Università di Bologna

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
(Reindirizzamento da Alma Graduate School)
Alma Mater Studiorum - Università di Bologna
Logo
Stato Italia Italia
Città Bologna
Altre sedi Buenos Aires, Cesena, Forlì, Ravenna, Rimini, Ozzano dell'Emilia
Nome latino Universitas Bononiensis
Soprannome Unibo
Motto Alma mater studiorum - Petrus ubique pater legum Bononia mater
Fondazione 1088
Tipo statale
Scuole Agraria e Medicina veterinaria
Economia, Management e Statistica
Farmacia, Biotecnologie e Scienze motorie
Giurisprudenza
Ingegneria e Architettura
Lettere e Beni culturali
Lingue e Letterature, Traduzione e Interpretazione
Medicina e Chirurgia
Psicologia e Scienze della Formazione
Scienze
Scienze Politiche
Rettore Francesco Ubertini (dal 1º novembre 2015)
Studenti 77 407 (7 gennaio 2015[1]) [2]
Affiliazioni Gruppo di Coimbra, Europaeum, Utrecht Network IFPU
Sport CUS Bologna
Sito web www.unibo.it

L'Alma Mater Studiorum - Università di Bologna[3] (già Università degli Studi di Bologna) è una università italiana statale, nonché la più antica università d'Europa.[4][5][6]

Nonostante le prime edizioni note di statuti universitari risalgano al 1317[7], una fiorente scuola giuridica esisteva già dall'XI secolo: secondo alcuni storici l'anno della fondazione è il 1088, data fissata, in occasione dell'ottavo centenario, da una commissione presieduta da Giosuè Carducci;[8] il fondatore è considerato Irnerio, morto presumibilmente dopo il 1125[9].

Attualmente, nelle 11 scuole e 33 dipartimenti, ospita circa 80 mila studenti[10] ed è articolata secondo una struttura multicampus: oltre al Campus di Bologna vi sono i campus di Cesena, Forlì, Ravenna e Rimini e la sede estera di Buenos Aires[11]. Inoltre dispone di scuole superiori, istituti e collegi tra i quali il Collegio Superiore, di strutture per la ricerca, quali i Centri interdipartimentali e una rete di strutture bibliotecarie e museali.

Storia dell'Alma Mater[modifica | modifica wikitesto]

Origini[modifica | modifica wikitesto]

L'ingresso di alcuni studenti nella Natio Germanica Bononiae, il collegio di studenti tedeschi a Bologna; miniatura del 1497

Considerata, la più antica università propriamente detta del mondo occidentale, lo Studium nacque come libera e laica organizzazione fra studenti. Sebbene tra gli storici sia ancora aperto il dibattito se siano nate prima le nationes o le universitates nel processo di nascita dell'università come istituzione è unanimemente riconosciuto il ruolo costitutivo svolto dal modello corporativo delle “nazioni”: organizzazioni di studenti che sceglievano e finanziavano in prima persona i docenti attraverso un sistema di raccolta delle donazioni (collectio)[12]. Essi si organizzarono in collegi per l'aiuto reciproco fra compagni della stessa nazionalità (nationes), divise in intramontani (o citramontani) e ultramontani. Già nel XII secolo erano ben diciassette le subnationes intramontane e quattordici le ultramontane[13]. A testimonianza di ciò, nel palazzo dell'Archiginnasio (che fu sede dell'Università dal 1563), è presente un complesso araldico, il maggiore esistente al mondo, di quasi 6000 stemmi studenteschi[14].[15]. È inoltre attivo ancora oggi il pregevole Collegio di Spagna, certamente il più famoso tra i numerosi fondati fra il XIII e il XVII secolo.

(Fermo restando che il concetto di “modello” si formula come tale solo attraverso un'analisi storiografica) il cosiddetto “modello bolognese” si basava su un'associazione di studenti legati tra loro da un giuramento d'appartenenza e dotati di capi riconosciuti (rectores), dove ogni associazione (nationes) forniva ai propri membri varie forme di protezione e privilegi ed era incaricata del processo di reclutamento dei docenti; il cosiddetto “modello parigino” dell’universitas magistrorum era invece basato sull'associazionismo dei maestri, i quali si occupavano di regolare gli studi dei propri scolari ponendosi come principali interlocutori presso le istituzioni del periodo[16]. A partire dalla fine del secolo XV il Comune di Bologna provvedeva uno stipendio minimo per i docenti, (scelti tra i membri delle famiglie aristocratiche petroniane) che entravano così a far parte dei Collegi dei Dottori relativi alla propria disciplina[17].

L'origine dello Studium si deve all'incontro di insigni studiosi di diritto detti glossatori che furono chiamati a commentare gli antichi Codici del Diritto Romano. I primi studi furono quindi incentrati sul diritto e fra i primi eruditi di cui si ha documentazione sono Pepone, Irnerio e Graziano (autore del Concordantia discordantium canonum, primo manuale di diritto canonico). Nel 1158 Federico Barbarossa promulgò la Costitutio Habita (o Authentica Habita) con cui l'Università venne tutelata come luogo di ricerca e studio indipendentemente da ogni altro potere[18].

