Alpine-Renault

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ALPINE
Société des Automobiles Alpine
Logo
Stato Francia Francia
Tipo SASU Société par actions simplifiée
Fondazione 1955
Fondata da Jean Rédélé
Chiusura 1995
2012 (rilancio del marchio)
2016 (rilancio della produzione)
Sede principale Dieppe
Gruppo RENAULT s.a.s.
Filiali Signatech-Alpine (dal 2013)
Persone chiave Bernard Ollivier (PDG)
Carlos Ghosn (PDG di Renault)
Carlos Tavares (Chef du projet renaissance d'Alpine en compétition)
Settore casa automobilistica
Prodotti autovetture sportive
Sito web www.alpine-cars.com

L'Alpine (o anche Alpine Renault) è una casa automobilistica francese, specializzata nella costruzione di vetture sportive, fondata nel 1955 a Dieppe da Jean Rédélé e dal 1973 facente parte del gruppo Renault.
La produzione automobilistica terminò nel 1995, ma 17 anni dopo la chiusura, Carlos Ghosn, PDG di Renault, annuncia il 5 novembre 2012 la rinascita di Alpine[1].

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Fabbrica della Alpine a Dieppe

La società venne fondata da Jean Rédélé nel 1954 a Dieppe, con la ragione sociale di Societe Anonyme des Automobiles Alpine. Egli era il figlio del titolare del concessionario Renault della città di Dieppe. Nei primi anni cinquanta, riscosse numerosi successi in varie competizioni automobilistiche, entrando anche a far parte della squadra corse alla guida di una Renault 4CV. L'esperienza maturata con i motori Renault lo spinsero a creare configurazioni sempre più estreme e competitive, non solo per sé stesso, ma anche per vari clienti che di volta in volta gli commissionavano qualche vettura per le gare. Il successo ottenuto gli permise di aprire così la nuova società.

Nel 1954, al Salone di New York viene presentata la prima creazione Alpine: il prototipo "The Marquis", disegnato da Giovanni Michelotti che, dopo alcuni accordi per la produzione su licenza negli Stati Uniti, non avrà seguito commerciale.

Il primo modello prodotto, l'Alpine A106 spinto dal motore della 4CV apparve nel 1956. Realizzata con carrozzeria in vetroresina su telaio tubolare, la A106 raccolse numerose vittorie durante la seconda metà degli anni '50. Poco dopo, fu affiancata da una versione aperta, sempre su disegno di Michelotti, dalla quale sarebbe derivata la Alpine A108, che riscosse anch'essa un notevole successo, sia in campo agonistico, sia presso il pubblico, che cominciava a conoscere i prodotti sportivi di questa azienda, che da officina artigianale si trasformò alla fine degli anni '50 in un vero e proprio stabilimento diviso in due sezioni, quella dedicata alla produzione di serie e quella dedicata alle competizioni.

Negli anni sessanta, la Alpine cominciò a lavorare ad una nuova sportiva, molto bassa e profilata, sulla base della Renault 8. Il risultato fu la Alpine A110, che sarebbe divenuta una delle più famose Alpine di sempre. Questa vettura, che all'inizio fu equipaggiata con un motore da 1 litro di cubatura, subì numerose evoluzioni durante gli anni, fino a ricevere un 1.6 nel 1974. Le prime vittorie conquistate dalla A110 fecero in modo che la Renault investisse un vero capitale nella Alpine e la collaborazione tra la fabbrica di Dieppe ed il colosso di Parigi si fece stretta: la Alpine, praticamente poteva attingere dalla produzione Renault qualsiasi organo meccanico ed adattarlo alle sue vetture in maniera da farne delle armi da competizione.

Ma l'attività della Alpine non si limitava a questo: sempre all'inizio degli anni '60 fu introdotta la M63, un mostro da pista dalla carrozzeria molto profilata ed aerodinamica, che ottenne alcune importanti affermazioni, come la vittoria alla 1000 km del Nürburgring del 1963. Inoltre, la Alpine cominciò presto a dedicarsi anche alla Formula 3 e alla Formula 2, realizzando delle monoposto con motore da un litro sempre derivato da quello della R8, come nel Caso della A110.

