Angie Dickinson

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
Angie Dickinson nella serie televisiva Pepper Anderson agente speciale (1975)

Angie Dickinson, nata Angeline Brown, (Kulm, 30 settembre 1931), è un'attrice cinematografica e televisiva statunitense, principalmente nota per la parte della sensuale sergente Suzanne Pepper nel telefilm Pepper Anderson agente speciale, andato in onda dal 1974 al 1978 sulla rete televisiva NBC.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Gli inizi[modifica | modifica wikitesto]

Seconda delle tre figlie di Leo Henry Brown (editore di un giornale di provincia) e di Fredericka Hehr, nel 1942 si trasferisce con la famiglia in California. Dopo aver conseguito il diploma all'età di 15 anni, si iscrive al college e trova un impiego come segretaria in un aeroporto e successivamente partecipa a un concorso di bellezza dove si classifica al secondo posto. Si laurea in economia, pur avendo attitudine per la scrittura, anche in considerazione del lavoro del padre, ma successivamente decide di intraprendere la carriera di attrice, assumendo il cognome del suo primo marito, il giocatore di football Gene Dickinson. Lavora in numerosi varietà per la NBC, diventandone ben presto una star molto apprezzata; tra i suoi partner di quel periodo vi fu Frank Sinatra, di cui rimarrà molto amica sino alla sua scomparsa avvenuta nel 1998.

Il successo al cinema e la popolarità televisiva dal 1974[modifica | modifica wikitesto]

La Dickinson diventa una delle più versatili e popolari attrici del grande schermo fra gli anni cinquanta e i sessanta, oltre ad essere protagonista in decine di serie televisive di successo nell'arco di tutta la sua carriera. Debutta in un episodio della serie Death Valley Days (1954), parte che le procura altri ruoli in importanti produzioni televisive, come Matinee Theatre (otto episodi), Le leggendarie imprese di Wyatt Earp, Gunsmoke, Cheyenne, The Restless Gun, Carovane verso il West, Perry Mason, Mike Hammer. All'apice della popolarità sul piccolo schermo, nel 1964 appare in un memorabile episodio de Il fuggiasco, mentre l'anno successivo interpreta il ruolo di Carol Tredman nella celebre serie Il dottor Kildare con protagonista Richard Chamberlain, confermandosi così uno dei volti più noti della televisione statunitense.

Nel cinema ha una piccola parte nella commedia Un pizzico di fortuna (1954) di Jack Donohue, affiancando i protagonisti Doris Day e Robert Cummings, ed ottiene i sui primi ruoli da protagonista con Il vendicatore dell'Arizona (1956) di Andrew V. McLaglen, accanto a James Arness, e La porta della Cina (1957) di Samuel Fuller, insieme a Gene Barry. Rifiutando presto l'immagine di bionda platinata ed ingenua molto in voga in quegli anni (basti pensare a celebri dive come Marilyn Monroe o Jayne Mansfield, entrambe scomparse prematuramente), la Dickinson si propone in un look piuttosto diverso e mettendo in risalto il colore naturale bruno dei suoi capelli[1], oltre che una sensualità e un carattere che non sfuggono al grande pubblico. Ma, nonostante l'iniziale ritrosia ad assumere questa immagine, diviene di fatto e per lungo tempo un sex-symbol di Hollywood, dotata di un fisico invidiabile, di capelli divenuti biondi, di un viso allo stesso tempo femminile e androgino, e soprattutto di bellissime e lunghe gambe, assicurate per il valore di un milione di dollari dell'epoca[2], che le valgono l'appellativo di "gambe più belle d'America".