A partire dal XIV secolo si aggiunsero ai giuristi anche studiosi di logica, astronomia, medicina, filosofia, aritmetica, retorica, grammatica e poi teologia, greco ed ebraico.

Gli stemmi studenteschi dell'Archiginnasio, che fu sede dell'ateneo sino al 1803

Nel XV secolo l'ateneo si ridimensionò un poco ma mantenne giuristi di prestigio come ad esempio Andrea Alciato, detentore della prima Cattedra ordinaria delle Leggi[19] e Christoph von Scheurl che ne fu studente e cattedratico.

Nel XVI secolo vennero istituiti i primi insegnamenti di "magia naturale"[20], ovvero ciò che conosciamo oggi come scienza sperimentale. Figure di rilievo furono Pietro Pomponazzi, professore di Filosofia dal 1512 al 1524[19] che sfidò le posizioni tradizionaliste della teologia sostenendo lo studio delle leggi naturali, Ulisse Aldrovandi, precursore del moderno metodo d'indagine nelle scienze naturali[21], e il teologo antiaverroista nonché rettore Giovanni Crisostomo Javèlli.

Nello stesso periodo l'università divenne un centro di eccellenza per l'algebra, con esponenti di spicco come Gerolamo Cardano e Scipione del Ferro, mentre la medicina fece progressi enormi grazie al contributo di Gaspare Tagliacozzi, pioniere della chirurgia rinoplastica[22], (che nel 1597 pubblica la sua fondamentale opera De curtorum chirurgia per insitionem)[23] e, nel secolo successivo, di Marcello Malpighi le cui osservazioni al microscopio conducono a fondamentali scoperte nel campo della circolazione sanguigna[24].

La fama dell'Università fece diventare Bologna meta di ospiti e studiosi illustri. Negli oltre nove secoli di storia, si ricordano fra i suoi studenti personaggi di spicco Dante Alighieri, Francesco Petrarca, Guido Guinizelli, Cino da Pistoia, Cecco d'Ascoli, Re Enzo, Salimbene da Parma, Coluccio Salutati e poi Tommaso Becket, Paracelso, Erasmo da Rotterdam, Papa Niccolò V, Raimondo di Peñafort, Albrecht Dürer, san Carlo Borromeo, Torquato Tasso, Carlo Goldoni[25].

Studiarono a Bologna anche Pico della Mirandola e Leon Battista Alberti mentre Niccolò Copernico vi studiò diritto pontificio[25].

Il teatro anatomico dell'Università di Bologna, costruito nel 1637 e situato nel Palazzo dell'Archiginnasio

Nel XVIII secolo il Papa Benedetto XIV favorì l'Istituto di Scienze, istituito nel 1711 per volontà di Luigi Ferdinando Marsili, con doni di materiale scientifico della propria biblioteca e incoraggiò arte e scienza in diversi modi[26]. La scossa culturale lambertiniana, avviata nel 1745, aggiunse alla cattedra di matematica superiore quelle di meccanica, fisica, algebra, ottica, chimica e idrometria e portò a Bologna matematici e astronomi come Domenico Guglielmini, Eustachio e Gabriele Manfredi, chimici e medici-chirurghi come Jacopo Bartolomeo Beccari (tra i precursori della microbiologia) e Pier Paolo Molinelli[27], promotore di un rinnovato interesse per la pratica della chirurgia[28]. Le scienze e la tecnologia mostrarono il loro sviluppo con gli studi pionieristici di Luigi Galvani sull'elettricità ma, grazie al rilancio degli studi di storia ed erudizione, non mancarono letterati, come Ercole Francesco Dandini[29], e Francesco Maria Zanotti[30], storici come Giovanni Grisostomo Trombelli[31] e Ludovico Ravioli e il commediografo Francesco Albergati Capacelli.

Nei secoli seguenti spiccarono figure come Giovanni Capellini, Giosuè Carducci, Giovanni Pascoli, Augusto Righi, Federigo Enriques, Giacomo Ciamician e Augusto Murri.

Medaglia dell'VIII centenario.
Luigi Giorgi medaglia 91001671.jpg
Umberto I a sinistra Testo in otto linee
Medaglia di Luigi Giorgi[32]

Nel 1877 venne istituita la Scuola di Applicazione degli Ingegneri. La prima sede della scuola fu l'ex monastero di S. Giovanni dei Celestini, vicino a Piazza Maggiore e successivamente soppresso. L'attuale sede della Scuola di Ingegneria è stata inaugurata nel 1935[33].

Nel 1888 si celebra l'ottavo centenario dello Studium, evento che riunisce a Bologna tutte le università del mondo per onorare quella che in un certo senso è la Madre delle Università. La cerimonia diviene una festa internazionale degli studi poiché le università riconoscono in quella di Bologna le loro radici.

