Alessandro Mazzucotelli

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Alessandro Mazzucotelli

Alessandro Mazzucotelli (Lodi, 30 dicembre 1865Milano, 29 gennaio 1938) è stato un artigiano italiano, era noto anche come designer e decoratore.

Specialista nel ferro battuto, questo maestro ferraio ha legato il suo nome alle decorazioni in ferro delle opere dei maggiori esponenti del liberty, non solo in Italia ma anche all'estero.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Un lampione in ferro battuto di Mazzuccotelli presso villa Ottolini-Tosi a Busto Arsizio

Mazzucotelli nacque a Lodi da Rosa Caprara e Giovanni Valente, commerciante di ferro originario della valle Imagna.[1] Il sogno di Alessandro era di diventare pittore o scultore ma la famiglia non aveva i mezzi per soddisfare le sue aspirazioni e fu ben presto obbligato a lavorare. All'età di 18 anni si trasferì a Milano, dove trovò lavoro come apprendista, insieme al fratello Carlo, nella bottega di fabbro di Defendente Oriani in via Aldo Manuzio, che in seguito rilevò (1891)[2]. Dal 1902 al 1908 la ditta ebbe nome Mazzucotelli-Engelmann; più tardi operò da solo, prima in via Ponchielli e poi nel 1909 alla Bicocca).

Dotato di abilità e creatività eccezionali, era chiamato il "mago del ferro"[3] perché era capace di conferire al ferro quell'aspetto flessuoso e "fiorito" che costituiva il carattere dominante del Liberty, ben presto divenne un richiesto collaboratore di affermati architetti come Giuseppe Sommaruga, Gaetano Moretti, Ernesto Pirovano, Franco Oliva, Ulisse Stacchini e Silvio Gambini.

Nei suoi primi anni fu influenzato dal pittore Giovanni Beltrami che, sensibile alle nuove dottrine moderniste decise di abbandonare il cavalletto per fondare la più grande vetreria milanese dedicata all'Art Nouveau.

Nel 1902 si distinse in occasione della prima Esposizione Internazionale d'Arte Decorativa Moderna di Torino, un esposizione di grande rinomanza internazionale visto che vi parteciparono Mackintosh, Tiffany e Behrens. L'anno successivo effettuò un viaggio in diversi paesi europei insieme all'ebanista e amico Eugenio Quarti e al ritorno, intrapresero un'attività di docente all'Umanitaria [2].

Fu in quegli anni che ricevette le prime commissioni importanti come il Palazzo dell’ex Borsa (ora delle Poste) di Milano, la Villa Ottolini-Tosi di Busto Arsizio e le Ville Fabbro e Villa Antonini di Mogliano Veneto. Lentamente abbandonò le realizzazioni naturalistiche per indirizzarsi verso forme più asciutte e scarne, ne è un esempio Casa Maffei a Torino (1906).

Di solito Mazzucotelli era solito realizzare uno schizzo osservando la natura, poi rientrato nel suo laboratorio lo rielaborava realizzando un disegno a grandezza naturale su del cartone poi ritagliato, in modo d'avere una visione più concreta del suo progetto.[2]

Nel 1906 partecipò, come Eugenio Quarti all'Esposizione Internazionale del Sempione a Milano, esponendo il "Cancello dei Gladioli", oggi esposto presso la Galleria d'arte moderna Carlo Rizzarda di Feltre. Notevole furono anche le realizzazioni per Villa Faccanoni-Romeo (via Buonarroti 48) e Casa Tensi (via Vivaio 4) a Milano, il Kursaal di San Pellegrino Terme.

La sua attività s'intensificò dopo l'apertura della sua nuova ditta in Bicocca, nel 1909 dove iniziò a lavorare anche con il Sudamerica e ad intervenire su edifici celebrativi come la Cappella Espiatoria di Monza, città che gli ha intitolato una via.

Nel 1922 fondò e diresse l’Istituto Superiore per le Industrie Artistiche ISIA di Monza, dove ebbe come allievo e successore alla cattedra di ferro battuto Gino Manara; fu presidente della Mostra Biennale Internazionale di Arti Applicate nel 1923 dove presentò il cancello ‘'Groviglio di serpi'’.
Tra le esposizioni cui partecipò in seguito si ricordano l'Exposition Universelle et Internationale di Bruxelles (1910) e l'Exposition Internationale des Arts Décoratifs et Industriels Modernes di Parigi (1925).

Fu uno degli artigiani/artisti più amati del suo tempo e fu chiamato da Pompeo Mariani per decorare la sua villa a Bordighera e da Gabriele D'Annunzio per il famoso Vittoriale a Gardone Riviera. Nel 1929 fu eletto deputato alla camera nella XXVIII legislatura del Regno d'Italia.[4]

Benché la sua specialità sia sempre stato il ferro battuto, eseguì anche disegni per i gioielli di Adone Calderoni e per i tessuti delle tessiture di Brembate.
Viene citato anche da Giovannino Guareschi nel libro "La scoperta di Milano".

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Cavaliere del Lavoro - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere del Lavoro
— 10 marzo 1912[5]

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Cappella espiatoria a Monza: dettaglio della cancellata

In Italia[modifica | modifica wikitesto]

I ferri battuti raffiguranti elementi vegetali presso la villa Ottolini-Tosi di Busto Arsizio

Palazzo Castiglioni in corso Venezia 47 a Milano (1900-1903, opera di Giuseppe Sommaruga)

All'estero[modifica | modifica wikitesto]

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Treccani
  2. ^ a b c E.Quarti and A. Mazzucotelli, two protean figures: artists, artisans, industrialists, teachers
  3. ^ Giuseppe M. Jonghi Lavarini, Ferri battuti, volume 2, Di Baio, 1987, ISBN 88-70801551.
  4. ^ Archivio Camera
  5. ^ (PDF)[1]
  6. ^ Valeriana Maspero, Storia di Monza, Vittone Editore, 2007, p. 228, ISBN 88-88478-08-6.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Vittorio Pica, Alessandro Mazzucotelli, Milano, Galleria Pesaro, s.d.
  • Rossana Bossaglia, Arno M. Hammacher, Mazzucotelli: l'artista italiano del ferro battuto liberty, Ed. italiana, inglese e tedesca, Milano, Il Polifilo, 1971 - ISBN 88-7050-472-7
  • Giuseppe Maria Jonghi Lavarini, Franco Magnani, Sette secoli di ferro: Manuale pratico per riconoscere gli stili e giudicare la qualità del ferro battuto Con un'appendice su Alessandro Mazzucotelli, Milano, Di Baio Editore, 1991 - ISBN 978-88-7080-326-6
  • Ferro e liberty: Alessandro Mazzucotelli, architettura, fabbri di oggi, a cura del Gruppo architettura storia dell'arte, Comune di Monza, Biblioteca civica, Milano, Magma, [1979?]
  • L'ISIA a Monza una scuola d'arte europea, a cura di Rossana Bossaglia e Alberto Crespi, Cinisello Balsamo (Milano), Amilcare Pizzi, 1986.
  • Augusto Vecchi, "Il grande libro del ferro battuto", New Book, La Spezia, 2004 - ISBN 88-8197-392-8

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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