Tra i film più importanti interpretati dall'attrice si segnala Un dollaro d'onore (1959) con John Wayne e Dean Martin, grande classico del genere western diretto da Howard Hawks, che rappresenta la prima svolta nella sua carriera cinematografica, e che le consente di affermarsi come una delle star più popolari degli anni sessanta in film quali Colpo grosso (1960) di Lewis Milestone, Febbre nel sangue (1961) di Vincent Sherman, Desiderio nel sole (1961) di Gordon Douglas, Jessica (1962) di Oreste Palella e Jean Negulesco (girato in buona parte in Sicilia), Capitan Newman (1963) di David Miller. In Contratto per uccidere (1964) di Don Siegel, film originariamente scritto per la televisione, ma rifiutato dal piccolo schermo a causa degli aspetti inediti e troppo violenti presenti nella sceneggiatura, recita accanto a Lee Marvin e a Ronald Reagan, in quella che sarà l'ultima apparizione sul grande schermo del futuro presidente degli Stati Uniti. Nel 1966 la Dickinson ottiene un ruolo importante, sia pure ridimensionato dalla produzione rispetto alla sceneggiatura, nel film drammatico La caccia di Arthur Penn, ove recita accanto ad attori del calibro di Marlon Brando, Jane Fonda, Robert Redford, Robert Duvall e Miriam Hopkins, mentre nel 1967 è di nuovo accanto a Lee Marvin nel poliziesco Senza un attimo di tregua di John Boorman. L'attrice, oltre che per la sua bellezza, si fa notare anche per una certa versatilità e in film che spaziano ancora dalla commedia al drammatico al western, come L'arte di amare (1965) di Norman Jewison, Combattenti della notte (1966) di Melville Shavelson, Sfida oltre il fiume rosso (1967) di Richard Thorpe, Appuntamento per una vendetta (1969) di Burt Kennedy, Some Kind of a Nut (1969) di Garson Kanin, E dopo le uccido (1971) di Roger Vadim, Funerale a Los Angeles (1972) di Jacques Deray. Nel 1972 il regista Sam Peckinpah aveva pensato alla Dickinson per affiancarla a Steve McQueen in Getaway!, ma il ruolo venne poi assegnato ad Ali MacGraw.

Nel 1974, nel pieno della maturità artistica, l'attrice incrementa la propria popolarità grazie alla serie televisiva Pepper Anderson agente speciale andata in onda fino al 1978, che ottiene subito un grande successo anche a livello internazionale e sorprende pubblico e critica soprattutto per il netto cambiamento rispetto agli stereotipi del passato, presentando le vicende di un'inedita ed energica donna poliziotto di Los Angeles, con un ruolo non patinato e da protagonista assoluta, capace di gestire anche colleghi uomini, di travestirsi e di infiltrarsi tra i criminali per scoprirli e permettere il loro arresto da parte della polizia[1]. Appare ancora sul grande schermo nei film Labirinto (1979) di Claude Pinoteau e Caccia selvaggia (1981) di Peter R. Hunt, ove ritrova come partner Lee Marvin. Per l'interpretazione di Kate Miller nel thriller di stampo hitchcockiano Vestito per uccidere (1980) di Brian De Palma, che la vede tornare protagonista al cinema dopo vari anni, accanto a Michael Caine, la Dickinson vince il Saturn Award. Nonostante il grande successo del film, nei primi anni ottanta l'attrice inizia a diradare le sue apparizioni al cinema e ad intensificare nel contempo il suo lavoro per le produzioni televisione, cui ha preso parte sin dagli inizi della propria carriera. Più di recente è apparsa, ma in ruoli non più da protagonista, nei film Cowgirl - Il nuovo sesso (1993) di Gus Van Sant, Sabrina (1995) di Sydney Pollack, Inganno diabolico (1996) di Danny Huston, The Last Producer (2000) di Burt Reynolds, Duets (2000) di Bruce Paltrow e, accanto a George Clooney, in Ocean's Eleven - Fate il vostro gioco (2001) di Steven Soderbergh, nuova versione del suo successo Colpo grosso del 1960. Ha ottenuto vari premi nel corso della sua carriera, tra cui nel 1987 una stella sulla Hollywood Walk of Fame per il suo contributo alla televisione.

Vita privata[modifica | modifica wikitesto]

Ha avuto una breve relazione sentimentale con John Fitzgerald Kennedy[3]. Dopo un fallimentare primo matrimonio, nel 1965 sposa il noto compositore Burt Bacharach e il sodalizio di vita durerà sino al 1981; i due nel 1966 hanno avuto una figlia, Lea Nikki, sofferente della Sindrome di Asperger e morta suicida nel gennaio 2007.

Filmografia[modifica | modifica wikitesto]

Cinema[modifica | modifica wikitesto]

Televisione[modifica | modifica wikitesto]

Doppiaggio[modifica | modifica wikitesto]

Doppiatrici italiane[modifica | modifica wikitesto]

Nelle versioni in italiano dei suoi film, Angie Dickinson è stata doppiata da:

Da doppiatrice è sostituita da:

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Serialmania - Stelle e meteore dei telefilm cult, Vol. I, Sagoma s.r.l., 2010, pag. 10
  2. ^ (EN) http://www.nndb.com/people/443/000023374/
  3. ^ Bruno Vespa, Donne di cuori, Milano, Ed. Mondadori, 2009, ISBN 978-88-04-59362-1, p. 289

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàVIAF (EN80504660 · ISNI (EN0000 0001 1475 9016 · LCCN (ENno90017438 · GND (DE136102913 · BNF (FRcb138932692 (data) · WorldCat Identities (ENno90-017438