Alla fine degli anni Ottanta l'Università di Bologna comincia a dotarsi di una struttura policentrica espandendosi a Buenos Aires e nel territorio emiliano-romagnolo, creando nel 1986 una prima sede distaccata a Ravenna[34]. Nel 1989 vengono istituiti anche a Cesena[35] e a Forlì[36] delle sedi distaccate. Nel 2001 l'Università di Bologna continua la propria espansione nel territorio romagnolo istituendo i poli scientifici-didattici di Forlì, Cesena e Ravenna che nel 2012, in seguito all'ingresso in vigore del nuovo Statuto d'Ateneo, assumono la denominazione di Campus[37].

L'Università continuò a mantenere una posizione fondamentale nel campo della ricerca e della formazione fino alla prima guerra mondiale, quando altre realtà presero il sopravvento nella scena culturale europea[senza fonte].

L'Unibo nel ventunesimo secolo[modifica | modifica wikitesto]

Come eredità della sua storia l'Università possiede raccolte e musei:

  • l'archivio storico: struttura integrata di testimonianze documentali, fotografiche e cimeli quale memoria storica dell'Ateneo. Conserva, il patrimonio documentale e fotografico della sua storia, gestisce la Quadreria dell'Università, cura una Biblioteca di storiografia universitaria, si occupa del Museo Europeo degli Studenti (MEUS), centro di documentazione sulla storia studentesca della città, con sede presso lo storico Palazzo Poggi;
  • la biblioteca universitaria[38][39], che risale al 1712, anch'essa situata a Palazzo Poggi. Fino al 1803 aveva sede nell'Archiginnasio, che mantiene all'interno della propria struttura locali utilizzati in passato per le lezioni universitarie, tra queste il teatro anatomico.

A Bologna è stato ratificato nel 1999 un trattato per il rinnovo e l'armonizzazione dei sistemi universitari europei (Dichiarazione di Bologna).

L'Università è tra i membri fondatori del consorzio interuniversitario CINECA[40].

Le Facoltà[modifica | modifica wikitesto]

La ex-chiesa di Santa Lucia, oggi aula magna

Fino al 2012 l'Università di Bologna era organizzata in ventitré Facoltà, corrispondenti a differenti ambiti didattici che definivano e organizzavano le attività didattiche dei corsi.

  • Facoltà di Medicina e Chirurgia
  • Facoltà di Agraria
  • Facoltà di Architettura
  • Facoltà di Chimica Industriale
  • Facoltà di Conservazione dei Beni Culturali
  • Facoltà di Economia
  • Facoltà di Farmacia
  • Facoltà di Giurisprudenza
  • Facoltà di Ingegneria
  • Facoltà di Ingegneria Seconda Facoltà
  • Facoltà di Lettere e Filosofia
  • Facoltà di Lingue e Letterature Straniere
  • Facoltà di Medicina Veterinaria
  • Facoltà di Scienze della Formazione
  • Facoltà di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali
  • Facoltà di Scienze Motorie
  • Facoltà di Scienze Politiche e Facoltà di Scienze Politiche «Roberto Ruffilli» (Forlì)
  • Facoltà di Scienze Statistiche
  • Facoltà di Scuola Superiore di Lingue Moderne per Interpreti e Traduttori

La riforma dell'Università (Legge 240/2010)[modifica | modifica wikitesto]

A seguito della riforma Gelmini l'Università ha attivato trentatré Dipartimenti e undici Scuole a partire dall'anno accademico 2012/13,[41]. I corsi di studio, prima gestiti dalle Facoltà, sono attivati su proposta dei Dipartimenti e gestiti con il coordinamento delle Scuole.

Scuola di Medicina e Chirurgia[modifica | modifica wikitesto]

Istituti di Anatomia della Facoltà di Medicina di Bologna

La Scuola di Medicina e Chirurgia dell'Università degli Studi di Bologna coordina i numerosi Corsi di laurea nelle professioni sanitarie. Segreteria e Presidenza hanno sede presso il polo "Augusto Murri" all'interno del Policlinico Sant'Orsola-Malpighi.

Il primo medico di cui si ha notizia a Bologna è Petrus (fine X secolo), dopodiché altri dottori svolsero a Bologna anche attività didattica. Solo nel 1288 il Comune riconobbe i Magister in fisica (ovvero anche medicina) nei propri statuti. Nel 1316 venne riconosciuta la Universitas Artistarum e il Collegio Medico. Nel medesimo anno Mondino de' Luzzi introdusse anche lo studio dell'Anatomia. Lo statuto del 1405 portò a quattro anni la durata del corso e stabilì tre materie fondamentali: medicina teorica, medicina pratica e chirurgia.

