Andesiana

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Andesiana
Immagine di Andesiana mancante
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Sottoregno Eumetazoa
Superphylum Protostomia
Phylum Arthropoda
Subphylum Tracheata
Superclasse Hexapoda
Classe Insecta
Sottoclasse Pterygota
Coorte Endopterygota
Superordine Oligoneoptera
Sezione Panorpoidea
Ordine Lepidoptera
Sottordine Glossata
Infraordine Heteroneura
Divisione Incurvariina
Superfamiglia Andesianoidea
Davis & Gentili, 2003
Famiglia Andesianidae
Davis & Gentili, 2003
Genere Andesiana
Gentili, 1989
Serie tipo
Andesiana lamellata
Gentili, 1989
Specie

Andesiana Gentili, 1989[1] è un genere di lepidotteri diffuso in America meridionale con tre sole specie.[2] È l'unico rappresentante della famiglia Andesianidae Davis & Gentili, 2003 e della superfamiglia Andesianoidea Davis & Gentili, 2003.[3]

Etimologia[modifica | modifica wikitesto]

Il nome del taxon deriva dalla cordigliera delle Ande, in spagnolo Cordillera de los Andes, su cui sono state ritrovate queste specie.[1][4]

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Si tratta di falene alquanto primitive, apparentemente simili ai Cossidae, con nervatura alare di tipo eteroneuro e apparato riproduttore femminile provvisto di un'unica apertura, funzionale sia all'accoppiamento, sia all'ovodeposizione;[3][5][6][7][8] per quest'ultima caratteristica anatomica, in passato venivano collocate all'interno della divisione Monotrysia, oggi considerata obsoleta in quanto rivelatasi polifiletica.[2][3][5][9]

I principali caratteri autapomorfici sono due: 1) il secondo articolo allungato nei palpi labiali; 2) la presenza, nel maschio, di una sorta di tasca tibiale, in associazione con un ciuffo di peli femorali.[3]

Adulto[modifica | modifica wikitesto]

Capo[modifica | modifica wikitesto]

Fronte e vertice sono ricoperti da fitte scaglie piliformi, che in corrispondenza di quest'ultimo si sollevano a formare una sorta di cresta. I chaetosemata sono assenti. Gli occhi sono grandi e gli ocelli laterali sono assenti.[3]

Le antenne sono lunghe circa la metà dell'ala anteriore in entrambi i sessi, con 66-93 antennomeri nei maschi e 64-88 nelle femmine; sono dimorfiche (bipettinate nel maschio e filiformi nella femmina), caratteristica che rappresenta un'anomalia all'interno degli Heteroneura non Ditrysia, e presente solo nei maschi di alcuni Incurvariidae, come ad esempio Incurvaria masculella; tuttavia, nel caso di Andesiana, il carattere risulta più pronunciato, con ramificazioni laterali che raggiungono 4,5-5 volte la lunghezza dell'antennomero. Lo scapo è cupoliforme, rivestito di scaglie bianche e privo di pecten. Lo sclerite intercalare appare grosso modo triangolare. Il pedicello assume la forma di un cilindro lievemente globulare, mentre i flagellomeri sono cilindrici, ciascuno con due rami laterali nel maschio; i rami sono collocati ventralmente, in vicinanza dell'estremità prossimale dell'articolo. Si nota anche la presenza di un'area rigonfia, opposta rispetto al punto di inserzione dei rami, ricca di sensillae. Il tentorio è dotato di branche anteriori ben sviluppate.[3]

