Anfiteatro campano

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Anfiteatro campano
Anfiteatro Campano - 003.jpg
L'anfiteatro
Civiltà Romana
Utilizzo anfiteatro
Epoca fine del I secolo-inizio del II secolo d.C.
Localizzazione
Stato Italia Italia
Comune Santa Maria Capua Vetere
Dimensioni
Larghezza 135m
Scavi
Date scavi 1726
1811-1860
1920-1930
Archeologo Alessio Simmaco Mazzocchi
Amministrazione
Ente Soprintendenza per i Beni Archeologici di Salerno, Avellino, Benevento e Caserta
Responsabile Dott. Francesco Sirano
Visitabile Sì - parziale
Sito web www.cir.campania.beniculturali.it
Mappa di localizzazione

Coordinate: 41°05′10″N 14°15′00″E / 41.086111°N 14.25°E41.086111; 14.25

« Me ne andavo solo tra le rovine dell'anfiteatro campano, dove rimanevo molte ore, pensando all'antica grandezza di Capua, ad Annibale, a tutta la storia di Livio… »
(Luigi Settembrini, 1830[1])

L'anfiteatro Campano o anfiteatro Capuano, è un anfiteatro di epoca romana della città di Capua, oggigiorno sito a Santa Maria Capua Vetere, secondo per dimensioni solo al Colosseo, al quale probabilmente servì come modello[2] essendo stato, verosimilmente, il primo anfiteatro del mondo romano[3]. Fu sede della prima e rinomatissima scuola di gladiatori.

Ha un posto di grande importanza nella cultura classica e moderna, e nell'immaginario collettivo a livello mondiale, per essere stato il luogo da cui il gladiatore Spartaco guidò nel 73 a.C. la rivolta che per due anni tenne sotto scacco Roma negli anni immediatamente precedenti il primo triumvirato.

Attualmente si trova all'interno della superficie comunale di Santa Maria Capua Vetere, di fronte Piazza I Ottobre. Parte consistente delle sue pietre furono utilizzate dai capuani in epoca normanna per erigere il Castello delle Pietre della città di Capua ed alcuni dei suoi busti ornamentali, utilizzati in passato come chiavi di volta per le arcate del teatro, furono posti sulla facciata del Palazzo del comune di Capua. Dal dicembre del 2014 il museo, l'anfiteatro e il mitreo sono passati in gestione al Polo museale della Campania.

Nel 2016 il circuito museale comprendente oltre all'anfiteatro anche antiquarium, Mitreo e Museo ha fatto registrare 41 429 visitatori[4].

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Durante gli scavi del settembre 1726, di fronte alla porta meridionale dell'anfiteatro venne rinvenuta una epigrafe mutila, integrata dall'archeologo Alessio Simmaco Mazzocchi, recante la seguente iscrizione:

(LA)

« COLONIA IULIA FELIX AUGUSTA CAPUA FECIT DIVUS HADRIANUS AUG RESTITUIT IMAGINES ET COLUMNAS ADDI CURAVIT IMP CAES T AELIUS HADRIANUS ANTONINUS AUG PIUS DEDICAVIT »

(IT)

« La Colonia Giulia Felice Augusta Capua fece, il divo Adriano Augusto restaurò e curò vi si aggiungessero le statue e le colonne, l'imperatore Cesare T. Elio Adriano Augusto Pio dedicò. »

L'epigrafe Colonia Iulia Felix

L'epigrafe, originariamente posta all'ingresso dell'anfiteatro, fu esposta sotto l'arco della Chiesa di Sant'Eligio a Capua, mentre oggi è conservata presso il Museo campano di Capua.

L'arena dell'anfiteatro a inizio Novecento, in una foto parallel 3-D

Grazie a questa fu possibile ricostruire parte della storia dell'anfiteatro: fu costruito da una colonia conquistata da Augusto dopo la battaglia di Azio, intorno al I secolo a.C.[2]; fu restaurato da Adriano nel 119 d.C., il quale fece aggiungere statue e colonne; l'imperatore Antonino Pio lo inaugurò nel 155 d.C.[3].

Riguardo alla data di costruzione dell'anfiteatro, non tutti gli storici ritengono attendibile il I secolo a.C. Secondo molti, l'attuale anfiteatro fu costruito tra il I e il II secolo d.C. sulle rovine di un anfiteatro precedente[3]. Se è vera questa seconda ipotesi, allora il primo anfiteatro del mondo romano sarebbe quello di Pompei, costruito nel 70 a.C.[5]

La decadenza dell'anfiteatro[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la caduta dell'Impero romano d'Occidente, l'anfiteatro fu distrutto dai Vandali di Genserico e, durante la guerra di successione del Ducato di Benevento dell'841, dai Saraceni insieme alla città. Servì come fortezza per i principi longobardi di Capua[2] (per approfondire, vedi principato di Capua). A partire dalla fine del IX secolo, fu ampiamente depredato dagli stessi capuani successivamente al trasferimento della Civitas Capuana dal sito d'epoca romana (Capua antica) a Casilinum, l'attuale Capua, in particolare per la creazione del Castello di età longobarda, fu utilizzato come cava di marmo e di materiali nella costruzione del Duomo, del campanile e di molti palazzi della Capua attuale e più tardi per la chiesa dell'Annunziata della stessa città. Lo smantellamento dell'anfiteatro per utilizzarlo nella costruzione della reggia di Caserta risulta invece essere un falso storico.