Nel 1570 venne ufficialmente assegnata la prima Cattedra di Anatomia in Italia. Sempre nel XVI secolo cominciarono a ramificarsi numerose specialità (pediatria, dermatologia). Nel 1563 la facoltà si trasferì, assieme all'Università intera, al palazzo dell'Archiginnasio. Il clima del seicento controriformista si fece sentire anche nello studio che conobbe un'epoca di stasi. Tuttavia proprio ora lavorò il grande Marcello Malpighi (1628-1694) che condusse numerose, fondamentali, ricerche su polmoni, recettori sensoriali, fegato, milza, reni (a lui la scoperta dei Glomeruli del Malpighi) ed embrioni. Al contrario, nel Settecento, l'Illuminismo ebbe risonanza anche a Bologna, dove si verificò un rinnovamento degli studi medici. Il Chirurgo, prima di esercitare, avrebbe dovuto esercitarsi sui cadaveri fino alla padronanza degli strumenti chirurgici. L'Impero di Napoleone costrinse a una riforma la facoltà. Venne divisa in Facoltà di Medicina (8 insegnamenti) e Facoltà di Chirurgia. Alla grande espansione della facoltà dovette far seguito una sistemazione degli insegnamenti in diversi luoghi (Palazzo Poggi, ex Convento di Santa Maria dei Servi), mentre le cliniche vennero concentrate, dapprima al "Grande Spedale" (Ospedale Maggiore), poi all'Ospedale Azzolini, in via Zamboni. Con la restaurazione il Governo Pontificio riformò nuovamente le facoltà (Quod Divina Sapientia 1824). Quella di Medicina, quadriennale, e quella di Chirurgia, solamente triennale, dovevano essere seguite da due anni di praticantato presso le cliniche per l'abilitazione alla libera professione. Nel 1869 le cliniche trovarono definitiva sistemazione all'Ospedale Sant'Orsola.

Docenti illustri della Facoltà sono stati:

Nella classifica mondiale del 2016 stilata da QS World University Rankings l'Università di Bologna è risultata in posizione 51ª-100ª per le Scienze Mediche e, assieme all'Università di Milano, guida la classifica delle università italiane per la medicina.[42]

Dal 2015 il presidente della Scuola di Medicina e Chirurgia è il prof. Fabrizio De Ponti.[43]

Organizzazione e struttura[modifica | modifica wikitesto]

Organi di ateneo[modifica | modifica wikitesto]

I principali organi di ateneo sono: rettore, prorettori e delegati, prorettore incaricato per le sedi della Romagna, Senato Accademico, Consiglio di Amministrazione, Collegio dei Revisori dei Conti, Nucleo di valutazione, Direttore Generale. Come previsto dallo Statuto sono inoltre presenti organi ausiliari: Consiglio degli Studenti, Consulta del personale tecnico amministrativo, Consulta dei sostenitori, Garante degli Studenti, Comitato Unico di Garanzia per le pari opportunità, la valorizzazione del benessere di chi lavora e contro le discriminazioni nel lavoro (CUG).[44][45]

Dal 1º novembre 2015 Francesco Ubertini è il Rettore dell'Università di Bologna (2015 - 2021).[46][47]

Sedi[modifica | modifica wikitesto]

L'Università di Bologna ha adottato una struttura multicampus che comprende, oltre alle sede centrale di Bologna, quattro campus a Cesena, Forlì, Ravenna e Rimini che favoriscono la diffusione dell'offerta formativa e la realizzazione di stabili attività di ricerca sul territorio regionale e una sede a Buenos Aires, quest'ultima offre invece master e corsi di alta formazione.[48]

Scuole e dipartimenti[modifica | modifica wikitesto]

Le scuole dell'Università di Bologna, sono undici.[49]

  • Agraria e Medicina veterinaria
  • Economia, Management e Statistica
  • Farmacia, Biotecnologie e Scienze motorie
  • Giurisprudenza
  • Ingegneria e Architettura
  • Lettere e Beni culturali
  • Lingue e Letterature, Traduzione e Interpretazione
  • Medicina e Chirurgia
  • Psicologia e Scienze della Formazione
  • Scienze
  • Scienze Politiche

L'Università si articola in trentatré Dipartimenti, organizzati per settori di ricerca omogenei che integrano attività afferenti a una o più Scuole.[50]