Il labrum è fortemente ridotto a formare un largo sclerite triangolare. I pilifer sono indistinguibili. Le mandibole sono vestigiali e membranose. L'haustellum è molto ridotto e grosso modo lungo quanto il primo segmento dei palpi labiali. I palpi mascellari sono ben sviluppati e costituiti da cinque segmenti, con rapporti di lunghezza tra loro, a partire dalla base, di circa 1 : 1 : 1,6 : 2,5 : 0,5; i palpi labiali sono invece trisegmentati, con rapporti di lunghezza, a partire dalla base, di circa 1 : 3,5 : 1,08 nel maschio, e circa 1 : 6,3 : 1,2 nella femmina; il segmento distale termina con una fossetta sensoriale: l'organo di Vom Rath, spesso osservabile rovesciato verso l'esterno negli esemplari conservati, che può occupare al massimo la metà della lunghezza del segmento stesso.[3]

Torace[modifica | modifica wikitesto]

L'ala anteriore risulta quasi rettangolare (rapporto lunghezza/ampiezza = 2,5), mentre la posteriore appare più squadrata (rapporto = circa 2). I microtrichi sono presenti quasi esclusivamente nella regione anale dell'ala anteriore. L'accoppiamento alare è di tipo frenato: nel maschio il retinaculum è costituito da un'ampia plica triangolare subcostale, con un apice munito di scaglie fitte, in cui si inserisce un singolo frenulum robusto. Il frenulum della femmina è invece costituito da cinque o sei setole che partono, in serie separate, dal margine costale dell'ala posteriore, in modo affine a quanto osservabile ad esempio nei Palaephatidae.[3][10]

Nell'ala anteriore, il sistema radiale ha cinque ramificazioni, con R che parte dal terzo basale della cellula discale e i rami terminali che si originano dall'areola (cellula accessoria). La presenza di Rs ramificato nell'ala posteriore della femmina di A. lamellata potrebbe indicare, per gli Andesianidae, una collocazione filogenetica basale rispetto ai Nepticuloidea; tuttavia, la struttura del meccanismo di appaiamento alare li posizionerebbe evolutivamente più avanti. Tale biforcazione del settore radiale in Rs1 ed Rs2, in prossimità dell'apice della cellula discale, è una peculiarità all'interno degli Heteroneura, in cui di regola Rs non è mai biforcato.[5] Va aggiunto tuttavia che non sono disponibili esemplari femminili di A. brunnea e A. similis, per effettuare raffronti.[3]

Va ricordato che la presenza di ramificazioni di Rs negli Heteroneura più evoluti[11][12] è presumibilmente da considerarsi un carattere evolutivo secondario, privo di rilevanza filogenetica.[13]

Nel maschio di A. lamellata e A. similis è presente un organo androconiale alquanto elaborato, rappresentato da una struttura allungata, a sua volta costituita da numerose setae filamentose; esso parte dal femore, in posizione subapicale, e si estende per uno o due terzi della lunghezza della tibia. Non sono disponibili esemplari maschili di A. brunnea.[3]

L'apertura alare può variare dai 27,3 a 45 mm nei maschi, e da 47,4 a 61 mm nelle femmine, facendo delle Andesiana probabilmente le più grandi falene note tra le specie non appartenenti ai Ditrysia.[3]

Le zampe sono allungate, con epifisi appiattita e lunga circa la metà della tibia; gli speroni tibiali hanno formula 0-2-4, sono asimmetrici, cilindrici ma con apice acuto, e rivestiti da corti peli. Nel maschio, le tibie delle zampe posteriori sono provviste di una sacca rovesciabile, che a riposo ospita l'estremità di un fascio di peli che partono dalla superficie interna del femore. Il tarso e la metà apicale della tibia rivelano una grande quantità di spine disposte lungo la superficie ventrale. La struttura del pretarso è quella tipica della maggior parte delle famiglie di lepidotteri: le unghie sono allungate e decisamente uncinate, mentre arolio e pseudempodio sono ben sviluppati; i pulvilli sono triangolari, alquanto ricchi di setole, e più corti delle unghie.[3]

Il protorace è munito di uno sclerite laterale ricurvo, affine a quello riscontrabile in Crinopteryx familiella.[7] Il metafurcasternum è munito di ampie e affusolate braccia furcali.[3]

Addome[modifica | modifica wikitesto]

