Alpi italiane

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Le Alpi italiane viste dallo spazio

Le Alpi italiane sono la parte della catena montuosa alpina che si estende per circa 1200 km in lunghezza in territorio italiano; occupano una superficie di circa 51.941 km², pari al 27,3 % della superficie totale delle Alpi, che è di 190.959 km² secondo la Convenzione delle Alpi[1]. Formano un grande arco con concavità a sud, che racchiude la Pianura Padana.

Comprendono circa una ventina di sezioni, raggruppate tradizionalmente in tre grandi settori: Alpi occidentali (a confine con le Alpi francesi), centrali (a confine con le Alpi svizzere) ed orientali (a confine con le Alpi austriache e le Alpi slovene).

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

La Bocchetta di Altare o Colle di Cadibona, situata a monte di Savona, segna il punto di unione tra la catena alpina e la catena appenninica, mentre il Passo di Vrata (879 m), in territorio croato, è il punto in cui la tradizione indica la congiunzione con le Alpi Dinariche[2]. In questo modo la città di Imperia segna l'inizio delle Alpi italiane, mentre la città di Fiume ne segna la fine.

La vetta più alta, confinante con la Francia, è il Monte Bianco (4807 m); è nel settore delle Alpi Graie, nelle Alpi occidentali.

Lo spartiacque costituisce quasi in ogni tratto dell'arco alpino il preciso confine di stato, come risulta dall'elenco seguente.

  • Il confine tra l'Italia e la Francia coincide grossomodo con lo spartiacque tra il bacino del Po e quello del Rodano.
  • Il confine tra l'Italia e la Svizzera coincide grossomodo con lo spartiacque tra il bacino del Po e quello del Rodano a ovest, tra quello del Po e quello del Reno a est. Lo spartiacque si trova in parte su territorio svizzero: il Ticino, il Mera, il Poschiavino e il Rio Ram, che hanno le loro sorgenti in Svizzera, corrono verso sud e appartengono al bacino del Po. Due tratti dello spartiacque sono invece completamente italianiː il Reno di Lei, con sorgenti in Italia, appartiene al bacino del Reno, e il fiume Spöl, che forma la valle di Livigno, fa parte del bacino del Danubio.
  • Confine tra l'Italia e l'Austria, che coincide grossomodo con lo spartiacque tra il bacino del Po e quello del Danubio.

Nel settore delle Alpi orientali, invece, lo spartiacque è invece interamente compreso nel territorio della Slovenia; esso divide i fiumi tributari del mare Adriatico da quelli tributari della Sava, a sua volta affluente del Danubio.

Le rocce di cui sono costituite le Alpi Italiane sono per lo più di due qualità: granitiche-cristalline (ad esempio il Monte Bianco ed il Monte Rosa) e calcaree (ad esempio le Dolomiti e le Prealpi).

Criteri di suddivisione[modifica | modifica wikitesto]

Esistono vari criteri di suddivisione delle Alpi italiane, adottati a seconda del contesto e dello scopo.

Partizione delle Alpi del 1926[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1924 il Comitato Geografico Nazionale, in occasione del IX Congresso Geografico Italiano, ha pubblicato il documento "Nomi e limiti delle grandi parti del Sistema Alpino"; il documento è conosciuto con il nome di Partizione delle Alpi, ed è stato ufficializzato nel 1926. Nel documento si prende in considerazione tutta la catena alpina, e non solo la parte ricadente in Italia. Testi recenti sono basati sulla Partizione delle Alpi[3].

Per quanto riguarda le Alpi italiane, la partizione del 1926 ne considera limiti estremi il Colle di Cadibona a ovest e il Passo di Vrata ad est; suddivide inoltre la catena nelle seguenti sezioni e sottosezioni:

Suddivisione didattica tradizionale[modifica | modifica wikitesto]

In ambito didattico[4] è molto diffusa una suddivisione delle Alpi italiane che ha molte corrispondenze in quella della Partizione delle Alpi del 1926, ma anche qualche differenza. Viene infatti spesso considerato un tratto denominato "Alpi Atesine", non presente nella Partizione del 1926, al posto del settore orientale delle Alpi Retiche (tra il Passo di Resia e il Passo del Brennero) e delle Alpi Noriche[5].

