Alibaba Group

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Alibaba Group
阿里巴巴集团
Logo
Stato Cina Cina
Forma societaria Public company
Borse valori NYSE: BABA
ISIN US01609W1027
Fondazione 1999 a Hangzhou
Fondata da
Sede principale Hangzhou
Persone chiave Jack Ma
Settore Commercio elettronico
Prodotti Servizi commerciali online
Dipendenti 34.985 (2015)
Sito web

Alibaba Group (阿里巴巴集團T, 阿里巴巴集团S, Ālǐbābā JítuánP) è una compagnia cinese privata con sede ad Hangzhou composta da una famiglia di compagnie attive nel campo del commercio elettronico, quali mercato online, piattaforme di pagamento e compravendita, motori di ricerca per lo shopping e servizi per il cloud computing. Nel 2012 due dei portali principali di Alibaba hanno gestito 170 miliardi di dollari in vendite, una somma maggiore delle vendite combinate su eBay e Amazon.com[1]. La compagnia opera principalmente in Cina, e ha una valutazione stimata tra i 55 e 120 miliardi di dollari[1]. Nel 2011 Alibaba fu messa nella lista delle 2.000 compagnie più importanti del mondo da Forbes, la Global 2000[2].

La compagnia fu fondata da Jack Ma (nome cinese Ma Yun, 马云) nel 1999 sotto il dominio di Alibaba.com, un servizio commerciale con lo scopo di connettere produttori cinesi con acquirenti e distributori stranieri[3]. Il sito Taobao, gestito da Alibaba, è fra i 20 siti più visitati al mondo, con un numero complessivo di un miliardo di prodotti, e con il 60% della distribuzione di pacchi della Cina. Alipay è uno dei servizi di pagamento maggiori della compagnia, una versione simile a PayPal. The Economist dedicò la copertina del 23 marzo 2013 all'ascesa del gigante cinese, intitolato "The Alibaba Phenomenon"[4] (italiano: Il fenomeno Alibaba).

Origine[modifica | modifica wikitesto]

Quartier generale di Alibaba presso Hangzhou

Nome[modifica | modifica wikitesto]

Jack Ma, fondatore della compagnia, racconta dell'episodio che decise il nome della compagnia:

« Sedevo in un caffé di San Francisco, e mi venne in mente che il nome "Alibaba" suona bene. Domandai a una cameriera che passava di lì "Sa qualcosa di Alibaba?". Lei disse di sì. Domandai che cosa sapesse di Alibaba, e lei disse "Alibaba e i quaranta ladroni". "Ecco il nome!" pensai. Dopo andai per strada e cominciai a domandare in giro a 30 persone diverse se sapevano di Alibaba. Indiani, tedeschi, da Tokyo alla Cina, tutti conoscevano Alibaba. Alibaba aprì il sesamo. Alibaba è una persona buona, lesta negli affari e aiutò il suo villaggio. Così facile da pronunciare, e nome internazionale. Alibaba apre il sesamo di piccole e medie compagnie. Abbiamo registrato pure "Alimama", nel caso qualcuno volesse sposarci![5] »

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Nel dicembre del 1998, Jack Ma e altri 18 fondatori pubblicarono la loro prima piattaforma "Alibaba Online". Dal 1999 al 2000 la Alibaba Group raccolse un totale di 25 milioni di dollari dalla SoftBank, Goldman Sachs, Fidelity Investments e altre istituzioni di credito, e raggiunse redditività del dicembre del 2001. Nel maggio del 2003 fu fondata la piattaforma di vendita online Taobao, e nel dicembre del 2004 la Alipay, servizio di pagamento online che fu creato assieme alla Tabao come strumento di pagamento online, divenne un'impresa indipendente. Nell'ottobre del 2005 la Alibaba Group prese controllo della Yahoo! China, in un primo passo per una cooperazione con la Yahoo!.[6]

Nel novembre del 2007 Alibaba.com andò sul listino della Borsa di Hong Kong. Nell'aprile dell'anno successivo la Taobao creò la Taobao Mall (Tmall.com), una nuova piattaforma di scambio commerciale basata sulla rete. Nello stesso anno fu fondato l'Istituto di Ricerca della Alibaba, ed esattamente dopo un anno, al decimo anniversario della Alibaba Group, venne creata la Alibaba Cloud Computing, che nel luglio del 2011 lanciò il proprio sistema operativo di telefonia mobile, la Aliyun OS per la K-Touch Cloud Smartphone. Nello stesso anno la Taobao fu organizzata in tre diverse compagnie, la Taobao Marketplace, Taobao Mall (Tmall) e la eTao, motore di ricerca per compravendite online.[6]

Dal 2010, Alibaba Group ha cominciato un piano per destinare lo 0,3% del proprio fatturato alla protezione ambientale[6]. Tale cifra equivale a 12,3 milioni di dollari in base al fatturato del 2012.

