Alois Hudal

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Alois Hudal
vescovo della Chiesa cattolica
BishopCoA PioM.svg
Nato 31 maggio 1885 a Graz
Consacrato vescovo 18 giugno 1933 dal cardinale Eugenio Pacelli
Deceduto 13 maggio 1963 a Roma

Alois Hudal conosciuto anche come Luigi Hudal (Graz, 31 maggio 1885Roma, 13 maggio 1963) è stato un vescovo cattolico austriaco.

Dopo la fine della seconda guerra mondiale stabilì una "ratline" (via di fuga) per i criminali di guerra nazisti denominata la via dei ratti.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Alois (o Luigi) Hudal nacque il 31 maggio 1885 nella città austriaca di Graz, dove studiò e conseguì il dottorato in teologia.

Ordinato sacerdote il 19 luglio del 1908, esercitò come cappellano a Kindsberg, prima di dirigersi alla volta di Roma per i suoi studi. Qui divenne cappellano del Pontificio Istituto Teutonico di Santa Maria dell'Anima (Collegio Germanicum) dove avveniva la formazione del clero di lingua tedesca.

Dopo aver completato i suoi studi a Roma (1911-1913), entrò nella facoltà per lo studio dell'Antico Testamento all'Università di Graz nel 1914. Sebbene non venne mai mantenuta la promessa di assegnargli una cattedra all'Università di Vienna, Hudal divenne un noto specialista di liturgia, dottrina, spiritualità ed errori, dal punto di vista cattolico, della Chiesa cristiana ortodossa.

Nel 1923 divenne rettore della Chiesa e dell'Ospizio di Santa Maria dell'Anima, chiesa nazionale tedesca in Roma, e del Collegio Germanicum; essendo anche padre confessore della comunità tedesca di Roma.

Il 4 gennaio 1930 fu nominato consultore della Suprema Sacra Congregazione del Sant'uffizio, e il 18 giugno 1933, a seguito della nomina ricevuta da papa Pio XI, venne consacrato vescovo titolare di Ela, dall'allora cardinale Eugenio Pacelli[senza fonte], Segretario di Stato vaticano.

Era un protégé del cardinale Theodor Innitzer[senza fonte], 10 anni più anziano di lui e arcivescovo di Vienna dal 1932 al 1955.

Hudal era un convinto anticomunista[senza fonte]. Si fregiò del distintivo dorato del partito nazista tedesco riservato ai membri più importanti dello stesso.[senza fonte] Nel 1937 pubblicò un libro intitolato I fondamenti del nazional socialismo, che ottenne l'imprimatur dell'arcivescovo Innitzer nonostante costituisse una entusiastica adesione alle tesi hitleriane. Curiosamente questo stesso libro, in seguito, venne bandito dai nazisti[senza fonte] a causa del loro disprezzo verso il cattolicesimo in generale e la Santa Sede in particolare. Nel libro Hudal cercava di stabilire un compromesso tra nazismo e cristianesimo, proponendo che alla Chiesa fosse lasciata l'educazione della gioventù e al partito nazista la direzione politica del paese.

Nonostante la messa a bando del libro, molte rigide restrizioni verso monasteri e parroci, gli sforzi del governo di eliminare dalle scuole l'educazione cattolica (con il bando del crocifisso non solo nelle scuole ma anche in tutti gli uffici pubblici, vedi Oldenburger Kreuzkampf), nonostante persino la distruzione di alcuni conventi e il bando ufficiale di giornali e associazioni cattoliche in seguito all'annessione dell'Austria (Ostmark), il vescovo Hudal rimase un fervente nazista vicino alle alte gerarchie del regime. Durante la guerra, Hudal entrò in contatto a Roma con Walter Rauff.[senza fonte]

Dopo la guerra Hudal fu l'organizzatore della ratline che consentì la fuga in Sud America di molti criminali di guerra quali Franz Stangl, comandante del campo di concentramento di Treblinka[1], Gustav Wagner, comandante del campo di concentramento di Sobibor, Alois Brunner, organizzatore della deportazione dalla Francia e Slovacchia nei campi di concentramento tedeschi e di Adolf Eichmann. Nel 1947 l'attività di Hudal provocò uno scandalo sulla stampa[senza fonte] e cinque anni più tardi rassegnò le dimissioni dal suo incarico[senza fonte].