Le Prealpi, le Dolomiti, le Alpi Orobie e il Carso, non facendo parte dello catena principale, non sono definiti in base a valichi di separazione.

È diffusa nelle scuole una mnemotecnica utile a memorizzare le varie sezioni dello spartiacque principale delle Alpi attraverso la frase "Ma con gran pena le reti Attilio cala giù", o altre simili.

Si dà di seguito lo schema della più comune[4] suddivisione didattica, con i valichi di separazione.

Suddivisione Orografica Internazionale Unificata del Sistema Alpino[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2005 è stata pubblicata la classificazione Suddivisione Orografica Internazionale Unificata del Sistema Alpino, nota anche con l'acronimo "SOIUSA", allo scopo di uniformare le denominazioni utilizzate negli stati dell'area alpina. Questa suddivisione prende in considerazione tutto l'insieme della catena alpina.

Per quanto riguarda le Alpi italiane, la suddivisione si compone di 13 sezioni e 60 raggruppamenti, a loro volta suddivisi in gruppi. A causa della propettiva internazionale adottata, esistono notevoli differenze tra il "SOIUSA" e gli altri criteri di suddivisione esposti nei capitoli precedenti ("Partizione delle Alpi" e suddivisione didattica tradizionale italiana): anzitutto la catena alpina non è suddivisa nelle tre parti delle Alpi Occidentali, Centrali ed Orientali, ma in da cinque grandi settori: Alpi Sud-occidentali, Alpi Nord-occidentali, Alpi Centro-orientali, Alpi Nord-orientali e Alpi Sud-orientali; inoltre, il limite orientale delle Alpi non è considerato il Passo di Vrata, escludendo la Venezia Giulia ed in particolare il Carso dall'area alpina; infine alcune sezioni tradizionali non sono prese in considerazione, ma sono sostituite da altre con altri nomi. Le sezioni sono definite da confini di aree e non da valichi di separazione. Si riporta di seguito la suddivisione delle sole Alpi italiane, secondo il criterio della "SOIUSA".

I vari settori alpini[modifica | modifica wikitesto]

Alpi Liguri[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Alpi Liguri.

Le Alpi Liguri vanno dal Colle di Cadibona fino al Colle di Tenda. La cima più elevata delle Alpi Liguri è la Punta Marguareis (2651 m). Altre vette importanti sono il Monte Mongioie (2630 m), la Cima delle Saline (2612 m) il Pizzo d'Ormea (2476 m), il Monte Bertrand (2481 m) e il Monte Saccarello (2201 m, che è anche la cima più alta della Liguria).

Nei pressi del Monte Saccarello ci sono le sorgenti del Tanarello e nei pressi del Mongioie e del Marguareis quelle del Negrone che, unendosi, danno origine al Tanaro, il più importante affluente di destra del Po (1/5 delle acque del Po è contributo del Tanaro). Attorno al Marguareis e al Mongioie si trova una zona carsica molto nota anche a livello europeo[6] con grotte, pozzi e cunicoli che superano i 100 km di estensione e i 1000 m di profondità.

Alpi Marittime[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Alpi Marittime e Alpi Marittime e Prealpi di Nizza.

Le Alpi Marittime vanno dal Colle di Tenda al Colle della Maddalena. La cima più elevata è la cima sud del massiccio dell'Argentera (3297 m). Dal punto di vista geologico, le Marittime sono caratterizzate da una forte variabilità: si alternano, infatti, rocce calcaree e dolomitiche (che caratterizzano, ad esempio, la Valle Stura di Demonte), a rocce granitiche (fra tutti, il massiccio cristallino dell'Argentera in Valle Gesso), tutte fortemente modellate dall'azione erosiva millenaria dei ghiacciai.

Alpi Cozie[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Alpi Cozie.

Le Alpi Cozie si estendono tra il Colle della Maddalena e quello del Moncenisio, da cui discende la Val di Susa, percorsa dal fiume Dora Riparia. Questa valle è percorsa da una delle principali vie di comunicazione tra l'Italia (Torino) e la Francia e fa capo ad un altro notevole valico chiamato Colle del Monginevro. Le Alpi Cozie sono dominate dal Monviso (3841 m), da cui nasce il Po. Sono ulteriormente suddivise in tre raggruppamenti: Alpi Cozie Meridionali (Chamberyon-Monviso); Alpi Cozie Centrali (Bucie-Grand Queyron-Assietta); Alpi Cozie Settentrionali (Chaberton-Bernauda-Pierre Meune-Ambin).

