Anafora

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L'anàfora (dal greco ἀναφορά, anaphorá, «ripresa») è una figura retorica che consiste nel riprendere, ripetendola, una parola o un'espressione all'inizio di frasi o di versi successivi, per sottolineare un'immagine o un concetto. L'effetto è tanto maggiore quanto più numerose sono le ripetizioni.

Un esempio è nei versi di Dante, Divina Commedia:

« Per me si va nella città dolente,

per me si va nell'eterno dolore
per me si va tra la perduta gente. »

(Dante Alighieri, Divina Commedia - Inferno - Canto III, vv 1-3)
« Amor, ch'al cor gentil ratto s'apprende,

prese costui de la bella persona
che mi fu tolta; e 'l modo ancor m'offende.
Amor, ch'a nullo amato amar perdona,
mi prese del costui piacer sì forte,
che, come vedi, ancor non m'abbandona.
Amor condusse noi ad una morte.
Caina attende chi vita ci spense. »

(Dante Alighieri, Divina Commedia - Inferno - Canto V, vv 100-107)

e ancora:

« Non fronda verde, ma di color fosco;

non rami schietti, ma nodosi e 'nvolti;
non pomi v'eran, ma stecchi con tòsco.
Non han sì aspri sterpi né sì folti... »

(Dante Alighieri, Divina Commedia - Inferno - Canto XIII, vv 4-7)

Altro esempio si ritrovano nell'iterazione di "ascolta" e di "piove" che ricorre in La pioggia nel pineto di Gabriele D'Annunzio.

Nei versi di Francesco D'Assisi nel “Cantico di Frate Sole” :

« Laudato sì mio signore per frate Vento...

Laudato sì mio signore per Sora nostra matre... »

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