Tornando alla A110, all'inizio degli anni settanta, quando le vittorie della A110 erano innumerevoli, la vettura continuò a seminare vittorie su vittorie e nel 1971 vinse al Rally di Montecarlo. Il 1973 fu l'anno dell'apice: l'Alpine divenne campione del mondo rally, battendo Case blasonate come la Porsche, la Lancia e la Ford.

Ma il 1973 fu anche l'anno in cui esplose la crisi petrolifere e pertanto, a causa della politica di austerity instaurata in tutto il mondo, le vendite della A110 calarono in maniera decisa.

Già all'inizio degli anni '70, comunque, il problema della Alpine stava nel dover trovare una sostituta alla A110, che oramai stava diventando piuttosto anziana e via via sempre meno competitiva: di lì a poco fu introdotta la Alpine A310. Siamo nel 1971. La fabbrica sportiva francese era però in fase calante: la meccanica dei nuovi modelli derivava dalla produzione di serie, come anche in passato, ma la concorrenza non stava certo a guardare: Per esempio, di lì a poco la Lancia avrebbe introdotto la Stratos, con una motorizzazione di derivazione Ferrari e ciò tanto bastava a tagliare fuori vetture come la A310, impiegata comunque in alcune competizioni, ma con scarsi successi.

Qualche barlume di gloria si ebbe nel campo delle gare su pista: l'Alpine-Renault A442 vinse la 24 Ore di Le Mans nel 1978. Nello stesso anno, l'Alpine si fuse con la Renault, anche se per alcuni anni il nome venne mantenuto assieme a quello della casa madre su talune vetture sport.

Nel 1985, la A310 fu sostituita dalla GTA, che poi venne rimpiazzata nel 1991 dalla A610, la cui produzione venne a sua volta cessata nel 1995. La fabbrica di Dieppe ha continuato a produrre diversi modelli di auto sportive della Renault.

La rinascita[modifica | modifica wikitesto]

17 anni dopo la sua scomparsa, Carlos Ghosn, PDG di Renault, annuncia il 5 novembre 2012 la rinascita della Alpine e la partnership del marchio con la inglese Caterham; la società di automobili "Alpine Renault" è rinominata « Société des automobiles Alpine Caterham »[1].

Nel 2014 tuttavia la partnership con Caterham è sciolta e la Renault continua da sola il rilancio della marca Alpine[2].

Cronologia essenziale[modifica | modifica wikitesto]

Automobili[modifica | modifica wikitesto]

Modelli stradali[modifica | modifica wikitesto]

Prototipi e concept car[modifica | modifica wikitesto]

Modelli da competizione[modifica | modifica wikitesto]

Sport Prototipi
Monoposto
Rally & Rallycross

Modelli Renault Sport[modifica | modifica wikitesto]

Alpine come parte di Renault Sport Technologies di Dieppe.

Galleria[modifica | modifica wikitesto]

Albo d'oro competizioni[modifica | modifica wikitesto]

Albo d'oro nelle competizioni della Alpine, tra parentesi il pilota (o i piloti) e la vettura utilizzata.

Sport Prototipo[modifica | modifica wikitesto]

Monoposto[modifica | modifica wikitesto]

Rallycross[modifica | modifica wikitesto]

Rally[modifica | modifica wikitesto]