Alpi Graie[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Alpi Graie.

Le Alpi Graie sono comprese tra il Moncenisio ed il Col Ferret. I gruppi montuosi più notevoli di questo tratto alpino sono il massiccio del Monte Bianco, la vetta più alta delle Alpi (4808 m), ed il Gruppo del Gran Paradiso (4061 m). Tra questi due gruppi montuosi si apre il Colle del Piccolo San Bernardo, attraverso il quale si passa dalla Valle d'Aosta in Francia (Val-d'Isère-Rodano). Si suddividono in: Alpi Graie Meridionali (Rocciamelone), Alpi Graie Occidentali (Gran Paradiso, Rosa dei Banchi e Emilius-Tersiva), Alpi Graie Centrali (Grande Sassière-Tsanteleina e Rutor-Léchaud) e Alpi Graie Settentrionali (Monte Bianco).

Alpi Pennine[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Alpi Pennine.

Le Alpi Pennine sono così chiamate dalla parola ligure pre-romana pen (monte). Comprese tra il Col Ferret ed il Passo del Sempione, costituiscono un potente bastione ed un maestoso complesso glaciale. Spiccano in esso vette di poco inferiori in altitudine al Monte Bianco, come il Cervino (4478 m) ed il Monte Rosa (4638 m). Presentano un solo valico importante, il Gran San Bernardo, che collega la Valle d'Aosta alla valle del Rodano. Si suddividono in: Alpi Pennine Occidentali (Gran Combin), Alpi Pennine Centrali (Cervino) e Alpi Pennine Orientali (Monte Rosa, Alpi Biellesi e Valsesiane, Andolla-Sempione).

Alpi Lepontine[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Alpi Lepontine.

Le Alpi Lepontine (o Leponzie) si estendono dal Passo del Sempione al Passo dello Spluga, che permette di passare dal Lago di Como alla valle del Reno. La vetta più importante è quella del Monte Leone (3552 m). Comprendono il più importante nodo idrografico dell'Europa occidentale: il Massiccio del San Gottardo. Da esso discendono, in tre diverse direzioni, tre fiumi: verso ovest il Rodano, che sfocia nel Mediterraneo; verso est un ramo del Reno, che sfocia nel Mare del Nord; verso sud il Ticino, affluente del Po. Le Alpi Lepontine sono valicabili attraverso il Passo del San Bernardino ed il Passo del San Gottardo. Sono suddivise in: Gruppo del Sempione-Formazza-Vigezzo (Monte Leone) e Catena Mesolcina (Tambò-Forcola).

Alpi Retiche[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Alpi Retiche.

Le Alpi Retiche si estendono dal Passo dello Spluga al Passo del Brennero. Comprendono importanti gruppi montuosi, il principale dei quali è il Massiccio del Bernina, dominato dalla montagna più alta delle Alpi Retiche, il Pizzo Bernina (4049 m). Gli altri raggruppamenti individuati dalla suddivisione TCI-Cai sono: Spluga (Suretta-Stella), Masino-Bregaglia (Monte Disgrazia), Piazzi-Sesvenna, Alpi Venoste e Passirie (Similaun), Alpi Breonie e Sarentine (Pan di Zucchero), Gruppo Ortles-Cevedale (Monte Ortles, 3902 m), Presanella (3558 m), Adamello (3539 m), Dolomiti di Brenta (Cima Tosa, 3173 m). I passi principali sono il Passo del Maloja, che congiunge la Val Chiavenna con l'alta Engadina; il Passo del Bernina permette di passare dalla Tirano a St. Moritz; il Passo dello Stelvio, che collega la Valtellina alla Val Venosta; il Passo dell'Aprica, che mette in comunicazione la Valtellina con la Val Camonica; il Passo del Tonale, che, oltre a segnare il confine fra il comune di Vermiglio e la prestigiosa Ponte di Legno, mette in comunicazione la Val Camonica con la Val di Sole.