Il primo sternite addominale è assente. Il secondo sternite è suddiviso in due sezioni, definite S2a ed S2, e presenta un paio di fenestrae ovali, simili a quelle osservabili nei Micropterigidae. Il margine caudale di S2a è a forma di "U". Una connessione tergosternale è presente posteriormente rispetto al primo stigma addominale. I coremata sono assenti nel maschio. L'ottavo spiracolo è ben sviluppato e funzionante nella femmina, ma vestigiale nel maschio.[3]

Nell'apparato genitale maschile, a livello del nono urite, il vinculum è lungo, ampio e squadrato, simile a quello di molte specie di Adeloidea e Nepticulidae, mentre il tegumen risulta nettamente più stretto; la metà anteriore del vinculum appare svasata, con un margine che può essere sinuoso oppure concavo; gli angoli laterali del tegumen rivelano coppie di processi laterali più o meno sviluppati; il decimo tergite (uncus) è grosso modo triangolare e fuso con il tegumen, benché la sutura tra i due sia ancora alquanto distinguibile; l'apice dell'uncus è acuminato, lievemente ricurvo ventralmente e munito di una doppia fila di tozze spine; lo gnathos è assente; i socii sono ridotti a piccole protuberanze membranose, poste latero-ventralmente rispetto al tegumen; si osserva nella valva uno sviluppato lobo sacciforme, che regge un'appendice setosa subapicale all'interno di una cavità non molto profonda, la juxta è scutiforme e squadrata, simile a quella degli Adeloidea, laddove invece risulta molto ridotta o addirittura assente in diversi Nepticuloidea, Tischerioidea e Palaephatoidea;[7] l'estremità distale della juxta risulta ventralmente connessa con l'edeago tramite una membrana ad anello; l'anellus mostra un paio di aree latero-dorsali, dense di piccole spine; l'edeago è relativamente corto e tozzo, lungo tanto quanto la valva; il coecum penis è poco sviluppato (nient'altro che un semplice svasamento basale, osservabile solo in A. brunnea); i cornuti della vesica possono essere disposti in ordine sparso, oppure lungo due file longitudinali.[3]

Il genitale femminile non assomiglia a quello di alcuna famiglia di Heteroneura non Ditrysia. L'ovopositore è breve e di tipo non perforante, a differenza di quanto riscontrabile negli altri Incurvariina, e risulta in gran parte incluso all'interno dell'VIII segmento addominale; ano e ovidotto convergono a formare una breve cloaca, affine a quella osservabile nei Trichoptera, che si apre a livello del X segmento addominale; il IX e il X segmento sono fusi tra loro a costituire un paio di piccole papille anali (qui più sviluppate che nei Palaephatidae), site posteriormente all'apertura della cloaca;[14] nel corpus bursae mancano completamente i signa.[3] Va detto che la cloaca è al contrario assente nei Palaephatidae, laddove ano e oviporo sono ben distinti; in Andesiana, nel punto di convergenza tra rectum e vagina, si nota una coppia di apodemi a struttura tendinea, caratteristica riconducibile a quanto si osserva negli Adelidae.[7] Le apofisi posteriori sono sottili e più o meno della lunghezza dell'ottavo segmento, mentre quelle anteriori, che partono dall'ottavo sternite, sono circa una volta e mezza più lunghe delle posteriori.[3]

Uovo[modifica | modifica wikitesto]

Dati non disponibili.[3]

Alcune specie vegetali presenti nell'habitat

Larva[modifica | modifica wikitesto]

Dati non disponibili.[3]

Pupa[modifica | modifica wikitesto]

Dati non disponibili.[3]

Biologia[modifica | modifica wikitesto]

Ciclo biologico[modifica | modifica wikitesto]

La biologia di queste specie è ancora sconosciuta, ma per analogia con le famiglie considerate più affini, si ipotizza che le larve possano essere minatrici fogliari.[3]