L'opera di depredazione fu veramente feroce: si spezzarono i grandi massi per asportare il bronzo e il piombo che li univa e si usarono le pietre più piccole per pavimentare la strada.

Solo nell'epoca borbonica la distruzione dell'anfiteatro ha fine grazie al re che lo dichiara monumento nazionale.

La struttura architettonica[modifica | modifica wikitesto]

La struttura come tutti gli anfiteatri era a pianta ellittica e per le dimensioni contendeva il primato all'Anfiteatro Flavio di Roma con il quale condivide diverse soluzioni architettoniche, tanto da far supporre che fu utilizzato direttamente come modello per la costruzione di quest'ultimo.

All'esterno l'asse maggiore misurava 170 metri mentre l'asse minore era di 139 metri. La struttura esterna disponeva di 4 piani dall'altezza complessiva di 46 metri tutti di ordine tuscanico. I tre piani inferiori constatavano di 80 arcate ciascuna di travertino e le chiavi d'arco erano ornate con busti di divinità, sette di questi sono visibili nella facciata del Palazzo Municipale di Capua, altri sono esposti nel museo della città.

Alcuni resti sono visibili nel Museo Campano della città di Capua e nel Museo archeologico dell'antica Capua di Santa Maria Capua Vetere. Altri sono invece al museo archeologico nazionale di Napoli, come la Venere di Capua rinvenuta proprio nell'area in cui insiste l'anfiteatro.

In epoca romana sorgeva nelle sue vicinanze la Scuola dei Gladiatori della città di Capua, celebre per la ribellione di Spartaco.

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Citazione riportata da Alberto Perconte Licatese in "Capua antica", edizione Spartaco, 1997
  2. ^ a b c Guida d'Italia. Campania, Milano, Touring Club Italiano, 1981.
  3. ^ a b c Sito del comune di S.M.C.V., comune.santa-maria-capua-vetere.ce.it. URL consultato il 21 maggio 2008.
  4. ^ Dati visitatori dei siti museali italiani statali nel 2016 (PDF), beniculturali.it. URL consultato il 17 gennaio 2017..
  5. ^ Storia e descrizione dell'anfiteatro di Pompei, Soprintendenza archeologica di Pompei. URL consultato il 24 agosto 2010.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Antonio Friello, Aspetti della tutela e del restauro in età borbonica : l'anfiteatro campano, in Rendiconti dell'Accademia di Archeologia Lettere e Belle Arti, v. 75 (2008-2011), Napoli, 2012.
  • Alberto Perconte Licatese, L' Anfiteatro campano e gli spettacoli dell'arena, 1ª edizione Santa Maria Capua Vetere: Curti - Stampa Sud, 1993; riedito Ed. Spartaco, 2002.
  • Luigi Spina, Gianfranco Arciero, Valeria Sampaolo, L'anfiteatro campano di Capua, Napoli: Electa, 1997.
  • Armando Trimarchi, L' anfiteatro campano: storia, restauro e struttura architettonica, in Capys, annuario degli Amici di Capua , Vol. 15, p. 74-81, 1982.
  • Vincenzo Trombetta, Una pagina di storia dell'anfiteatro campano: documenti d'archivio, Capua: Tip. Boccia, 1986.
  • Gennaro Pesce, I rilievi dell'anfiteatro Campano, 19. 47 S., XXX S. Abb. 4°, Roma: Governatorato di Roma, 1941.
  • Ernesto Papa, L'Anfiteatro Campano in S.a Maria Capua Vetere, Firenze: Tipografia domenicana, 1912.
  • Mario Pagano, Un rilievo con scena di costruzione dell'Anfiteatro campano, Arte tipografica, 1988.
  • Mariano de Laurentiis, Descrizione dello stato antico e moderno dell'anfiteatro campano, Napoli: A. Coda, 1835.
  • Francesco Alvino (a cura di), Anfiteatro campano, restaurato ed illustrato dall'architetto Francesco Alvino, Napoli: Stamperia e cartiera del Fibreno, 1833
  • Francesco Alvino, Anfiteatro Campano, Stabilimento Tipografico di Partenope, 1842.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: (EN316741730