Compagnie della Alibaba Group[modifica | modifica wikitesto]

Alibaba.com[modifica | modifica wikitesto]

Pagina principale della Alibaba.com, 2013

Alibaba.com Limited (阿里巴巴網絡有限公司T, 阿里巴巴网络有限公司S) è la piattaforma di commercio tra aziende più grande al mondo[7], con la funzione principale di connettere produttori con distributori e acquirenti a livello internazionale.

Fondata in Hangzhou, la Alibaba.com ha tre maggiori mercati. Il sito inglese è diretto verso il mercato internazionale (www.alibaba.com), il quale gestisce transazioni tra importatori ed esportatori di più di 240 paesi e regioni. Il mercato cinese invece è gestito attraverso il sito www.1688.com, una piattaforma di commercio domestico in lingua cinese. Inoltre la compagnia fornisce una piattaforma di compra vendita per piccole imprese, AliExpress, che permette a tali compagnie di acquistare piccole quantità di merci allo stesso prezzo dell'ingrosso, permettendo dunque anche alle più piccole imprese di rimanere competitive. La Alibaba dichiara che tale mercato online abbia 79 milioni di utenti registrati.

AliExpress[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: AliExpress.

AliExpress è un ramo dell'azienda che unisce imprese cinesi e offre un servizio di vendita al dettaglio a un mercato internazionale, rivolgendosi prevalentemente a compratori europei.

Taobao[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Taobao.

Taobao è la piattaforma di acquisti online più grande della Cina[8], e decimo sito più visitato al mondo[9]. Secondo il sito ufficiale della Taobao la piattaforma ha nel giugno del 2012 raggiunto 500 milioni di utenti registrati[10].

Il numero di negozi e distributori che utilizzano il servizio di Taobao è tuttora in rapida crescita. Secondo il direttore della Taobao, Zhang Yu, il numero di negozi con vendite annue sotto i 100.000 RMB è incrementato del 60% dal 2011 al 2013. Durante lo stesso periodo il numero di negozi con vendite tra 100.000 RMB e 1 milione di RMB è salito del 30%, mentre il numero di quelli al di sopra di un milione è salito del 33%[11].

Tmall.com[modifica | modifica wikitesto]

La Tmall (inglese: Taobao Mall; 淘宝商城S) è una piattaforma di scambio commerciale tra produttori e consumatori, ed è attualmente attivo per consumatori della Repubblica Popolare Cinese, Taiwan, Hong Kong e Macao, con accesso a produttori internazionali.

Alipay[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Alipay.

Fondata nel 2004, Alipay (支付宝S) è una piattaforma di pagamento online. Secondo l'analisi della Tech in Asia, Alipay ha un totale di 700 milioni di utenti registrati alla fine del 2012.[12] Tuttavia non vi è specificazione su quanti di questi utenti siano attivi, con dubbi espressi dalla rivista sul fatto che Alipay possa superare i 117 milioni di utenti attivi di PayPal. Alipay ha inoltre accordi di associazione con più di 65 istituzioni finanziarie, incluse Visa, MasterCard e tutti gli istituti di credito della Cina.[13]

Alipay fornisce un servizio di acconto di garanzia che permette agli utenti di verificare i prodotti da loro comprati prima di pagare i venditori da loro contattati.[14][15] Ciò rappresenta un fattore significativo nella Cina dove le leggi per la tutela del consumatore non sono ancora mature, e dunque vi è una ridotta fiducia nei confronti del commercio online, dove si è più facilmente esposti a truffe.

