Aniceto Ferrante

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Aniceto Ferrante, C.O.
vescovo della Chiesa cattolica
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Incarichi ricopertiVescovo di Gallipoli
Vescovo titolare di Callinico
 
Nato28 settembre 1823 ad Atina
Ordinato presbitero1847 a Napoli
Consacrato vescovo23 marzo 1873
Deceduto19 gennaio 1883 ad Alvito
 

Aniceto Ferrante (Atina, 28 settembre 1823[1]Alvito, 19 gennaio 1883) è stato un vescovo cattolico e scrittore ecclesiastico italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Discendente di una famiglia di notabili originaria di Valmontone, trasferitasi poi a Civita d'Antino e quindi ad Alvito, il giovane Aniceto era il figlio primogenito di Giovanni Battista e Caterina Panicali Rossi e ricevette la sua prima istruzione dallo zio Innocenzo, parroco della collegiata di San Simeone in Alvito.[2] Proseguiti gli studi presso i Barnabiti di Napoli, rinunciò alla ricca primogenitura per entrare nell'Oratorio filippino di quella città, dove fu poi ordinato sacerdote nel 1847 e dove restò fino al 1873, acquistando fin dai suoi primi anni di ministero grande fama e notorietà per la vastità della cultura e la rettitudine della vita.

«Oratore sacro, confessore ambitissimo, fu adibito dai superiori e dalla curia arcivescovile in uffici importanti e delicatissimi e fu stimato e tenuto in gran conto dallo stesso pontefice Pio IX. Ebbe relazioni con scrittori, letterati, vescovi e cardinali tra cui il cardinale Capecelatro che lo amò più che fratello. Si occupò senza interruzione a scrivere libri di ascetica, di polemica, omeliari, vite di santi. Di queste divennero subito ricercate quelle del Venerabile Giovenale Ancina, di San Francesco Caracciolo, di San Pietro D'Alcantara, di Santa Francesca dalle cinque piaghe e di San Vincenzo Ferreri[3]

Nel concistoro del 20 marzo 1873 Pio IX lo elevò alla sede vescovile di Gallipoli e il 23 marzo fu consacrato vescovo in Santa Maria in Vallicella, la chiesa romana dell'ordine dei Filippini. Monsignor Ferrante resse la diocesi affidatagli avendo a cuore non solo l'anima ma anche la mente dei suoi fedeli e il suo breve episcopato è ricordato per le attenzioni da lui rivolte al seminario[4] e alla cultura in genere.[5] Nel 1878 però, angustiato da gravi disturbi di salute, chiese di essere esonerato dall'incarico. Nominato vescovo titolare della sede di Callinico, amministrò la diocesi di Gallipoli fino al 17 maggio 1879, quando gli subentrò come successore il cappuccino Gesualdo Nicola Loschirico. Rientrato ad Alvito, poté dedicare gli ultimi anni della sua vita a quell'attività di scrittore e studioso che gli era sempre stata congeniale e che ne aveva già diffuso la fama in tutta Italia.[6]

Scritti[modifica | modifica wikitesto]