  • Architettura - DA
  • Beni Culturali - DBC
  • Chimica "Giacomo Ciamician" - CHIM
  • Chimica industriale "Toso Montanari" - CHIMIND
  • Delle Arti – DARvipem
  • Farmacia e Biotecnologie - FaBiT
  • Filologia classica e Italianistica - FICLIT
  • Filosofia e Comunicazione - FILCOM
  • Fisica e Astronomia - DIFA
  • Informatica - Scienza e Ingegneria - DISI
  • Ingegneria civile, chimica, ambientale e dei Materiali - DICAM
  • Ingegneria dell'Energia elettrica e dell'Informazione "Guglielmo Marconi" - DEI
  • Ingegneria industriale - DIN
  • Interpretazione e Traduzione - DIT
  • Lingue, Letterature e Culture moderne - LILEC
  • Matematica - MAT
  • Medicina specialistica, diagnostica e sperimentale - DIMES
  • Psicologia - PSI
  • Scienze agrarie - DipSA
  • Scienze aziendali - DiSA
  • Scienze biologiche, geologiche e ambientali - BiGeA
  • Scienze biomediche e neuromotorie - DIBINEM
  • Scienze dell'Educazione "Giovanni Maria Bertin" - EDU
  • Scienze e Tecnologie agro-alimentari- DISTAL
  • Scienze economiche - DSE
  • Scienze giuridiche - DSG
  • Scienze mediche e chirurgiche - DIMEC
  • Scienze mediche veterinarie - DIMEVET
  • Scienze per la Qualità della Vita - QUVI
  • Scienze politiche e sociali - SPS
  • Scienze statistiche "Paolo Fortunati" - STAT
  • Sociologia e Diritto dell'Economia - SDE
  • Storia Culture Civiltà - DiSCi

Centri, scuole superiori, istituti e collegi[modifica | modifica wikitesto]

Presso l'Università di Bologna sono attivi interdipartimentali di ricerca interdisciplinare e internazionale. Sono presenti altri centri di ricerca scientifica e formazione didattica per specializzazione.[51]
Integrato all'Università di Bologna è il Collegio Superiore, che accoglie gli studenti più meritevoli offrendo una borsa di studio e un alloggio gratuito (presso la Residenza di Studi Superiori) e fornendo una formazione aggiuntiva interdisciplinare, a cui si accede tramite concorso.
Nell'Ateneo bolognese esisteva il Centro Superiore di Logica e Scienze Comparate, attivo tra gli anni settanta e novanta, che ha avuto tra i suoi presidenti il docente Franco Spisani. L'Università di Bologna ha anche un Centro Linguistico di Ateneo (CLA) distribuito in cinque sedi: Bologna, Cesena, Forlì, Ravenna e Rimini che è formato unendo nel 2012 i due centri linguistici precedentemente operanti nell'ateneo, il CILTA (il primo centro di linguistica teorica e applicata fondato in Italia[senza fonte]) e il CLIRO.[52]

Musei[modifica | modifica wikitesto]

L'Università di Bologna offre un'ampia serie di collezioni, che con il tempo sono state arricchite e organizzate in musei indipendenti coordinati dal Sistema Museale d'Ateneo (SMA).[53][54]

Biblioteca digitale e open access[modifica | modifica wikitesto]

La biblioteca digitale offre una selezione di riviste scientifiche open access[55][56] pubblicate dai Dipartimenti e dai gruppi di ricerca dell'Università di Bologna. Il programma di pubblicazione e gestione usato è Open Journal Systems 2.4.2.0, distribuito con licenza GPL dal Public Knowledge Project[57]. Le riviste edite sono di ambito prevalentemente umanistico ma vengono pubblicate, per esempio, anche IN_BO[58], una rivista realizzata nel corso di laurea "Ingegneria Edile - Architettura" e dedicata alla formazione degli studenti, oppure il Journal of Formalized Reasoning, una rivista sulla formalizzazione di ogni area della matematica.

La biblioteca digitale di ateneo risale al 2001[59] di una[60], con le seguenti finalità:

  • sviluppo delle collezioni digitali con acquisizione di contenuti digitali in commercio, disponibili liberamente in Internet o prodotti dall'Ateneo per la didattica didattiche e ricerca sia da digitalizzazione di materiale conservato nelle Biblioteche di Ateneo
  • l'organizzazione e lo sviluppo della tecnologia necessaria alla raccolta, alla gestione e alla conservazione delle collezioni digitali secondo standard internazionali
  • lo sviluppo di servizi per gli utenti come: procedure web di auto-archiviazione nei depositi, portali, interfacce e motori di ricerca, sistemi di linking fra i contenuti digitali, servizi di informazione

Alunni celebri[modifica | modifica wikitesto]


Bononia University Press[modifica | modifica wikitesto]

Bononia University Press
Stato Italia Italia
Tipo Società per azioni
Fondazione 1998
Sede principale Bologna
Settore Editoria
Sito web www.buponline.com

La Bononia University Press S.p.A. (BUP) è una casa editrice associata all'Università, costituita nel 1998 con sede inizialmente in via Zamboni 25, dal 2007 in via Farini 37 e dal 2015 in via Foscolo 7 sempre a Bologna.

Pubblica circa 90 titoli all'anno e, a settembre 2014, dispone di un catalogo di circa 900 titoli che comprende testi accademici e d'arte, saggistica, narrativa, illustrazione per bambini, storia e fotografia, inoltre riviste di argomento scientifico e culturale.

Collabora con:[61]: l'Istituto per i beni artistici, culturali e naturali della Regione Emilia-Romagna (IBACN), il Sistema museale GENUS BONONIAE Musei per la città, l'Istituto per la storia di Bologna, l'Istituto per la storia dell'Università di Bologna e il Centro Studi per la Storia del lavoro e delle Comunità Territoriali di Imola, l'ICCD - Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione, il CMCC - Centro euro-mediterraneo sui cambiamenti climatici, l'INGV - Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia e il Museo civico di Bolzano.