Il 15 agosto 1950 venne nominato consultore della Sacra Congregazione del Concilio. Visse il resto della sua vita a Grottaferrata, nei pressi di Roma, città nella quale morì il 13 maggio 1963, venendo sepolto nel Camposanto Teutonico in Vaticano.

Rapporti con il Vaticano[modifica | modifica sorgente]

Nonostante la precedente adesione al nazismo, alla fine della guerra Hudal fu incaricato di occuparsi degli sfollati di guerra oltre ad essere prescelto come responsabile degli internati tedeschi in Italia. Il Vaticano si accordò con gli Alleati al fine di concedere uno speciale passaporto per i viaggi di Hudal. La fuga dei ratti venne materialmente finanziata da Rauff e dal cardinale Giuseppe Siri, arcivescovo di Genova.

Il Vaticano fu coinvolto nel grande lavoro umanitario del dopoguerra per soccorrere gli sfollati e qualche storico di simpatie cattoliche in Hudal vede solo un attore minore su un palcoscenico ben più grande. Il gesuita Robert A. Graham (1913-1997), coautore dell'XI volume Atti e documenti della Santa Sede relativi alla seconda guerra mondiale (Città del Vaticano, 1965-1981) afferma che l'attività di Hudal non rifletteva la posizione ufficiale della Santa Sede, che egli fosse un pesce piccolo e che operava in modo del tutto autonomo senza alcuna copertura superiore. L'altro autore del volume citato Atti e documenti, il gesuita Pierre Blet, menziona Hudal solo in merito all'incarico che ricevette nell'ottobre del 1943 da parte della Santa Sede di fare da tramite con gli esponenti del regime nazista, perché fosse posto termine alle razzie nei conventi di Roma. Nei conventi suddetti, infatti, si erano rifugiati centinaia di ebrei in seguito all'occupazione della città da parte dei tedeschi nel settembre del 1943. Questa richiesta d'intervento era stata preceduta da pressioni diplomatiche e, sempre secondo il Blet, raggiunse l'obiettivo di salvare molte vite.[senza fonte]

Prima che il lavoro di Graham e Blet fosse pubblicato, lo storico Michael Phayer, professore dell'università cattolica gesuita di Marquette, ha sostenuto l'esistenza di una stretta collaborazione tra il Vaticano (papa Pio XII e Giovanni Battista Montini, allora "Sostituto" al Segretariato di Stato, in seguito divenuto papa Paolo VI), da un lato e Draganovic-Hudal dall'altro, e ha sostenuto che lo stesso Pio XII fosse direttamente coinvolto nella fuga dei ratti.[senza fonte]

Comunque, in accordo con altre fonti, il vescovo Hudal poteva essere un informatore basato in Vaticano dello spionaggio nazista. Molti autori menzionano i suoi contatti a Roma con il capo dell'intelligence delle SS Walter Rauff, colui che sviluppò l'idea dello sterminio mobile mediante dei furgoni che immettevano i gas di scarico nel vano sigillato dove venivano caricati i prigionieri, che fu mandato a Roma nella primavera del 1943 per un periodo di sei mesi senza alcun incarico specifico.[senza fonte] Viene affermato che Hudal abbia incontrato Rauff e che abbia iniziato a cooperare per impostare una rete che permettesse la fuga dei nazisti al termine della guerra.[senza fonte] Nei fatti Hudal fu uno dei principali organizzatori cattolici della via dei ratti, assieme all'ecclesiastico croato Krunoslav Draganovic,[senza fonte] Nelle sue memorie postume, Hudal invece ricorda con amarezza lo scarso supporto da parte della Santa Sede alla guerra della Germania nazista contro il "bolscevismo senza Dio" combattuto sul fronte orientale. Hudal diverse volte nelle sue memorie si lamenta delle critiche che ricevette il nazismo dai diplomatici di Pio XII[senza fonte]. e disse, che considerava cosa buona e giusta salvare i ricercati tedeschi dalle persecuzioni degli alleati[senza fonte].

