Alluvioni del fiume Arno

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1leftarrow.pngVoce principale: Arno.

La storia del fiume Arno è caratterizzata da una lunga serie di piene, molte delle quali hanno causato gravi inondazioni delle campagne e delle zone urbane attraversate, in primis Firenze, Pisa e Pontedera.

Alluvioni di Firenze[modifica | modifica sorgente]

Firenze è la prima grande città attraversata dal fiume Arno e, nel corso della sua storia, è stata a più riprese invasa dalla sue acque con danni spesso catastrofici.

Alluvione del 1333[modifica | modifica sorgente]

Alluvioni del 1333 e 1966 a confronto.

L'alluvione dell'anno 1333 è considerata la più catastrofica ad aver colpito la città fiorentina, ben più di quella del 1966, nonostante le acque raggiunsero un livello inferiore che in quest'ultima. L'assenza di protezioni provocò ingenti danni, facendo ad esempio crollare tutti i ponti cittadini, tranne il ponte di Rubaconte. Il Ponte Vecchio, ricostruito 12 anni più tardi, è l'unico a conservarne memoria in una targa in volgare, oggi quasi completamente consunta.

In quell'occasione andò perduta la statua di Marte citata da Dante, fatto letto come presagio di sciagure: quindici anni dopo la terribile epidemia di peste nera falcidiò la città.

Alluvione del 13 settembre 1557[modifica | modifica sorgente]

L'alluvione del 13 settembre 1557 è ricordata come una delle più catastrofiche della storia della città toscana. Le acque invasero e distrussero molti edifici del tempo, cusando negli anni successivi un vero e proprio rimodellamento della struttura urbana.

Come al solito Santa Croce fu particolarmente colpita, in particolare la zona delle attuali via de' Benci e via Verdi, dove in antico scorreva il fossato che costeggiava òle mura del XII secolo, per questo altrimeticamente a livello più basso: via Verdi venne chiamata in quell'occasione "via del Diluvio", e tra i simboli dell'inondazione ci fu la cosiddetta casa del Diluvio, dove l'acqua arrivò a oltre 6 braccia (3,62 metri). Nella basilica di Santa Croce molti affreschi trecenteschi furono lavati via e scialbati. Giorgio Vasari procedette poi alla ristrutturazione di quanto rimasto progettando grandi altari laterali in pietra di gusto controriformato.

Il Monte Comune, collocato al pian terreno del Palazzo del Podestà, venne gravemente danneggiato e il suo provveditore Filippo dell’Antella si accordò con i ministri della Parte Guelfa per il trasferimento della sede nei locali del palagio di Parte Guelfa, avvenuto il 24 ottobre dell'anno successivo.

Livelli delle acque a confronto in piazza Santa Croce a Firenze.

Alluvione del 3 novembre 1844[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Alluvione di Firenze del 3 novembre 1844.

L'alluvione del 1844 fu l'ultima grande inondazione dell'Arno che colpì il capoluogo toscano ed i suoi dintorni prima della più celebre, quella del 4 novembre 1966.

L'alluvione fiorentina si manifestò il 3 novembre 1844 ed ancora una volta la calamità non coinvolse solo il capoluogo ma anche diverse zone del contado.

Le acque invasero il centro cittadino dalle zone delle porte di Santa Croce e San Niccolò e la fortuna volle che l'allagamento avvenisse di domenica e nelle ore in cui la gente si stava recando a Messa, per cui fu possibile sia dare l'allarme che tentare di salvare il salvabile portando le masserizie ai piani superiori delle case.

Alluvione del 4 novembre 1966[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Alluvione di Firenze del 4 novembre 1966.

L'alluvione del 1966 è l'ultima di una serie di esondazioni del fiume Arno che hanno nel corso dei secoli mutato il volto della città di Firenze.

Avvenuta nelle prime ore del 4 novembre 1966 in seguito di un'eccezionale ondata di maltempo, fu uno dei più gravi eventi alluvionali accaduti in Italia, e causò forti danni non solo a Firenze ma in gran parte della Toscana e più in generale tutto il paese.

Diversamente dall'immagine che in generale si ha dell'evento, l'alluvione non colpì solo il centro storico di Firenze ma l'intero bacino dell'Arno, sia a monte sia a valle della città. Sommersi dalle acque furono anche diversi quartieri periferici della città, mentre le campagne circostanti rimasero allagate per giorni, con molti comuni minori isolati e danneggiati gravemente.

Alluvioni di Pisa[modifica | modifica sorgente]

Pisa è l'ultima grande città che il fiume attraversa prima di giungere al mare. Una volta la foce era collocata nelle vicinanze di Pisa e sfruttata come porto dall'allora potente Repubblica Marinara. Il progressivo depositarsi di materiale trasportato dalle acque ha allontanato la foce dalla città, contribuendo in maniera determinante alla scomparsa della sua importanza portuale. Il problema delle continue alluvioni del fiume ha indotto le varie amministrazioni che si sono succedute al controllo del Valdarno inferiore ad un'opera di modifica continua del tracciato fluviale, con la creazione di nuove anse a monte della città pisana e la rettificazione del corso a valle della stessa, nonché con la costruzione di un elaborato sistema di fossi e canali scolmatori.

Le misurazioni venivano anticamente prese nei pressi del mulino delle Piagge, all'ingresso del fiume nella città. L'altezza era calcolata 60 cm sotto il "pelo" delle acque "magre": quando superava i 7,27 metri le acque straripavano e invadevano le strade cittadine. Nel 1828 e nel 1870 vennero piazzati nuovi idrometri per facilitare la lettura.