  • 1967: CAMPIONE DI SPAGNA (B. TRAMONT / A110)
  • 1968: CAMPIONE DI FRANCIA (J.C. ANDRUET / A110)
  • 1968: CAMPIONE DI SPAGNA (B. TRAMONT / A110)
  • 1969: CAMPIONE DI FRANCIA (J. VINATIER / A110)
  • 1970: CAMPIONE D'EUROPA (J.C. ANDRUET / A110)
  • 1970: CAMPIONE DI FRANCIA (J.C. ANDRUET / A110)
  • 1970: CAMPIONE DI BULGARIA (I. TCHUBRIKOV / A110)
  • 1970: CAMPIONE DI ROMANIA (G. PUIU / A110)
  • 1971: CAMPIONE INTERNAZIONALE RALLY (TEAM ALPINE / A110)
  • 1971: CAMPIONE DI FRANCIA (J.P. NICOLAS / A110)
  • 1971: CAMPIONE DI BULGARIA (I. TCHUBRIKOV / A110)
  • 1972: CAMPIONE DI FRANCIA (B. DARNICHE / A110)
  • 1972: CAMPIONE DI CECOSLOVACCHIA (V. HUBACEK / A110)
  • 1973: CAMPIONE DEL MONDO (TEAM ALPINE / A110)
  • 1973: CAMPIONE DI FRANCIA (J.L. THÉRIER / A110)
  • 1973: CAMPIONE DIE CECOSLOVACCHIA (V. HUBACEK / A110)
  • 1974: CAMPIONE DI FRANCIA (J. HENRY / A110)
  • 1974: CAMPIONE DI CECOSLOVACCHIA (V. HUBACEK / A110)
  • 1974: CAMPIONE DI POLONIA (B. KRUPA)
  • 1975: CAMPIONE DI FRANCIA (J. HENRY / A110)
  • 1975: CAMPIONE DI CECOSLOVACCHIA (V. HUBACEK / A110)
  • 1975: CAMPIONE DI UNGHERIA (A. FERJANCZ)
  • 1976: CAMPIONE DI CECOSLOVACCHIA (V. HUBACEK / A110)
  • 1977: CAMPIONE DI FRANCIA (G. FREQUELIN / A310)
  • 1980: CAMPIONE DI FRANCIA (J. RAGNOTTI / R5 ALPINE)
  • 1995: CAMPIONE DI FRANCIA VHC (J.C. RÉDÉLÉ / A110)

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c (FR) Sylvain Reisser, Renault s'associe à Caterham pour relancer Alpine, in Le Figaro, 6 novembre 2012. URL consultato l'8 novembre 2012.
  2. ^ (FR) Sylvain Reisser, Alpine et Caterham, la fin de la vie à deux ?, in Le Figaro, 24 marzo 2014. URL consultato il 20 febbraio 2016.
  3. ^ a b (FR) Vidéo Renault Alpine A110-50 : désir d'avenir !, largus.fr. URL consultato il 20 febbraio 2026.
  4. ^ (FR) Mondial auto 2014 : la RS 01 assure le spectacle chez Renault, largus.fr. URL consultato il 20 febbraio 2016.
  5. ^ a b (FR) Vision Gran Turismo : la vraie-fausse Alpine, largus.fr. URL consultato il 20 febbraio 2016.
  6. ^ a b (FR) Alpine Celebration : un concept proche de la future Alpine de série présenté aux 24 Heures du Mans 2015, largus.fr. URL consultato il 20 febbraio 2016.
  7. ^ a b (FR) En direct. Le concept Alpine Vision 2016 signe le retour d'Alpine, largus.fr. URL consultato il 16 febbraio 2016.
  8. ^ (FR) Alpine A500, statsf1.com. URL consultato il 12 marzo 2016.
  9. ^ (FR) Renault Concept - A710 « Berlinette 2 » : l'Alpine sacrifiée…, renaultconcepts.online.fr. URL consultato il 20 febbraio 2016.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Jean-Jacques Mancel, Alpine : des hommes, des Voitures tome 1, Édition diffusion 30, 2001, 143 pages
  • Jean-Jacques Mancel, Alpine : des hommes, des voitures tome 2, Édition diffusion 30, 2003, 144 pages
  • (FR) Jean-Luc Fournier, Alpine les monoplace (Tome 1 et Tome 2), Bordeaux, Association Les Bielles Doo-Wap, 2008.
  • (FR) Jean-Luc Fournier, Jean Rédélé, Monsieur Alpine, Bordeaux, Association Les Bielles Doo-Wap, 2009, ISBN 978-2-9531374-2-2.
  • (EN) Roy P. Smith, Alpine & Renault: The Sports Prototypes (Volume 1 and Volume 2), Cardiff, Veloce Publishing Ltd, 2010.
  • Francesco Panarotto, Alpine Renault A110 Les Bleues Italiennes, Verona, UNIT Editrice, 2012.
  • (FR) Denis Bernard, Christian Papazoglakis e Robert Paquet, Alpine - Le sang bleu, Glénat, 2014, pp. 48, ISBN 978-2-7234-9900-2.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]