Alfio Marchini (partigiano)

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Alfio Marchini
Soprannome Luca
Dati militari
Paese servito Italia
Corpo Corpo volontari della libertà
Unità Gruppi di Azione Patriottica e Brigata Risorgimento
Reparto GAP centrali
Anni di servizio sett. 1943 - giu. 1944
Grado Tenente
Guerre Resistenza italiana
Campagne Resistenza romana
Decorazioni Medaglia d'argento al valor militare
Altre cariche Imprenditore
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Alfio Marchini (Città della Pieve, 6 settembre 191224 ottobre, 1988) è stato un partigiano, imprenditore e dirigente sportivo italiano.

L'omonimo nipote è stato due volte candidato sindaco di Roma, nel 2013 per una lista civica e nel 2016 per il centrodestra. La nipote Simona, figlia del fratello Alvaro, è attrice cinematografica e conduttrice televisiva di successo.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Attività antifascista e partigiana[modifica | modifica wikitesto]

Suo padre Alessandro, muratore socialista, costretto a scappare a Roma da Moiano, a causa delle persecuzioni fasciste[1], si era messo in società, nel settore delle costruzioni, con l'ingegnere comunista Fausto Marzi Marchesi. A partire dal 1935, Alfio, insieme al fratello minore Alvaro, inizia a far propaganda per il Partito Comunista nei cantieri dell'impresa di costruzione di famiglia[2].

Nel 1938, i fratelli Marchini allestiscono una tipografia clandestina nel palazzo di famiglia di via Giustiniani, per stampare materiale antifascista quali opuscoli e manifesti del Partito Comunista clandestino[3]. Durante la guerra, entrano nel gruppo di Gioacchino Gesmundo[2] e Alfio diventa dirigente dell’organizzazione comunista[4].

Dopo l'8 settembre, Alfio autorizza l'allestimento di una tipografia negli scantinati di un palazzo di proprietà di famiglia in via Barrili, a Monteverde Vecchio[5] dove l'Unità è stampata clandestinamente per 5 mesi. Si occupa, inizialmente, del collegamento tra il Comitato militare cittadino della resistenza comunista romana e il Comando delle Brigate Garibaldi per l'Italia centrale, di cui fa parte; opera poi nel comitato politico militare della III zona/Flaminio-Parioli-Salario in cui è divisa la città, insieme a Mario Carrani ed Egle Gualdi[6].

A fine ottobre Alfio Marchini idea e organizza, insieme ad Antonello Trombadori e Roberto Forti, i GAP Centrali dipendenti direttamente da Giorgio Amendola[7], membro del Comando generale delle Brigate Garibaldi. Nell'imminenza dello sbarco di Anzio svolge un'azione informativa e di collegamento con i comandi alleati[8].

Dopo l'arresto di Antonello Trombadori (2 febbraio 1944), Alfio Marchini è, per breve tempo, punto di riferimento dei GAP (Rosario Bentivegna lo definisce "comandante della piazza romana"[7]). È subito inviato, però, nella zona a sud-ovest del Lago Trasimeno per costituire la Brigata Risorgimento (4 marzo successivo), a seguito del raggruppamento delle bande operanti autonomamente nella zona, e porsi al comando della neonata formazione, con il nome di battaglia "Luca" e il grado di tenente. Con l'assestarsi delle truppe inglesi sulla linea Piegaro-Tavernelle-Città della Pieve, il 15 giugno 1944, la Brigata Risorgimento prende parte alla Battaglia del Trasimeno, che si protrae sino al 30 giugno, prima del definitivo sfondamento delle truppe alleate. L'azione della Brigata respinge la controffensiva tedesca, che tenta di occupare la posizione strategica del Monte Pausillo, dove i partigiani hanno il loro quartier generale[9]. Deve escludersi, pertanto, la sua partecipazione all'attentato di Via Rasella (Roma, 23 marzo 1944), come asserito erroneamente, tra gli altri, dagli storici Giorgio Bocca[10] e Giorgio Galli[11].

Attività imprenditoriale[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1944 Alfio e Alvaro Marchini costituiscono una società immobiliare per l’acquisto, al prezzo di 30 milioni, del palazzo in costruzione di via delle Botteghe Oscure 4, per poi completarlo. Il Palazzo è poi ceduto al PCI, che lo utilizza a sede nazionale per quasi cinquant’anni[12].

Massimo Caprara, per anni segretario personale di Palmiro Togliatti, ha sostenuto che il palazzo sia stato acquistato con il denaro proveniente dal cosiddetto oro di Dongo, cioè dai beni sottratti a Benito Mussolini e ai suoi gerarchi al momento della loro cattura da parte dei partigiani comunisti delle Brigate Garibaldi[13]. Il partito ha sempre contestato tale ricostruzione.