L'adulto è attirato dalla luce ultravioletta.[3]

Periodo di volo[modifica | modifica wikitesto]

Gli adulti di A. lamellata sono stati visti volare tra la primavera e l'inizio dell'estate, ed in particolare tra il tardo settembre e la metà di gennaio, con isolati rinvenimenti a febbraio e aprile.[3]

Alimentazione[modifica | modifica wikitesto]

Non si è ancora in possesso di dati riguardo alle piante ospiti di questo genere; il solo dato certo è che gli adulti sono stati campionati in foreste caratterizzate dalla presenza di Nothofagus pumilio e Nothofagus antarctica (Nothofagaceae), per quanto riguarda A. lamellata, e dalla presenza di Nothofagus dombeyi e Chusquea culeou (Poaceae) nel caso di A. similis.[3]

Distribuzione e habitat[modifica | modifica wikitesto]

Le tre specie note sono diffuse esclusivamente in America Meridionale, ed in particolare nel tratto meridionale di cordigliera delle Ande compreso tra il Cile e l'Argentina. La specie più comune è A. lamellata, diffusa in Cile nelle province di Malleco e Valdivia e in Argentina nelle province di Neuquén e Río Negro, a latitudini comprese tra 38°40' e 42°S e a quote altimetriche comprese tra 100 e 1.750 m s.l.m.. A. similis è stata rinvenuta solo nella provincia di Neuquén, intorno ad una latitudine di 40°S e a quote comprese tra 640 e 950 m s.l.m. L'unico esemplare di A. brunnea è infine stato rinvenuto sul lago Nahuel Huapi, sempre nella provincia di Neuquén.[3]

L'habitat è costituito da foreste contraddistinte dalla presenza di specie di Nothofagus (Nothofagaceae), con un sottobosco ricco in Chusquea culeou (Poaceae).[3]

Tassonomia[modifica | modifica wikitesto]

Inizialmente il genere fu inserito nella famiglia Cossidae da Patricia Gentili nel 1989, viste le similitudini morfologiche riscontrate in un primo tempo;[1] in seguito, la stessa Gentili, assieme a Donald R. Davis, decise di creare una famiglia a sé stante per questo taxon; non sono ancora stati tuttavia compresi appieno i rapporti filogenetici che intercorrono tra gli Andesianidae e gli altri gruppi di Heteroneura non-Ditrysia.[3] L'alta concentrazione di setole frenulari, solo presso la base dell'ala posteriore della femmina, potrebbe stare ad indicare una posizione filogenetica degli Andesianidae successiva rispetto ai Nepticuloidea, sebbene nelle femmine di questi ultimi la presenza di ampie zone munite di setole potrebbe rappresentare in realtà un carattere derivato in un secondo tempo.[10]

Si è deciso in questa sede di seguire l'impostazione sistematica proposta da Van Nieukerken et al. (2011).[2]

Specie[modifica | modifica wikitesto]

Il genere si compone di tre sole specie (dato aggiornato al 23 dicembre 2011), a diffusione esclusivamente neotropicale;[2][3]

Sinonimi[modifica | modifica wikitesto]

Non sono stati riportati sinonimi.[3]

Filogenesi[modifica | modifica wikitesto]

È mostrato di seguito un albero filogenetico ricavato dal lavoro di Van Nieukerken et al. (2011).[2]

  Lepidoptera  
 
 

Aglossata (Agathiphagidae)


 

Zeugloptera (Micropterigidae)



 
 

Heterobathmiina (Heterobathmiidae)


 Glossata 
 

Dacnonypha (Eriocraniidae)


 Coelolepida 
 

Acanthoctesia (Acanthopteroctetidae)


 

Lophocoronina (Lophocoronidae)


 Myoglossata 
 

Neopseustina (Neopseustidae)


 Neolepidoptera 
 Exoporia 
 

Mnesarchaeoidea (Mnesarchaeidae)


 

Hepialoidea (5 famiglie)



