Analisi grammaticale

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search

L'analisi grammaticale è il procedimento per identificare la categoria lessicale (e le relative sottocategorie) di ogni parola nel contesto nel quale è usata[1]. Ogni parola può appartenere ad una delle nove categorie lessicali dell'italiano, cinque variabili: articolo, aggettivo, sostantivo o nome, pronome, verbo, e quattro invariabili: avverbio, preposizione, [[Congiunzione (grammatica), interiezione o esclamazione.

Per la corretta identificazione della categoria lessicale, è essenziale la valutazione del contesto nel quale si situa la parola da analizzare. Infatti vi sono parole che possono appartenere a categorie lessicali differenti quando usate in differenti contesti. Un semplice esempio ci mostra questo fatto per la comunissima parola la, che può essere sia articolo sia pronome: dammi la (articolo) mela che la (pronome) porto a scuola. Per la corretta identificazione della categoria lessicale di ciascuna parola occorre quindi considerare le relazioni con le parole adiacenti e con le parole correlate all'interno di una frase. Cinque categorie si dicono variabili perché possono cambiare declinazione: p.es. mela e mele (sostantivo, rispettivamente singolare e plurale), bello e bella (aggettivo, rispettivamente maschile e femminile), mangio e mangiamo (verbo, indicativo presente prima persona singolare e plurale). Altre quattro si dicono invariabili perché non possono mutare: p.es. presto e tardi (entrambe avverbio), con e sopra (entrambe preposizioni). Le sottocategorie che specificano nel dettaglio le caratteristiche di una categoria possono essere molto numerose, la tabella riportata in figura è un esempio.

Esempio di analisi grammaticale fatta dall'analizzatore automatico di Archivium
Esempio di analisi grammaticale fatta dall'analizzatore automatico di Archivium

Si può dire che l'analisi grammaticale serve a riconoscere il ruolo che le parole hanno nella frase. Ciascuna categoria lessicale infatti identifica una funzione per le parole[2]: per esempio i sostantivi indicano le entità, materiali o astratte, di cui si parla, gli aggettivi si usano per descrivere le qualità che queste entità hanno, e i pronomi si usano in vece dei sostantivi, costituendone un riferimento astratto ed esterno. Mentre questo concetto è ben chiaro e condiviso, le cose si complicano rapidamente entrando nei dettagli. Infatti questa interpretazione funzionale della analisi grammaticale porta ad allontanarsi un pochino dalla impostazione classica, di origine latina e seguita tutt'ora dalla scuola, quando si affrontano le altre parti del discorso, e a definire talvolta diverse classificazioni o categorie che comprendono parole di diverse categorie lessicali. Per esempio, si può dire che gli articoli hanno un ruolo di determinatori (la mela è diverso da una mela), e questo ruolo di determinatori è anche assegnabile ad alcune parole che classicamente non sono articoli ma aggettivi (questa mela, quella mela): una categoria di determinatori comprenderebbe quindi gli articoli e alcuni aggettivi, quelli che nella grammatica classica sono chiamati appunto aggettivi determinativi.

Per i verbi occorre definire due grandi classi, peraltro già riconosciute anche nella grammatica classica: i verbi che indicano azioni (verbi predicativi), come io corro, rido, mangio; e i verbi che assegnano delle proprietà, come io sono sudato, mi sento allegro, divento affamato (verbi copulativi). Dal punto di vista di una grammatica moderna, chiamare sempre verbi tutte queste parole è abbastanza impreciso, e conviene invece dire che i verbi copulativi stabiliscono delle relazioni ISA, svolgendo una funzione molto simile a quello che in matematica è il ruolo del simbolo =.

Infine, gli avverbi hanno generalmente un ruolo di modificatori, come già i classici gli riconoscevano; infratti avverbio deriva da ad verbum, vicino alla parola, ad indicare che gli avverbi stanno vicini ad altre parole, senza le quali non avrebbero un significato preciso. Gli avverbi non definiscono ciò di cui si parla, si potrebbe dire, ma lo modulano per adattarlo alle esigenze di chi parla. Poco pane, non correre, troppo matura, solo io sono molto diversi da poco coraggio, non fumare, troppo magra, solo tu pur usando esattamente gli stessi avverbi. Da questi semplici esempi si vede anche che gli avverbi possono modificare tutte le altre parole, e possono anche modificare altri avverbi, come in non troppo velocemente, dove gli avverbi non e troppo modificano l'avverbio velocemente.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Archivium, Analisi Grammaticale, su la Grammatica di Archivium. URL consultato il 15 settembre 2017.
  2. ^ Archivium, Analisi Grammaticale, su la Grammatica di Archivium.