  • Le sette parole proferite da Cristo sulla croce (traduzione del De septem verbis Christi di Roberto Bellarmino, del 1618), 2a ed., Napoli, Festa, 1851.
  • Vita di San Filippo Neri fondatore della congregazione dell'oratorio (riduzione dell'opera secentesca di Pier Giacomo Bacci), Napoli, Festa, 1855.
  • Vita del venerabile Giovenale Ancina della congregazione dell'oratorio, vescovo di Saluzzo, Napoli, Festa, 1856. 2a ed., Napoli, Tipografia degli Accattoncelli, 1870.
  • Rivista dell'elogio del marchese Giovanni d'Andrea descritto dal cav. Salvatore Mandarini intendente della provincia di Bari. Recitato nella Società Economica della città medesima, "Cattolico", n. 25, Napoli, Fratelli De Angelis, 1858.
  • Vita di San Pietro d'Alcantara, fondatore degli Scalzi Riformati da lui detti Alcantarini, Napoli, Festa, 1859. 2a ed., Monza, Tipografia dell'Istituto dei Paolini, 1868 (3 voll.).
  • Vita di san Francesco Caracciolo fondatore de' chierici regolari minori, Napoli, Stabilimento tipografico del Tasso, 1862. 2a ed., Monza, Tipografia dell'Istituto dei Paolini, 1871.
  • Cenno storico della vita e delle virtù del servo di Dio d. Giovanni Guarino parroco di S. Pietro a Patierno, Napoli, Festa, 1864.
  • Cenno storico del canonico Camillo Cilento, "Apologista cattolico", Napoli, De Pascale, 1865.
  • Epistola pastoralis ad clerum et populum Gallipolitanum e Lettera pastorale ai fedeli della città e diocesi di Gallipoli, Napoli, De Angelis, 1873.
  • Lettera pastorale al clero e al popolo della sua città e diocesi, 23 giugno festa del Sacro Cuore di Gesù, "Eco dell'Immacolata di Lourdes", Napoli, Tipografia dell'Accademia Reale, giugno 1876.
  • Un'ora al Sacramento. Pensieri, affetti e preghiere, 3a ed., Genova, Tipografia delle Letture Cattoliche, 1876.
  • Vita compendiata di s. Vincenzo Ferreri dell'Ordine dei predicatori, Torino, Pietro Marietti, 1876.
  • Elogio funebre del Santo Padre papa Pio IX fatto e recitato il dì 16 marzo 1878 nella chiesa collegiata di Alvito, Torino, Pietro Marietti, 1878.
  • Omelie di Monsignor Aniceto Ferrante dell'oratorio di Napoli, Torino, Pietro Marietti, 1878.
  • Nuove omelie sul Vangelo di tutte le domeniche e festività principali dell'anno per le feste di Maria SS. ed altre circostanze, Prato, Ranieri Guasti, 1879.
  • Trattenimenti, sermoni ed omelie, Prato, Ranieri Guasti, 1880.
  • Breve orario mariano o letture morali, religiose e devote sopra le solennità e i fatti principali della vita di Maria SS., Prato, Ranieri Guasti, 1880.
  • Devoto settenario in onore della Vergine Maria Addolorata, Prato, Ranieri Guasti, 1881.
  • Il mese di gennaio. Letture religiose e morali, Prato, Ranieri Guasti, 1881.
  • Vita compendiata della s. vergine napoletana Maria Francesca delle Cinque Piaghe di G. C., terziaria professa alcantarina, Napoli, Libreria della Sacra Famiglia, 1881.
  • Vita di S. Francesco di Paola fondatore dell'ordine dei Minimi, 3 voll., Monza, Tipografia de' Paolini, 1881.
  • Breve cenno biografico del m.r.p. provinciale Francesco Romanelli di Alvito, del p. Giovan Filippo da Bolognano e del p. Giustino da Arpino e di altri frati minori riformati, Prato, Ranieri Guasti, 1881.
  • Scritti vari editi e nuovi pubblicati a ricordo dei parenti, a premura degli amici a bene di tutti i cristiani... con giunta di alquante novene, settennari e tridui in onore di Maria SS. e di alcuni santi del signore, Prato, Ranieri Guasti, 1881.[7]
  • Vita di san Giovanni Gualberto, fondatore dei monaci eremitani di Vallombrosa, 2 voll., Monza, Tipografia e libreria de' Paolini, 1883.
  • Vita compendiata del sacerdote napoletano Agnello Coppola, Prato, Ranieri Guasti, 1883.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Benché varie fonti indichino Alvito come suo luogo di nascita, è lo stesso Aniceto Ferrante a definire Atina «questa città mia nativa» in un articolo su La Vergine di Canneto (pubblicato sul periodico napoletano La Carità alla fine del 1868). Al di là della vicinanza geografica (i due comuni sono confinanti), la confusione tra le due località è plausibile non tanto perché Atina appartenne per molti secoli e fino agli inizi dell'Ottocento ai territori feudali dei conti e duchi di Alvito, ma soprattutto perché lo stesso vescovo e la sua famiglia dimorarono effettivamente ad Alvito (il parto ad Atina avvenne durante un breve soggiorno della madre in casa della sorella). Meno comprensibile, se non forse come errore di trascrizione, appare invece l'indicazione di un terzo luogo di nascita ad "Alisto", inesistente località nel comune o nella diocesi di Sora, riportato da un terzo gruppo di fonti.
  2. ^ Molti furono gli ecclesiastici e le religiose che illustrarono il casato, almeno una dozzina dalla metà del Seicento alla fine dell'Ottocento, fra cui meritano di essere ricordati padre Giuseppe Ferrante (1754-1803), che fu direttore dell'Almo collegio Capranica a Roma prima della soppressione napoleonica, e padre Francesco Ferrante (1818-1896), che divenne provinciale dei Gesuiti per la regione di Napoli. Sull'argomento si può consultare La Casa Ferrante, nella sezione "Storia" del sito del comune di Civita d'Antino Archiviato l'8 marzo 2016 in Internet Archive..
  3. ^ Aldo Venturini, Aniceto Ferrante, su settefrati.net. A titolo esemplificativo delle sue relazioni letterarie, si possono vedere l'Epistolario di Giuseppe Ignazio Montanari (Bologna, Zanichelli, 1878, pp. 91, 97 e 112), consultabile su Google libri, e la breve composizione in versi dedicatagli da Silvio Pellico a conclusione delle sue Cantiche e poesie varie (Firenze, Le Monnier, 1860, p. 479), pure consultabile su Google libri.
  4. ^ Non a caso intitolato a san Filippo Neri.
  5. ^ Il "tranquillo" episcopato di monsignor Ferrante venne rivalutato pochissimi anni dopo, non appena la diocesi salentina «fu agitata dalle puerili ed insistenti bizze dell'illiberale ed intransigente vescovo Enrico Carfagnini (1880-1898)», come racconta il professor Federico Natali in La festa civica del 16 marzo 1879 in Gallipoli (consultabile on line), evidenziando l'insensibilità «alle ragioni della cultura e della scienza» del prelato francescano, che rifiutò il rinnovo del contratto di comodato dei locali del seminario alle scuole comunali e alla biblioteca, concesso invece a suo tempo senza problemi dal vescovo Ferrante.
  6. ^ Aniceto Ferrante, in "Personaggi" della Valle di Comino Archiviato il 12 novembre 2011 in Internet Archive..
  7. ^ Contiene l'articolo del 1868 su La Vergine di Canneto e il Santo pellegrino d'Ilions, con la citazione autobiografica sul luogo di nascita (p. 343).

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • (EN) Bishop Aniceto Ferrante, in Catholic-Hierarchy, David M. Cheney, 10 febbraio 2010. URL consultato il 27 aprile 2010.
  • Alfonso Capecelatro, Ricordo di mons. Aniceto Ferrante, Prato, Ranieri Guasti, 1883.
  • Elio Pindinelli, Mons. Aniceto Ferrante Vescovo di Gallipoli e un'inedita cronaca del suo solenne “primo ingresso” in Diocesi, Gallipoli, 1994. Anche in Rivista Storica del Mezzogiorno, XXXV (2000), pp. 91–98.
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