Nel giugno del 2010 la banca centrale della Cina stipulò regolamenti per il settore di pagamenti online, con distinti regolamenti per istituzioni di pagamento estere. Per poter semplificare procedure ed evitare complicazioni burocratiche, Alipay venne ristrutturata come una compagnia nazionale controllata da Alibaba.[16] Tale procedura suscitò critiche e controversie, per via della protesta di Yahoo! e SoftBank, principali azionisti, per non esser stati informati della decisione. La rivista Caixin, principale rivista di finanzia nella Cina, criticò la decisione di Jack Ma.[17] La disputa fu infine risolta tra Alibaba Group, Yahoo! e SoftBank nel luglio del 2011.[18]

Controversie[modifica | modifica wikitesto]

Alibaba e i 2.236 ladroni[modifica | modifica wikitesto]

Alibaba.com garantisce la qualità dei produttori e distributori assegnando il titolo di "Gold Supplier" (italiano: Fornitore d'oro). Secondo la compagnia, un fornitore deve completare un processo di autenticazione tramite un'agenzia di certificazione scelta dalla Alibaba.com. Nel febbraio del 2011 scoppiò uno scandalo in cui Alibaba ammise di aver consegnato tale titolo di garanzia a 2.236 fornitori che successivamente finirono per truffare la propria clientela. Il listino della compagnia crollò del 15% nella borsa di Hong Kong una volta che la notizia divenne pubblica. L'Economist scrisse dell'evento intitolando un articolo "Alibaba e i 2.236 ladroni"[19]. Il direttore generale di Alibaba.com, Yan Limin, fu licenziato per cattiva condotta, mentre le investigazioni interne ad Alibaba rivelarono ulteriori 28 membri coinvolti nell'assegnazione illecita dei titoli di garanzia, e il licenziamento di ulteriori cento venditori secondo Forbes.[20][21]

Secondo The Economist, la risposta immediata da parte di Alibaba al caso sollevò diverse reazioni[19]. Da un lato la compagnia ha dato segno di integrità investigando e prendendo provvedimenti necessari. Tuttavia dall'altro le voci più scettiche fanno notare che dato il fatto che l'attività della Alibaba si basa sulla fiducia degli acquirenti nei fornitori, e sulla fiducia dei fornitori sul valore delle garanzie da loro acquistate, la Alibaba.com non poteva che rispondere in modo decisivo per evitare un danno all'immagine fatale alla propria attività. In effetti, mentre lo scandalo è costato alla compagnia soltanto 2 milioni di dollari, il presidente e CEO Jack Ma considera il caso come uno smacco enorme per la reputazione che aveva costruito in meno di dieci anni.[21]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Articolo sulla Alibaba sull'Economist, "The Alibaba phenomenon", 23 marzo 2013
  2. ^ Profilo della Alibaba sulla Forbes
  3. ^ Articolo della Economist su Alibaba, "The world's greatest bazaar", 2013
  4. ^ Copertina del 23 marzo 2013 dell'Economist
  5. ^ Articolo sull'origine del nome di Alibaba
  6. ^ a b c Storia dell'impresa sul sito ufficiale della Alibaba
  7. ^ Articolo dell'Economist su Alibaba, "The world's greatest bazaar", 2013
  8. ^ Articolo della Bloomber Businessweek
  9. ^ La classifica di Alexa nel 2013
  10. ^ Testo del collegamento, testo aggiuntivo.
  11. ^ Articolo sulla BW reporting Archiviato il 13 ottobre 2013 in Internet Archive.
  12. ^ Willis Wee, China’s Alipay Has 700 Million Registered Accounts, Beats Paypal?, su Tech in Asia, 19 settembre 2012.
  13. ^ Copia archiviata, market.alipay.com. URL consultato il 10 ottobre 2013 (archiviato dall'url originale il 2 agosto 2013)., Sito di Alipay, "Cooperation With Financial Institutions".
  14. ^ [1], Acconto di Garanzia sul sito della Alibaba (inglese).
  15. ^ [2], Acconto di Garanzia sul sito della Alipay (inglese).
  16. ^ Shanshan Wang, Alipay Awarded Third-Party Payment License, su Caixin Online, 27 maggio 2011.
  17. ^ How Jack Ma's Mistake Damaged China's Market, su Caixin Online, 14 giugno 2011.
  18. ^ Evelyn M. Rusli, Yahoo and Alibaba Resolve Dispute Over Alipay, su DealBook, 29 luglio 2011.
  19. ^ a b The Economist del 24 febbraio 2011
  20. ^ Articolo di Register, "Ex-Alibaba GM cuffed as bribery scandal resurfaces", Luglio 2012
  21. ^ a b Articolo di Forbes, "Alibaba's Jack Ma Fights To Win Back Trust", 2011

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: (EN131577541