Dal 2006 pubblica le opere dei vincitori dei premi biennali di narrativa italiana inedita “Arcangela Todaro-Faranda”[62]- e dal 2009 è l'editore dell'Illustrator's Annual[63], il catalogo ufficiale degli illustratori della Bologna Children's Book Fair.

Tra gli autori che hanno pubblicato: Vincenzo Balzani, Renato Barilli, Ovidio Capitani, Andrea Emiliani, Vittorio Emiliani, Antonio Faeti, Franco La Polla, Emilio Pasquini, Gianfranco Pasquino, Renato Zangheri e gli illustratori Cinzia Ghigliano, Federico Maggioni, Grazia Nidasio e Gianluigi Toccafondo.

Bologna Business School (BBS)[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2000 l'Ateneo ha dato vita a una nuova business school (prima Almaweb, poi Alma Graduate School e ora Bologna Business School). La Fondazione BBS ha come soci fondatori, oltre all'Università di Bologna, la Fondazione Carisbo, la Fondazione Marconi, Profingest, Unicredit e Unindustria Bologna. Nel 2005 il Global MBA di BBS ha ricevuto l'accreditamento EPAS da parte di EFMD ed è stata giudicata la seconda business school italiana per importanza dalla classifica Eduniversal, a cui contribuiscono i Dean di tutte le business school del mondo.

Ogni anno partecipano ai corsi di BBS, tenuti a Villa Guastavillani; oltre 600 studenti e manager da tutto il mondo.

Nel 2011, assieme alla Chapman Graduate School of Business della Florida International University, alla Mirbis di Mosca e alla Coppa (Università Federale di Rio de Janeiro) ha fondato l'EMBA Consortium for Global Business Innovation[64], rete di business school internazionali oggi presente in 10 paesi.

