle più comuni tartarughe ai serpenti e alle iguane), alcuni tipi di anfibi e, più raramente, anche artropodi come ragni e scorpioni.

Tipologia[modifica | modifica wikitesto]

Il dipinto la Dama con l'ermellino, di Leonardo da Vinci, l'animale da compagnia raffigurato è probabilmente un furetto domestico

Mammiferi[modifica | modifica wikitesto]

Uccelli[modifica | modifica wikitesto]

Gallina col suo proprietario

Rettili[modifica | modifica wikitesto]

Giovane esemplare di Trachemys scripta

Anfibi[modifica | modifica wikitesto]

Femmina di Tritone crestato

Pesci[modifica | modifica wikitesto]

Vedi:

Artropodi[modifica | modifica wikitesto]

Fasmide

Tutela nel mondo[modifica | modifica wikitesto]

Italia[modifica | modifica wikitesto]

Bambini che nutrono un cucciolo di gatto

In Italia le norme principali che riguardano gli animali d'affezione sono la Legge 14 agosto 1991, n. 281 e la Legge 20 luglio 2004, n. 189 in materia di Disposizioni concernenti il divieto di maltrattamento degli animali, nonché di impiego degli stessi in combattimenti clandestini o competizioni non autorizzate.

Inoltre la Legge 11 dicembre 2012, n. 220, articolo 16, in materia di "Modifiche alla disciplina del condominio negli edifici." ha modificato l'articolo 1138 del codice civile italiano decretando che le norme del regolamento condominiale non possono vietare di possedere o detenere animali domestici.[1]

La definizione di una specie come "animale da affezione" comporta il vietarne l'abbandono, la produzione e macellazione, l'importazione e l'esportazione a fini alimentari, il trasporto e stoccaggio, la vendita e il consumo; l'utilizzazione in spettacoli o manifestazioni pericolose o degradanti; l'obbligo di assicurare la tracciabilità -e riconducibilità all'effettivo proprietario- lungo tutta la filiera attraverso interventi sull'anagrafe.

Il dibattito sull'antropomorfizzazione degli animali da compagnia[modifica | modifica wikitesto]

Ragazzo in Uganda col suo cane

Recentemente si sta diffondendo il fenomeno dell’umanizzazione o antropomorfizzazione (ossia l’attribuzione di aspetti e caratteristiche umane a ciò che non è umano) degli animali domestici. Si fa riferimento prevalentemente ad animali allevati in un'economia domestica, che si differenziano dagli animali selvatici principalmente perché l’uomo ne controlla comportamento e riproduzione e ne condiziona atteggiamenti e sviluppo. I più diffusi sono senza dubbio cani e gatti.[2]

Hal Herzog, docente in Psicologia alla Western Carolina University, esperto delle relazioni fra uomo e animali, racconta di aver chiesto a un buon numero di proprietari di animali cosa rappresentassero per loro. I risultati non hanno lasciato spazio a interpretazioni:

1) I miei animali sono membri della mia famiglia;

2) Sono i miei figli;

3) Sono i miei amici”.[3]

Un’indagine Gfk Eurisko del 2013 rivela che il 70% del campione intervistato ammette di consentire, qualche volta, che il proprio animale domestico dorma sul letto; due su tre acquistano regali di Natale per gli animali; il 23% cucina pasti speciali per loro; il 16% in particolari occasioni li veste.[4]

Diverse le teorie sull'antropomorfizzazione:

  • La tesi della familiarità: si umanizza l’animale per spiegare cose non comprensibili attraverso un modello con il quale abbiamo maggiore familiarità;
  • La “tesi del conforto”: l’uomo non sentendosi a proprio agio con cose diverse da sé, le rende umane per attutire il disagio;
  • La “tesi della migliore scommessa”: si scommette sulla caratterizzazione umana di alcuni eventi, accettando il rischio di sbagliare;
  • La “teoria Species-Specific Group-Level Coordination System”: l’attribuzione di caratteristiche umane agli animali è un modo per cambiare il valore che gli attribuiamo e il nostro comportamento verso di loro;
  • La “teoria della intercambiabilità dell’oggetto e del soggetto”: l’antropomorfismo è un comportamento che permette di attribuire a un oggetto o animale una particolare importanza, definendo chi siamo individualmente o culturalmente.[5]

