Altilia (Santa Severina)

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Altilia
frazione
Altilia – Veduta
Altilia vista dal castello Carafa.
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneCoat of arms of Calabria.svg Calabria
ProvinciaProvincia di Crotone-Stemma.png Crotone
ComuneSanta Severina-Stemma.png Santa Severina
Territorio
Coordinate39°10′53.6″N 16°52′53.5″E / 39.181556°N 16.881528°E39.181556; 16.881528 (Altilia)Coordinate: 39°10′53.6″N 16°52′53.5″E / 39.181556°N 16.881528°E39.181556; 16.881528 (Altilia)
Altitudine310 m s.l.m.
Abitanti348
Altre informazioni
Cod. postale88832
Prefisso0962
Fuso orarioUTC+1
PatronoMadonna della Candelora
Giorno festivo2 febbraio
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Altilia
Altilia

Altilia è una frazione del comune di Santa Severina (KR) e dista dal medesimo comune 4,90 km.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Il monastero della Madonna della Calabria[modifica | modifica wikitesto]

Dopo il 1100 sorse nella frazione di Altilia il santuario mariano di riferimento dell'intera Calabria. Sostenuto originariamente dai Normanni, era posto sotto la diretta tutela dell'imperatore Federico II di Svevia. In relazione a quanto riportato da Ferdinando Ughelli, a Santa Severina, alla fine del mese di maggio del 1099, Ruggero Borsa, figlio di Roberto il Guiscardo, confermò al vescovo Policronio il possesso del monastero di Calabromaria. Il medesimo vescovo, sempre a Santa Severina, ricevette una riconferma da parte di Ruggero II, il primo giorno di giugno dell'anno 1115, VIII Indizione. Tra la metà del Cinquecento e gli esordi del Seicento abati commendatari del Monastero furono i Barracco. A Tiberio Barracco si deve la conservazione dei documenti d'archivio antichi di Calabromaria, fatti trascrivere nel 1581 presso pubblico notaio: una copia del manoscritto è custodita presso l'Archivio storico di Napoli. Ciò che restava del complesso di Calabromaria fu trasformato in palazzo baronale della famiglia Barracco all'inizio del XIX secolo. Oggi è in parte di proprietà comunale ed in parte occupato da abitazioni private.

Ricerche archeologiche condotte nel 2010 hanno evidenziato lo stato di degrado e di totale trasformazione di alcune cavità artificiali esistenti (almeno tre) sul fronte della scarpata antistante il palazzo Barracco. I materiali rinvenuti non sono comunque anteriori al XIX secolo a testimoniare che l'edificazione del palazzo baronale ha fatalmente compromesso anche la conservazione delle aree adiacenti.

Nel 2011 il Soprintendente per i Beni Architettonici e Paesaggistici per le provincie di Cosenza, Catanzaro e Crotone, Giuseppe Stolfi, ha affermato che il complesso monumentale del Palazzo Barracco (ex monastero di Calabromaria) si segnala per la densità storica, la continuità d'uso e la sostanziale conservazione delle strutture[1].

Note[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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