Il Presidente è il Rettore dell'Università di Bologna; attualmente il Presidente del Collegio di Indirizzo è Romano Prodi e il Dean è Massimo Bergami. Tra i membri del Collegio di indirizzo[65] figurano industriali italiani di spicco, come Andrea Pontremoli, CEO di Dallara Automobili, Eugenio Sidoli, CEO di Philip Morris Italia e Alberto Vacchi, Presidente di Unindustria Bologna e Presidente e AD di IMA S.p.A.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Anagrafe Nazionale Studenti
  2. ^ Nucleo di Valutazione del'Ateneo di Bologna, Appendice 1. L'ateneo in 40 indicatori (PDF), unibo.it, p. 2. URL consultato il 17 giugno 2014.
  3. ^ statuto
  4. ^ Oldest university, Guinness World Records. URL consultato il 15 settembre 2014.
  5. ^ (EN) University su britannica.com
  6. ^ Università su Treccani.it
  7. ^ La data del 1317 qui indicata è quella della prima edizione nota dello statuto dell'Università dei Giuristi come raccolto da Carlo Malagola nella sua opera. Vedi Carlo Malagola (pubblicati da), Statuti delle università e dei collegi dello Studio bolognese, Bologna, N. Zanichelli, 1888, rist. anast. Torino, 1966 e Bologna 1988. Per un inquadramento del tema storiografico della produzione statutaria universitaria cfr. Carla Frova, Antiche e moderne edizioni di statuti universitari italiani d'età medievale e moderna, in Romano, pp. 145-153.
  8. ^ Girolamo Arnaldi, Il discorso di Giosue Carducci per l'ottavo (virtuale) centenario dello Studio di Bologna, in La Cultura, anno XLVI, n. 3, dicembre 2008, pp. 405-424, doi: 10.1403/28351.
  9. ^ Ennio Cortese, Irnerio, in Dizionario biografico degli italiani, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. URL consultato il 10 giugno 2014.
  10. ^ Nucleo di Valutazione del'Ateneo di Bologna, Appendice 1. L'ateneo in 40 indicatori (PDF), unibo.it, p. 2. URL consultato il 17 giugno 2014.
  11. ^ Sedi e strutture dell'università di Bologna, su Portale dell'Alma Mater Studiorum - Università di Bologna. URL consultato l'11 giugno 2014. Dopo l'entrata in vigore della Riforma Gelmini l'Ateneo di Bologna ha riformato le precedenti "Facoltà" in "Scuole", come indicato nell'articolo 18 del nuovo Statuto, consultabile online presso: Statuto d'Ateneo (PDF), su Normateneo. URL consultato l'11 giugno 2014.
  12. ^ Antonio Ivan Pini, Le 'nationes' studentesche nel modello universitario bolognese nel medio evo in Romano, Brizzi (a cura di), pp. 21-30. Disponibile anche online: Itinerari Medievali, http://www.itinerarimedievali.unipr.it/v2/pdf/P_pini_nationes_studentesche.pdf . URL consultato l'11 giugno 2014.
  13. ^ Lo Studium a Bologna nel Medioevo: Le fonti scritte 1, su Homolaicus. URL consultato il 16 giugno 2014.
  14. ^ Francesco Ceccarelli, Scholarum Exaedificatio, La costruzione del palazzo dell'Archiginnasio e la piazza delle Scuole di Bologna in Mazzi (a cura di), pp. 47-65
  15. ^ Per un approfondimento sugli stemmi: La Storia sui muri: Progetto di gestione informatizzata della decorazione parietale araldica del palazzo dell'Archiginnasio, badigit.comune.bologna.it. URL consultato il 16 giugno 2014.
  16. ^ Jacques Verger, L'università delle origini: i modelli parigino e bolognese in Luigi Pepe, Piero del Negro (a cura di), pp. 13-19
  17. ^ Anuschka De Coster, La mobilità dei docenti: Comune e Collegi dottorali di fronte al problema dei lettori non-cittadini nello Studio bolognesein Andrea Romano, Gian Paolo Brizzi (a cura di), pp. 227-241
  18. ^ Carlo Dondarini, Provvedimenti e aspetti normativi nella costituzione dello Studio bolognese. in Andrea Romano (a cura di), pp. 1-19
  19. ^ a b Voce del Repertorio di tutti i professori antichi, e moderni, della famosa università e del celebre Istituto delle Scienze di Bologna, play.google.com.Serafino Mazzetti
  20. ^ Vittoria Perrone Compagni, La magia naturale, treccani.it. URL consultato il 17 giugno 2014.
  21. ^ Giuseppe Montalenti, Ulisse Aldrovandi, in Dizionario biografico degli italiani, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. URL consultato il 19 giugno 2014.
  22. ^ Plastic and maxillofacial surgery — history, su Oxford Reference. URL consultato il 19 giugno 2014.
  23. ^ De curtorum chirurgia per insitionem libri duo, su archive.org. URL consultato il 19 giugno 2014.
  24. ^ Cesare Preti, Marcello Malpighi, in Dizionario biografico degli italiani, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. URL consultato il 19 giugno 2014.
  25. ^ a b Personaggi celebri, ospiti e allievi illustri, su Portale dell'Alma Mater Studiorum - Università di Bologna. URL consultato il 17 giugno 2014.
  26. ^ Giulia Gandolfi, L'instituto delle Scienze di Bologna. Da Luigi Ferdinando Marsili a Benedetto XIV. in Giulia Gandolfi, pp. 1-9
  27. ^ Stefano Arieti, Pier Paolo Molinelli, in Dizionario biografico degli italiani, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. URL consultato l'11 luglio 2014.
  28. ^ Massimo Zini (a cura di), Presentazione e storia dell'Accademia delle Scienze, su www.accademiascienzebologna.it. URL consultato l'11 luglio 2014.
  29. ^ Gianfranco Formichetti, Ercole Francesco Dandini, in Dizionario biografico degli italiani, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. URL consultato l'11 luglio 2014.
  30. ^ Francesco Maria Zanotti, in Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 15 marzo 2011.
  31. ^ Giovanni Grsostomo Trombelli, in Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 15 marzo 2011.
  32. ^ Alfredo Comandini Medaglie italiane del 1888, in Rivista italiana di numismatica, Milano, 1889, p. 62
  33. ^ Maria Pia Torricelli, Le biblioteche per la formazione alle professioni tra Ottocento e Novecento:il caso della Scuola per gli ingegneri e della Scuola di agraria dell'Università di Bologna, su CISUI (Centro Interuniversitario per la storia delle università italiane). URL consultato il 19 giugno 2014.
  34. ^ La storia del Campus di Ravenna, unibo.it. URL consultato l'11 luglio 2014.
  35. ^ L'Università di Cesena era nata nel 1504 per favore del Papa Giulio II, ma era decaduta il 17 novembre del 1800. La storia del Campus di Cesena, unibo.it. URL consultato l'11 luglio 2014.
  36. ^ La storia del Campus di Forlì, unibo.it. URL consultato l'11 luglio 2014.
  37. ^ Statuto d'Ateneo (PDF), su Normateneo. URL consultato l'11 luglio 2014.
  38. ^ Portale delle Biblioteche - Università di Bologna, su http://biblioteche.unibo.it/. URL consultato il 18 luglio 2014.
  39. ^ Sistema Bibliotecario di Ateneo - Università di Bologna, su http://www.informagiovanionline.it/. URL consultato il 18 luglio 2014.
  40. ^ La nostra storia, anno per anno..., su CINECA. URL consultato il 18 luglio 2014.
  41. ^ La riforma dell'Università (Legge 240/2010)
  42. ^ New 2015 QS World University Rankings by Subject: Medicine, topuniversities.com.
  43. ^ Elezioni del Presidente della Scuola di Medicina e Chirurgia, medicina.unibo.it, 28 ottobre 2015.
  44. ^ Statuto di Ateneo (PDF), su www.normateneo.unibo.it, 11 gennaio 2012. URL consultato il 9 aprile 2014.
  45. ^ Organi di Ateneo, su www.normateneo.unibo.it. URL consultato il 9 aprile 2014.
  46. ^ UNIBO, Risultati del secondo turno - ballottaggio, in Sito Alma Mater Studiorum (Bologna), Giugno 2015. URL consultato il 29 luglio 2015.
  47. ^ Ilaria Venturi, Alma Mater di Bologna, il nuovo rettore è Ubertini: è il più giovane d'Italia, in Repubblica.it - Bologna (Bologna), 30 giugno 2015. URL consultato il 30 luglio 2015.
  48. ^ Multicampus, su www.unibo.it. URL consultato il 10 aprile 2014.
  49. ^ Scuole, su www.unibo.it. URL consultato il 10 aprile 2014.
  50. ^ Dipartimenti, su www.unibo.it. URL consultato il 10 aprile 2014.
  51. ^ Sedi e strutture, su www.unibo.it. URL consultato il 18 luglio 2014.
  52. ^ Centro linguistico di Ateneo - CLA, su www.unibo.it. URL consultato il 10 aprile 2014.
  53. ^ Sistema Museale di Ateneo - SMA, su www.unibo.it. URL consultato il 10 aprile 2014.
  54. ^ Guida ai musei di titolarità dell'Università, su http://www.provincia.bologna.it/. URL consultato il 18 luglio 2014.
  55. ^ AlmaDL Journals, journals.unibo.it.
  56. ^ Breve bibliografia Open Access, antonello.unime.it, Aggiornata al 2005.
  57. ^ Public Knowledge Project, pkp.sfu.ca.
  58. ^ IN_BO, in_bo.unibo.it.
  59. ^ Relazioni presentazione del progetto AlmaDL, almadl.unibo.it.
  60. ^ Simone Sacchi, L'Open Access negli atenei italiani, in Biblioteche Oggi, maggio 2005.
  61. ^ Bononia University Press spa, Collaborazioni, buponline.com.
  62. ^ Concorso Letterario, concorsiletterari.it.
  63. ^ Illustrator Annual 2009, buponline.com.
  64. ^ http://business.fiu.edu/emba-consortium/index.html
  65. ^ http://www.bbs.unibo.it/hp/governance/#item-wall-2