Opere maggiori[modifica | modifica sorgente]

  • Die deutsche Kulturarbeit in Italien (Münster, 1934) - L'attività culturale tedesca in Italia.
  • Rom, Christentum und deutsches Volk (1935) - Roma, Christendom and the German People.
  • Deutsches Volk und christliches Abendland (1935) - Il popolo tedesco e l'occidente cristiano.
  • Die Grundlagen des Nationalsozialismus (Lipsia e Vienna, 1936) - I fondamenti del nazionalsocialismo.
  • Römische Tagebücher. Lebensbeichte eines alten Bischofs (Graz, 1976) - Diari di Roma. Confessioni sulla vita di un vecchio vescovo.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Stangl giunse a Roma nel 1948 ed Hudal gli procurò denaro, nuovi documenti, un visto per la Siria ed un lavoro in un cotonificio di Damasco. Vedi Enzo Biagi, La seconda guerra mondiale, vol. V, Fabbri Editori, 1995, pag. 1643.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Enzo Biagi, La seconda guerra mondiale, vol. V, Fabbri Editori, 1995 (ISBN non esistente)

Testi sull'argomento[modifica | modifica sorgente]

  • Mark Aarons e John Loftus Ratlines: How the Vatican's Nazi Networks Betrayed Western Intelligence to the Soviets, William Heinemann, 1991 (ripubblicato nrgli USA come Unholy Trinity).
  • Robert Graham and David Alvarez, Nothing Sacred: Nazi Espionage against the Vatican, 1939-1945, London: Frank Cass, 1998.
  • Michael Phayer, The Catholic Church and the Holocaust, 1930-1965, Indiana University Press, 2000.
  • Pierre Blet, Pio XII e la Seconda guerra mondiale negli archivi del Vaticano, Cinisello Balsamo, Mi: Edizioni San Paolo, 1999.
  • Gerald Steinacher, Nazis auf der Flucht. Wie Kriegsverbrecher über Italien nach Übersee entkamen. Studienverlag Wien-Innsbruck-München 2008 ISBN 978-3-7065-4026-1
  • "Krunoslav Draganovic", in The Pavelic Papers su http://www.pavelicpapers.com/documents/draganovic/ Attenzione: questo sito indipendente riguardo "The Butcher of the Balkans" e il movimento ustascia è stato chiuso per ragioni sconosciute sin dal luglio 2006.
  • Greg Whitlock, "Alois Hudal: Clero-Fascist Nietzsche critic", Nietzsche-Studien, volume 32, 2003.
  • Erika Weinzierl, "Kirche und Nationalsozialismus" at http://www.doew.at/service/ausstellung/1938/22/22.html, con foto di Hudal, arcivescovo Innitzer e fac-simili di molti documenti riguardanti l'Anschluss e il benvenuto da parte di Innitzer.
  • Johan Ickx, "The Roman 'non possumus' and the Attitude of Bishop Alois Hudal towards the National Socialist Ideological Aberrations", in: Gevers L., Bank J (ed.), Religion under Siege. The Roman Catholic Church in Occupied Europe (1939-1950), I (Annua Nuntia Lovaniensia, 56.1), Löwen, 2008, 315 ss.
  • Luigi Hudal, vescovo di Aela la posizione di Alois Hudal nella gerarchia cattolica
Predecessore Vescovo titolare di Ela Successore BishopCoA PioM.svg
Charles-Marie-Félix de Gorostarzu 1º giugno 1933 - 13 maggio 1963 Joseph-Marie Trinh van-Can

Controllo di autorità VIAF: 3262577 LCCN: nr89017358