 Heteroneura 
 

Nepticulina (2 famiglie)


 Eulepidoptera 
 Incurvariina 
 

Adeloidea (5 famiglie)


 

Andesianoidea (Andesianidae)



 Etimonotrysia 
 

Palaephatoidea (Palaephatidae)


 

Tischerioidea (Tischeriidae)



 

Ditrysia










Conservazione[modifica | modifica wikitesto]

Nessuna specie appartenente a questo genere è stata inserita nella Lista rossa IUCN.[15]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f (ES) Gentili, P., Revisión sistemática de los Cossidae (Lep.) de la Patagonia andina, in Revista de la Sociedad Entomologica Argentina, vol. 45, 1-4, Buenos Aires, 1989, pp. 3-75, ISSN 0373-5680 (WC · ACNP), LCCN unk83087601, OCLC 67618817.
  2. ^ a b c d e (EN) Nieukerken, E. J. van, Kaila, L., Kitching, I. J., Kristensen, N. P., Lees, D. C., Minet, J., Mitter, C., Mutanen, M., Regier, J. C., Simonsen, T. J., Wahlberg, N., Yen, S.-H., Zahiri, R., Adamski, D., Baixeras, J., Bartsch, D., Bengtsson, B. Å., Brown, J. W., Bucheli, S. R., Davis, D. R., De Prins, J., De Prins, W., Epstein, M. E., Gentili-Poole, P., Gielis, C., Hättenschwiler, P., Hausmann, A., Holloway, J. D., Kallies, A., Karsholt, O., Kawahara, A. Y., Koster, S. (J. C.), Kozlov, M. V., Lafontaine, J. D., Lamas, G., Landry, J.-F., Lee, S., Nuss, M., Park, K.-T., Penz, C., Rota, J., Schintlmeister, A., Schmidt, B. C., Sohn, J.-C., Solis, M. A., Tarmann, G. M., Warren, A. D., Weller, S., Yakovlev, R. V., Zolotuhin, V. V., Zwick, A., Order Lepidoptera Linnaeus, 1758. In: Zhang, Z.-Q. (Ed.) Animal biodiversity: An outline of higher-level classification and survey of taxonomic richness (PDF), in Zootaxa, vol. 3148, Auckland, Nuova Zelanda, Magnolia Press, 23 dicembre 2011, pp. 212–221, ISSN 1175-5334 (WC · ACNP), OCLC 971985940. URL consultato il 12 aprile 2015.
  3. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q r s t u v w x y z aa ab ac (EN) Davis, D. R. and Gentili, P., Andesianidae, a new family of monotrysian moths (Lepidoptera:Andesianoidea) from austral South America (PDF), in Invertebrate Systematics, vol. 17, nº 1, Collingwood, Victoria, CSIRO Publishing, 24 marzo 2003, pp. 15-26, DOI:10.1071/IS02006, ISSN 1445-5226 (WC · ACNP), OCLC 441542380. URL consultato il 12 aprile 2015.
  4. ^ (ES) Gentili, P., Análisis de la distribución geográfica de Cossidae (Lepidoptera: Ditrysia) de la Patagonia andina (PDF), in Revista Chilena de Historia Natural, vol. 61, Santiago, Sociedad de Biología de Chile, 1988, pp. 191-198, ISSN 0717-6317 (WC · ACNP), LCCN 2005209106, OCLC 54093357. URL consultato il 27 gennaio 2014.
  5. ^ a b c (EN) Scoble, M. J., Early Heteroneura, in The Lepidoptera: Form, Function and Diversity, seconda edizione, London, Oxford University Press & Natural History Museum, 2011 [1992], pp. 213-219, ISBN 978-0-19-854952-9, LCCN 92004297, OCLC 25282932.
  6. ^ (EN) Kristensen, N. P., Morphology and phylogeny of the lowest Lepidoptera-Glossata: Recent progress and unforeseen problems (PDF), in Bulletin of the Sugadaira Montane Research Centre, vol. 11, University of Tsukuba, 1991, pp. 105-106, ISSN 09136800 (WC · ACNP), OCLC 747190906. URL consultato il 12 aprile 2015.
