Alessandro Ypsilanti

Alessandro Ypsilanti (in greco Αλέξανδρος Υψηλάντης?, in romeno Alexandru Ipsilanti, in russo Александр Ипсиланти?; Costantinopoli, 12 dicembre 1792 – Vienna, 31 gennaio 1828) è stato un patriota greco fanariota[1], nipote del suo omonimo nonno, principe di Moldavia e di Valacchia alla fine del XVIII secolo.
È considerato un eroe nazionale greco.
Biografia
[modifica | modifica wikitesto]Storia di famiglia
[modifica | modifica wikitesto]«Tale il padre, tale il figlio»
Suo padre, Costantino Ypsilanti, aveva preso parte a un complotto per liberare la Grecia dalla dominazione turca. La cospirazione fu scoperta e Costantino si rifugiò a Vienna. Il sultano gli concesse il suo perdono e lo nominò gospodaro di Moldavia nel 1799, demandandogli tra gli altri compiti il restauro della fortezza di Bender. Deposto nel 1805, fuggì a San Pietroburgo.
Nel 1806 alla testa di 20000 russi s'impadronì di Bucarest e si batté nuovamente per l'indipendenza greca. La successiva pace di Tilsit 1807 in base alla quale l'Impero russo rinunciava alla occupazione della Moldavia e della Valacchia accordandosi con Napoleone, ridusse a nulla le sue speranze di indipendenza dei greci. Ritornò in Russia dove morì nella città di Kiev.
Giovinezza
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Il giovane Alessandro aveva accompagnato il padre a San Pietroburgo nel 1805. Iniziò colà la sua carriera militare nella Guardia imperiale dove si distinse per il suo coraggio nel 1812 e 1813. Nella battaglia di Dresda perse un braccio. Fu promosso colonnello nel 1814 e divenne aiutante di campo dello zar Alessandro I, nel corso della guerra contro Napoleone. In virtù di questo grado militare partecipò al Congresso di Vienna. Nel 1817 fu nominato generale di una brigata di ussari.
Iniziato in Massoneria[2], nel 1810 fondò a San Pietroburgo la loggia "Palestina"[3], che nel 1815 creò con le logge di San Pietroburgo Pietro alla Vérità, Isis di Reval et Nettuno alla Speranza di Kronštadt, la "Gran Loggia Astraea", raggiunse il settimo grado (Eletto), nel 1816 fu affiliato alla loggia delle "Tre Virtù"[4]. La sua adesione alla Massoneria gli fece perdere il favore dello zar Alessandro I[5]. Nel 1820 dopo il rifiuto del conte Giovanni Capodistria,[6] fu scelto dalla “Società degli Amici” (“Filiki Eteria”) o Eteria,[7] società segreta patriottica greca, come capo militare.
Nel 1820, dopo il rifiuto del ministro degli Esteri russo conte Giovanni Capodistria, di accettare la carica di leader della Filiki Eteria, la carica fu offerta a Ypsilanti, che fu quindi eletto leader della società segreta. In seguito, elaborò e approvò il piano generale della guerra d'indipendenza greca, che fu rivisto nel maggio 1820 a Bucarest, con la partecipazione dei capitani ribelli della Grecia continentale. I punti principali del piano erano:
- aiutare la rivolta simultanea dei serbi e dei montenegrini;
- provocare una rivolta in Valacchia, arruolando anche ribelli provenienti dalle terre serbe, forti dall'esperienza della prima e della seconda rivolta serba;
- provocare disordini civili a Costantinopoli attraverso l'uso di agenti e bruciare la flotta ottomana nel porto della capitale ottomana;
- avviare la rivoluzione nel Peloponneso, dopo l'arrivo di Ypsilanti in quella zona.
L'8 ottobre 1820 Ypsilanti rilasciò una dichiarazione in cui annunciava che avrebbe presto dato inizio a una rivolta contro l'Impero ottomano. Ypsilanti iniziò la sua dichiarazione lodando l'antica Grecia, scrivendo: «Volgete lo sguardo verso i mari, che sono solcati dai nostri cugini marinai, pronti a seguire l'esempio di Salamina. Guardate la terraferma e ovunque vedrete Leonida alla testa dei patriottici spartani». Ypsilanti proseguì affermando che i greci non avevano bisogno dell'aiuto straniero poiché potevano sconfiggere i turchi da soli, prima di aggiungere che il sostegno russo era assicurato.
Poiché le informazioni relative all'esistenza e alle attività della Filiki Eteria erano trapelate alle autorità ottomane, Ypsilanti accelerò lo scoppio della rivolta in Valacchia e vi partecipò personalmente. L'inizio della rivoluzione nei Principati danubiani aveva l'ulteriore vantaggio che questi, essendo autonomi sotto la sovranità congiunta della Russia e dell'Impero ottomano, non avevano guarnigioni ottomane e, analogamente, i leader locali avevano il diritto di mantenere piccoli contingenti armati per la propria protezione. Legalmente, gli Ottomani non potevano spostare le loro forze in Valacchia o Moldavia senza il permesso della Russia, e se gli Ottomani avessero inviato le loro forze unilateralmente, la Russia avrebbe potuto entrare in guerra. Il principe di Moldavia, Mihail Suțu, era un greco fanariota che era anche segretamente membro della Filiki Eteria, ma allo stesso tempo era un opportunista che si cautelò informando segretamente la Sublime Porta dell'invasione imminente.