La società di costruzione dei fratelli Marchini è stata una delle più importanti nella Roma degli anni cinquanta e sessanta: su un terreno comprato dal Vaticano nel rione Prati, costruirono l'albergo Leonardo da Vinci; edificarono poi un intero quartiere di palazzine alla Magliana, sotto il livello del Tevere, i palazzi intensivi nella zona dell'ospedale San Camillo e il quartiere intorno a Ponte Marconi[14].

La dirigenza dell'AS Roma e il coinvolgimento nel caso Italcasse[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1965 Alfio e Alvaro Marchini entrano a far parte dei quadri dirigenziali della AS Roma, in un momento finanziario sull'orlo del fallimento per la società sportiva romana. Il 23 dicembre 1968, il fratello Alvaro ne rileva la carica di Presidente. Le difficoltà finanziarie, mai completamente sanate, lo costringono a cedere alla Juventus i giovani gioielli romanisti (Capello, Spinosi e Landini), in cambio di quattro giocatori e un congruo conguaglio economico, ma è un errore mediatico: la piazza infuriata chiede le sue dimissioni[12]. Consigliato da Alfio, Alvaro Marchini si dimette il 13 giugno 1971[14] cedendo la società a Gaetano Anzalone[12].

Il 4 marzo 1980, Alfio Marchini è, per breve tempo, arrestato per mandato del giudice Antonio Alibrandi, padre del terrorista di destra Alessandro e poi rinviato a giudizio (giugno 1981), nell'ambito della vicenda dello scandalo Italcasse. Il suo ex compagno d'armi Antonello Trombadori lo difende a spada tratta dalle colonne de La Repubblica[11] ed anche la Presidente della Camera dei Deputati, Nilde Iotti, gli invia un telegramma di solidarietà[15]. Infine, sarà completamente scagionato[16].

Alla sua morte, l'impresa di costruzioni di famiglia passa all'omonimo nipote Alfio.

Riferimenti nella cultura di massa[modifica | modifica wikitesto]

  • Alfio e Alvaro Marchini, erano chiamati "calce e martello", per la loro fede comunista, mai rinnegata[14], mentre il Ponte Marconi, che sorgeva in un quartiere da essi realizzato, era chiamato "ponte Marchini"[12].

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Medaglia d'argento al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'argento al valor militare
«Subito dopo l'armistizio si dedicava alla lotta di liberazione, distinguendosi brillantemente come organizzatore e come animatore ed assumendosi elevati incarichi di responsabilità e di comando. Stretto da vicino dalla polizia tedesca, che seguendo la sua attività era riuscito ad individuarlo, non abbandonava né rallentava il suo ritmo di lavoro, svolto prima a Roma e nel Lazio ed in seguito in Umbria. Particolarmente redditizia, nel campo delle operazioni militari, l’azione informativa e di collegamento da lui svolta prima dello sbarco alleato ad Anzio.»
— Italia centrale, settembre 1943-giugno 1944

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Biografia di Alvaro Marchini
  2. ^ a b E nel '44 Marchini aprì la società "Unità spa"
  3. ^ Alvaro Marchini, Andrea, Mengarelli, Roma, 1975, p. 46
  4. ^ Marisa Musu, Ennio Polito, Roma ribelle. La resistenza nella capitale 1943-1944, Teti, 1999, p. 260
  5. ^ Alvaro Marchini, cit., 1975, p. 185
  6. ^ Antonello Trombadori, La rete militare e illegale del PCI, in: Il PCI a Roma dalla fondazione al 1976
  7. ^ a b Intervista a Rosario Bentivegna.
  8. ^ Motivazione onorificenza
  9. ^ Solismo Sacco, Storia della Resistenza nella zona a sud-ovest del Trasimeno, Perugia, 1991
  10. ^ Giorgio Bocca, Storia dell'Italia partigiana, Feltrinelli, Milano, 2012
  11. ^ a b Giorgio Galli, Affari di Stato, Kaos edizioni, Milano, 1991, p. 105-107
  12. ^ a b c d Alvaro Marchini Presidente della Roma
  13. ^ Massimo Caprara, Quando le Botteghe erano Oscure, Il Saggiatore, Milano, 1997, p. 47-48
  14. ^ a b c Repubblica, 25 settembre 1985
  15. ^ Italia Oggi, 23 agosto 2011, p. 9
  16. ^ La Repubblica, 14 dicembre 1990

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Alvaro Marchini, Andrea. Cronaca vera per una storia tutta da scrivere, Mengarelli, Roma, 1975.
  • Marisa Musu, Ennio Polito, Roma ribelle. La resistenza nella capitale 1943-1944, Teti, 1999.
  • Solismo Sacco, Storia della Resistenza nella zona a sud-ovest del Trasimeno, Perugia, 1991.
  • Giuliana Pesca e Giovanni Ruggiero, La Brigata Risorgimento - Storia della Resistenza nelle zone del pievese e del lago Trasimeno, Comune di Città della Pieve e Provincia di Perugia, 2001.