Angeli di Mons

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L'apparizione rappresentata in un acquarello dall'artista Alfred Pearse

Col termine Angeli di Mons è passato alla storia un clamoroso fatto d'armi che si svolse il 26 agosto 1914, quando le soverchianti armate tedesche che stavano attuando il Piano Schlieffen travolsero, presso la città belga di Mons (nella provincia di Hainaut), le divisioni del Corpo di Spedizione Britannico (BEF) accorso in soccorso del Belgio e della Francia nordorientale, che stavano subendo la schiacciante invasione germanica.

I tedeschi, in vantaggio per numero di uomini e di obici, non furono in grado di sferrare il colpo di grazia all'esercito britannico, che ebbe tutto il tempo di ritirarsi fino ad una quarantina di chilometri a nord di Parigi, unendosi alle forze francesi e consentendo di battere i tedeschi sul fiume Marna (battaglia della Marna), impedendo di fatto l'occupazione della Francia ed il suo collasso, bloccando l'offensiva tedesca e dando inizio alla tragica guerra di trincea che vide lo stallo sul fronte occidentale sino alla sconfitta tedesca dell'11 novembre 1918.

La stampa dell'epoca riportò la sensazionale notizia che la miracolosa ritirata dell'esercito britannico da Mons fosse stata coperta dall'intervento soprannaturale di spettri.

La notizia sensazionale[modifica | modifica wikitesto]

Una delle leggende più antiche e famose per spiegare un fatto sconcertante quale quello che impedì l'annientamento dell'esercito britannico nelle Fiandre nacque il 29 settembre 1914 dalla penna di Arthur Machen, giornalista dedito all'occultismo e conoscente del famoso mago Aleister Crowley[1]. La ritirata britannica era pressoché impossibile da Mons, in quanto i tedeschi avevano sfondato le linee della Triplice Intesa e stavano aggirando gl'inglesi con la cavalleria, ma, in modo del tutto imprevisto, il colpo di grazia ai britannici non venne sferrato.

Un articolo pubblicato sul periodico londinese Evening News un mese dopo la miracolosa ritirata dei soldati britannici affermò che questi ultimi erano stati tratti in salvo dall'apparizione di una squadriglia di angeli che si libravano sulle loro teste. Al tempo, la notizia, manifestamente inventata, fece un enorme scalpore e venne tramandata di bocca in bocca. Si parlò d'una forma di "isteria collettiva" che s'era impadronita dei soldati, i quali pare avessero descritto i fantasmi come figure diafane, pallide, evanescenti, armati di lungo arco, che avevano fatto imbizzarrire i cavalli dei tedeschi, i quali dalla paura s'erano dispersi. Gli spettri apparsi sul campo di battaglia vennero identificati come gli spiriti rimasti senza sepoltura degli arcieri inglesi che avevano volto in fuga, nel 1415, le armate francesi durante la battaglia di Azincourt. Essi avrebbero protetto la ritirata britannica puntando le loro frecce contro i tedeschi ed uccidendoli in un modo che non lasciava ferite evidenti. Machen testimoniò che alcune lettere in suo possesso, ricevute da alcuni soldati che avevano combattuto a Mons, descrivevano la scena come “una lunga schiera di ombre trasparenti, circondate da un alone luminoso”[1] In seguito lo scrittore ammise d'essersi inventato tutta la storia[1].

Con ogni probabilità, l'arresto delle armate teutoniche non ebbe alcunché di sensazionale, e tanto meno di prodigioso. Al tempo, infatti, la fanteria marciava anche per 40 chilometri al giorno con 40 chili di zaino sulle spalle, essendo pochissimi i mezzi motorizzati, mentre la cavalleria doveva viaggiare ad una velocità non di troppo superiore, al fine di coprire la fanteria da possibili attacchi. Non è del tutto improbabile che l'arresto delle armate assalitrici fosse imputabile proprio alla stanchezza, la quale fu fatale sulla Marna il mese successivo, in quanto costrinse l'alto comando germanico a modificare i piani di guerra connessi al “Piano Schlieffen”[2].

Nella cultura popolare[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c Giorgio Galli: "Hitler ed il nazismo magico". Rizzoli editore; 1989 - 2005; pp. 111 - 112
  2. ^ Len Deighton: "La Guerra Lampo"; Longanesi Editore; 1981; pp 114 - 117

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]