Il 22 febbraio 1821, accompagnato da diversi altri ufficiali greci al servizio della Russia, Ypsilanti attraversò il fiume Prut a Sculeni ed entrò nei Principati. Due giorni dopo, a Iași, emanò un proclama in cui annunciava di avere “il sostegno di una grande potenza” (riferendosi alla Russia).
Il voltafaccia della Russia
[modifica | modifica wikitesto]Ypsilanti sperava che una rivolta avrebbe portato alla fine a un intervento russo: poiché gli Ottomani avrebbero dovuto invadere e sedare la ribellione, i russi sarebbero certamente intervenuti a favore dei loro correligionari greci. Questa sua speranza era giustificata, poiché alla fine la ribellione greca portò alla guerra russo-turca del 1828, in cui le truppe russe marciarono fino alla periferia di Costantinopoli e costrinsero il sultano a riconoscere l'autonomia del nuovo Stato greco. Nel 1821, tuttavia, lo zar Alessandro era ancora un membro impegnato della Santa Alleanza e ciò lo spinse a dissociarsi rapidamente da Ypsilanti. Il 12 maggio 1821, la Santa Alleanza, contraria ad ogni turbamento dell'ordine internazionale stabilito al Congresso di Vienna, fece pubblicare un manifesto con il quale ricordava alle popolazioni che esse dovevano attendersi riforme e giustizia dai loro sovrani legittimi e non cercare di ottenerle con le armi. Si condannava in questo modo quanto stava accadendo in Italia ma anche in Moldavia. Di conseguenza il conte Capodistria denunciò lo stesso Ypsilanti per aver abusato della fiducia dello zar, lo spogliò del suo rango e gli ordinò di deporre le armi. Poco dopo, lo anche stesso Capodistria dovette prendere un “congedo a tempo indeterminato” dal suo incarico. La Russia arrivò ad offrire all'Impero ottomano l'aiuto delle sue truppe per reprimere l'insurrezione della Moldavia e Valacchia.
Queste mosse incoraggiarono i turchi, che iniziarono a radunare un gran numero di truppe per sedare l'insurrezione in Valacchia. Ypsilanti marciò da Iaşi a Bucarest, cercando di reclutare volontari. Ypsilanti era costantemente a corto di denaro e i suoi uomini iniziarono a saccheggiare la regione. A Galați, uno degli ufficiali di Ypsilanti, Vasilios Karavias, uccise i mercanti turchi locali per raccogliere fondi, mentre a Iași la guardia ottomana locale composta da 50 uomini fu uccisa dopo essersi arresa e aver ricevuto la promessa che le loro vite sarebbero state risparmiate. Fu allora che venne formato il Sacro Battaglione, composto da giovani volontari greci provenienti da tutta Europa. Ypsilanti avanzò lentamente, entrando in Valacchia solo all'inizio di aprile, quando Tudor Vladimirescu aveva già conquistato Bucarest. Un ulteriore problema sorse quando il patriarca di Costantinopoli Grigorios (il precedente era stato impiccato il 10 aprile) scomunicò Ypsilanti come nemico della fede ortodossa, invitò i veri credenti a rimanere fedeli al sultano e denunciò Ypsilanti per la sua “opera ripugnante, empia e folle”.
A Bucarest, dove Ypsilanti era arrivato con alcune settimane di ritardo, comprese che non poteva più contare sul sostegno militare dei Panduri valacchi, impegnati in una sanguinosa rivolta antiottomana in Valacchia. Fu infatti accolto con diffidenza dal capo dei panduri Vladimirescu. Questi infatti, pur essendo alleato nominale dell'Eteria, aveva dato inizio alla ribellione per impedire a Scarlat Callimachi di salire al trono di Bucarest, cercando al contempo di mantenere buoni rapporti sia con la Russia che con gli Ottomani. Più concretamente, Ypsilanti e altri leader greci contavano sul sostegno dei rumeni, sulla base della loro comune fede cristiana ortodossa, e sottovalutavano il crescente risentimento nei confronti dell'influenza greca nei Principati durante l'era fanariota e i primi fermenti di quello che sarebbe diventato il nazionalismo rumeno. Inoltre, Vladimirescu considerò il dissociamento russo da Ypsilanti come un avallo da ogni ulteriore impegno nei confronti della Filiki Eteria. Di conseguenza, scoppiò un conflitto all'interno del campo di Vladimirescu. Alla fine, Vladimirescu fu processato sommariamente e messo a morte dalla fazione filo-greca dei panduri e dall'Eteria.