I benefici della compagnia di un animale domestico[modifica | modifica wikitesto]

Pet therapy, con cavallo per bambini in difficoltà

La presenza di un animale può avere ripercussioni positive sul nucleo familiare e sull’intera società. In un momento di crisi economica e affettiva, esso può rappresentare un investimento orientato al benessere psicofisico e al superamento delle difficoltà del momento. Nel rapporto padrone-animale di affezione si attua una vera e propria donazione reciproca: il padrone investe soldi, tempo e attenzioni sull’animale, che lo ripaga con la sua propensione altruistica e amore incondizionato. In quest’ottica si colloca un’accezione positiva dell’umanizzazione dell’animale che diventa destinatario di interesse e attenzioni che ne accrescono il benessere. La condivisione di spazi e di tempo favorisce il corretto sviluppo del carattere dell’animale domestico, che si sente protagonista della famiglia con le sue peculiarità e i suoi bisogni.

Possedere un animale domestico può apportare diversi benefici alla salute dell’uomo. Oltre a un umore decisamente migliore, in taluni casi la vicinanza di un animale può contribuire all’abbassamento della pressione sanguigna e del colesterolo, alla riduzione dell’ansia e delle allergie e potrebbero portare benefici anche in caso di malattie importanti, si pensi alla pet-therapy, ormai in uso in tutto il mondo. Inoltre, vi sarebbero importanti benefici caratteriali derivanti dal prendersi cura di un animale: relazioni più solide, aumento della leadership e dell’impegno sociale e in generale si tende a diventare persone migliori. Uno studio pubblicato su “Applied Developmental Science” conferma questa tendenza. Un campione di 500 persone adulte tra i 18 e i 26 anni che si è preso cura di un animale domestico per un determinato periodo ha sviluppato maggior attenzione verso la propria famiglia e i propri amici. Queste persone, inoltre, sono diventate membri più attivi all’interno della comunità. La ricerca evidenzia che sono proprio la qualità e la natura del rapporto con l’animale a fare la differenza.[6] In particolare, sono i bambini e i ragazzi, ancora in piena età evolutiva, a beneficiare maggiormente di questa compagnia.

Una convivenza non sempre benefica per l’animale[modifica | modifica wikitesto]

Cagnolino abbigliato con padrona

Ma il rapporto tra uomo e animale presenta anche degli ostacoli, specie all'inizio, quando il secondo viene inserito in un contesto umano a cui non è abituato. Non va dimenticato che ogni animale nasce in libertà ed essere inserito in un contesto domestico comporta sempre un trauma. Il padrone determina la vita dell'animale da compagnia, ne condiziona la genetica, sceglie l’ambiente in cui dovrà vivere, le esperienze che dovrà affrontare.

L'antropomorfizzazione può avere conseguenze negative quando incide sulle caratteristiche etologiche dell'animale. Differenze importanti nel codice comunicativo possono portare, infatti, a fraintendimenti, poiché, talvolta, l’antropomorfizzazione costituisce una soluzione di comodo per l’uomo, che evita così lo sforzo di capire il codice comunicativo dell’animale: "Il linguaggio canino deriva, infatti, da un percorso evolutivo diverso da quello umano e sfrutta precise posture, mimiche facciali e vocalizzazioni, che non devono essere fraintese, poiché, come noi traduciamo il comportamento del cane dal nostro punto di vista, altrettanto farà il nostro amico, che leggerà in chiave canina i nostri atteggiamenti”.[7]

Ma non è il cane (o qualunque altro animale) a dover parlare il nostro linguaggio, perché non lo potrà mai fare, ma siamo noi che dovremmo rispettare il suo modo di essere. Il dott. Fabio Vergoni, veterinario comportamentalista, afferma: “Anche se si pensa di far bene, umanizzare è una forma di maltrattamento etologico, non si rispetta l’identità del cane, bisogna capire che siamo noi a dover parlare il suo linguaggio che non è fatto di foto con sguardi tristi, non è fatto di pensieri umani ma è fatto di una specie che ci chiede di essere integrata nel nostro tessuto sociale”.[8]

