Alessandro Scotti

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Alessandro Scotti

Deputato dell'Assemblea Costituente
Gruppo
parlamentare
Democratico del Lavoro

Deputato della Repubblica Italiana
Legislature I, II
Gruppo
parlamentare
Repubblicano Italiano (1948-1951), poi del Partito nazionale monarchico (1951-1958)

Dati generali
Partito politico Partito dei Contadini d'Italia
Titolo di studio Diploma magistrale
Professione Piccolo proprietario terriero, insegnante

Alessandro Scotti (Montegrosso d'Asti, 20 dicembre 1889Costigliole d'Asti, 19 maggio 1974) è stato un politico italiano, piccolo proprietario terriero e fondatore del Partito dei Contadini d'Italia.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nato in una famiglia di contadini, conseguì il diploma magistrale e si impiegò a Torino, dove cominciò a insegnare presso una scuola del quartiere popolare di Badia Nizza. All'inizio della Grande Guerra si arruolò volontario e venne assegnato, col grado di sotto-tenente, al fronte trentino; durante il conflitto combatté come ufficiale di complemento degli Alpini e fu decorato con due medaglie d'argento. Tornato a casa venne coinvolto dal fratello Giacomo nelle lotte a favore dei contadini; in particolare i due fratelli organizzarono manifestazioni e proteste contro la nuova tassa sul vino, che era stata istituita dal Governo Nitti. Nel 1919 si presentò nelle liste del Partito Popolare Italiano assieme al fratello, che venne eletto e si ricandidò nel 1921, incrementando i suoi consensi.

Anche in seguito a ciò, insieme decisero di fondare il Partito dei Contadini d'Italia: il nuovo partito aveva lo scopo di difendere gli interessi dei piccoli proprietari e dei lavoratori rurali dalle speculazioni industriali e dai privilegi dei latifondisti; aveva quindi una forte connotazione classista ma, al contempo, era caratterizzato da un forte anticomunismo. Inoltre, i fratelli Scotti presero subito posizione ferma e dura contro il fascismo ed a causa di ciò vennero fatti segno di numerosi atti di violenza, a cominciare dall'aggressione squadristica contro la casa paterna di Montegrosso, che subirono nel 1922 e che costrinse Alessandro ad emigrare all'estero.

Il 9 novembre 1926 Giacomo Scotti fu uno dei pochi deputati a votare contro la legge che istituiva la pena di morte[1], per questo fu aggredito e picchiato a sangue da un gruppo di deputati fascisti capitanati da Achille Starace; poco dopo il Partito dei Contadini fu sciolto e Giacomo si ritirò a vita privata, dedicandosi alla sua attività di coltivatore fino alla morte, avvenuta il 31 maggio 1936. Nel frattempo Alessandro Scotti visse prima all'estero, per poi tornare in Italia nel 1930 e ricevere il provvedimento di residenza obbligatoria a Torino, dove, dopo aver tentato d'intraprendere una serie di lavori (ed essere stato sempre respinto o licenziato perché non iscritto al Partito Nazionale Fascista), riuscì ad impiegarsi come insegnante presso l'Istituto Sociale.

Nel 1940 fu richiamato sotto le armi e inviato a servire in un reparto di fanteria a Fiume. Al momento dell'armistizio era di stanza ad Alessandria, da dove tornò subito nell'astigiano, pronto a ricominciare l'attività politica in favore dei contadini e dei piccoli proprietari e del lavoro nelle campagne. Costituitasi la Repubblica Sociale decise di entrare nella resistenza e, nella primavera del 1944, fondò la "Colonna Rurale Monviso", reparto partigiano cui aderirono subito circa duemila giovani, quasi tutti provenienti dai campi; a fianco ad essa formò le "Squadre rurali", che coinvolgevano migliaia di famiglie contadine e che sostenevano l'impegno dei partigiani combattenti, svolgendo azioni e compiti di tipo logistico. Sia le prime che le seconde furono inquadrate all'interno di Giustizia e Libertà.

Nel dopoguerra Scotti rifondò il Partito dei Contadini d'Italia, capeggiandolo alle elezioni per la Costituente e in quelle per la prima e la seconda legislatura repubblicana. Riuscì ad essere eletto sia come costituente che, per due volte, come deputato (anche se la seconda volta nelle liste monarchiche). In tanti anni si segnalò per tutta una serie di intese politiche, anche contraddittorie fra loro. Unico eletto del P.C. d'It. all'Assemblea Costituente, fu determinante per permettere al Partito Democratico del Lavoro (piccola formazione della sinistra liberale) di costituire un proprio gruppo parlamentare indipendente.

Rieletto alla Camera nel 1948, entrò nel gruppo repubblicano, al quale fu iscritto fino al 1951, quando se ne distaccò perché cominciò a fare una politica d'apparentamento col Partito Nazionale Monarchico. Con quest'ultimo partito strinse accordi per le politiche del 1953, che furono decisivi alla sua rielezione. Alla lunga questa svolta verso destra provocò attriti all'interno del partito, che alla fine scelse una linea opposta, presentandosi alle politiche del 1958 in alleanza col Movimento Comunità di Adriano Olivetti (che risultò l'unico eletto della lista). Scotti non accettò la decisione del partito e si dimise da esso, presentandosi di nuovo coi monarchici, ma stavolta senza esito positivo. In seguito alla perdita del seggio si ritirò a vita privata.

Note[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàVIAF (EN74663982 · ISNI (EN0000 0000 2569 1347 · SBN IT\ICCU\CFIV\064534 · LCCN (ENn85221601 · GND (DE11947557X · BNF (FRcb124298556 (data)
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