Aleksej Mihailovič Isaev

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Emissione commemorativa a lui dedicata nel 1978

Aleksei Mikhailovič Isaev, in russo: Исаев Алексей Михайлович? (San Pietroburgo, 24 ottobre 1908Mosca, 21 giugno 1971), è stato un ingegnere sovietico, progettista di motori razzo impiegati su aeroplani, missili e sonde spaziali.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nacque a San Pietroburgo il 21 giugno 1908,[1] figlio di Mikhail Mikhailovič (1880-1950), insigne giurista e professore universitario, all'epoca assistente professore presso la locale Università. Nel 1925 iniziò gli studi presso l'Istituto minerario di Mosca, e nel 1932, dopo aver conseguito la laurea, iniziò a lavorare come ingegnere presso l'industria metallurgica Zaporozhtal di Nizhny Tagil. Dopo aver sviluppato un interesse per gli aerei e l'aviazione, nell'agosto 1934 assunse l'incarico di direttore presso la fabbrica aeronautica 22, e due mesi più tardi fu trasferito all'Ufficio progettazionei diretto dall'ingegnere Bolkhovitnov,[2] situato fuori Mosca, dove progettò il carrello di atterraggio del bombardiere a lungo raggio DB-A.

Dopo l'attacco tedesco all'Unione Sovietica l'ufficio progettazione fu trasferito al di là della catena degli Urali per sottrarlo all'avanzata delle truppe nemiche. Nei primi mesi del 1942 fu trasferito sotto la direzione dell'ingegnere Duškin, iniziando a lavorare alla realizzazione dei motori razzo a propellente liquido destinati al nuovo caccia intercettore BI in via di realizzazione. Il secondo prototipo del velivolo, designato BI-2, volò per la prima volta con il nuovo propulsore il 15 maggio 1942[3] e il 27 marzo 1943 lo stesso aereo raggiunse una velocità massima di 615 mph, ma la termine del volò precipitò al suolo causando la morte del pilota collaudatore Grigory Bahchivandzhi. Il programma BI fu annullato, ma nel 1944 gli fu affidato un proprio ufficio progettazioni per lo sviluppo dei motori a propellente liquido per la propulsione superiore stadio del razzo.

Il motore del missile R-11 Scud

Dopo la resa della Germania nazista,[4] dal 3 luglio all'8 agosto 1945 fu mandato nella zona di occupazione sottoposta al controllo delle truppe sovietiche alla ricerca di nuova tecnologia, in particolare di quella legata al missile superficie-superficie a medio raggio V-2.[4] Nel 1947 assunse l'incarico di direttore della sezione progetti dell'OKB-2[5] in seno al NII-1[6] di Mosca, lavorando allo sviluppo di motori a razzo destinati al Ministero dell'Aviazione. Verso la fine degli anni Quaranta tale ufficiò progetti realizzò nuovo motori destinati ai nuovi tipi di missili superficie-aria e aria-superficie. Dopo aver abbandonato i pesanti, complessi e afflitti da problemi di raffreddamento, progetti di motori tedeschi, il principale progettista di motori della Russia Valentin Petrovič Gluško[7] adottò le innovazioni da lui proposte.[8] Il ciclo a combustione stadiata (Замкнутая схема) fu proposto da Isaev nel 1949. Nel 1951 realizzò il propulsore del missile superficie-superficie a corto raggio R-11 Zemlya,[9] che divenne universalmente noto come Scud, e nel 1952 iniziò a collaborare con il capo progettista Sergej Pavlovič Korolëv, realizzando nel corso del 1954 i propulsori per i missili superficie-aria S-75 e S-125, e i motori booster per il missile da crociera a lungo raggio Burya.

