Alessandro Antonelli

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Alessandro Antonelli
Alessandro-Antonelli.jpg

Deputato del Regno di Sardegna
Durata mandato 1º febbraio 1849 –
30 marzo 1849
Legislature II

Dati generali
Titolo di studio Laurea in Architettura, Laurea in Ingegneria
Università Politecnico di Torino e Accademia Albertina
Professione Docente universitario, Architetto, Ingegnere

«L'Antonelli è un artista sullo stampo di quelli del Rinascimento; nel suo vasto cervello ogni concetto piglia una grandiosità che si spinge fino ai limiti dell'ineffettuabile; avrebbe dovuto vivere al tempo dei Medici, sotto un Leone X, e avrebbe lasciato di sé qualche colosso immortale come la cupola di San Pietro, o il Palazzo Pitti, a dire perennemente il suo nome.»

(Vittorio Bersezio[1])

Alessandro Antonelli (Ghemme, 14 luglio 1798Torino, 18 ottobre 1888) è stato un architetto e politico italiano.

Divenuto deputato del Regno di Sardegna nel 1849, deve la sua notorietà soprattutto alla Mole Antonelliana, la sua opera più famosa. A lui lo scrittore Sebastiano Vassalli ha dedicato un libro, Cuore di pietra.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Alessandro Antonelli nasce a Ghemme, in provincia di Novara, il 14 luglio 1798 dal notaio Costanzo e dalla sua seconda moglie Angiola Bozzi, casalinga; è il quintogenito di ben undici figli.

Dopo aver frequentato il liceo artistico a Milano, si indirizza verso gli studi di architettura presso l'Accademia di Brera, per poi spostarsi a Torino all'Accademia Albertina; conseguita la laurea in Architettura e Ingegneria, svolge per quattro anni attività negli uffici tecnici demaniali del capoluogo piemontese.

Vincitore nel 1828 del prestigioso Prix de Rome, a seguito di un concorso indetto dall'Accademia Albertina (con il progetto di una biblioteca), si reca a Roma per un periodo quinquennale di formazione. Durante questi cinque anni studia in modo approfondito la geometria descrittiva, in particolare sotto la guida del professor Carlo Sereni; ha inoltre modo di vedere dal vivo le maestose architetture civili e religiose della città, che apprezza particolarmente, e di stringere amicizia con vari scultori emergenti, tra cui Berthel Thorwaldsen. A lui chiederà di costruire l'altare maggiore della cattedrale di Novara, uno dei suoi primi progetti. Al termine del periodo di studi, nel 1833, Antonelli fa ritorno in Piemonte.

A Torino viene nominato professore di architettura, prospettiva e ornato all'Accademia Albertina, incarico che mantiene dal 1836 al 1857. Nel 1843 sposa Francesca Scaccabarozzi, giovane donna di nobile famiglia cremonese, dalla quale ha due figli; il maggiore, ingegnere Costanzo, e una figlia morta prematuramente a soli 19 anni.[2]

Sempre in Piemonte, elabora presto una concezione funzionale dell'architettura, incentrata sullo stile neoclassico e talvolta eclettico, che gli suggerisce un ambizioso piano di sistemazione urbanistica del centro storico di Torino e in particolare del quartiere Vanchiglia; ivi costruisce la celebre Mole Antonelliana, la Casa Scaccabarozzi (meglio nota come Fetta di Polenta) e la Casa Antonelli, edifici, questi ultimi, nei quali ha anche abitato con la moglie. Inoltre contribuisce massicciamente allo sviluppo civico e urbano della città di Novara, con la costruzione della cupola della basilica di San Gaudenzio, della vicina Casa Bossi e il progetto di ricostruzione della cattedrale di Santa Maria Assunta.

Il suo carattere forte e determinato, ma al tempo stesso talvolta generoso, lo porta però ad avere numerosi contrasti e incomprensioni con i propri clienti e molte delle sue opere verranno realizzate solo parzialmente o con importanti modifiche.

