Anethum

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Aneto
Anethum graveolens20090812 475.jpg
Anethum graveolens (Aneto puzzolente)
Classificazione Cronquist
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
Superdivisione Spermatophyta
Divisione Magnoliophyta
Classe Magnoliopsida
Sottoclasse Rosidae
Ordine Apiales
Famiglia Apiaceae
Genere Anethum
L., 1753
Classificazione APG
Regno Plantae
(clade) Angiosperme
(clade) Eudicotiledoni
(clade) Tricolpate basali
(clade) Asteridi
(clade) Euasteridi II
Ordine Apiales
Famiglia Apiaceae
Specie
(Vedi testo)

Anethum L. 1753 è un genere di piante spermatofite dicotiledoni appartenenti alla famiglia delle Apiaceae, dall'aspetto di piccole erbacee annuali o perenni dalla tipica infiorescenza ad ombrella.

Etimologia[modifica | modifica wikitesto]

Il nome del genere deriva dal greco « anethon » (Anice), il quale deriva a sua volta dall'antico egizio. Questa termine può essere tradotto con allontana i malori in riferimento alle proprietà medicamentose di alcune sue specie[1].
Il nome scientifico attualmente accettato (Anethum) è stato proposto da Carl von Linné (1707 – 1778) biologo e scrittore svedese, considerato il padre della moderna classificazione scientifica degli organismi viventi, nella pubblicazione Species Plantarum del 1753.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

I dati morfologici si riferiscono soprattutto alle specie europee e in particolare a quelle spontanee italiane.
L'altezza di queste piante è variabile ma al massimo raggiungono i 15 dm (almeno per le specie europee). La forma biologica prevalente è terofita scaposa (T scap), ossia sono piante che differiscono dalle altre forme biologiche poiché, essendo fondamentalmente annuali, superano la stagione avversa sotto forma di seme; sono inoltre munite di asse fiorale eretto e spesso privo di (o con poche) foglie. Alcune piante sono aromatiche ma con un odore sgradevole.

Radici[modifica | modifica wikitesto]

Le radici sono secondarie da fittone.

Fusto[modifica | modifica wikitesto]

  • Parte ipogea: la parte sotterranea del fusto è un fittone.
  • Parte epigea: i fusti sono eretti, a sezione cilindrica con superficie striata e mediamente ramosi. I fusti inoltre sono articolati in nodi e internodi.

Foglie[modifica | modifica wikitesto]

Le foglie, a disposizione spiralata, sono del tipo pinnato-composto (più volte pennatosette) con segmenti filiformi a nervatura mediana; il contorno della lamina è più o meno romboidale; i segmenti basali sono più ovati, quelli dell'ultimo ordine sono capillari.

Infiorescenza[modifica | modifica wikitesto]

L'infiorescenza è una tipica ombrella composta: ombrella di ombrelle. Non è presente né l'involucro e neppure l'involucretto (strutture tipiche delle ombrellifere).

Fiori[modifica | modifica wikitesto]

I fiori sono piccoli e in genere di colore giallognolo. Sono ermafroditi, attinomorfi, 4-ciclici (a 4 verticilli: calicecorollaandroceogineceo), pentameri (i vari verticilli sono composti da 5 elementi ciascuno).

  • Formula fiorale: per queste piante viene indicata la seguente formula fiorale:
* K 5, C 5, A 5, G (2), infero, schizocarpo[2][3]
  • Calice: il calice è ridotto a 5 dentelli.
  • Corolla: i petali della corolla sono minuscoli (la funzione vessillifera è svolta da tutta l'infiorescenza), arrotondati all'apice; sono ripiegati all'indietro e sono bilobi.
  • Androceo: gli stami sono 5.
  • Gineceo: i carpelli sono due con ovario infero biloculare. La parte superiore del pistillo è formato da due stili liberi e divergenti all'apice, mentre alla base sono ingrossati in un cuscinetto (chiamato stilopodio) nettarifero e persistente alla fruttificazione.

Frutti[modifica | modifica wikitesto]

I frutti sono degli diacheni (composti da due mericarpi – ossia due acheni saldati lungo l'asse centrale) chiamati anche frutti secchi schizocarpici. Sono alati, le ali sono derivata dalle ali dei due singoli frutti saldati insieme. Una volta raggiunta la maturazione si scindono in due parti.

Riproduzione[modifica | modifica wikitesto]

  • Impollinazione: l'impollinazione è garantita soprattutto da diversi insetti, come api e vespe in quanto sono piante nettarifere (impollinazione entomogama).
  • Riproduzione: la fecondazione avviene sia tramite l'impollinazione dei fiori (vedi sopra)

Distribuzione e habitat[modifica | modifica wikitesto]

La distribuzione delle specie di questo genere è relativa soprattutto all'Emisfero boreale: Europa, Asia occidentale e India. L'habitat tipico sono le zone incolte in genere.

