Anfiteatro Correa

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Coordinate: IT-RM_type: landmark41°54′21.63″N 12°28′35.07″E / 41.906008°N 12.476408°E41.906008; 12.476408

Il mausoleo di Augusto nel 1575 in una veduta del Dupérac. In bella evidenza il giardino, all'epoca proprietà Soderini.
La zona del porto di Ripetta nel 1748 (da Giovanni Battista Nolli, Nuova Topografia di Roma). Al centro il mausoleo di Augusto, ancora a giardino.
La giostra dei tori inaugurale al Corea (1780)
La piazza Augusto imperatore appena realizzata, nel 1937.
Il Mausoleo di Augusto, sopra il quale sorgeva l'anfiteatro Correa, oggi

L'anfiteatro Correa era un teatro di Roma, che operò dal 1780 al 1936. Noto più semplicemente come Anfiteatro Corea, negli anni cambiò il nome in Anfiteatro Umberto I e Teatro Augusteo.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

L'Anfiteatro Correa venne edificato sui resti del mausoleo di Augusto in Campo Marzio per volere del marchese portoghese Vincenzo Mani Correa, con casa in piazza San Lorenzo in Lucina, e proprietario del palazzo che era stato addossato al monumento, nonché del rudere imperiale. Il nome Corea derivava dal dialetto romanesco, che ha la proprietà di elidere il raddoppiamento consonantico "r", riducendolo ad una sola consonante: l'uso cambiò anche il cognome del marchese, che si chiamò in seguito Corea. A lui fu dedicata la via del Corea situata nelle adiacenze del vecchio anfiteatro.

Penultimo marchese fu Vincenzo morto a Catanzaro il 16 luglio del 1921 per una grave infezione, lasciando un figlio molto piccolo.

Nello spazio interno del mausoleo era stato ricavato da molto tempo un giardino. Un affittuario, Matas, spagnolo, lo attrezzò con impalcature di legno creandovi un'arena circolare provvista di gradinate, destinata a spettacoli equestri, giostre di animali, cacce e giochi pirotecnici (detti all'epoca "i fochetti"), per una capacità complessiva di tra mille e tremila spettatori. Il 3 luglio 1780 si svolse l'inaugurazione.

Nel 1802 l'anfiteatro venne acquisito dalla Camera Apostolica, che vi permise l'esecuzione di spettacoli circensi e di animali, da sempre assai cari al popolo romano[1].

Il teatro, che rimaneva all'aperto, fu dotato di un velario, realizzato nel 1826 dal Valadier. Un pomeriggio di fine agosto tuttavia, fortunatamente prima che iniziasse lo spettacolo, il velario crollò con e sugli operai che lo stavano approntando, uno dei quali, padre di cinque figli, morì nell'incidente. Il papa della Genga (Leone XII) allora regnante volle personalmente decidere una punizione esemplare per i responsabili dell'incidente, e ce ne fu per tutti: a risarcimento della vedova furono inflitte penali a tutti gli architetti - mille scudi all'architetto Valadier e altri 500 per ciascuno ai tre architetti che avrebbero dovuto sorvegliare l'esecuzione del lavoro; a risarcimento della Camera apostolica proprietaria del teatro fu inflitta una multa di 100 scudi l'anno all'impresario per tutta la durata del contratto, da devolvere alla pia casa di Santa Galla; e infine al marchese Origo, che era il Conservatore capitolino addetto alla supervisione dell'opera, fu imposta la celebrazione a sue spese di "un triduo solenne alla Madonna d'Aracoeli, Avvocata del popolo romano" per ringraziarla del pericolo scampato dagli spettatori.[2]

Durante il breve pontificato di Pio VIII (1830 circa) gli spettacoli pirotecnici, di animali e di caccia furono aboliti per lasciare spazio al solo divertimento diurno, composto da esercizi ginnici e numeri da circo. Nel 1859 fu teatro, ad esempio, di uno dei primi voli romani in pallone aerostatico[3].

Dopo il 1870, l'anfiteatro venne acquistato dal conte Telfener, amministratore dei beni della famiglia reale (per conto, che fu proprietario per un certo periodo di Villa Ada). Questi gli cambiò nome in Teatro Umberto I (a volte anche ricordato come Anfiteatro Umberto I) in onore del re d'Italia; tuttavia, esso operò solo per alcuni anni, prima di cadere in disuso e venire utilizzato come cantiere per la posa dei materiali necessari alla costruzione del Vittoriano o come sede di eventi estemporanei (lo si ricorda come sede di una "Fiera dei vini" nel 1884[4]).

Nel 1908, grazie all'interessamento dell'Accademia di Santa Cecilia, si svolse un'intensa opera di ristrutturazione e rifacimenti per trasformare il teatro in una struttura per concerti. Il nuovo teatro prese il nome di Teatro Augusteo, e fu inaugurato il 16 febbraio con un concerto diretto da Giuseppe Martucci[5].

Le demolizioni e la riorganizzazione dello spazio attorno al mausoleo: piazza Augusto imperatore[modifica | modifica wikitesto]

La vita del teatro ebbe fine sotto il fascismo: nel 1937 venne infatti realizzata la demolizione di tutta quella zona un tempo denominata "Schiavonia" (per la presenza della chiesa degli Schiavoni e di alcune case appartenenti alla loro congregazione), nel quadro della campagna mussoliniana di sventramenti del tessuto urbanistico rinascimentale di Roma, tendente ad isolare i resti dei monumenti imperiali. La zona del mausoleo di Augusto fu perciò completamente demolita, creandovi attorno il quadrilatero porticato di piazza Augusto imperatore su progetto dell'architetto Vittorio Ballio Morpurgo. Il progetto, di chiara matrice razionalista, prevedeva notevoli cubature di edifici nuovi con rivestimento in travertino, tra cui la teca dell'Ara Pacis[6].

Da allora il mausoleo di Augusto è recintato ed è chiuso al pubblico.

Dopo le demolizioni, la memoria del teatro è rimasta nella toponomastica cittadina, che conserva ancor oggi il nome di via del Corea alla strada tra via della Frezza e piazza Augusto imperatore.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Si veda una dettagliata descrizione di queste giostre in Mario Verdone, "Una giostra a Corea", in Strenna dei Romanisti 1955, pagg. 137-143
  2. ^ Nel commentare la sentenza, in principe don Vittorio Massimo nota come la pena più dura sia quella del triduo, «sì per il disonore del marchese Origo che per tre giorni dovrà vedere il Popolo ringraziare Dio di essere stato liberato da una disgrazia, accaduta per colpa sua, e dovrà assistere al triduo come Conservatore, come ancora per la spesa, giacché dovrà essere molto solenne, il Papa stesso andandovi l'ultimo giorno.» da Luigi Huetter, Sanzioni esemplari per un crollo edilizio nella Roma del primo Ottocento, in Strenna dei Romanisti 1955, pag. 112.
  3. ^ Si veda in Strenna dei Romanisti 1956, pag. 286. Non avendo Pio IX consentito che l'aeronauta fosse umano, il richiedente francese fu sostituito da una pecora, "dando, con questo, argomento, a Pasquino di mettere in circolazione una delle sue pasquinate."
  4. ^ si veda in Strenna dei Romanisti 1949, pag 266
  5. ^ Per il concerto inaugurale si veda Alberto De Angelis, "Con Giuseppe Martucci alla "vernice" del Corea", in Strenna dei Romanisti 1956, pagg. 250-255.
  6. ^ Si veda a questo proposito la scheda della Sovrintendenza capitolina ai BB.CC., con foto. Le demolizioni e il progetto Morpurgo

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]