A partire dagli anni sessanta dell'Ottocento Antonelli (in qualità di rappresentante dell'Accademia Albertina di Torino) viene nominato membro della commissione incaricata di valutare i progetti della facciata della cattedrale di Santa Maria del Fiore, incompleta dai tempi del Rinascimento. L'architetto tuttavia abbandona la commissione e partecipa al concorso in qualità di progettista, ma le sue soluzioni vengono scartate.[3]

Per buona parte della sua vita svolge anche attività politica, come consigliere regionale e provinciale e, per circa due mesi, come deputato del Regno di Sardegna.

Alessandro Antonelli muore nella sua abitazione di Torino nel 1888, all'età di novant'anni compiuti. Gli sono stati tributati funerali di rito cattolico e successivamente il suo corpo è stato sepolto nella tomba di famiglia, posta all'entrata del cimitero del comune di Maggiora.

Opere principali[modifica | modifica wikitesto]

Sono numerose le opere del periodo della maturità: case padronali, la sede del comune di Mortara e il santuario di Boca (la cui cupola non venne mai terminata a causa del rischio di crolli), la nuova chiesa parrocchiale di Castellamonte (anch'esso un progetto incompiuto, e del quale rimane oggi la Rotonda Antonelliana), Villa Caccia di Romagnano Sesia, l'ospizio degli orfani ad Alessandria, i piani regolatori generali di Torino, Maggiora e Novara, la chiesa di San Clemente e l'Asilo de' Medici, entrambe a Bellinzago Novarese, e altre ancora. Ancora nel novarese è da ricordare la parrocchiale di Borgolavezzaro (1858-1862).

A Novara, di particolare interesse, la già citata cupola della basilica di San Gaudenzio, terminata nel 1887, ardita costruzione interamente in mattoni, alta 121 m, che si accorda con la basilica manierista e con il campanile di Benedetto Alfieri; casa Bossi, uno dei migliori esempi di architettura civile ottocentesca e, parzialmente, il duomo.

Una parte dell'ospedale dei Santi Antonio e Biagio di Alessandria vede un progetto dell'Antonelli. Fra il 1857 e il 1861, infatti, furono eretti alcuni edifici destinati all'orfanotrofio, al reparto medicina donne, e agli incurabili[4].

La tecnica costruttiva dell'Antonelli ebbe una conferma nel 1863 con il progetto della Mole Antonelliana, che prende il nome proprio dal suo ideatore. Alta 167,50 m, caratteristica soprattutto per la cupola a padiglione che continua in un'altissima cuspide. L'adozione di nervature in ferro permise la massima tensione della sottilissima muratura. L'opera segna quindi il momento in cui il revival gotico si innesta su alcune conquiste tecnologiche del tutto moderne. L'edificio della Mole Antonelliana, iniziato nel 1863 quale sede del tempio israelitico, venne portato a termine nel 1897 a cura del Comune, che lo destinò a sede del Museo del Risorgimento. Oggi la Mole ospita il Museo nazionale del Cinema. Nel 1953 la guglia fu demolita da una tromba d'aria e venne ricostruita nel 1960 sui progetti originali, con rinforzo in travi di acciaio. Riprodotta sul verso della moneta da due centesimi di euro, è annoverata tra i principali simboli d'Italia.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Ateneo veneto, Rivista mensile, p.131-132
  2. ^ Osvaldo Guerrieri, I Torinesi, su neripozza.it. URL consultato il 19 ottobre 2017 (archiviato dall'url originale il 19 ottobre 2017).
  3. ^ C. Cresti, M. Cozzi, G. Carapelli, Il Duomo di Firenze 1822-1887. L'avventura della facciata, Firenze 1987.
  4. ^ Giovanni Maconi, Storia dell'Ospedale dei Santi Antonio e BIagio di Alessandria, Le Mani,, 2003, p. 161.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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