Prealpi Lombarde e Alpi Orobie[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Prealpi Lombarde e Alpi Orobie.

Le Prealpi lombarde costituiscono il settore dei rilievi montuosi compresi tra il Lago Maggiore a ovest, il Lago di Garda a est, la Pianura Padana a sud e le Alpi Orobie e le Alpi Retiche a nord. Interessano, oltre al territorio lombardo, anche porzioni del territorio elvetico (Canton Ticino) e del Trentino (Giudicarie). Oltre al Verbano e al Benaco, gli altri grandi bacini lacustri (Lago di Como, Lago di Lugano e Lago d'Iseo) dividono le Prealpi lombarde in tre aree: le Prealpi Comasche e le Prealpi Varesine a ovest del Ceresio; le Prealpi Bergamasche tra il Lago di Como ed il Lago di Iseo; le Prealpi Bresciane e le Prealpi Gardesane tra il Lago d'Iseo ed il Lago di Garda. La cima più alta delle Prealpi lombarde è la Concarena (2549 m).

Le Alpi Orobie si trovano a sud del fiume Adda, nel tratto compreso tra il Passo dell'Aprica ed il Lago di Como, e ad ovest del fiume Oglio. La cima più alta è il Pizzo di Coca (3050 m).

Alpi Atesine[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Alpi Atesine.

Il Passo di Resia[7] o, secondo altre fonti, il Passo dello Stelvio[8] rappresentano il punto di separazione tra le Alpi Atesine e le Alpi Retiche, mentre il Passo di Monte Croce di Comelico[9] o la Sella di Dobbiaco[10], sempre a seconda delle fonti, segnano il confine con le Alpi Carniche.

L'espressione "Alpi Atesine", pur essendo usato in numerosi testi italiani di Geografia[11], specie di carattere didattico e divulgativo, non si trova né nella Partizione delle Alpi, classificazione della catena alpina adottata nel 1924, né nella più recente Suddivisione Orografica Internazionale Unificata del Sistema Alpino (SOIUSA), del 2006. Ciò è dovuto alla parziale sovrapposizione di significato con le denominazioni "Alpi Retiche" ed "Alpi Noriche" e al fatto che il termine "Alpi Atesine" è usato soprattutto in Italia e le suddivisioni delle Alpi citate hanno invece un respiro internazionale[12]. Inoltre, a livello locale, al posto dell'espressione generica di "Alpi Atesine", sono usati soprattutto i nomi dei gruppi montuosi in esse compresi, di estensione più limitata, elencati nel seguente capoverso.

Le Alpi Atesine comprendono le Alpi Venoste (tra il Passo di Resia e il Giogo di Vallelunga), le Alpi Passirie (tra il Giogo di Vallelunga e il Passo del Rombo), le Alpi Sarentine (area racchiusa dalla Valle dell'Adige, dalla Valle Isarco e dal Passo di Monte Giovo, le Alpi Breonie (tra il Passo del Rombo e il Passo del Brennero), le Alpi Aurine (tra il Passo del Brennero e la Forcella del Picco), le Alpi Pusteresi, tra la Forcella del Picco e il Passo di Monte Croce di Comelico o alla Sella di Dobbiaco).

Alpi Noriche[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Alpi Noriche.

Secondo la Partizione delle Alpi, il tratto delle Alpi Noriche che ricade in Italia va dal Passo del Brennero fino alla Sella di Dobbiaco e comprende il punto più settentrionale del territorio italiano: la Testa Gemella Occidentale (2837 m), situata presso la Vetta d'Italia. Sempre secondo la Partizione delle Alpi, questo settore alpino si estende notevolmente anche oltre i confini italiani.

La denominazione "Alpi Noriche" non è usata nella classificazione della SOIUSA.

Le Alpi Noriche italiane comprendono le Alpi Aurine, tra il Passo del Brennero e la Forcella del Picco, e le Alpi Pusteresi, dalla Forcella del Picco alla Sella di Dobbiaco.