  7. ^ a b c d (EN) Davis, D. R., The Monotrysian Heteroneura, in Kristensen, N. P. (Ed.) - Handbuch der Zoologie / Handbook of Zoology, Band 4: Arthropoda - 2. Hälfte: Insecta - Lepidoptera, moths and butterflies, Kükenthal, W. (Ed.), Fischer, M. (Scientific Ed.), Teilband/Part 35: Volume 1: Evolution, systematics, and biogeography, ristampa 2013, Berlino, New York, Walter de Gruyter, 1999 [1998], pp. 65 - 90, ISBN 978-3-11-015704-8, OCLC 174380917. URL consultato il 12 aprile 2015.
  8. ^ (EN) Common, I. F. B., Heteroneurous Monotrysian Moths / Incurvarioidea, in Moths of Australia, Slater, E. (fotografie), Carlton, Victoria, Melbourne University Press, 1990, pp. 160-168, ISBN 9780522843262, LCCN 89048654, OCLC 220444217.
  9. ^ (EN) Dugdale, J. S., Female Genital Configuration in the Classification of Lepidoptera (PDF), in New Zealand Journal of Zoology, vol. 1, nº 2, Wellington, 1974, pp. 127-146, DOI:10.1080/03014223.1974.9517821, ISSN 1175-8821 (WC · ACNP), OCLC 60524666. URL consultato il 12 aprile 2015.
  10. ^ a b (EN) Davis, D. R., A New Family of Monotrysian Moths from Austral South America (Lepidoptera: Palaephatidae), with a Phylogenetic Review of the Monotrysia (PDF), in Smithsonian Contributions to Zoology, vol. 434, Washington, Smithsonian Institution Press, 1986, pp. iv, 202, LCCN 85600307, OCLC 12974725. URL consultato il 12 aprile 2015.
  11. ^ (EN) Busck, A., On the classification of the Microlepidoptera, in Proceedings of the Entomological Society of Washington, vol. 16, nº 2, Washington, 16 giugno 1914, pp. 46-54, ISSN 0013-8797 (WC · ACNP), LCCN 08018808, OCLC 630167895. URL consultato il 12 aprile 2015.
  12. ^ (EN) Braun, A. F., Pupal tracheation and imaginal venation in Microlepidoptera, in Transactions of the American Entomological Society, vol. 59, Philadelphia, 1933, pp. 229-268, ISSN 2328-3815 (WC · ACNP), OCLC 874862115. URL consultato il 12 aprile 2015.
  13. ^ (EN) Nielsen, E. S. & Kristensen, N. P., The Australian moth family Lophocoronidae and the basal phylogeny of the Lepidoptera-Glossata (abstract), in Invertebrate Taxonomy, vol. 10, nº 6, Melbourne, CSIRO, 1996, pp. 1199-1302, DOI:10.1071/IT9961199, ISSN 0818-0164 (WC · ACNP), LCCN 87644115, OCLC 842755705. URL consultato il 12 aprile 2015.
  14. ^ (EN) Davis, D. R., Generic revision of the Opostegidae, with a synoptic catalog of the world's species (Lepidoptera:Nepticuloidea) (PDF), in Smithsonian contributions to zoology, vol. 478, Washington, D.C., Smithsonian Institution Press, 1989, pp. 1-97, DOI:10.5479/si.00810282.478, ISSN 0081-0282 (WC · ACNP), LCCN 89600066, OCLC 19589705. URL consultato il 12 aprile 2015.
  15. ^ (EN) IUCN 2014. IUCN Red List of Threatened Species. Version 2014.3., su iucnredlist.org. URL consultato il 12 aprile 2015.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Pubblicazioni[modifica | modifica wikitesto]

Testi[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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