Sistematica[modifica | modifica wikitesto]

Il genere Anethum comprende poche specie (non più di una ventina - una sola presente in Italia-Europa); la sua famiglia, delle Apiaceae Lindley, comprende 460 generi per 4250 specie[3] (440 generi e 3500 specie secondo altre fonti[4]).
Nelle vecchie classificazioni di questo genere la famiglia di appartenenza si chiama “Umbelliferae” (un altro nome molto ricorrente è “Ombrellifere”). Anche le specie di questo genere per un certo periodo furono trasferite al genere Peucedanum L. in una apposita sezione (sez. Anethum Benth. & Hook. f. (1867))[5].
Qui di seguito viene proposta la classificazione scientifica di questo genere[6][7]:

Famiglia: Apiaceae, definita dal botanico inglese John Lindley (1799 – 1865) nella pubblicazione ”A Natural System of Botany” del 1836.
Sottofamiglia: Apioideae, definita dal botanico tedesco Berthold Carl Seemann (1825 -1871) in una pubblicazione del 1866.
Tribù: Peucedaneae, definita dal botanico, naturalista e politico belga Barthélemy Charles Joseph Dumortier (1797 - 1878) in una pubblicazione del 1827.
Genere: Anethum L.

Filogenesi[modifica | modifica wikitesto]

L'analisi filogenetica[8] fatta su diverse specie della famiglia delle “Apiaceae” ha evidenziato 12 cladi principali. Il genere Anethum ha una posizione più o meno centrale nell'evoluzione della famiglia e insieme ai generi Apium, Foeniculum e Ridolfia formano probabilmente un clade. Gli ultimi due generi sono caratterizzati dall'avere fiori giallastri e foglie filiformi come l'Aneto. Tutti sono privi di involucro.

Specie del genere[modifica | modifica wikitesto]

La consistenza di questo genere è controversa. L'unica specie che mette d'accordo tutti i botanici è Anethum graveolens L.. L'altra specie spesso associata a questo genere (Anethum sowa Roxb.) viene considerata da alcuni botanici un sinonimo (o eventualmente una sottospecie) della prima. L'elenco seguente contiene alcune specie (con eventuali sinonimi) presentate dalle checklist in riferimento[9][10][11][12][13]:

Generi simili[modifica | modifica wikitesto]

I fiori delle Apiaceae sono piccoli e poco significativi e quindi facilmente confondibili ad uno sguardo veloce. Diversi generi possono essere confusi con quello di questa voce. Alcuni di questi sono elencati di seguito:

Usi[modifica | modifica wikitesto]

Cucina[modifica | modifica wikitesto]

Con queste piante (Anethum sowa) si produce in India e in Giappone un olio essenziale ricavato dalla spremitura dei semi e usato largamente nella cucina locale. Mentre con la specie a distribuzione europea (e quindi anche in Italia) la Anethum graveolens, sempre dai semi, si ricava l'olio di Aneto usato anche nella liquoreria come aromatizzante[5]>.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Botanical names, calflora.net. URL consultato il 6 novembre 2010.
  2. ^ Tavole di Botanica sistematica, dipbot.unict.it. URL consultato il 7 novembre 2010.
  3. ^ a b Botanica Sistematica, pag. 508
  4. ^ Strasburger, pag. 855
  5. ^ a b Motta, pag. 122
  6. ^ The Taxonomicon & Systema Naturae 2000, taxonomicon.taxonomy.nl. URL consultato il 9 novembre 2010.
  7. ^ ZipcodeZoo Database, zipcodezoo.com. URL consultato il 9 novembre 2010.
  8. ^ STEPHEN R. DOWNIE, DEBORAH S. KATZ-DOWNIE AND MARK F. WATSON, A PHYLOGENY OF THE FLOWERING PLANT FAMILY APIACEAE BASED ON CHLOROPLAST DNA RPL16 AND RPOC1 INTRON SEQUENCES: TOWARDS A SUPRAGENERIC CLASSIFICATION OF SUBFAMILY APIOIDEAE (PDF), in American Journal of Botany 87(2): 273–292. 2000..
  9. ^ The International Plant Names Index, ipni.org. URL consultato l'8 novembre 2010.
  10. ^ Tropicos Database, tropicos.org. URL consultato l'8 novembre 2010.
  11. ^ ZipcodeZoo Database, zipcodezoo.com. URL consultato l'8 novembre 2010.
  12. ^ Germplasm Resources Information Network, ars-grin.gov. URL consultato l'8 novembre 2010.
  13. ^ Index synonymique de la flore de France, www2.dijon.inra.fr. URL consultato l'8 novembre 2010.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Giacomo Nicolini, Enciclopedia Botanica Motta. Volume primo, Milano, Federico Motta Editore, 1960, p. 122.
  • Sandro Pignatti, Flora d'Italia. Volume secondo, Bologna, Edagricole, 1982, p. 206, ISBN 88-506-2449-2.
  • D.Aeschimann, K.Lauber, D.M.Moser, J-P. Theurillat, Flora Alpina. Volume primo, Bologna, Zanichelli, 2004, p. 1104.
  • 1996 Alfio Musmarra, Dizionario di botanica, Bologna, Edagricole.
  • Eduard Strasburger, Trattato di Botanica. Volume secondo, Roma, Antonio Delfino Editore, 2007, p. 856, ISBN 88-7287-344-4.
  • Judd-Campbell-Kellogg-Stevens-Donoghue, Botanica Sistematica - Un approccio filogenetico, Padova, Piccin Nuova Libraria, 2007, p. 508, ISBN 978-88-299-1824-9.
  • F.Conti, G. Abbate, A.Alessandrini, C.Blasi, An annotated checklist of the Italian Vascular Flora, Roma, Palombi Editore, 2005, p. 53, ISBN 88-7621-458-5.

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