La cima più alta di questo tratto alpino è il Gran Pilastro (3510 m). Altre cime importanti sono il Picco dei Tre Signori (3498 m), il Monte Mesule (3479 m), la Cima di Campo (3418 m), il Sasso Nero (3370 m), il Monte Lovello (3378 m), la Croda Alta (3287 m) e il Monte Fumo (3250 m). Altre cime sono il Pizzo Rosso di Predoi (3495 m), il Collalto (3435 m) ed il Monte Nevoso nel Gruppo delle Vedrette di Ries, la Cima Dura (3130 m), la Croda Rossa ed il Monte Ripa nel Gruppo dei Monti di Casies.

Dolomiti[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Dolomiti.

Le Dolomiti costituiscono una catena montuosa celebre per le guglie turrite e per le pareti di roccia calcarea particolarmente adatte all'arrampicata. Esse hanno una direzione trasversale rispetto allo spartiacque alpino; infatti sono comprese tra la Val Rendena ad ovest e quella del fiume Piave ad est (Cadore). Raggiungono la loro massima altezza nella Marmolada (3342 m). Le Dolomiti Occidentali comprendono i gruppi: Brenta, Catinaccio-Latemar, Sassolungo, Odle-Puez-Cir, Sella, Marmolada, Pale di San Martino, Alpi Feltrine-Feruc. Le Dolomiti Orientali comprendono i gruppi: Schiara, Civetta-Moiazza, Pelmo-Dolomiti di Zoldo, Croda Rossa di Ampezzo, Tre Cime di Lavaredo.

Alpi Carniche[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Alpi Carniche e Alpi Carniche e della Gail.

Le Alpi Carniche si elevano tra il Sella di Dobbiaco e la Sella di Camporosso. Si possono suddividere nella Catena Carnica Principale, che segna in parte il confine che divide l'Italia dall'Austria, e nelle Alpi di Tolmezzo o Carniche Meridionali. La cima più alta è il Monte Coglians (2780 m), sulla catena principale. Altre vette importanti sono: la Creta delle Chianevate (2769 m), il Monte Cavallino (2689 m), il Monte Palombino (2600 m), il Monte Vancomune (2581 m), il Monte Peralba (2694 m), il Monte Terza Grande (2586 m) ed il Monte Fleons (2507 m) nella catena principale; il Monte Pleros (2314 m), il Col Gentile (2075 m), il Monte Tersadia (1958 m) e il Monte Sernio (2187 m) nelle Alpi di Tolmezzo.

Alpi Giulie[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Alpi Giulie e Alpi e Prealpi Giulie.

Secondo la Partizione delle Alpi, le Alpi Giulie vanno dalla Sella di Camporosso al Passo di Vrata, oltre il quale si estende il sistema montuoso dinarico.

Secondo la classificazione della SOIUSA, questo tratto alpino non costituisce una sezione autonoma, ma una sottosezione delle Alpi e Prealpi Giulie; secondo questa convenzione, inoltre, il limite orientale è la Sella di Godovici. Il tratto compreso tra la Sella di Godovici e il Passo di Vrata dunque, secondo la SOIUSA, non fa parte delle Alpi, ma appartiene al sistema montuoso dinarico.

Questo settore alpino costituisce, assieme alle Alpi Liguri, il tratto meno elevato della catena.

La cima più elevata è il Monte Tricorno (2868 m) in Slovenia. Lungo le Alpi Giulie lo spartiacque non è nettamente definito: infatti ai massicci settentrionali del Tricorno e del Monte Nero (2245 m) succede a sud una serie di altopiani calcarei, il principale dei quali è il Carso. Data la composizione calcarea del terreno, le acque lo corrodono facilmente e pertanto scorrono per lo più in caverne e cunicoli sotterranei. In territorio italiano le cime più elevate sono il Montasio (2753 m), il Monte Canin (2587 m) ed il Mangart (2677 m).

Prealpi Venete[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Prealpi Venete e Prealpi Trivenete.

Le Prealpi Venete si estendono dal Lago di Garda all'Altopiano del Cansiglio, fra le province di Verona, di Vicenza, Treviso e Belluno. Delle Prealpi Venete fanno parte i gruppi: Cadria, Torta, Monte Bondone, Monte Baldo, Folgaria, Lavarone, Altopiano di Asiago, Piccole Dolomiti, Monte Pasubio, Monti Lessini, Monte Grappa, Col Nudo, Monte Cavallo e Col Visentin. La cima più alta è il Col Nudo (2471 m).