Nel frattempo, gli Ottomani attraversarono il Danubio con 30.000 soldati tattici e Ypsilanti, invece di avanzare su Brăila, dove avrebbe potuto impedire alle armate ottomane di entrare nei Principati e costringere la Russia ad accettare un fatto compiuto, si ritirò e organizzò la sua difesa in una zona semi-montuosa vicino a Iaşi. Seguì una serie di importanti battaglie che portarono alla sconfitta delle forze dell'Eteria, culminata nella sconfitta finale a Drăgăşani il 7 giugno. Dopo una lunga marcia sotto la pioggia, l'esercito di Ypsilanti era ormai esausto, ma Karavias, ubriaco, guidò il Battaglione Sacro in una carica contro gli Ottomani. Inesperti e mal addestrati i ribelli greci si lanciarono all'attacco in disordine, non formando quadrati, cosa che avrebbe permesso loro di concentrare una potenza di fuoco sufficiente. Di conseguenza la cavalleria ottomana non ebbe difficoltà a sbaragliarli.
La prigionia e la morte
[modifica | modifica wikitesto]Egli allora negoziò con le autorità austriache il permesso di attraversare il loro territorio per raggiungere la Russia. Metternich accettò ma non appena Ypsilanti fu sul suolo austriaco lo fece arrestare.
Trascorse sette anni in una fortezza militare e in una residenza sorvegliata. Alla fine del 1827 lo zar Nicola I ottenne dal governo austriaco la sua liberazione.
Ypsilanti si ritirò a Vienna dove morì il 31 gennaio 1828 a causa delle conseguenze non curate delle sue ferite e delle cattive condizioni nelle quali aveva passato gli ultimi sette anni della sua vita.
Note
[modifica | modifica wikitesto]- ↑ Erano chiamati fanarioti i greci, soprattutto commercianti, che abitavano un quartiere di Costantinopoli a loro riservato, il fanar. Dato il loro importante ruolo di mercanti, interpreti e mediatori politici, godevano della protezione del sultano che tollerava la loro professione della religione cristiana ortodossa, il cui culto del resto era riconosciuto a tutti i greci dietro pagamento di una tassa, detta jizia.
- ↑ Giordano Gamberini, Mille volti di massoni, Roma, Ed. Erasmo, 1975, p. 106.
- ↑ Evstathiou Diakopoulou, O Tektonismos stin Ellada (La Massoneria in Grecia), Ionios Philosophiki, Corfù, 2009, p. 143.
- ↑ (EL) Voce "Alessandro Ypsilanti" sul Sito ufficiale della Gran Loggia di Grecia, URL consultato il 6 maggio 2021.
- ↑ Tatiana Bakounine, Répertoire biographique des Francs-Maçons Russes, Institut d'Etudes slaves de l'Université de Paris, 1967, Paris, p. 220.
- ↑ Il conte Giovanni Capodistria diplomatico e uomo politico greco, primo capo di Stato della Grecia indipendente, ebbe sempre a cuore la causa dell'emancipazione ellenica dal giogo turco e dal 1814 ricoprì la carica di presidente dell'eteria dei Filomusi ("Amici delle Muse"). Nel 1818 declinò invece l'offerta della presidenza della Filikí Etería, la Società degli Amici, non approvandone le modalità di azione (e tanto meno le imprese del successivo leader Alessandro Ypsilanti), avendo invece fiducia nell'intervento dello zar Alessandro in favore dei greci. Quando invece la Russia si schierò contro gli insorti ellenici (1822), Capodistria rassegnò le sue dimissioni dalla pubblica amministrazione russa e si ritirò a Losanna e Ginevra, da dove sostenne attivamente la causa dell'indipendenza greca (anche facendo istruire giovani greci a sue spese).
- ↑ L'eteria, dal greco ἑταῖρος, "hetaîros" (compagno), era, nella polis dell'antica Grecia, un'associazione di aristocratici con in comune interessi politici. Una società segreta di questo nome col fine della indipendenza greca dai turchi era stata fondata a Vienna nel 1780 dal greco Costantino Rhigas. Dissoltasi dopo la morte del suo fondatore nel 1798, si ricostituì ad Odessa nel 1814. Fu definitivamente sciolta nel 1818 dopo il fallito tentativo di Alessandro Ypsilanti di fare insorgere la Moldavia contro i turchi.
Bibliografia
[modifica | modifica wikitesto]- Britannica Concise Encyclopedia
Voci correlate
[modifica | modifica wikitesto]Altri progetti
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Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- Ipsilanti, Alessandro, su Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
- Ipsilanti, Alessandro, in Dizionario di storia, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2010.
- (EN) Alexander Ypsilantis, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
| Controllo di autorità | VIAF (EN) 32796591 · ISNI (EN) 0000 0003 8966 5676 · CERL cnp00543958 · LCCN (EN) n85183132 · GND (DE) 118978675 · BNF (FR) cb16958587s (data) · J9U (EN, HE) 987007362661605171 |
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