Alluvioni dell'autunno 1167[modifica | modifica sorgente]

Tra il mese di settembre a quello di novembre del 1167 l'Arno uscì dagli argini in ben nove occasioni, distruggendo ogni volta numerosi edifici. A questo eccezionale autunno di piogge seguì un inverno rigidissimo, con la superficie del fiume che arrivò a congelarsi per svariati giorni. Tali intemperie furono attribuite, per tradizione, all'esilio forzato dell'amato arcivescovo Villano oppostosi all'antipapa Pasquale III.[1]

Alluvione del maggio 1680[modifica | modifica sorgente]

Il 19 maggio 1680 le acque del fiume superarono di 30 cm gli argini, alti a quel tempo 4,60 metri. Le parti più basse della città vennero invase dalle acque delle fogne incapaci di scolare in Arno.

Lavori di ripristino dei lungarni dopo l'alluvione del 1869

Alluvione del 1777[modifica | modifica sorgente]

Il rovinoso straripamento del 1777 convinse le autorità cittadine a costruire muri di contenimento più alti e resistenti. Questi parapetti in laterizio, evidentemente considerati eccessivi, vennero ridotti nel 1836 di quasi un metro, ma si dimostrarono deboli nel contrastare le piene più violente dell'Arno, come nel 1863-64 o nel 1869.

Alluvione del dicembre 1869[modifica | modifica sorgente]

Gli stabilimenti Saint-Gobain sommersi nel 1913

Il 10 dicembre 1869 una violenta piena del fiume provocò alcune morti e immani danni alle strutture cittadine. Crollò un lungo tratto dei parapetti sulla sponda sinistra, tra il ponte di Mezzo e quello della Fortezza. Quest'ultimo venne gravemente danneggiato, mentre il ponte del Brunelleschi (detto della Degazia) fu completamente distrutto.

Alluvione del gennaio 1913[modifica | modifica sorgente]

Il 12 gennaio 1913 l'Arno provocò un'inondazione che mise sott'acqua la zona di Porta a Mare, con le fabbriche della Saint-Gobain, come immortalato da alcune cartoline dell'epoca.

Il ponte Vittorio Emanuele distrutto dalla piena del 1920

Alluvione del gennaio 1920[modifica | modifica sorgente]

Durante l'Epifania del 1920 la violenza delle acque distrusse parzialmente il ponte Vittorio Emanuele a San Rossore.

Alluvione del dicembre 1937[modifica | modifica sorgente]

Paratie lungo il Lungarno Mediceo nel 1937

Nel mese di dicembre del 1937 le piogge abbondanti fecero giungere il fiume fino a un livello di 5,75 metri, costringendo il Comune a installare delle cateratte protettive in legno sopra tutti i muri d'argine cittadini. Per fortuna i danni furono limitati e interessarono prevalentemente le campagne circostanti.

Alluvione del novembre 1944[modifica | modifica sorgente]

Il 2 novembre 1944 le acque del fiume, sebbene non eccessivamente alte, invasero facilmente le strade cittadine a causa degli ingenti danni agli argini provocati dall'assedio dei mesi precedenti, conclusosi con la conquista di Pisa da parte degli Alleati il 2 settembre.

Alluvione del novembre 1966[modifica | modifica sorgente]

L'ultima grave alluvione, avvenuta nella notte del 4 novembre, provocò ingenti danni alla città pisana con il crollo dello storico ponte Solferino, ricostruito solo alcuni anni dopo. Pisa si poté comunque considerare "miracolata" in confronto alla distruzione che il fiume portò in tutto la Toscana, in primis a Firenze.

Piazza del Duomo di Pisa sott'acqua nel 1944

Alluvioni di Pontedera[modifica | modifica sorgente]

Pontedera ha subito molte alluvioni in passato, essendo posta in un punto critico del corso dell'Arno, ovvero all'affluenza del fiume Era.

Alluvione del 4 novembre 1966[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Alluvione di Pontedera del 4 novembre 1966.

Il 4 novembre 1966 Pontedera, come molte altre città della Toscana tra cui notoriamente Firenze, fu colpita da una tragica alluvione, l'ultima di una lunga serie di inondazioni che hanno funestato la città nel corso dei secoli. Proprio per evitare il rinnovarsi di simili episodi in quello stesso periodo si stava costruendo il canale Scolmatore dell'Arno.

Contrariamente alle aspettative la temuta rottura degli argini dell'Arno non avvenne; a travolgere la città fu invece l'Era: in breve tempo la maggior parte della città venne sommersa dalle acque limacciose dell'affluente e verso le 18 venne registrato il livello massimo di 13 metri sul livello stradale. La città rimase per l'intera giornata e per tutta la notte successiva completamente isolata e senza corrente elettrica. Solo nella tarda serata del 5 novembre le acque iniziano a defluire, permettendo alla popolazione di uscire in strada.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Angelo Fabroni, op. cit., pag. 67

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Angelo Fabroni, Memorie Istoriche di più illustri uomini pisani, Pisa, Ranieri Prosperi, 1790-1792.
  • Giorgio Batini, Album di Pisa, Firenze, La Nazione, 1972.
  • Luigi Esuli, Le alluvioni dimenticate. Pisa 1869-1872: storie d'Arno, di ponti e di bersaglieri, Pisa, Il Campano, 2010.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]