Le Prealpi Carniche si estendono fra l'alta valle del Tagliamento a nord e ad est, la valle del Piave a ovest e la pianura padano-veneta a sud. Fanno parte delle Prealpi Carniche i gruppi: Monte Cridola, Cima Monfalcon, Monte Duranno, Monte Pramaggiore e Monte Cornaget, appartenenti alle Dolomiti Friulane; Monte Valcalda e Monte Vegnaris. La cima più elevata delle Prealpi Carniche è la Cima dei Preti (2703 m), nelle Dolomiti Friulane.

Le Prealpi Giulie sono costituite dall'insieme delle alture poste nell'estrema parte orientale del Friuli-Venezia Giulia che precedono le Alpi e si estendono dalle Prealpi Carniche fino al Carso goriziano. Il territorio che fa parte delle Prealpi Giulie è quindi compreso tra i fiumi Tagliamento ed Isonzo, e limitata a sud-ovest dalla pianura friuliana e a nord-est dalla valle di Resia e dalla sella del Monte Guarda. Le Prealpi possono inoltre essere suddivise nei gruppi: Monte Plauris, Monte Chiampon, Gran Monte, Monti Musi e Monte Matajur. La vetta più alta è il Monte Plauris (1958 m).

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ www.alpconv.org[collegamento interrotto] - L'area compresa entro il perimetro della Convenzione delle Alpi si estende per 190.959 km², con una lunghezza di circa 1.200 km e una larghezza massima di 300 km. Le Alpi si sviluppano anche in verticale: dal livello del mare raggiungono, con la vetta del Monte Bianco, l'altitudine di 4.807 metri. Un unico territorio condiviso da otto Stati: Austria (28,7% della superficie totale), Italia (27,2%), Francia (21,4%), Svizzera (13,2%), Germania (5,8%), Slovenia (3,6%), Liechtenstein (0,08%) e Principato di Monaco (0,001%)
  2. ^ Enciclopedia Treccani dei Ragazzi, voce Alpi
  3. ^
    • Enrico Camanni (a cura di), Il Grande Dizionario Enciclopedico delle Alpi, in collaborazione con Club Alpino Italiano, edizioni Priuli & Verlucca, 2007. ISBN 9788880683926.
    • Sylvain Jouty , Pascal Kober , Dominique Vulliamy, Dictionnaire encyclopédique des Alpes, volume 1, edizioni Glénat, 2006. ISBN 9782723435277.
  4. ^ a b Essendo numerosissimi i testi che usano questa suddivisione, se ne riportano solo alcuni, a mero titolo di esempio, tra quelli più diffusi delle principali case editrici.
    • Carlo Griguolo, Chiara Forgieri, Daniela Romagnoli, Il nuovo giramondo, edizioni Paravia 2014ː (pagina 16) ISBN 9788839507532A;
    • Eduardo Garzanti ed altri, Il libro Garzanti della Geografia, edizioni Garzanti 1995ː (pagina 50);
    • F. Cassone, D. Volpi, M. Ramponi, F. Dobrowolni, L'Argonauta, edizioni Lattes 1996ː (pagina 59)
    • G. Pittella (a cura di), Itinerari attraverso l'Italia, edizioni Giunti Marzocco 1990ː (pagina 94);
    • Guide rosse del TCI, volume "Trentino - Alto Adige, Touring editore (pagina 12);
    • Valerio Lugani (a cura di), Meravigliosa Italia, enciclopedia delle regioni, volume Trentino Alto Adige, edizioni Aristea (capitolo Il suo aspetto);
    • Giuseppe Morandini, Trentino-Alto Adige. 2ª edizione riveduta e aggiornata, edizioni UTET, 1971 (pagina 49);
    • M. Carazzi, F. Lebrun, V. Prevot, S. Torresani, Spazi e civiltà, edizioni Giunti-Marzocco, 1981 (tavola 20);
    • Ricciarda Simoncelli, Conoscere l'Italia, edizioni Le Monnier, 1984 (pagina 22);
    • Lorenzo Bersezio, I territori dell'uomo, Edizioni De Agostini, 1999 (pagina 143).