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Mauro Sarti e Mauro Fattorini, De claris Archigymnasii Bononiensis professoribus a saeculo XI usque ad saeculum XIV, 2 tomi, Bononiae: ex typographia Laelii a Vulpe Instituti Scientiarium typographi, 1769-1772
  • Simona Salustri, Un ateneo in camicia nera: l'Università di Bologna negli anni del fascismo, Roma: Carocci, 2010, ISBN 978-88-430-5681-1
  • G. P. Brizzi et al., Gli studenti e la città: primo rapporto sugli studenti dell'Università di Bologna; prefazione di P. U. Calzolari; Bologna: Bononia university press, 2009, ISBN 978-88-7395-475-0
  • Giulia Gandolfi, Imagines illustrium virorum: la collezione dei ritratti dell'Università e della Biblioteca universitaria di Bologna, Bologna, CLUEB, 2010, ISBN 978-88-491-3467-4.
  • Giuliana Mazzi (a cura di), L'università e la città: il ruolo di Padova e degli altri atenei italiani nello sviluppo urbano, Atti del Convegno di studi, Padova, 4-6 dicembre 2003, Bologna, CLUEB, 2006, ISBN 88-491-2558-5.
  • Serafino Mazzetti, Repertorio di tutti i professori antichi, e moderni, della famosa università, e del celebre istituto delle scienze di Bologna compilato da Serafino Mazzetti bolognese archivista vescovile, Bologna, San Tommaso d'Aquino, 1847.
  • Luigi Pepe e Piero Del Negro (a cura di), Le università napoleoniche: uno spartiacque nella storia italiana ed europea dell'istruzione superiore, Atti del convegno internazionale di studi, Padova-Bologna, 13-15 settembre 2006, Bologna, CLUEB, 2008, ISBN 978-88-491-3093-5.
  • Andrea Romano (a cura di), Gli statuti universitari: tradizione dei testi e valenze politiche. Atti del Convegno internazionali di studi Messina-Milazzo, 13-18 aprile 2004, Bologna, CLUEB, 2007, ISBN 978-88-491-2848-2.
  • Andrea Romano e Gian Paolo Brizzi (a cura di), Studenti e dottori nelle università italiane (origini – XX secolo, Atti del Convegno di Studi, Bologna 25-27 novembre 1999, Bologna, CLUEB, 2000, ISBN 88-491-1618-7.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: (EN155886025 · LCCN: (ENn79043915 · GND: (DE112454-7 · BNF: (FRcb118679363 (data)