Motori per il programma spaziale sovietico[modifica | modifica wikitesto]

Verso la fine degli anni Cinquanta l'ufficio progettazione da lui diretto iniziò a produrre motori a razzo sempre più grandi e più sofisticati destinati al programma spaziale sovietico. La prima realizzazione fu il motore di rientro TDU, che nel 1961 equipaggiò il primo veicolo spaziale dotato di equipaggio, il Vostok 1.[5] Tale motore fu usato in 104 missioni nel 1965, che videro l'invio nello spazio di tutti i primi cosmonauti sovietici, nonché il lancio di decine di satelliti spia Zenit.[10] Nel 1966 fu realizzato il motore di manovra KTDU-35,[11] che opportunamente modificato fu usato sulle sonde senza equipaggio del tipo Luna, mandate sul satellite terrestre negli anni dal 1966 al 1976. Ulteriormente potenziati i propulsori della serie KTDU[12] equipaggiarono la stazione spaziale Mir e i veicoli delle serie Soyuz e Salyut, operativi dal 1971 al 1999. Il modello KTDU-80 viene utilizzato ancora oggi, nella Soyuz TM e veicoli spaziali Progress, una notevole testimonianza dell'innovativo design originale di Isaev. Altre realizzazione furono il propulsore di manovra KDU-414 utilizzato sulle sonde Venera 1, Mars 1 e fino alla Venera 8, il KTDU-425 utilizzato sulle successive sonde planetarie, e il KTDU-5 usato nei lander lunari sovietici da Luna 4 a Luna 13.

Vincitore del Premio Stalin nel 1948, del Premio Lenin nel 1958, del Premio di Stato dell'URSS nel 1968, Eroe del lavoro socialista[13] dottore in Scienze tecniche (25 aprile 1959), membro dell'Accademia delle Scienze dell'URSS, si spense[14] a Mosca il 10 giugno 1971.[1]

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Eroe del lavoro socialista - nastrino per uniforme ordinaria Eroe del lavoro socialista
Premio Lenin - nastrino per uniforme ordinaria Premio Lenin
Premio Stalin - nastrino per uniforme ordinaria Premio Stalin
Premio di Stato dell'URSS - nastrino per uniforme ordinaria Premio di Stato dell'URSS
Ordine di Lenin (4 volte) - nastrino per uniforme ordinaria Ordine di Lenin (4 volte)
Ordine della Rivoluzione d'ottobre - nastrino per uniforme ordinaria Ordine della Rivoluzione d'ottobre

Onori postumi[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Clark 1988, p. 186.
  2. ^ Burrows 1998, p. 115.
  3. ^ Si trattò di un volo di tre minuti, raggiungendo una velocità massima di 250 mph.
  4. ^ a b Ford 2013, p. 6.
  5. ^ a b Ivanovich 2008, p. 252.
  6. ^ Istituto scientifico di ricerca 1.
  7. ^ Burrows 1998, p. 114.
  8. ^ Tra cui una parete sottile in rame per le camere di combustione sostenute da supporti in acciaio, e i deflettori del flusso di scarico per evitare pericolose oscillazioni.
  9. ^ E della sua versione navale R-11FM.
  10. ^ Norris 1998, p. 62.
  11. ^ Ivanovich 2008, p. 261.
  12. ^ Ivanovich 2008, p. 270.
  13. ^ Decreto del Soviet Supremo dell'URSS del 20 aprile 1956.
  14. ^ Insieme a Korolev, morto nel 1966, fu probabilmente la persona che influenzò più di ogni altro il programma spaziale sovietico, che dopo la morte di entrambi i protagonisti non conseguì più i brillanti risultati degli anni sessanta.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • (EN) William E. Burrows, This New Ocean: The Story of the First Space Age, New York, Random House, Inc., 1998.
  • (EN) Phillip Clark, The Soviet Manned Space Program, London, Orien Books, 1998, ISBN 0-517-56954-X.
  • (EN) Brian Ford, Secret Weapons: Death Rays, Doodlebugs and Churchill's Golden Goose, Botley, Osprey Publishing Company, 2013, ISBN 1-78096-721-7.
  • (EN) Grujica S. Ivanovich, Salyut. The First Space Station, Chichester, Praxis Publishing Ltd., 2008.
  • (EN) Pat Norris, Spies in the Sky. Surveillance Satellites in War an Peace, Chichester, Praxis Publishing Ltd., 2008.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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