  5. ^ I vari testi considerano diversamente il tratto alpino compreso tra il Passo di Resia e la Sella di Dobbiaco; alcuni parlano di Alpi Atesine, altri di Alpi Retiche e di Alpi Noriche, con parziale sovrapposizione di significato.
  6. ^ (EN) John Gunn, Encyclopedia of Caves and Karst Science, Routledge, 2004, pp. 675.
  7. ^
    • Eduardo Garzanti ed altri, Il libro Garzanti della Geografia, edizioni Garzanti 1995ː (pagina 50);
    • Lorenzo Bersezio, I territori dell'uomo, Edizioni De Agostini, 1999 (pagina 143);
    • Ricciarda Simoncelli, Conoscere l'Italia, edizioni Le Monnier, 1984 (pagina 22);
    • F. Cassone, D. Volpi, M. Ramponi, F. Dobrowolni, L'Argonauta, edizioni Lattes 1996ː (pagina 59);
    • Valerio Lugani (a cura di), Meravigliosa Italia, enciclopedia delle regioni, volume Trentino Alto Adige, edizioni Aristea (capitolo Il suo aspetto).
  8. ^
    • Guide rosse del TCI, volume Trentino - Alto Adige, Touring editore (pagina 12ː Passo dello Stelvio; pagina 18ː Passo di Resia). ISBN 9788836500086. Si noti che in questa guida rossa si danno per le Alpi Atesine, in due distinti capitoli, due limiti occidentali diversi.
  9. ^
    • Eduardo Garzanti ed altri, Il libro Garzanti della Geografia, edizioni Garzanti 1995ː (pagina 50);
    • Lorenzo Bersezio, I territori dell'uomo, Edizioni De Agostini, 1999 (pagina 143)
  10. ^
    • Valerio Lugani (a cura di), Meravigliosa Italia, enciclopedia delle regioni, volume Trentino Alto Adige, edizioni Aristea (capitolo Il suo aspetto);
    • F. Cassone, D. Volpi, M. Ramponi, F. Dobrowolni, L'Argonauta, edizioni Lattes 1996ː (pagina 59);
    • Ricciarda Simoncelli, Conoscere l'Italia, edizioni Le Monnier, 1984 (pagina 22);
    .
  11. ^ Essendo numerosissimi i testi che usano questa espressione, se ne riportano solo alcuni, a mero titolo di esempio, tra quelli più diffusi delle principali case editrici.
    • Eduardo Garzanti ed altri, Il libro Garzanti della Geografia, edizioni Garzanti 1995ː (pagina 50);
    • F. Cassone, D. Volpi, M. Ramponi, F. Dobrowolni, L'Argonauta, edizioni Lattes 1996ː (pagina 59)
    • G. Pittella (a cura di), Itinerari attraverso l'Italia, edizioni Giunti Marzocco 1990ː (pagina 94);
    • Guide rosse del TCI, volume "Trentino - Alto Adige, Touring editore (pagina 12);
    • Valerio Lugani (a cura di), Meravigliosa Italia, enciclopedia delle regioni, volume Trentino Alto Adige, edizioni Aristea (capitolo Il suo aspetto);
    • Giuseppe Morandini, Trentino-Alto Adige. 2ª edizione riveduta e aggiornata, edizioni UTET, 1971 (pagina 49);
    • M. Carazzi, F. Lebrun, V. Prevot, S. Torresani, Spazi e civiltà, edizioni Giunti-Marzocco, 1981 (tavola 20);
    • Ricciarda Simoncelli, Conoscere l'Italia, edizioni Le Monnier, 1984 (pagina 22);
    • Lorenzo Bersezio, I territori dell'uomo, Edizioni De Agostini, 1999 (pagina 143);
    • Enciclopedia Treccani, voci Isarco, Tirolo, Inn;
  12. ^ Esistono comunque numerosi esempi di uso del termine in altre lingue:
    • Michael Allaby, Earth Science: A Scientific History of the Solid Earth, edizioni Infobase Publishing, 2009, pagina 127 (in Inglese), ISBN 9781438126944;
    • Encyclopedia of Quaternary Science, edizioni Elsevier, 2006 (in Inglese), ISBN 9780444536426.
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