Seppur amati e coccolati, gli animali da compagnia rischiano di perdere le caratteristiche peculiari della razza: diventano incapaci di socializzare con i simili e posso soffrire di ansia e stress. Perdono la propria identità, perché fanno le stesse cose degli umani, mangiano i loro stessi cibi, dormono nello stesso letto, talvolta vengono addirittura portati su un passeggino come bambini.[9] “Il ruolo degli animali domestici, e in particolare del cane, nella società moderna ha subito una radicale trasformazione nel corso degli anni. Ormai parte integrante del nucleo familiare, oggi il cane viene in molti casi considerato addirittura il sostituto di un compagno, di un amico e di un figlio. Questo ha portato ad una antropomorfizzazione che spesso va a ledere il benessere dell’animale in quanto non vengono rispettate le sue caratteristiche etologiche”.[10]

Gli domestici sono diventati vittime di un business da 160 miliardi di euro l’anno nel mondo e circa 4 miliardi di euro in Italia, tra spese per l’alimentazione, cure medico-veterinarie ma anche igiene, bellezza, istruzione e accessori moda come passeggini, collarini, cosmetici, profumi, spazzole ecc. Si pensa addirittura allo sport del cane, con abbonamenti a palestre ad hoc.[11] Gli animali sono sempre più una moda anche sui social, dove hanno addirittura profili personalizzati, soprattutto su Instagram. Il risultato è che i padroni monetizzano su eventi e campagne pubblicitarie che sfruttano popolarità, fan e followers: “dietro a cani e gatti che inconsapevolmente incantano e inteneriscono i loro milioni di follower, c’è un vero e proprio business […] c’è chi gestisce i loro profili e stringe accordi con le aziende che intendono sfruttare la popolarità di questi animali per pubblicizzarsi”.[12] Nel 2014, inoltre, è nato Bepuppy[13], un social network interamente dedicato agli animali domestici, che con gli anni si è evoluto: “Lanciato all’inizio come social network per cani in versione ‘sperimentale’, durante i tre anni di sviluppo, la piattaforma è diventata quello che doveva essere già nei progetti originali: un social pet innovativo ed aperto a qualsiasi animale domestico”.

Note[modifica | modifica wikitesto]

Pesce rosso in acquario palla di vetro
  1. ^ Animali in condominio dal sito della Lega Anti Vivisezione
  2. ^ Antropomorfizzazione degli animali domestici. Favorevole o contrario?, su Proversi.it, 17 aprile 2018.
  3. ^ Hal Herzog, Amati, odiati, mangiati, Bollati Boringhieri, 2014.
  4. ^ Gfk Eurisko, Gli animali da compagnia. Il valore sociale e relazionale (PDF), su zoomark.it, aprile 2013.
  5. ^ Carlo Colafranceschi, L'umanizzazione del cane, su cani.com, 22 maggio 2013.
  6. ^ Megan K. Mueller, Is Human-Animal Interaction (HAI) Linked to Positive Youth Development?, su Journal of applied developmental science, vol. 18, 2014.
  7. ^ Gianna Pietrobon, I rischi dell’antropomorfismo, su cani.com, 18 gennaio 2013.
  8. ^ Umanizzare il cane Dr. Fabio Vergoni (Medico veterinario Comportamentalista), su gattapupina.it.
  9. ^ Antropomorfizzazione degli domestici. Favorevole o contrario?, su Proversi.it, 17 aprile 2018.
  10. ^ Manuela Michelazzi, Simona Cannas, Il rapporto cane-uomo, su Focus, 10 marzo 2010.
  11. ^ Michela Nicolussi Moro, Passeggini, cosmetici e accessori di lusso. L’inarrestabile business degli animali, su corrieredelveneto, 13 dicembre 2017.
  12. ^ Livia Viganò, Pet influencer: gli animali social che guadagnano più di te, su University.it, 6 febbraio 2017.
  13. ^ Chi siamo, su bepuppy.com.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Tarantola come animale da compagnia

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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